Cast: Matthew McConaughey, Michael Caine, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Matt Damon, Topher Grace, Wes Bentley, Casey Affleck
Regista: Christopher Nolan
In un futuro, forse non troppo lontano, la Terra è assoggettata ad una piaga che distrugge i raccolti e affama la razza umana. La crisi di cibo, che da anni perdura sul pianeta, ha costretto gli uomini a dimenticare la scienza e qualsiasi altra attività, e dedicarsi interamente all'agricoltura. L'ex astronauta Cooper, diventato anche lui agricoltore, seguendo le intuizioni della figlia Murph, scopre che la Nasa è ancora, segretamente, in attività. Il team di scienziati, con a capo il professor Brand, sta portando avanti, da anni, un progetto per salvare la razza umana. Nei pressi di Saturno, cinquant'anni prima, è comparso un warmhole che permette agli uomini, sconfiggendo spazio e tempo, di approdare a galassie sconosciute, con pianeti in cui magari la vita sarebbe possibile. Tre missioni, già partite in esplorazione, hanno inviato dati rassicuranti. Resta solo scoprire qual è il pianeta migliore, con una nuova missione. Così, Cooper decide di partire, per assicurare un futuro ai propri figli. Christopher Nolan torna, e lo fa alla grande. Con una storia avvincente e una tecnica registica, sempre più sbalorditiva. Interstellar è un film di fantascienza, e spesso, in questo genere, a contare, paradossalmente, è la plausibilità della storia. Gli "agganci" con la realtà. Almeno, questo accade oggi, con questa tipologia di cinema. Nolan ha centrato in pieno l'obiettivo: il film non lascia assolutamente lo spettatore passivo. Con inquadrature e colpi di scena, si arriva alla fine del film con la convinzione di aver fatto parte della spedizione Endurance. Matthew McConaughey e Anne Hathaway si adagiano nei loro personaggi, e regalano qualche momento vibrante. I migliori sono Jessica Chastain e Michael Caine, entrati pienamente nel mood del film di Nolan. Magnifiche le musiche del premio Oscar, Hans Zimmer. "L'amore è l'unica cosa che trascende il tempo e lo spazio", fa dire Nolan al personaggio della Hathaway. Questi inglesi: sembrano freddi ma, in realtà, riescono a portarti alle stelle. Il trailer:
Se dico True Detective, cosa vi viene in mente? La serie TV da record del 2014, l'ossessione che questa serie vi ha lasciato su Carcosa, il Re Giallo e i bayou brulicanti di magia, oppure le irresistibili frasi ciancicate di Matthew McConaughey?
Chi ha amato True Detective, penso risponderà che tutti sono buoni motivi per ricordare che il nuovo fenomeno, targato HBO, sia uno dei prodotti televisivi più validi degli ultimi anni.
Season TWO
Lo scrittore Nic Pizzolatto, dopo il grande successo della sua creatura, decisamente non è rimasto con le mani in mano. La sceneggiatura della seconda stagione è già tra le mani dei nuovi cast and crew. Dalla soffocante Louisiana, la produzione si è spostata in California. Da qualche settimana, le riprese sono iniziate: "i nuovi poliziotti", Colin Farrell, Taylor Kitsch e Rachel McAdams, quindi, sono già al lavoro. La parte del cattivo, per la nuova stagione, è andata a Vince Vaughn. Riusciranno a bissare il successo della prima stagione? Staremo a vedere.
Cinque buoni motivi per vedere True Detective
1 - Nic Pizzolatto e l'addio alla sua fama letteraria
Sì, è lui: cameo, in uno degli episodi, di Pizzolatto in True Detective
Pizzolatto, creatore di True Detective, non si è sempre occupato di TV. Anzi, lui nasce come scrittore. Almeno, c'ha provato. A detta di molti, se la cavava anche abbastanza bene, ma non ha trovato terreno fertile nel mondo della narrativa statunitense. Così Nic si reinventa, e attirato dalla TV, si trasferisce in California. Scrive diversi pilot, e poi arriva l'idea per True Detective. Sottopone il lavoro alla HBO che approva il progetto, e dà il via ai casting. La serie, appena nata dall'immaginazione di Pizzolatto, era in realtà un romanzo. E di quella letterarietà, conserva parecchio. Infatti, lo scrittore si è ispirato al libro di Robert W. Chambers, Il re giallo. Per chi volesse leggerlo, in Italia è edito da Vallardi.
