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lunedì 29 febbraio 2016

Academy Awards 2016: Cari neo Premi Oscar...


Inizio col dire che di anno in anno, divento sempre più brava coi pronostici!
Un inizio di post un po' vanaglorioso, lo so: mi è sfuggito solo Mark Rylance, per il resto li ho indovinati tutti (vedere per credere ---> QUI). Insomma, Academy quand'è che mi chiedete di diventare giurata?
Ok, momento auto-celebrativo terminato, passiamo alle cose serie!

I vincitori ormai li sapete. Quest'anno non voglio annoiarvi col classico elenco di chi ha vinto e chi no. Così ho pensato di rendere le cose un po' diverse.

Devo dire che questa edizione mi è piaciuta parecchio: equilibrata, giusta e che ha premiato film importanti e ha dato spazio a tematiche scomode, o che troppo spesso sono messe a tacere. Promuovo a pieni voti l'88esima edizione degli Oscar.

Caro Mark...




Devi perdonarmi: non t'avevo proprio preso in considerazione per la vittoria! Non fraintendermi: non perché non abbia apprezzato la tua performance ne Il ponte delle spie, anzi: well done fellow! Confesso, tifavo il tuo connazionale Tom Hardy. Sai com'è: più giovane, più patinato e poi dalla sua aveva il film di Alejandro 'pigliatutto' Inarritu. Quindi, ho voluto scommettere sul cavallo vincente. Ok, dai il premio è rimasto comunque in mani inglesi. Scherzi a parte, anche quest'anno ha vinto un grande caratterista: sei riuscito a far uscire dall'ombra e dalla prevedibilità un personaggio complesso, che poteva essere facilmente banalizzato o addirittura parodiato. Grande Mark!

Cara Alicia...




Credo che il tuo motto sia: a piccoli passi. E a piccoli passi ci hai conquistati tutti. Ventisette anni, sei tra le più giovani vincitrici di un Oscar, ma la tua età non contraddistingue la tua bravura e grande maturità nel recitare. Sei nata per questo lavoro, e ti ho ammirata fin dalla prima volta che ti ho visto in A royal affair. Ho pensato, "E' nata una stella!". E così è stato. Oscar più che meritato, in The Danish Girl sei stata straordinaria. Però Alicia...Fassbender ce lo potevi pure lasciare!

Cara Brie...


Sei spuntata, quasi, dal nulla e vinci l'Oscar!
Qui in Italia non ti si conosce tanto, per non dire affatto. Così sono andata ad informarmi e ho scoperto che reciti da quando avevi sei anni, sei californiana e hai lavorato parecchio in serie TV. Credo che un attore non si debba giudicare dal pedigree, o dal palmares che può vantare. Ciò che conta è la bravura, e in Room ne ho vista davvero tanta. Sapevo che avresti vinto l'Oscar, ne ero certa. Ed è meritato.
Ora cerca di non scomparire. Recita, accetta anche ruoli piccoli quando il 'delirio Oscar' sarà finito, perché sei un'ottima attrice e sarebbe un peccato perderci di vista.

Caro Leonardo...





Ma da quanti anni ci conosciamo io e te? Avevo dodici anni, lo stesso anno hai conosciuto la Winslet, e come migliore amica hai preferito lei e non me. However, ti conosco da parecchio e ho capito che ieri sera dell'Oscar quasi non ti importava.
Questa foto riassume bene lo stato d'animo di Leonardo DiCaprio ieri, sicuramente felice ed emozionato ma era lì per fare altro: "Sì, sono qui sul palco (e non a digrignare i denti in platea mentre qualcun'altro ritira il mio Oscar). Alla sesta volta finalmente ho vinto. Ma io voglio parlarvi di ambiente. Sì si, ok mi fate pure la standing ovation, ma sedetevi e aprite bene le orecchie: non diamo per scontato il nostro pianeta":
Leo ha dimostrato al mondo come sfruttare quei pochi minuti di acceptance speech per dare un messaggio davvero importante. Ok i ringraziamenti però l'attore ormai è così coinvolto nella salvaguardia del pianeta, e ce ne fossero di più di vip che si impegnano davvero in prima linea per una battaglia così importante, che l'Oscar è andato in secondo piano.
Vi è piaciuta la sviolinata? Scherzo, quello che ho scritto lo penso davvero e credo che Leo non abbia bisogno di Oscar per essere considerato un attore di primo livello. Certo, magari Redivivo - The Revenant non è il film con cui avremmo voluto vincesse ma non si può avere tutto. Anche perché all'Oscar ci tenevamo più noi che lui!

