Cast: Robert De Niro, Robin Williams, Diane Keaton, Susan Sarandon, Katherine Heigl, Topher Grace, Ben Barnes, Amanda Seyfried, Patricia Rae, Ana Ayora
Regista: Justin Zackham
I Griffin si preparano al matrimonio del piccolo di famiglia: Alejandro. Il ragazzo, di origine colombiana (interpretato dall'inglesissimo Ben Barnes con un chilo di cerone marrone in faccia per renderlo sudamericano), è stato adottato quando era molto piccolo perché la madre biologica non poteva permettersi di crescere entrambe i figli. Il ragazzo ha trovato nella famiglia Griffin due genitori e due fratelli che lo hanno amato come se fosse loro, biologicamente. La madre di Alejandro, Madonna, per il matrimonio del figlio decide di andare negli Stati Uniti, accompagnata da Nuria, la sorella di Alejandro. Questo è un problema, perché Don ed Ellie sono divorziati e Madonna è una fervente cattolica. Soprattutto, Don ora vive con Bebe, sua compagna ed ex amica del cuore proprio di Ellie. Non sono una famiglia da definire normale, ognuno ha i suoi problemi e stramberie. Ma ciò che conta è l'amore, e nell'allargata famiglia Griffin ce n'è tanto.
Classica commediola americana, non propone nulla di nuovo e cerca di buttare fumo negli occhi dello spettatore con i grandi nomi del cast. Così tante glorie del cinema americano e nuove promesse insieme non si erano mai viste ma ovviamente da soli non riescono a far decollare il film. Tipico lungometraggio in cui gli attori si guadagnano la pagnotta e niente più.
Voi mi chiederete: ma ti deve pur essere piaciuto qualcosa del film? Sì, Ben Barnes! Davanti alla TV mi sono sentita un po' Jamie Lee Curtis in Un pesce di nome Wanda che va su di giri quando sente parlare Kevin Kline in spagnolo. Ben Barnes in questo film si destreggia in qualche dialogo spagnoleggiante. Con accento inglese. Miei pensieri vietati ai minori di 18 anni.
Di arrivo nelle sale in Italia non se ne parla. Meglio così.
Cast: Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, James D'Arcy, Ben Whishaw, Bae Doona, Susan Sarandon, Keith David, David Gyasi, Zhou Xun
Regista: Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer
"Sì lo so, lo so", come ripete sempre l'anziano signor Meeks in uno dei sei episodi di questo film straordinario ed imperdibile: lo so che sono scocciante, ma affermare che le produzioni dei fratelli Wachowski sono degli obbrobri cinematografici è pura pazzia.
E' ovvio che non tutti possono amare un genere come il cyberpunk, in cui rientrano, come già detto, la trilogia di Matrix, Blade Runner, le due Fughe del grande Kurt Russell/Jena Plissken e così via, ma questo film, basato sull'omonimo romanzo dello scrittore inglese David Mitchell pubblicato nel 2004, è un'opera a dir poco stupefacente.
Benedetta sia Natalie Portman! Grazie alla giovane e talentuosa attrice, durante le riprese di V Per Vendetta, Lana Wachowski si interessò a questo libro che la ragazza leggeva sempre durante le pause, e dopo averlo letto si innamorò così tanto della trama da far letteralmente ossessionare suo fratello Andy e il loro amico, il regista tedesco Tom Tykwer, famoso per il film Lola Corre.
Da lì in poi, appoggiati dallo stesso Mitchell, i tre hanno dovuto penare per trovare una casa produttrice che finanziasse il loro progetto alquanto impegnativo e particolare, finché non sono riusciti a convincere la Warner Bros. a produrre nuovamente uno dei loro film, sebbene stavolta la Warner si sia limitata a distribuire il film col proprio marchio solo sul suolo americano (in Italia infatti è stato distribuito dalla Eagle Pictures). Lo scetticismo è stato scatenato dalla semi-incapacità da parte dei produttori di comprendere bene il film. Da qui mi sorge il dubbio profondo che essi non abbiano affatto capito neanche la trilogia di Matrix, scommettendo su di essa solo per le lotte e azioni mirabolanti dei tre film, aspetto che in Cloud Atlas è quasi del tutto assente.
Critiche a parte, il film, con una buona dose di concentrazione, è comprensibile. Bisogna stare attenti solo ai vari ed improvvisi balzi temporali, poiché la trama è composta da sei episodi concatenati tra loro da eventi o persone in particolare: passiamo quindi dalle isole del Pacifico di fine '800 alla Scozia degli anni '30, per poi arrivare agli anni '70 ed ai giorni nostri, fino a giungere al XXII secolo e ad un lontano futuro post-apocalittico, noto come la Caduta, in un periodo non specificato a cavallo tra il XXV ed il XXVI secolo.
L'originalità dei tre registi sta nel fatto che gli attori di alto prestigio all'interno del cast hanno interpretato un ruolo in ciascuna delle sei fasce temporali, al fine di proporre al pubblico il tema delle anime trasmigranti che, a seconda del loro comportamento in vita, possono cambiare o rimanere statiche una volta compiuta la reincarnazione, aspetto che nel libro è assente.