2 - Record, premi e nomination
Il regista Cary Fukunaga con l'Emmy vinto per True Detective
Premi come se non ci fosse un domani. Agli Emmy 2014, la serie ha collezionato ben dodici nomination, vincendo in cinque categorie. Critici televisivi e pubblico in delirio, volete dei dati? Eccoli:
- La prima stagione ha avuto una media spettatori intorno agli 11,2 milioni. Un record per l'HBO, imbattuto dal 2001.
- Nonostante sia una serie non proprio per famiglie, gli ascolti non sono mai scesi al di sotto dei dieci milioni di spettatori.
- Su Rotten Tomatoes, ben l'88% degli internauti ha affermato di apprezzare molto il nuovo show della HBO.
E i premi non sono finiti qui: è di qualche giorno fa la notizia di altre nomination ai Writers Guild Awards, ai Sag Awards (doppia candidatura per McConaughey e Harrelson)e Golden Globe. Inutile dire che la serie è una delle favorite per la vittoria.
3 - Light vs. Darkness
La storia corre su due binari cronologici, il 1995 e il 2012. L'azione parte nei giorni nostri: l'ex detective Rustin Cohle, è interrogato da due investigatori. Anche il suo ex partner e collega, Martin Hart, viene contattato. Tramite lui, i due poliziotti vogliono cercare di sapere più cose possibili su Rust, che è sempre stato una mina vagante, per superiori e colleghi. Il perché di questi colloqui, è presto detto: l'"ossessione" di Cohle per un caso risalente a diciassette anni prima. E al suo oscuro allestimento.
Nel 1995, l'omicidio di Dora Lange, si è concluso con l'arresto del colpevole. Rust, però, è convinto che l'omicida sia ancora a piede libero. Soprattutto è sicuro che, dietro le morti e sparizioni di donne e bambini, che sono continuate anche dopo il 1995, non c'è solo una mente malata, ma l'intera società della Louisiana, marcia e torbida. Rust è costretto a ripercorrere, con i detective, tutte le fasi della sua investigazione, raccontando anche la sua vita. Quando comprende che gli sbirri che lo stanno interrogando, se si fossero avvicinati troppo alla verità, circa il suo ritorno in Louisiana, avrebbero mandato in fumo tutte le prove accumulate in diciassette anni, l'ex detective chiede aiuto a Marty, ed insieme si rimettono al lavoro sul caso. Quello che scoperchieranno, sarà un vaso di Pandora colmo di male, perversioni e segreti rancidi, taciuti troppo a lungo. Alla fine, però, il bene vince sempre.
4 -Woody e Matthew, il duo delle meraviglie
Ciò che appassiona gli spettatori, addirittura più del caso di omicidio, sono i due protagonisti. I misteri che due uomini, all'apparenza comuni, possono nascondere e tacere. A se stessi, e a chi vogliono bene. Le dinamiche tra Marty, pragmatico e razionale, e Rust, visionario, nichilista e tormentato, è il caso che Pizzolatto ha sottoposto al pubblico. Dipanare la psicologia di Marty, uomo troppo umano, che racconta balle e se le racconta, forse è più semplice. Detective di provincia, padre di famiglia, tutte etichette che lo soffocano. Così annega in alcool e relazioni extraconiugali, votandosi alla solitudine. Che tanto disprezza in Rust. Proprio Rust, è uno che le balle non se le racconta, e non le propina nemmeno agli altri. Brutale, crudo, forse troppo avanti per quella città, coacervo di magia e perversione umana. Le sue riflessioni sul mondo e sulle persone fanno male, ma sono vere. E, ormai, i suoi momenti epifanici, sono irrimediabilmente oggetto di parodie in rete. Un assaggio del pensiero filosofico di mr. Cohle:
Eppure, queste sue spigolosità attirano. La bravura di McConaughey sta proprio nel far solidarizzare lo spettatore con un personaggio scomodo e difficile come Rust. L'attore texano ti porta sulla stessa lunghezza d'onda non solo del suo personaggio, ma anche dell'assassino. Perché è la follia lucida di Rust a risolvere il caso. Quelle sicurezze che ha perso, e che ha, poi, ritrovato. Sporche e ammaccate, ma sicuramente più vere. Un altro mistero della serie, effettivamente, è proprio McConaughey: non che non avesse bazzicato il genere, ma nel 2014 abbiamo scoperto che Matthew è parecchio portato per il drammatico.