Cari Michael, Mark, Rachel, Liev, e Tom...



La vostra vittoria era quella a cui tenevo di più, avete sorpassato Leo vi rendete conto? Sono decisamente cresciuta.
Il caso Spotlight, anche se il 2016 è appena iniziato, credo sia il più bel film dell'anno: siete davvero una bella squadra e questo traspare dal film e, credo, gli abbia dato anche energia. La stessa energia che l'ha portato alla vittoria. 
Ci speravo ma con poca convinzione, credevo che non sarebbe mai stato possibile che il film di Tom McCarthy avrebbe vinto all'Academy: è un film scomodo, di grande attualità. Un film che doveva essere fatto. La vittoria di Spotlight è ancora più importante perché è una casa di produzione cinematografica indipendente ad essere salita sul palco, e non una major. Dal palco degli Independent Spirit Award, il regista ha detto che quando gli sottoposero il progetto la prima volta, disse no. Beh, grazie Tom per aver accettato in seguito: hai dato voce a molti sopravvissuti e hai portato alla luce una verità che non doveva essere più taciuta.

Cari Alejandro e Ennio...


Alejà, se volemo fermà? Datte 'na calmata adesso e fai vince pure l'altri! Vai in Messico, riposate, bevi meno mate che a te dà troppa energia e pensa alla famiglia. Ci vediamo tra un po' di anni, quando inizieremo a sentire la mancanza del Malick messicano. Che te sei offeso? Sto scherzando!
Inarritu, detto il Pigliatutto vince per il secondo anno consecutivo l'Oscar come Miglior Regia. Quando è salito sul palco per ritirare la statuetta, mi sono immaginata Martin Scorsese che davanti alla TV ha detto: "Con me l'avete fatta così lunga e a questo l'Oscar due anni di seguito, ma li mort.... vostri!".


Riacquisto bon ton, e mi congratulo col Maestro Ennio Morricone: grazie per tutta la musica che ha composto in questi anni.
Quando Tarantino poteva dire che Morricone aveva vinto qualcosa per la prima volta grazie a lui, non s'è fatto vedere (ai Golden Globe aveva toppato). Grazie a The hateful eight, il Maestro vince il suo primo Oscar, dopo sei nomination. Anche con lui se la sono presa comoda, come con Scorsese. Però, si sono premuniti: gli hanno dato l'Oscar alla carriera nel 2007. Si saranno detti: "Stai a vedè che questo non li regge i nostri tempi giurassici". E invece, Morricone da bravo romano scaramantico ha pensato: "Grattamose", e tiè! Ad 87 anni è diventato il più anziano vincitore di un Oscar. Non contento, per farci commuovere ulteriormente ha dedicato l'Oscar alla moglie Maria, sposati da sessant'anni. Che gentleman!

A proposito di amore, chiudiamo con l'abbraccio tra Leo e Kate: ed è subito Titanic!


Per la lista completa dei vincitori, clicca QUI.

Alla prossima edizione degli Academy Awards!

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giovedì 11 febbraio 2016

Recensione Flash...Oscar 2016: Revenant - Redivivo



Anno e Nazione di Produzione: USA 2015

Titolo originale: The Revenant

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Drammatico/Western
Durata: 156 minuti

Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domnhall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck

Regista: Alejandro González Iñárritu



Nel Nord Dakota del 1823, il trapper Hugh Glass sta guidando una spedizione alla ricerca di animali da pelliccia, per commerciarne poi le pelli. Quelle sono le terre della tribù dei Ree, indiani imprevedibili ed aggressivi verso l'usurpatore bianco. Proprio durante una battuta di caccia, la spedizione guidata da Glass viene attaccata. Muoiono in trentatrè, così il capitano Henry decide, d'accordo con Glass, di tornare al forte. L'unico contrariato dalla decisione è il texano Fitzgerald. Lungo la via del ritorno, Glass viene attaccato da un grizzly. Dilaniato dalle ferite, seppur ancora vivo, l'uomo è faticosamente trascinato dagli uomini della spedizione. Ma con i Ree alle calcagna, il capitano decide di lasciare Glass con Fitzgerald, Bridger e il figlio dell'uomo, Hawk, avuto anni prima da una nativa Pawnee. Henry corrisponde ai due uomini una ricompensa, per rimanere col trapper e dargli poi una degna sepoltura. Incurante degli ordini, Fitzgerald convince Bridger dell'immediato pericolo dei Ree e della fine vicina di Glass. Abbandonato e ferito gravemente, l'uomo ingaggerà una dura lotta per la sopravvivenza, scaldato solo dal fuoco della vendetta.





