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sabato 19 aprile 2014

Recensione Flash: Monuments Men


Anno e Nazione di Produzione: USA, Germania 2014

Titolo Originale: The Monuments Men

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Drammatico

Durata: 118 minuti

Cast: George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Bob Balaban, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, Cate Blanchett

Regista: George Clooney



Mentre gli Alleati stanno sferrando l'ultimo attacco al Terzo Reich di Adolf Hitler, in America lo storico dell'arte Frank Stokes arruola sette uomini, tutti esperti in belle arti, e con la benedizione del presidente Roosevelt parte alla volta del vecchio continente. Missione: salvare le opere rubate dal führer, preziosi "ostaggi" per il museo del Terzo Reich. Nel caso la Germania perdesse la guerra, i soldati nazisti hanno l'ordine di distruggere tutto ed è questa la battaglia dei Monuments Men. Sicuramente non sono giovani e aitanti, la guerra anche se per l'arte, è sempre guerra con rischi e pericoli. Ma perdere inestimabili opere artistiche significherebbe perdere quel po' di speranza e bellezza per uscire dalle tenebre del conflitto mondiale.
La premiata ditta Clooney&Heslov, questa volta, si cimenta con un film di guerra, un Bastardi senza Gloria dove gli scalpi tarantiniani sono stati sostituiti da sculture di Michelangelo e quadri di Rubens e Raffaello. Chi si aspetta film come Good Night and Good Luck o Le Idi di Marzo, fa meglio ad abbassare le aspettative perché i due amici e produttori hanno concepito il film più come una reunion simpatica e gigiona tra grandi nomi di Hollywood, che un capolavoro come i film precedenti. Tratto da una storia vera, (in commercio è disponibile anche il romanzo di Robert M. Edsel), il film è noioso, dal ritmo slegato e con pochissimi momenti memorabili. Aggiungeteci anche che la recitazione non è ai massimi livelli.
Bello il messaggio che il film invia sull'arte e sull'importanza di preservare la memoria storica e culturale dell'umanità ma, mr. Clooney what else?

Il trailer:


Consigliato: No

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martedì 18 febbraio 2014

Recensione Flash: A proposito di Davis


Anno e Nazione di Produzione: USA, Francia 2013

Titolo Originale: Inside Llewyn Davis

Distribuzione in Italia: Lucky Red

Durata: 105 minuti

Genere: Drammatico

Cast: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Garrett Hedlund, John Goodman, F. Murray Abraham

Registi: Joel ed Ethan Coen

Anni Sessanta. Llewyn Davis, cantante folk sconosciuto ma talentuoso, vive e lavora a New York. Senza una casa e senza prospettive per il futuro, Llewyn vagabonda da un divano all'altro, raccattando affetto e ospitalità dai suoi amici. Non fa progetti per il futuro, è allergico alle responsabilità, la musica è il suo unico punto fermo. Llewyn si trascina nei giorni, senza farsi troppe domande, accumulando serate nei locali di New York per inseguire il suo sogno. Quando incassa l'ennesimo no di un produttore e fa visita al padre in una casa di riposo, Llewyn accetta la sconfitta e la celebra con un'ultima serata. Un'ultima, struggente, ballata folk.
L'ultimo lavoro dei fratelli Coen, che ha vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes, è più intimo, tenero ed introverso rispetto ai precedenti. In Llewyn ci possiamo riconoscere tutti, il suo personaggio è portatore universale di illusioni e aspirazioni deluse: lui non vuole sopravvivere ma vivere. In inglese il concetto rende meglio: "Non voglio esistere, voglio vivere!". E' un uomo che non vuole piegarsi al sistema, che non vuole seguire tappe prestabilite, che crede in quello che fa e con la musica vorrebbe dimostrare agli altri che si può desiderare anche di più di un banale posto fisso e di un'asfissiante famiglia da mantenere. Eppure Llewyn si piegherà perché la musica, la sua unica certezza, non sarà più amore dopo la morte di Mike e gli insuccessi della sua carriera da solista, diventa un semplice mezzo per sopravvivere. Il suo sogno si sporca di prevedibilità e paura.
Oscar Isaac è un Llewyn che ti entra dentro: davvero eccezionale la sua interpretazione, mix indimenticabile di recitazione e musica. I fratelli Coen regalano al pubblico un film emotivamente autentico; ombre inghiottono il loro protagonista che alla luce non ci si avvicina nemmeno per sbaglio. Bellissima la scena tra Isaac e Murray Abraham, dove l'arte e la bravura di Davis sono quantificati in "vile denaro". La poesia della sua canzone svanisce violentemente.
Dai tratti comici e struggenti, il personaggio di Llewyn colleziona ironicamente sconfitte ed errori. Durante la sua ultima esibizione, con levità accarezza le corde della sua chitarra, cantando ancora una volta quando la vita degli altri, quella rifiutata, già lo attira su un sentiero di anonimato e sicurezze inutili.