Nessun stereotipo, solo tanta fragilità per i characters di Harrelson&McConaughey.
5 - La Louisiana, Fukunaga e la musica country
Originariamente, la serie doveva essere ambientata in Arkansas. Poi Pizzolatto cambia idea, e decide di trasferirla a casa sua, in Louisiana. Così, entra in gioco il terzo protagonista. Perché anche la location partecipa all'azione, alla storia, nascondendo, modificando e svelando le tracce dell'assassino. A dare un'anima alla Louisiana, ha contribuito anche la regia, magistrale, di Cary Fukunaga. Quando ho scoperto chi c'era dietro la macchina da presa di True Detective, non ho avuto dubbi. Dovevo vederlo.
Mi ha letteralmente stregata con la sua Jane Eyre. Sapevo che con True Detective sarebbe tornata quella magia, che è in grado di creare con la cinepresa: conferire personalità ad un luogo, farlo partecipare con colori e atmosfere rarefatte agli stati d'animo dei personaggi. Il ragazzo è giovane, ma ci sa fare. Emmy più che meritato. Vogliamo parlare della musica? Country, a tratti cupa. Dietro la scelta dei brani c'è il premio Oscar T Bone Burnett. La HBO ha curato ogni dettaglio. Io, sono innamorata degli opening credits:
Allora, vi ho convinto a vedere True Detective? Intanto, aspetto l'arrivo della seconda stagione. Loro sono già pronti, sul divano, per gustarsi il primo episodio
Anno e Nazione di Produzione: USA 2013 Distribuzione in Italia: Good Films Genere: Drammatico Durata: 117 minuti Cast: Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O'Hare, Steve Zahn Regista: Jean Marc Vallée
Anni Ottanta. Ron Woodroof, texano, rozzo, cowboy ed elettricista a tempo perso vive la sua vita al massimo tra donne, alcool e droga. Scommettitore truffaldino e sempre al verde, un giorno scopre di avere l'HIV. Il virus, allora poco conosciuto, è una delle principali cause di morte tra omosessuali, tossicodipendenti e libertini, come Ron. Cure efficaci al 100%, negli USA, non erano ancora state messe a punto. Le industrie farmaceutiche, però, stavano testando l'AZT, farmaco approvato anche dal governo americano. Ron comincia a sottoporsi alla sperimentazione, ma il suo quadro clinico peggiora. Inizia a documentarsi, accettare la sua condizione e decide di andare in Messico dove un dottore sembra abbia individuato un mix di vitamine e farmaci molto più efficaci dell'AZT. Ron, arrivato lì allo stremo delle forze, dopo due mesi di cure si riprende. E comprende di voler dare una speranza a tutti i malati di HIV, quelli che il governo ha dimenticato, preferendo compromessi e guadagni con le case farmaceutiche, e che ha già condannato a morte.
Tratto da una storia vera, il film del regista canadese Jean Marc Vallée lo si può definire "da Oscar", forte delle due statuette andate agli attori principali del lungometraggio, Matthew McConaughey e Jared Leto. Il film è un assolo attoriale di McConaughey, attore di commediole ora di film impegnati: con la sua parlata stretta e "ciancicata" da "texano che non deve chiedere mai", Matthew ha sicuramente regalato al pubblico una bella interpretazione, coinvolgente e commovente ma per me non da Oscar. Però si sa, Hollywood è favorevolmente impressionata quando attori e attrici si sottopongono a trasformazioni fisiche (nel caso di McConaughey il dimagrimento di 23 chili, ndr.). Invece, strameritato l'Oscar a Jared Leto, la rockstar con la passione per il cinema. Il suo fragile e tenero Rayon ti rimane dentro ed è difficile dimenticarlo, davvero davvero bravo. Jennifer Garner defilata ma in parte, tiene bene il ritmo del film.