Iñárritu torna un anno dopo nelle sale, con Revenant - Redivivo. Abbiamo ancora negli occhi le immagini di Birdman, ed ecco che il regista messicano ci spiazza con un'altra tipologia di film, dal sapore quasi atavico. Il progetto Revenant era in ballo già da un po' ad Hollywood ma, si è concretizzato finalmente proprio grazie al premio Oscar messicano che si è interessato molto al progetto, ancor prima di girare Birdman. Per la complessità di ambientazione e storia, la gestazione è stata lunga, così come le riprese. Il regista è un perfezionista, e diversamente non avrebbe concepito il progetto, così come lo abbiamo visto al cinema. Il film narra della storia vera di Hugh Glass, ovviamente in alcuni punti romanzata, ma nemmeno troppo (se vuoi leggere di più su Hugh Glass clicca ---> QUI). DiCaprio torna con un grande ruolo: dai fiumi di parole di Jordan Belfort di The Wolf Of Wall Street, interpreta Glass, uomo della foresta, ferito e dall'animo primordiale. Un uomo che ha fatto amicizia con la morte, la sceglie come alleata. Così come la natura, inospitale e gelida, se ne serve per la sopravvivenza. Il ritmo del film è lento, si adatta alle difficoltà del personaggio, e porta lo spettatore a lottare con Glass, ad accucciarsi nel cavallo sventrato con lui. Ad avere freddo. Ad uccidere, a volerlo con bramosia, per sopravvivere. La cifra stilistica di Iñárritu è inconfondibile, la consueta poesia delle immagini. Così come la potenza recitativa di DiCaprio. Ottimo anche Tom Hardy: l'accento texano per un inglese credo sia una delle cose più difficili da imitare.

La vittoria agli Oscar? Come direbbe Hugh Glass: "E' nelle mani di Dio".



Il trailer:



Consigliato: Sì

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giovedì 14 gennaio 2016

Oscar 2016: ecco le nomination!


Qui ad Incursioni Cinemaniache siamo ancora increduli per la scomparsa del grande Alan Rickman. La felicità di oggi è a metà: non il solito entusiasmo da giornata 'Nomination Oscar', ma una allegria amara. Incompleta. E lo è sicuramente anche per Kate Winslet che riceve la nomination ma ha perso un grande amico, quasi un mentore. Mancherà a tutti, come attore e come regista.
Ecco le nomination per gli 88esimi Academy Awards nelle categorie più importanti:

MIGLIOR FILM

La grande scommessa, Bridge of Spies, Brooklyn, Mad Max - Fury Road, The Martian, The Revenant, Room, Spotlight.

MIGLIOR REGIA

Adam McKay (La grande scommessa), George Miller (Mad Max), Alejandro Gonzalez Iñárritu (The Revenant), Lenny Abrahamson (Room), Tom McCarthy (Spotlight).

MIGLIOR ATTORE

Brian Cranston (Trumbo), Matt Damon (The Martian), Leonardo DiCaprio (The Revenant), Michael Fassbender (Jobs), Eddie Redmayne (The Danish Girl).

MIGLIOR ATTRICE

Cate Blanchett (Carol), Brie Larson (Room), Jennifer Lawrence (Joy), Charlotte Rampling (45 anni), Saoirse Ronan (Brooklyn).

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Christian Bale (La grande scommessa), Tom Hardy (The Revenant), Mark Ruffalo (Spotlight), Mark Rylance (The bridge of spies), Sylvester Stallone (Creed).

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Jennifer Jason Leigh (The hateful eight), Rooney Mara (Carol), Rachel McAdams (Spotlight), Alicia Vikander (The Danish Girl), Kate Winslet (Jobs).