Il trailer:



Consigliato: Sì


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venerdì 15 novembre 2013

Recensione Flash: Una Notte Da Leoni 3


Titolo originale: The Hangover: Part III

Anno e nazione di distribuzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Warner Bros. Pictures

Genere: Commedia

Durata: 100 minuti

Cast: Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Ken Jeong, Heather Graham, Jeffrey Tambor, Gillian Vigman, Sasha Barrese, Jamie Chung, John Goodman, Mike Epps, Melissa McCarthy, Sondra Currie

Regista: Todd Phillips

"Il finale epico di un'incredibile trilogia": ecco quello che ci era stato ripetutamente promesso prima dell'uscita del film a maggio. Sinceramente, e questa non è solo un'opinione mia ma di molti, di epicità nello stile tipico del "branco" scanzonato di mascalzoni e sbandati dei primi due film non se ne vede neanche l'ombra.
Una Notte Da Leoni 3 ha voluto mettere la parola fine ad una trilogia cominciata nel 2009 e, al tempo stesso, segnare un netto cambiamento con gli episodi precedenti.
Di fatto, nei primi due capitoli lo schema era sempre quello del tipico addio al celibato all'americana, esageratamente radicale a causa dell'insano Alan e dei suoi amici pusher, mentre il terzo ci mostra quanto i protagonisti siano ormai stanchi della pazzia del "panzone", venendo costretti ad accompagnarlo in un centro di recupero psichiatrico.
Tutto cambia improvvisamente quando, lungo il tragitto, i quattro vengono rapiti da Marshall, un gangster e narcotrafficante che sta cercando Mr. Chow, il terribile orientale cocainomane che è stato parte integrante delle scorribande del branco nei primi due film. Il nanerottolo ha rubato metà dell'oro di Marshall e solo Alan, che si è tenuto in contatto col cinese mentre era in prigione, all'insaputa di tutti, può trovarlo, pena la morte del povero Doug, tenuto in ostaggio dal gangster.
Da qui cominciano le tipiche avventure di Alan, Stu e Phil, intrise più di scene di azione che di comicità. Riusciranno a salvare per l'ennesima volta Doug e fermare una volta per tutte Mr. Leslie Chow?
Sarò forse un po' tradizionalista, ma a parer mio, se la missione di salvataggio di Doug fosse stata simile a quelle di ricerca dei primi due film, quest'ultimo capitolo sarebbe stato di certo molto più comico di quanto si è rivelato.
Quindi, se avete amato alla follia le prime due pellicole e non riuscireste ad accettare questo cambiamento nella terza, evitate di vederlo e preservate il ricordo che avete in mente, altrimenti fatevi forza e vedetelo, accontentandovi della scena nei titoli di coda che riporta alla mente i vecchi tempi in cui il branco ululava ancora come una banda di forsennati.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Nì

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martedì 23 aprile 2013

Recensione Flash: Di nuovo in gioco


Anno e nazione di produzione: USA 2012

Titolo originale: Trouble with the curve

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Genere: Drammatico

Durata: 111 minuti

Cast: Clint Eastwood, Amy Adams, Justin Timberlake, John Goodman, Chelcie Ross, Scott Eastwood

Regista: Robert Lorenz

Gus Lobel è il migliore scout nel mondo del baseball: ha scoperto campioni e fatto vincere molte squadre. Ma è vecchio, quasi cieco. Fiaccato dalla vecchiaia che avanza, Gus però è ancora pronto a combattere e soprattutto a lavorare. Molti lo reputano finito, l'ultimo incarico è la sua occasione per affermare che non è così. La figlia Mickey decide di accompagnarlo, per aiutarlo e per ricucire il loro rapporto.
Robert Lorenz, aiuto regista di Clint Eastwood, esordisce alla regia con Di nuovo in gioco in cui Clint ritorna davanti la macchina da presa nei panni di uno scontroso old man che non rinuncia a lottare. Il cast è molto affiatato, molto bella l'alchimia tra Eastwood e la Adams, una delle attrici più affermate dell'ultimo periodo. Il ruolo di Justin Timberlake è di secondo piano ma colpisce.
Film carino ma prevedibile che si appoggia su uno dei giochi più amati negli USA, sui buoni sentimenti e su Clint, ovvio.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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domenica 24 marzo 2013

Recensione Flash: Speed Racer


Anno e nazione di produzione: USA 2008

Distribuzione in Italia: Warner Bros.