Interessante lo spaccato, sociale, culturale e storico che il film offre, mettendo in evidenza soprattutto gli accordi tra colossi farmaceutici e governo statunitense ai danni di chi era senza difese verso una nuova malattia.
Un percorso di redenzione sicuramente toccante ma che non offre spunti di particolare originalità.
La bellezza è il fil rouge che riporta l'Oscar, dopo quindici anni, nel nostro paese: dopo La Vita è Bella di Roberto Benigni, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino torna a far sognare l'Italia e a darle un posto di prestigio nella cinematografia mondiale. Il film ha già fatto incetta di premi come Golden Globe e Bafta ma l'Oscar è la consacrazione definitiva per un film bello, poetico e spietato.
Molti critici hanno scritto che il regista napoletano avrebbe vinto l'Academy perché gli americani hanno amato il declino folcloristico della società italiana narrato da Sorrentino: nonostante nel corso di questi mesi tutti abbiano messo in evidenza proprio questo aspetto, io continuo ad affermare che il film si focalizza sulla bellezza di una città e sulla bellezza di un'anima, quella del protagonista Jep Gambardella, in rinascita. Se vogliamo parlare di declino, sicuramente non è quello che colpisce le persone normali perché i protagonisti de La Grande Bellezza sono tutto fuorché normali.
Comunque un premio davvero meritato, non solo da cast e regista, ma dal nostro paese. Orgoglio per il quindicesimo Oscar che l'Italia incassa e che afferma a tutto il mondo l'eccellenza del nostro "artigianato" cinematografico, tutto cuore e potenzialità. Si perché i soldi mancano, da Stato e quant'altro! Con la speranza che l'Oscar appena conquistato incentivi e incoraggi tutto il cinema italiano. Mitico il discorso di ringraziamento del regista che ha nominato Maradona, Napoli, Fellini, Scorsese e i Talking Heads, un mix eclettico di ispirazioni.
Ok, ho finito con l'italian pride, passiamo all'elenco dei vincitori:
MIGLIOR FILM:12 ANNI SCHIAVO
MIGLIOR REGISTA:ALFONSO CUARON
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA:MATTHEW McCONAUGHEY
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA:CATE BLANCHETT
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA:JARED LETO
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA:LUPITA NYONG'O
MIGLIOR FILM STRANIERO:LA GRANDE BELLEZZA
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE:SPIKE JONZE PER HER
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE:JOHN RIDLEY PER 12 ANNI SCHIAVO
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE:FROZEN
Ok, sicuramente siamo tutti incazzati come iene per la mancata vittoria di Leonardo DiCaprio, se qualcuno avesse mai avuto dubbi sull'antipatia dell'Academy nei suoi confronti ora non può più rifiutare la realtà! Scherzi a parte, Leo è ancora una volta messo da parte nonostante la sua bravura sia riconosciuta a livello mondiale. Quindi Incursioni da un consiglio a mr. DiCaprio: caro Leo sii zen, il mondo sa quanto vali, non è certo quella cavolo di statuetta a dimostrarlo! Il premio di Leo (!!!!) è andato a Matthew McConaughey per il ruolo in Dallas Buyers Club: l'attore dopo le commediole degli inizi ora è diventato interprete impegnato e, ora, glorificato con l'Oscar. McConaughey è stato bravo ma secondo me non tanto da meritare l'Oscar. E sono obiettiva quando lo scrivo, non perché tifassi per Leo. Non meritata, di più, la statuetta vinta da Jared Leto come Miglior Attore Non Protagonista sempre per Dallas Buyers Club: il suo Rayon ti rimane dentro. I premi femminili in parte erano facili da prevedere, Cate Blanchett, alla seconda statuetta, (bello il suo acceptance speech sulle donne) è un mostro di bravura e Lupita Nyong'o una bellissima rivelazione in 12 Anni Schiavo. Anche se mi è dispiaciuto per Amy Adams, anche lei come DiCaprio ennesima nomination per una validissima interpretazione ma nessun premio.