Si può quindi osservare una Halle Berry con la pelle bianca negli anni '30 o addirittura uomo nel XXII secolo, oppure il malefico Hugo Weaving (unica anima rimasta sempre malvagia nel corso degli eventi, insieme a quella di Hugh Grant) divenire una sadica infermiera dei giorni nostri o un diavolo tentatore, noto come Vecchio Georgie, nel periodo dopo la Caduta, e così via.
Quindi, oltre ai temi principali che ciascuna epoca vuole trasmettere agli spettatori, come ad esempio l'orrore della schiavitù nell'Ottocento, i pregiudizi contro l'omosessualità negli anni '30 o il grande potere occulto delle compagnie energetiche negli anni '70, vi è anche l'aspetto spirituale, molto caro ai Wachowski, con il beneplacito di Mitchell che, per siglare questo stupendo "innesto" alla sua trama originale, ha invitato il trio di registi a bersi una bella pinta di birra in un pub nel sud dell'Irlanda.
E' inutile che vi dica la mia: è ovvio che la trilogia di Matrix per me sarà sempre il loro lavoro più riuscito, ma Cloud Atlas occupa di sicuro il secondo posto nella classifica dei film più incredibili e visionari che io abbia mai visto.
In attesa di Jupiter Ascending, il nuovo film dei Wachowski in arrivo nelle sale americane il 25 luglio 2014, vi auguro buona visione, con un unico consiglio se deciderete di guardare questa pellicola, lo stesso consiglio che vi darebbe il saggio Morpheus: sgombrate la vostra mente.
Cast: Emile Hirsch, Christina Ricci, Susan Sarandon, Matthew Fox, John Goodman, Scott Porter, Benno Furmann, Hiroyuki Sanada, Rain, Richard Roundtree, Moritz Bleibtreu
Registi: Andy e Lana Wachowski
Vi ricordate la trilogia di Matrix, con cui vi ho scervellato più e più volte? Oppure Cloud Atlas, uscito a gennaio 2013 in Italia e in arrivo a maggio per il mercato Home Video? Bene, dimenticateli entrambi perché i miei due registi preferiti, i fratelli Wachowski, nel 2008, dopo cinque anni di pausa durante i quali hanno solo lavorato dietro le quinte come sceneggiatori per il mitico film V Per Vendetta nel 2005, sono tornati in azione per dirigere Speed Racer, un remake americano dell'anime giapponese degli anni '60 Mach Go! Go! Go!
Non c'è da meravigliarsi affatto di questa loro ardua scelta, dato che entrambi sono sempre stati dei grandi appassionati di manga ed anime giapponesi. Tuttavia, questa scommessa difficile è costata loro la scissione del contratto firmato con la Warner Bros. anzitempo, a causa del discreto successo della pellicola al botteghino.
Sicuramente io sono di parte affermando che il film è stato notevolmente sottovalutato. Non perché sono un loro grande fan, bensì perché la gente, abituata a vedere solo scene memorabili di scazzottate e botte da orbi in stile orientale come ci hanno abituato i due fratelli di Chicago, ha mal digerito questo cambiamento incentrato sulle corse di auto futuristiche, come per Speed Racer, o sulla questione della trasmigrazione delle anime, visto che anche Cloud Atlas, a cui è andata un po' meglio, ha comunque subito più o meno la stessa sorte. L'unica costante è che la storia di Speed Racer si svolge, come per Matrix, in un lontano futuro.
Infatti il giovane Speed, sin da piccolo, è un grande appassionato di corse d'auto, insieme a suo fratello maggiore Rex, già pilota provetto, e a suo padre Pots, meccanico e costruttore di auto, e sogna di diventare un grande pilota osannato in tutto il mondo. I suoi sogni tuttavia si incrinano quando Rex muore in un gravissimo incidente durante la corsa a Casa Cristo, un tracciato noto per la sua pericolosità.
Ma piuttosto che abbattersi, Speed, divenuto adulto, cerca di dare il massimo, ottenendo grandi risultati in onore del fratello.
E' in quel momento che subentra nella sua vita il signor Royalton, un gentile multimiliardario che gli offre tutto il suo aiuto per l'imminente e prestigioso rally mondiale. Al tempo stesso però, cose strane e traffici loschi all'interno delle Royalton Industries fanno entrare in azione l'ispettore Detector e Racer X, un pilota misterioso noto come l'Angelo Della Morte, che mettono in guardia Speed sul gentile signor Royalton.
Cosa farà il ragazzo? Accetterà a suo rischio e pericolo di gareggiare con Royalton, oppure preferirà tenere alto il nome della famiglia Racer partecipando alla gara solo col sostegno dei familiari e della sua fiamma Trixie?
C'è poco da dire, se non che vi consiglio di vedere questo film, soprattutto perché mostra l'originale verve comica dei Wachowski, rappresentata in numerose scene della pellicola, ma anche perché gli attori scelti sono davvero azzeccati, come è già avvenuto in tutti gli altri film del duo di Chicago, sempre molto scrupoloso nelle proprie decisioni artistiche.
Piccola curiosità: vi ricordate quando vi parlai del film La Saga Dei Nibelunghi? Fate attenzione all'ispettore Detector allora, è Sigfrido! Che cambiamento, eh?
Buona visione!