MIGLIOR COLONNA SONORA

Thomas Newman, Carter Burwell, Ennio Morricone, Johann Johansson, John Williams.

MIGLIOR FILM STRANIERO

Embrace the serpent, Il figlio di Saul, A war, Theeb, Mustang.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE

Anomalisa, Inside Out, Il bambino che scoprì il mondo, Shaun vita da pecora, Quando c'era Marnie.

PER TUTTE LE NOMINATION CLICCA QUI ---> OSCAR NOMINATIONS 2016

Stranamente qualche sorpresa c'è stata.
A guidare la "classifica" di film con più nomination ci sono The Revenant (12) e Mad Max - Fury Road (10), che fa soprattutto incetta di premi tecnici. A seguire The bridge of spies di Steven Spielberg e Carol di Todd Haynes a quota sei. Contenuto il successo di The danish girl, Jobs e Joy che ricevono nomination solo per gli attori. Tra l'altro, prevedibilissime. Come prevedibili le nomination di Cate Blanchett e Rooney Mara per Carol. Sorprende l'exploit di Spotlight, con Rachel McAdams che incassa la sua prima nomination (stesso discorso per Charlotte Rampling. E io aggiungo: era ora!) e La grande scommessa. Nomination confermate, dai Golden Globe agli Oscar, anche per Room e Brooklyn. Il maestro Ennio Morricone, dopo i Golden Globe, riceve anche la nomination agli Oscar per The Hateful Eight di Quentin Tarantino: magra consolazione per il regista a corto di candidature. Sarà ancora l'anno di Iñárritu (a mio parere, nella categoria Miglior regia vedo ben pochi avversari e potrebbe essere una statuetta facile da conquistare per il messicano)? Ma soprattutto, sarà finalmente l'anno di Leonardo DiCaprio? Preparatevi ad una valanga di recensioni da Oscar sul blog e...Appuntamento il 28 febbraio!

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lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globe 2016: i premiati e gli acceptance speech!


La corsa ai premi è decisamente iniziata!
Ad aprire come ogni anno la stagione, i Golden Globe assegnati dalla stampa estera ad Hollywood, che premiano Cinema e Serie TV. Molte le sorprese, alcuni dei favoriti sono stati sbaragliati e qualche perplessità su dei premi assegnati. However, andiamo con ordine e iniziamo col cinema. E già che ci siamo, perché no, facciamo delle previsioni Oscar visto che il prossimo 14 gennaio saranno annunciate le nomination agli Academy Awards.

CINEMA

MIGLIOR FILM DRAMA e MIGLIOR REGISTA




Un sorpreso Alejandro González Iñárritu, che forse non si aspettava di risalire sul palco a distanza di un anno dall'enorme successo di Birdman, ritira i Golden Globes per The Revenant - Redivivo. Per gli Oscar la vedo dura: nomination assicurate, ma la statuetta più ambita forse, anzi LO SPERO, la stringerà solo Leonardo DiCaprio.

MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL


Il premio per la categoria se l'è accaparrato Ridley Scott (pensavo sarebbe stato postumo, dice il regista) per The Martian che vince anche il premio per Miglior attore commedia che va a Matt Damon. Agli Oscar, anche in questo caso nomination assicurate ma sono incerta sulla vittoria in categorie importanti.


MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO



Standing ovation in sala. What can I say? Bello come il scioleeee, come sempre d'altronde, Leonardo DiCaprio vince il premio come Miglior attore protagonista per The Revenant. Non ho ancora visto il film, ma sono sicura che è strameritato. Ok, la bellezza, ma Leo è anche altro: magnifico il suo acceptance speech. Per gli Oscar gli auguro il meglio, perché davvero se lo merita.

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO


A sorpresa, Brie Larson sbaraglia la temibile doppietta Cate Blanchett/Rooney Mara e l'altra favorita, Saoirse Ronan. Agli Oscar credo che la situazione sarà decisamente ribaltata. Terzo Academy Awards per la divina Blanchett? Vedremo...

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA/MUSICAL


Oops, she did it again! Jennifer Lawrence vince il suo terzo Golden Globe per Joy di David O. Russell. Da notare: gli altri Golden Globe li ha vinti sempre per film di Russell. In pratica il suo discorso di ringraziamento è una dichiarazione d'amore e riconoscenza al regista. Agli Academy, JLaw ci sarà sicuramente ma la sua vittoria la vedo incerta. Per il film forse c'è qualche chance.