E se qualcuno si morde le mani per la mancata premiazione, il regista Steve McQueen sul palco salta per la gioia dopo aver ricevuto, per il toccante 12 Anni Schiavo, il premio come Miglior Film dell'anno. Meritato davvero, un film da non perdere che con Lupita Nyong'o e John Ridley porta a casa ben tre statuette.
Chi ha fatto incetta di premi è stato l'avveniristico Gravity del messicano Alfonso Cuaron, primo latino a vincere il premio come Miglior Regista. Ben sette premi, tutti meritati? Dal punto di vista tecnico, decisamente sì. Non era assolutamente un film semplice da girare. Commovente la dedica di Cuaron alla protagonista Sandra Bullock: "Tu sei Gravity".
Il grande sconfitto dell'86esima edizione degli Academy è sicuramente American Hustle di David O. Russell: 10 nomination, nessun premio. E vogliamo parlare della delusione di cast & crew di The Wolf of Wall Street? Meglio di no.
La conduzione di Ellen Degeneres non ha deluso le aspettative, scoppiettante e vitale come solo la presentatrice sa essere, coinvolgendo il pubblico, scattando selfie con le star e distribuendo pizza, aiutata nientepopodimeno che da Brad Pitt, tra gli ospiti in platea!
Le grandi bellezze del Red Carpet
Semplicità e sobrietà sono state le parole d'ordine del red carpet degli Oscar 2014, vediamo alcuni look:
Lupita Nyong'o non ha sbagliato un solo look in questi mesi di premiazioni per il mondo. Chic e sofisticata anche ieri in Prada.
In rosso Dior l'adorabile Jennifer Lawrence che anche quest'anno non nega al pubblico una caduta, questa volta sul red carpet. Mitica!
Splendida Sandra Bullock nel blu navy di Alexander McQueen.
Un look bon ton in rosa confetto di Giambattista Valli per Penelope Cruz. Che guapa!
Semplice e raffinata Amy Adams, anche lei in blu di Gucci.
Elegante anche Anna Kendrick in Jay Mendel. Però cara Anna quella gambetta alla Jolie ritirala dentro, nun'è cosa per te.
TWO IS MEGL CHE UAN
I Brangelina sono sempre glamour, lei indossava un nude di Elie Saab.
Matthew McConaughey e la moglie Camila Alves (vestita da Gabriela Cadena) hanno provato a oscurare la stella dei Pitt ma Matthew ha toppato sullo smoking, ahimè!
Cast: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin, Spike Jonze
Regista: Martin Scorsese
New York, 1987: il ventiduenne Jordan Belfort approda a Wall Street in cerca di un lavoro nella finanza, ma soprattutto di potere e denaro. Dopo un periodo di formazione con il broker più famoso della città, Mark Hanna, inizia a lavorare nella sua società e a scoprire il rutilante stile di vita degli operatori finanziari della Grande Mela. E' lo stesso Mark Hanna che gli svela i segreti del successo: droga e sesso, ogni santo giorno, per sostenere i ritmi della finanza da vincitori. Dopo il Black Monday, tutti si ritrovano senza lavoro compreso Jordan. La moglie Teresa gli suggerisce di non arrendersi e accettare il pur misero lavoro da venditore di penny stocks a Long Island. Con la sua ineguagliabile stoffa da "venditore di fumo", Jordan ricomincia la sua scalata a Wall Street. E sarà folle, sarà pericolosa, sarà irresistibile. Sarà la vita che Jordan Belfort si è scelto, l'unica che vorrà vivere.
Scrivere la recensione di The Wolf of Wall Street, ultimo film di Martin Scorsese e quinta collaborazione con Leonardo DiCaprio, non è stato affatto semplice. E' un film che la normalità non sa nemmeno dov'è di casa, è crudo, graffiante, una black comedy che è difficile da far rientrare in un solo aggettivo. Massimo Gramellini, il vicedirettore de La Stampa, ha raccontato che durante la visione del film al cinema si è voltato a guardare i suoi vicini di poltrona: avevano la nausea. Senza esagerare, è la verità.