Genere: Azione

Durata: 135 minuti

Cast: Emile Hirsch, Christina Ricci, Susan Sarandon, Matthew Fox, John Goodman, Scott Porter, Benno Furmann, Hiroyuki Sanada, Rain, Richard Roundtree, Moritz Bleibtreu

Registi: Andy e Lana Wachowski

Vi ricordate la trilogia di Matrix, con cui vi ho scervellato più e più volte? Oppure Cloud Atlas, uscito a gennaio 2013 in Italia e in arrivo a maggio per il mercato Home Video? Bene, dimenticateli entrambi perché i miei due registi preferiti, i fratelli Wachowski, nel 2008, dopo cinque anni di pausa durante i quali hanno solo lavorato dietro le quinte come sceneggiatori per il mitico film V Per Vendetta nel 2005, sono tornati in azione per dirigere Speed Racer, un remake americano dell'anime giapponese degli anni '60 Mach Go! Go! Go!
Non c'è da meravigliarsi affatto di questa loro ardua scelta, dato che entrambi sono sempre stati dei grandi appassionati di manga ed anime giapponesi. Tuttavia, questa scommessa difficile è costata loro la scissione del contratto firmato con la Warner Bros. anzitempo, a causa del discreto successo della pellicola al botteghino.
Sicuramente io sono di parte affermando che il film è stato notevolmente sottovalutato.  Non perché sono un loro grande fan, bensì perché la gente, abituata a vedere solo scene memorabili di scazzottate e botte da orbi in stile orientale come ci hanno abituato i due fratelli di Chicago, ha mal digerito questo cambiamento incentrato sulle corse di auto futuristiche, come per Speed Racer, o sulla questione della trasmigrazione delle anime, visto che anche Cloud Atlas, a cui è andata un po' meglio, ha comunque subito più o meno la stessa sorte. L'unica costante è che la storia di Speed Racer si svolge, come per Matrix, in un lontano futuro.
Infatti il giovane Speed, sin da piccolo, è un grande appassionato di corse d'auto, insieme a suo fratello maggiore Rex, già pilota provetto, e a suo padre Pots, meccanico e costruttore di auto, e sogna di diventare un grande pilota osannato in tutto il mondo. I suoi sogni tuttavia si incrinano quando Rex muore in un gravissimo incidente durante la corsa a Casa Cristo, un tracciato noto per la sua pericolosità.
Ma piuttosto che abbattersi, Speed, divenuto adulto, cerca di dare il massimo, ottenendo grandi risultati in onore del fratello.
E' in quel momento che subentra nella sua vita il signor Royalton, un gentile multimiliardario che gli offre tutto il suo aiuto per l'imminente e prestigioso rally mondiale. Al tempo stesso però, cose strane e traffici loschi all'interno delle Royalton Industries fanno entrare in azione l'ispettore Detector e Racer X, un pilota misterioso noto come l'Angelo Della Morte, che mettono in guardia Speed sul gentile signor Royalton.
Cosa farà il ragazzo? Accetterà a suo rischio e pericolo di gareggiare con Royalton, oppure preferirà tenere alto il nome della famiglia Racer partecipando alla gara solo col sostegno dei familiari e della sua fiamma Trixie?
C'è poco da dire, se non che vi consiglio di vedere questo film, soprattutto perché mostra l'originale verve comica dei Wachowski, rappresentata in numerose scene della pellicola, ma anche perché gli attori scelti sono davvero azzeccati, come è già avvenuto in tutti gli altri film del duo di Chicago, sempre molto scrupoloso nelle proprie decisioni artistiche.
Piccola curiosità: vi ricordate quando vi parlai del film La Saga Dei Nibelunghi? Fate attenzione all'ispettore Detector allora, è Sigfrido! Che cambiamento, eh?
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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martedì 12 marzo 2013

Recensione Flash: La Papessa


Anno e nazione di produzione: Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna 2009