Inoltre, a sorpresa il premio come Miglior attrice non protagonista va a Kate Winslet per Jobs, Miglior attore non protagonista a Sylvester Stallone per Creed, Miglior film straniero a Lazlo Nemes per The son of Saul and.... Miglior colonna sonora al Maestro Ennio Morricone che vince il suo terzo Golden Globe. Lo ritira per lui il regista di The Hateful Eight, Quentin Tarantino, che troppo eccitato sbaglia. Quentin non è il primo Globe per il Maestro: 


SERIE TV

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA


Il premio va a Mr. Robot, che in questi mesi ha raccolto consensi positivi ovunque grazie all'originalità della storia e al magnifico cast. Uno dei protagonisti insieme a Rami Malek, Christian Slater vince il premio come Miglior attore non protagonista.


MIGLIOR SERIE  e MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA COMMEDIA/MUSICAL


YEAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!! Mi chico!!!! Tra i premi più meritati, tra quelli assegnati ieri sera. Emozionatissimo Gael Garcia Bernal, e pure incredulo. Davvero la qualità di Mozart in the Jungle è innegabile, così come la sua originalità: Amazon torna a vincere alla grande dopo l'anno scorso con Transparent.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA SERIE DRAMMATICA


The Queen!!! Taraji P. Henson vince per Empire, la serie Fox creata da Lee Daniels. Cookies for everyone, dice l'attrice che ha reso iconico il suo personaggio e aggiunge: non sarei niente senza il resto del cast.

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE 


Mi cospargo il capo di cenere: avevo iniziato a vedere Show me a hero e poi l'ho abbandonato. Mea culpa, lo vedrò sicuramente perché da quella sola puntata che ho visto avevo capito che era un gran bello show, targato HBO. Grande Oscar Isaac davvero un bel periodo per il bravissimo attore guatemalteco.

Poi: Miglior attore in una serie drammatica, Jon Hamm che è premiato all'ottava ed ultima serie di Mad Men. Rachel Bloom per Miglior attrice protagonista in una serie commedia/musical, Crazy Ex Girlfriend. Maura Tierney in The Affair per Miglior attrice non protagonista in una serie. Wolf Hall vince il premio per Miglior Miniserie. E ora mi devo soffermare su questo:

MIGLIOR ATTRICE IN UNA MINISERIE O FILM TV


SERIOUSLY????? What a crap! In una cinquina di attrici molto più meritevoli di lei, voi  date il premio a Lady Gaga? Ok, se vogliamo parlare di persone alla loro prima prova recitativa, io avrei fatto vincere Sarah Hay di Flesh and Bone. E non sono di parte: se avete visto la serie mi capirete, e se non l'avete fatto beh, non perdetevi quel capolavoro.

That's all folks for this year! Nel bene o nel male i Globe ci sorprendono sempre...

giovedì 5 febbraio 2015

Recensione Flash: Birdman - O l'inaspettata virtù dell'ignoranza


Anno e Nazione di Produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Commedia

Durata: 119 minuti

Cast: Michael Keaton, Edward Norton, Zach Galifianakis, Emma Stone, Naomi Watts, Andrea Riseborough, Amy Ryan

Regista: Alejandro González Iñárritu

Riggan Thompson è un attore hollywoodiano, sul viale del tramonto. Si ricicla in teatro, a New York, con uno spettacolo impegnato, interpretato e diretto da lui. La sua missione è far dimenticare al pubblico il supereroe che lo ha reso una star mondiale, Birdman. Vuole riscattarsi, e dimostrare che non è un semplice personaggio da fumetti. Eppure, per Riggan non sarà semplice liberarsi di vecchi demoni, nuove paure e pesanti ossessioni.
Nel nuovo film di Alejandro González Iñárritu ritroviamo quel dinamismo, tipico dello stile del regista messicano. Iñárritu non lascia tregua allo spettatore, cerca di mantenere sempre viva l'attenzione (e la tensione) affinché nessun particolare della storia vada perso: visi, sentimenti, rancori, insomma anche il più piccolo particolare è essenziale alla narrazione. Il film, candidato a ben nove premi Oscar, ha già incassato numerosi riconoscimenti e critiche positive. E, a proposito di critiche, Birdman è una critica fatta film, un atto d'accusa verso l'appiattimento dell'industria cinematografica hollywoodiana che, ormai, sforna solo film su "uomini in tutina", come fa dire il regista al Riggan di Michael Keaton. Inoltre, è lo scontro di due mondi, quello newyorchese e quello losangelino: il primo, snob, intellettuale e un po' fricchettone, il secondo superficiale e venale.




