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venerdì 11 dicembre 2015

The First Time I met...Marion Cotillard


Giorni fa, dando un'occhiata ai post del blog mi accorgo con orrore che non ho scritto nulla di approfondito sulla Divina: Marion Cotillard. Chi segue il blog dagli inizi, sa che perdo quasi completamente l'obiettività con madame. Marion è Marion, e per me qualsiasi cosa faccia è eccelsa. E pensare che stava per mollare la recitazione.

Volete scoprire la storia della diva francese? Allora proseguite la lettura...


Marion Cotillard nasce a Parigi, il 30 settembre 1975.
La sua è una famiglia di artisti: i genitori lavorano nel mondo del cinema e del teatro, e i due fratelli minori, gemelli, Quentin e Guillaume, sono regista e scultore. Si trasferiscono nei pressi di Orléans, dove la piccola Marion trascorre l'infanzia e l'adolescenza. Respirando recitazione fin dalla culla, era impossibile sfuggire a questo percorso, quasi predestinato ma illuminato dal suo grande talento, molto precoce. I genitori la coinvolgono, fin da piccola, negli spettacoli che mettono in scena e, a sedici anni è stata la più giovane allieva ammessa al Conservatorio d'Arte Drammatica di Orléans. Terminati i tre anni di studio, si lancia nei provini: il suo debutto è ne L'histoire du garçon qui voulait qu'on l'embrass di Philippe Harel e ne Il pianeta verde di Coline Serrau. Non va granché bene, così Marion scoraggiata e propensa a cambiare rotta, partecipa ai provini di Taxxi: inaspettatamente per lei, il produttore Luc Besson le assegna la parte di Lily, la compagna del protagonista. Da quel momento sarà tutto in discesa: finalmente il mondo si è accorto della sua bravura e le nomination ai Cesar, gli Oscar francesi, inizieranno a piovere.


Parteciperà a Big Fish di Tim Burton, e ad Una lunga domenica di passioni di Jean Pierre Jeunet per cui vincerà il Cesar. In seguito Mary di Abel Ferrara, al fianco di Juliette Binoche. La Cotillard è ormai molto richiesta anche ad Hollywood, così nel 2006 arriva la sua prima importante parte internazionale, nel film di Ridley Scott, Un'ottima annata con Russell Crowe...


Ed è proprio con questo film che ho scoperto Marion Cotillard, la prima volta l'ho incontrata grazie a Ridley. L'unica cosa che sapevo di questo film è che parlasse di vino e che fosse ambientato in Francia. Per me che sono astemia, il vino proprio non era un'attrattiva a spingermi verso il film, però mi ha incuriosito questo esperimento di Scott e poi alla Provenza non si può dire no. Ah, giusto: c'è Russell! Inizio a vedere il film, e compare lei...


Fanny Chenal, la vulcanica proprietaria di bistrot che non solo incanta Crowe, ma anche me e milioni di spettatori in tutto il mondo. Alla sua prima grande prova internazionale, Marion fa decisamente centro. Poco dopo, il regista Olivier Dahan le propone la parte di Edith Piah nel biopic La vie en rose. I produttori non erano d'accordo: volevano qualcuno che fosse più vendibile sul mercato internazionale. Audrey Tautou sarebbe stata perfetta ma, Dahan non molla: insiste per la Cotillard, in cui ha rivisto una giovane La môme (soprannome della Piaf). I produttori acconsentono ma, tagliano il budget. Così inizia una nuova, grande avventura per Marion. Deve impersonare l'icona francese dai diciannove ai quarantasette anni, sottoponendosi non solo ad una trasformazione fisica ma anche psicologica, avventurandosi nell'animo della Piaf: "Mi hanno rasato i capelli per alzare la fronte, ogni giorno sei ore di trucco per somigliare a Edith. La voce è stato l'ostacolo più difficile, imparare a muovere le labbra nei playback", ha raccontato l'attrice, che della Piaf dice: "Donna egoista, tirannica, ma anche estremamente generosa, un'icona della musica, sempre in bilico tra felicità e autodistruzione". 