Jordan Belfort vive esageratamente: lusso, droga, soldi, sesso, soldi, sesso, soldi, soldi. Non c'è un ordine, non c'è criterio. Solo voglie, istinto, potere e un'insanabile vuoto nell'anima.
Martin Scorsese narra ancora una volta della sua New York, quella finanziaria, senza ritegno, bramosa e assetata. Il regista regala a Leonardo DiCaprio un personaggio freddo, profondamente slegato dai sentimenti; Jordan Belfort è un truffatore, un addestratore di truffatori. Le scene dei suoi discorsi negli uffici della sua società, la Stratton Oakmont Inc. sono animalesche: arringa le sue "creature" spilla-soldi in un clima da corrida, dove il toro (c'è anche una famosa scultura a Wall Street, clicca per vedere) sono i clienti e i toreri sono loro, i broker.
Leonardo DiCaprio è eccezionale, se ne Il Grande Gatsbyinterpreta un uomo che vive per i sentimenti in The Wolf of Wall Street è uno straordinario farabutto che i sentimenti non li conosce perché non lo sballano e non sono quotabili sul mercato. Jonah Hill sorprendente, lui che viene dalle commedie demenziali interpreta un personaggio comicamente grottesco e l'accoppiata con DiCaprio funziona alla grande. Davvero brava Margot Robbie.
The Wolf of Wall Street vi lascerà attoniti davanti all'enorme potere confusionale dei soldi. Un one man show da Oscar. Good luck mr. DiCaprio, you deserve it.
Ieri sera, quando in Italia era notte fonda, si è tenuta la 71esima edizione dei Golden Globe, i premi assegnati dalla stampa estera a Hollywood.
L'Italia e Paolo Sorrentino c'hanno sperato e hanno vinto. Tra critiche, stroncature soprattutto in patria, e apprezzamenti il film, da molti definito come una banale scopiazzatura felliniana, non ha convinto una fetta di pubblico tricolore e le voci contrastanti si sono fatte sentire ancora più forti dopo la vittoria di ieri. I protagonisti, Sorrentino con il suo cast e crew, non hanno commentato e invece hanno dato via libera alla gioia per la vittoria. Il film, candidato anche ai BAFTA e ai Goya, in attesa della nomination agli Oscar continua a mietere successi incurante dello straparlare, tutto italiano. Sicuramente Sorrentino non è Fellini, fin qui non ci piove, ma essere acidamente disfattisti nuoce solo al cinema italiano.
However, scopriamo i vincitori di quest'anno:
MIGLIOR FILM DRAMMATICO
12 Years a Slave Gravity Captain Phillips Rush Philomena
MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICALE
American Hustle Her Inside Llewyn Davis Nebraska The Wolf of Wall Street
MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuaron, Gravity Paul Greengrass, Captain Phillips Steve McQueen, 12 Years a Slave Alexander Payne, Nebraska David O. Russell, American Hustle
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club Chiwetel Ejiofor, 12 Years a Slave Tom Hanks, Captain Phillips Robert Redford, All is Lost Idris Elba, Mandela: Long Walk to Freedom
MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cate Blanchett, Blue Jasmine Sandra Bullock, Gravity Judi Dench, Philomena Emma Thompson, Saving Mr. Banks Kate Winslet, Labor Day
MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA/MUSICALE
Amy Adams, American Hustle Julie Delpy, Before Midnight Greta Gerwig, Frances Ha Julia Louis-Dreyfus, Enough Said Meryl Streep, August: Osage County
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM COMMEDIA/MUSICALE
Leonardo Di Caprio, The Wolf of Wall Street Christian Bale, American Hustle Bruce Dern, Nebraska Oscar Isaacs, Inside Llewyn Davis Joaquin Phoenix, Her
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Lawrence, American Hustle Sally Hawkins, Blue Jasmine Lupita Nyong'o, 12 Years a Slave Julia Roberts, August: Osage County June Squibb, Nebraska
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jared Leto, Dallas Buyers Club Barkhad Abdi, 12 Years a Slave Daniel Bruhl, Rush Bradley Cooper, American Hustle Michael Fassebender, 12 Years a Slave
MIGLIOR FILM IN LINGUA NON INGLESE
La Grande Bellezza La vita di Adele Jagten Il passato The Wind Rises
Come in ogni edizione, non sono mancate conferme e sorprese. I Globe, considerati gli apripista degli Oscar, hanno premiato come vincitori, nelle due principali categorie, American Hustle di David O. Russell e 12 Years a Slave di Steve McQueen. Film che ovviamente hanno alte probabilità di vittoria anche agli Academy. Lo scopriremo giovedì 16 gennaio. Non sorprende nemmeno la vittoria di Cuaron con Gravity, altro probabile mieti-premi ai prossimi Academy.