Poi spazio al potere dei social media, che da virali sono diventati virulenti. Ma, soprattutto, c'è la lotta di Riggan contro Birdman: l'attore diviso tra aspirazioni, superflue, e certezze, rifiutate. È un intreccio di storie, con personaggi altrettanto complicati ed interessanti, alle prese con fragilità, prigionieri di false convinzioni. 
Un ritorno per Michael Keaton col botto, con un ruolo quasi biografico. L'attore compensa i suoi anni d'assenza con un solo film, con un'interpretazione dalle mille sfaccettature: comica, dolente, triste, intima. Candidatura e premi più che meritati. Anche per Emma Stone candidatura agli Oscar più che meritata, conferma il suo eclettismo e la sua capacità di diventare strumento del regista, dando comunque una lettura personale ed originale del ruolo. Mitico l'attore vanaglorioso di Edward Norton. Iñárritu è uno dei registi più originali del panorama mondiale, i suoi film non deludono quasi mai.
La storia di Riggan si conclude con un ritorno al passato: raggiungere la fama, cercare di andare oltre i blockbuster, non è quello il suo mondo. Riggan sceglie di elevarsi sopra tutti trovando, finalmente, la sua libertà.

Il trailer:




Consigliato: Assolutamente sì


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sabato 9 marzo 2013

Cinema dal Mondo...CineMéxico


Il Messico e, in generale, tutti i paesi dell'America Latina si associano quasi sempre alle telenovelas. Mai sottovalutare però la vivacità, di idee e inventiva, dei sudamericani.
Le nuove leve del cinema messicano, registi e attori, stanno attirando pubblico e crescente curiosità. I premi conquistati in ogni festival cinematografico internazionale non si contano più.
La settima arte arriva in Messico nel 1895, con la benedizione del dittatore Dìaz. All'inizio fu un cinema caratterizzato dai documentari di Barrágan e da qualche lungometraggio del regista Haro.
Gli sconvolgimenti politici dei primi del Novecento bloccarono attori e cineasti fino agli anni Trenta. Poi la rinascita, caratterizzata da influenze hollywoodiane ed europee. I primi anni del sonoro però non furono facili per mancanza di finanziamenti e per l'egemonia dei film americani. Ma con la presidenza di Cárdenas che nazionalizzò il petrolio, il paese si risvegliò completamente dal torpore, attirando anche grandi registi europei come Ejzenŝtein e Zinnemann. La loro presenza in Messico attirò curiosità e diede inizio al filone dei film indigeni, promossi anche da sovvenzioni statali.
L'epoca d'oro del cinema messicano va dal 1939 al 1950; in questo periodo furono fondati il sindacato attori, quello produttori e il Banco Cinematográfico, un istituto di credito per sostenere lo sviluppo del cinema. Ad incentivare la produzione cinematografica messicana anche lo scoppio della seconda guerra mondiale poiché il Messico fu l'unico paese di lingua spagnola schierato con gli Alleati; i rapporti tra i due paesi si consolidarono, favorendo il rilancio di tutta l'economia, compreso il cinema.
I generi più diffusi erano la commedia ranchera (genere farsesco con influenze spagnole; i protagonisti sono i charro, i cowboy messicani), drammi di ambientazione urbana e commedie popolari. Questo periodo sancisce anche la nascita dello star system messicano.
Ad influenzare enormemente e a conferire pregio al cinema messicano però fu Luis Buñuel.