Titolo originale: Die Päpstin

Distribuzione in Italia: Medusa

Genere: Storico/Drammatico

Durata: 149 minuti

Cast: Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Anatole Taubman

Regista: Sönke Wortmann

La leggenda narra che tra l'853 e l'855 a guidare la Chiesa cattolica fu scelta una donna. Il suo pontificato è collocabile tra quello di Leone IV e Benedetto III.
Nel corso del tempo ogni traccia di lei sparì, fu cancellata dalla storia scritta dagli uomini. Lei si chiamava Johanna, era tedesca e il ruolo di moglie e madre le stava stretto. Il padre, bigotto e retrogrado, l'avrebbe costretta a quella vita che lei odiava se non fosse che il maestro Esculapius si accorse della sua intelligenza e scelse lei e il fratello maggiore per frequentare la Schola religiosa. Anni dopo, Johanna fu sotto la protezione del conte Gerold. Tra i due inizia a crescere un forte sentimento a cui però la partenza del conte per la guerra metterà momentaneamente fine. Concessa in sposa dalla gelosa moglie del conte, Johanna si finge uomo e si rifugia nel monastero di Fulda. Con il nome di Johannes Anglicus, diventerà una bravissima guaritrice. E più tardi si trasferirà a Roma, dove sarà chiamata per curare Papa Sergio, affetto da gotta. Anni dopo, alla morte di quest'ultimo, apprezzata da tutti per la sua saggezza, verrà eletta Papa con il nome di Giovanni VIII. Ma il conte Gerold tornerà nella sua vita e Johanna dovrà conciliare il conflitto dentro di sé.
Tratto dal libro di Donna Woolfolk Cross, la storia raccontata dal regista Sönke Wortmann era già diventata un film nel 1972: La papessa Giovanna fu diretto da Michael Anderson e la protagonista fu la norvegese Liv Ullman.
Sicuramente il soggetto che Wortmann aveva tra le mani era molto interessante, ma l'ha trasformato in un polpettone. Accurata la ricostruzione storica e molto brava "la papessa" Johanna Wokalek, ma in due ore e mezzo di film si assiste ad un romance degno di Mediaset. Occasione sprecata.


Il trailer:


Consigliato: No 


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sabato 2 marzo 2013

Recensione Flash: ParaNorman


Anno e nazione di produzione: USA 2012

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Animazione/Commedia/Horror

Durata: 92 minuti

Cast: Kodi Smith-McPhee (Norman Babcock), Casey Affleck (Mitch), Tempest Bledsoe (Sceriffo Hooper), John Goodman (Signor Prenderghast), Jeff Garlin (Perry, il papà di Norman), Bernard Hill (Giudice Hopkins), Jodelle Ferland (Aggie), Alex Borstein (Signora Henscher), Anna Kendrick (Courtney, la sorella di Norman), Leslie Mann (Sandra, la mamma di Norman), Christopher Mintz-Plasse (Alvin), Elaine Stritch (Nonna Babcock)

Registi: Sam Fell & Chris Butler

Sia come cinefilo che come semplice "essere umano", sono sempre stato del parere che la crescita è la parte integrante, e forse la più importante, nella vita di una persona ma che, al tempo stesso, va sempre accompagnata da una sana e piccola dose di amore per le cose che amavamo nell'infanzia. Mi riferisco ai cartoni animati, in grado (almeno quelli più belli) di mantenere vivi nell'animo di tutti il bambino o la bambina che eravamo un tempo.
Uno di questi cartoni che mi hanno davvero colpito ed entusiasmato è ParaNorman, che ha ottenuto tra l'altro una nomination agli Oscar 2013.
Il film narra le vicende di Norman, un ragazzino americano che vive in una città dove tutti lo evitano e nessuno gli è amico, un po' per via dei suoi gusti macabri (ama i film horror e splatter), ma soprattutto perché afferma di vedere i fantasmi delle persone e degli animali che un tempo vivevano nella sua città. Infatti, la sera parla con la nonna paterna, mentre guarda la TV comodamente "seduta" per così dire sul divano di casa; ogni mattina, quando va a scuola, compie la solita routine di salutare tutti i fantasmi che incontra, e così di seguito.
Nessuno gli crede e molti, come il bullo Alvin, gli rovinano le giornate con le loro angherie, finché non conosce Neil, un ragazzo grassottello che gli dà fiducia e crede a ciò che dice. Tutto sembra andare per il meglio, finché uno strambo barbone non mette in guardia Norman da un pericolo imminente, un pericolo antico che sta per risvegliarsi in città e che solo Norman potrà affrontare per salvare tutti.
Il piccoletto riuscirà a farcela? Ma soprattutto, la gente inizierà a credergli finalmente?
I punti di forza e l'originale comicità della pellicola stanno proprio nell'incredibile stupidità delle persone che circondano Norman, stupidità intesa sia come demenzialità ma anche come chiusura mentale verso il diverso. In un un cartone animato, il cui target è principalmente il pubblico infantile, è un messaggio molto importante da trasmettere. I concittadini di Norman si rendono protagonisti di gag e scenette divertentissime (come già potrete pregustarvi nel trailer) che rendono il film unico ed irripetibile. Davvero un peccato che non sia riuscito a vincere l'Oscar, lo meritava.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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venerdì 1 marzo 2013