Meritatissima la vittoria di Matthew McConaughey, da qualche anno impegnato a far film in cui ha potuto sfoggiare la sua capacità nei drama. Dopo essersi sottoposto per il film ad un dimagrimento impressionante, l'attore può stringere il riconoscimento inseguito per così lungo tempo. Cate Blanchett, la divina aggiungerei io, porta a casa il premio come Miglior Attrice in un film drammatico per il film dell'amico Woody Allen (vincitore del Cecil B. Demille alla carriera in queste stessa edizione). Vi sorprende la vittoria di Cate? A me nemmeno un po'!
Diciamocelo: ci speravamo tutti che Leo portasse a casa questo premio! Quando Jennifer Lawrence ha annunciato la sua vittoria la sala è stata percorsa da un boato. Finalmente Di Caprio porta a casa un premio, meritatissimo, di un "grande slam" cinematografico. Era ora: Leo è cresciuto tantissimo in questi anni, e ne arriveranno altri di premi. Chi come lui negli anni scorsi faceva il pieno di nominations ma non di premi è Amy Adams: anche lei adesso può sorridere di felicità e non digrignare i denti per la rabbia! Jennifer Lawrence e Jared Leto chiudono il cerchio dei riconoscimenti più importanti: la Lawrence prosegue la sua ascesa nell'Olimpo del cinema mentre Jared, dopo sei anni di assenza dalle scene, vince a sorpresa, arrivando alla consacrazione anche in campo cinematografico. Gli U2 incassano il premio come Miglior Canzone Originale mentre, per i premi alla TV, Breaking Bad, House of Cards e Dietro i Candelabri accumulano più riconoscimenti.
E ora, come di consueto...
Chic e Choc dal Red Carpet
Più dei premi, più degli acceptance speech ciò che viene studiato, con precisione maniacale, sono le mise delle star sulla passerella. Solo che a volte i personal stylist c'azzeccano e altre no. Vediamo alcuni degli abiti che hanno sfilato ieri ai Golden Globe:
Come per la sua vittoria, così penso non ci sia bisogno di commentare l'abito indossato da Cate Blanchett. Assolutamente perfetta in Armani Privè.
Si è visto tanto rosso ieri sul red carpet, tendenza alla quale non è sfuggita nemmeno Amy Adams in Valentino. Elegante e raffinata ma il suo look non rimane particolarmente impresso.
Proseguiamo col rosso: Emma Watson in questa particolare e originale creazione di Christian Dior. Emma conferma la sua fama di trendsetter!
Una delle più eleganti insieme alla Blanchett: Lupita Nyong'o in Ralph Lauren.
Nì per Sandra Bullock che indossa un vestito di Prabal Gurung. Troppi colori pastello che fanno a cazzotti.
Due NO secchi e decisi per...
Ahimè, Jennifer Lawrence in Dior che non la esalta e la ingolfa. In rete abbondano ormai le caricature per questo vestito! Perez Hilton, il famoso blogger americano, l'ha paragonata ad Ariel, la sirenetta Disney!
Se Jennifer è la Sirenetta, ieri sera ai Golden Globe c'era anche la strega cattiva del mare, Ursula:
La somiglianza mi è saltata in mente appena ho visto Sofia Vergara con il vestito di Zac Posen. Ma cos'è? La giunonica Sofia per me questa volta ha toppato!