Dopo il periodo surrealista vissuto a Parigi accanto a Salvador Dalì, l'artista spagnolo, con l'instaurarsi della dittatura franchista in patria, è costretto a vivere tra il Messico e gli Stati Uniti. Ed è proprio in Messico che girerà i suoi capolavori. Il cinema di Buñuel ha delle tematiche ricorrenti quali l'inconscio, la sessualità e la critica borghese e anti-clericale. Uno dei suoi film più importanti è sicuramente Viridiana, premiato con la Palma d'Oro nel 1961 a Cannés. Sensualità, visioni oniriche e il consueto cinismo del regista verso gli apparati di stato e chiesa contraddistinguono la vita della protagonista, Viridiana, giovane novizia che diventa l'ossessione di suo zio Don Jaime. Un film di grande fascino.
Dopo che Buñuel girò i suoi ultimi film messicani, L'angelo sterminatore e Simon del deserto, in Messico grazie a lui e al produttore indipendente Manuel Barbachano Ponce prese piede un rinnovamento ideologico che avrebbe cambiato il cinema messicano.
Venne istituita la prima scuola universitaria di cinema e nuovi registi ebbero la loro occasione. Tra questi Arturo Ripstein.
Dopo un periodo di declino, contraddistinto da storie per le masse e non da opere d'arte, a partire dagli anni Ottanta ad oggi el nuevo cine messicano ha riconquistato il suo posto nel mondo. 

"Il Messico è la nostra cultura e la nostra culla. Rimanendo nel nostro paese possiamo aiutare cineasti di talento, giovani o meno giovani, a realizzare le loro visioni. Se non ci fossero persone intraprendenti, con una rete internazionale di conoscenze tra produttori e finanziatori, staremmo freschi!"

                                                   Diego Luna

Le nuove leve a cui ho accennato prima sono i registi Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro, e gli attori Gael Garcia Bernal e Diego Luna. Da non dimenticare i numerosi "tecnici" del cinema, quelli che si occupano di sceneggiatura, musica, fotografia, scenografia, montaggio, etc etc...Gustavo Santaolalla, Rodrigo Prieto o lo sceneggiatore Guillermo Arriaga sono solo alcuni di quelli che hanno ricevuto candidature ai vari premi internazionali o che li hanno vinti.
Il cinema messicano contemporaneo è in continuo fermento, e il genio oscuro di Guillermo del Toro ne è la prova. Il suo Il labirinto del fauno è, a livello internazionale, uno dei film più interessanti girati ultimamente.
I due film simbolo della nuova rinascita del cinema messicano sono Y tu mamá tambien (2001) di Cuarón e Amores Perros (2000) di Iñárritu.



Y tu mamá tambien (Anche tua madre) è il viaggio on the road dei due amici Tenoch e  Julio con Louisa, una ragazza spagnola che per dimenticare la sua vita, si unisce ai due amici diretti alla spiaggia Boca del Cielo. Il mondo dei due adolescenti è inconsistente e slegato dalla realtà. Il viaggio li ancorerà alla vita e ai suoi obblighi. Comprenderanno che il sesso oltre che piacere può essere liberazione, trasgressione, vendetta. Che le amicizie hanno una fine così come la vita umana. Un percorso di crescita ruvido, così come la vita vera sa essere.



Amores Perros (Amori cani) è il primo film di Iñárritu.
Gli amori cani del regista messicano sono amori indifesi che trovano il loro significato nella perdita. Le storie di Octavio, Valeria ed El Chivo scorrono parallele, incatenate da un incidente stradale che cambierà radicalmente le loro esistenze. Come i cani, che si affidano completamente a chi amano, così i tre protagonisti amano e sanguinano. La trama ad incastro tessuta da Iñárritu è un ricamo di conseguenze e speranze. Morale del film è: siamo anche ciò che perdiamo.


"Le idee, il genio e la creatività non mancano, semmai a mancare sono i fondi."

                                                 Gael Garcia Bernal

Entrambe i film sono ambientati a Città del Messico, metropoli vecchia e nuova insieme, città dalle mille contraddizioni e ricca di nuove voci.
I due giovani attori, Bernal e Luna, sono i più attivi nel cinema del loro paese non solo in campo recitativo (Bernal soprattutto è molto apprezzato a livello internazionale) ma anche come produttori: amici fin dall'infanzia, insieme a Pablo Cruz, altro nome importante del nuovo cinema messicano, fondano la casa di produzione Canana Films che insieme alla Cha Cha Cha Films di Cuarón, Iñárritu e del Toro, sono diventati i nuovi centri propulsivi di una delle cinematografie più interessanti al mondo.

Per chi vuole saperne di più sul cinema messicano:

Cinema del Messico


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