Recensione Flash: Argo


Anno e nazione di produzione: USA 2012

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Cast: Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Victor Garber, Tate Donovan, Clea Duvall

Regista: Ben Affleck

Nel 1979, il colpo di stato dell'ayatollah Khomeini costringe all'estradizione lo Scià di Persia Rehza Pahlevi, e mette in subbuglio non solo l'Iran, ma tutte quelle nazioni che, dietro le quinte, manovrano il paese che è uno dei produttori più importanti di petrolio.
Per le strade di Teheran serpeggia la ribellione e si scatena una vera e propria caccia alle streghe: essere americani è pericoloso. La protesta del popolo monta sempre più e un giorno i ribelli, appoggiati dal popolo, invadono l'ambasciata americana. Sei dei funzionari statunitensi riescono a fuggire, e si nascondono presso l'ambasciatore canadese. Ma la loro fuga non passerà inosservata. Il governo americano incarica l'agente della CIA, Tony Mendez, di riportare in America i sei funzionari. Ma non sarà semplice. E se in Iran l'odio verso gli USA, colpevoli di aver protetto lo Scià e aver appoggiato il suo rovinoso regime, si trasforma in fanatismo, il piano di Tony Mendez per portare in salvo i suoi connazionali sfiora sicuramente la pazzia: la lavorazione per un film fake, Argo, sarà la copertura per tornare in America.
Ben Affleck, alla sua terza prova da regista, convince tutti. In questi ultimi mesi ha vinto di tutto: Oscar, Bafta, Golden Globe, Cesar. Un coro unanime quello dei critici, di mestiere o per passione, che paragonano Argo al miglior cinema americano, politico, degli anni Settanta. Ed è il caso di dirlo, Affleck ci ha messo la faccia, e non solo, perché oltre che regista è anche il protagonista del film e produttore. L'amico Clooney e Grant Heslov, gli altri due produttori del film, si aggiudicano il progetto già nel 2007, ma è nel 2011 che Affleck entra nel team e inizia a lavorarci. Un anno di lavoro per un film dalla suspense magnetica. Il periodo storico è ricostruito in ogni minimo particolare, gli attori sono stati scelti per la somiglianza con i protagonisti della vicenda. Insomma nulla è stato lasciato al caso. Affleck coniuga la storia istituzionale a quella reale, la storia per pochi, non risultando mai banale o troppo di parte. Sicuramente è un film patriottico (i produttori sono dei grandi sostenitori di Obama) ma mai pretenzioso.
Tony Mendez è un eroe solitario ma il pubblico riesce a percepire, dietro i suoi occhi, la rinascita di una nazione dopo la guerra in Vietnam, l'omicidio di Kennedy e Luther King.

Il trailer:



Consigliato: Assolutamente sì


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venerdì 16 novembre 2012

Have you ever watched that? Il Tocco Del Male


Chiunque ami i film implicanti il soprannaturale e l'eterna dicotomia tra il Bene e il Male non può affatto perdersi questo film del 1998.
E' la storia di John Hobbes, interpretato dal grande Denzel Washington, un detective americano che riesce finalmente ad incastrare il serial killer maniaco e pluriomicida Edgar Reese, interpretato da Elias Koteas (molti di voi lo conosceranno sicuramente nelle vesti dello zio di Mikey in Senti Chi Parla 2), catturato e condannato a morte per i suoi efferati crimini.


Quello che però il detective non sa è che il killer non ha mai agito di sua volontà, ma sempre per conto di qualcun altro. Infatti, dopo lunghe ricerche su un poliziotto morto ormai da tempo che indagò su un caso simile in passato, John, grazie all'aiuto del suo amico di lunga data, il detective Jonesy, interpretato dal possente John Goodman, scoprirà man mano che c'era qualcosa che non andava nel killer e che non riguardava solo ciò che aveva fatto in vita, ma anche quello che stava facendo dopo!


Di fatto, nonostante il suo superiore, il tenente Stanton, interpretato dal veterano Donald Sutherland, contrasti il suo operato, Hobbes viene a scoprire, con l'appoggio di Gretta Milano, la figlia del poliziotto morto, che colui che si cela dietro i crimini di Reese e quelli emulatori dopo la sua morte è un essere soprannaturale, un demone che vive sul piano astrale terrestre al fine di distruggere e corrompere esseri puri tramite i suoi atti malefici. Questo malvagio essere, noto come Azazel, ha infatti puntato Hobbes poiché egli è proprio uno di quegli esseri puri, simili ad angeli in Terra, e cercherà in tutti i modi di distruggergli la vita.


Il detective infatti finirà in una vorticosa spirale di crimini, ostacoli insormontabili e pericoli di cui la gente comune non sospetta nemmeno l'esistenza. Man mano, chiunque stia intorno ad Hobbes gli volterà le spalle proprio a causa degli atti della terribile creatura tormentatrice, ma ben presto il demone e il detective si ritroveranno dinanzi l'uno all'altro per la resa dei conti finale. Chi dei due riuscirà ad averla vinta?

Per il caparbio Denzel questo è stato il primo thriller di matrice soprannaturale nella sua carriera e devo dire che se l'è cavata davvero egregiamente. E' riuscito a mantenere intatto il suo tipico stile dell'uomo duro ed incorruttibile davanti al nemico, anche se quest'ultimo era tutt'altro che ordinario. Lo stesso dicasi per Elias Koteas e John Goodman, fino ad un paio di anni fa conosciuti sempre e solo per i loro ruoli comici ed irriverenti ed ora messi alla prova con questo drammatico mix di colpi di scena. Spero di poter rivedere nuovamente Denzel in un ruolo simile, perché mi sembra molto adatto a tenere testa ad esseri non propriamente umani.

La colonna sonora invece è davvero interessante, perché tutto ruota sulla passione quasi ossessiva del demone per i Rolling Stones. Infatti, John Hobbes riconosce la presenza del demone all'interno di una persona posseduta proprio perché uno dei suoi segni distintivi è quello di cantilenare la canzone Time Is On My Side, forse un chiaro riferimento al fatto che Azazel sia immortale e famoso sin dall'alba dei tempi. Un aspetto davvero singolare ma al tempo stesso simpatico.

Vi consiglio quindi assolutamente di vederlo perché ne vale la pena, e tranquilli, non è L'Esorcista, è molto inquietante ma non è affatto spaventoso e terribile come lo può essere un tipico film horror. Buona visione!


Il trailer:


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venerdì 2 novembre 2012

Recensione Flash: The Artist


Anno e nazione di produzione: Francia 2011

Genere: Drammatico

Distribuzione in Italia: BIM Distribuzione

Durata: 100 minuti

Cast: Jean Dujardin, Berenice Bejo, John Goodman, James Cromwell

Regista: Michel Hazanavicius

George Valentin è un divo nel 1927.
E' un'artista del cinema muto. Ogni suo film è un successo, non si è mai visto un suo flop. Un giorno, per caso, gli capita tra le braccia Peppy Miller, un'aspirante attrice. Da quel giorno la carriera per la ragazza sarà in ascesa, mentre quella di George è destinata ad un rapido declino. Il cinema si modernizza: il sonoro è il futuro. Tutto intorno a lui inizia a parlare e a fare rumore, ma lui rimane imprigionato nel suo vecchio mondo. L'attore non si piega al "nuovo" e ben presto tutti lo dimenticheranno. Tranne Peppy.
Oggi un film muto è una scommessa che ben pochi produttori avrebbero accettato. Tranne Thomas Langmann: quando decise di produrre The Artist avrà pensato che forse, al giorno d'oggi, le parole siano troppo sopravvalutate. Il film ha vinto 5 Oscars, 3 Golden Globes, e svariati altri riconoscimenti in tanti altri festival e rassegne in giro per il mondo. Chi l'avrebbe mai detto?
Premi a parte, il film merita: è un salto benefico nel passato, una favola raccontata dalla vecchia Hollywood. Quando il film sarà terminato, vi ritroverete a ballare il tip tap e a volere un jack russel che vi gironzoli intorno.
A chi pensa che sia adatto solo a cinefili pazzoidi, che un film muto nell'epoca del "siamo computers non siamo uomini" sia una palla, e a chi è semplicemente scettico posso dirvi che vi sbagliate: è un gioco d'altri tempi...it's a pleasure.


Trailer:


Consigliato: Sì


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