Un'interpretazione passionale, pulsante, viscerale e vitale seppur si muova in una vita fatta quasi esclusivamente di sofferenze: la performance della Cotillard entra nella storia della recitazione e vince Oscar, Golden Globe, Cesar e Bafta.
Negli anni a seguire, Marion ha continuato a giostrarsi tra film d'autore, in cui traspare il suo grande carisma, e blockbuster. Sta per tornare al cinema con l'attesissimo Macbeth (in uscita in Italia il 5 gennaio) accanto a Michael Fassbender, e sta filmando Assassin's Creed e il nuovo di Robert Zemeckis, per la prima volta accanto a Brad Pitt
Ora mi capite perché dico che Marion è Marion?




Film recensiti su Incursioni Cinemaniache che vedono protagonista l'attrice:


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martedì 5 maggio 2015

Recensione Flash: Un sapore di ruggine e ossa



Anno e nazione di produzione: Francia, Belgio 2012

Titolo originale: De rouille et d'os; Rust and bone

Distribuzione in Italia: Bim

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Cast: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Armand Verdure, Corinne Masiero

Regista: Jacques Audiard

Alì, giovane padre di Sam, si ritrova a dover badare al figlio senza un lavoro o una casa. Così, decide di trasferirsi ad Antibes, a casa della sorella in cerca di aiuto e di un lavoro. Sam ricomincia ad andare a scuola e Alì trova lavoro come buttafuori in una discoteca. Una sera, conosce Stephanie. La ragazza viene coinvolta in una rissa, e ferita Alì la riaccompagna a casa. Lei che è addestratrice di orche in un parco acquatico, non sa ancora che Alì diventerà indispensabile per lei.
Film del 2012 di Jacques Audiard, molto apprezzato in tutto il mondo per le interpretazioni e la storia, cruda e immediata. E' un film fisico, è il corpo il protagonista assoluto, e i dialoghi, le parole in generale sono accessorie. Tutto avviene attraverso il corpo, compreso il comunicare con gli altri o semplicemente esprimere ciò che i protagonisti provano. Il corpo è anche un rifugio, che sia il proprio o quello di un altro. Oltre le scene di sesso, le nudità e l'amputazione che subisce Stephanie, l'amore secondo Audiard è un qualcosa che si deve toccare, di cui si deve fare esperienza diretta oltre a sentirlo dentro. Inoltre, è un percorso di crescita e cambiamento quello di Alì e Stephanie, che riconoscono i propri limiti e debolezze e non ne hanno paura. Bravo tutto il cast, e al regista il plauso di aver scritto una storia teneramente crudele.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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mercoledì 25 febbraio 2015

Recensione Flash: Due giorni, una notte


Anno e Nazione di Produzione: Belgio 2014

Titolo originale: Deux jours, une nuit

Distribuzione in Italia: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 95 minuti

Cast: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée

Registi: Luc e Jean-Pierre Dardenne  

Sandra è in procinto di tornare a lavoro. Dopo un periodo difficile, per lei e la sua famiglia, la donna guarita dalla depressione, è impaziente di ricominciare con la routine lavorativa. Non ha messo in conto la crisi. L'amica e collega Juliette le riferisce che, per problemi legati alla concorrenza asiatica più a buon mercato, la ditta di pannelli solari per la quale lavorano si è vista costretta a porre i dipendenti davanti una scelta: o un bonus da 1000 euro per ognuno di loro, o salvare il posto di Sandra. Quasi tutti scelgono il bonus. La donna è sull'orlo di un baratro. Solo la tenacia del marito Manu e la disperazione, che lascia spazio lentamente al coraggio, spingono Sandra a lottare.
I fratelli Luc e Jean-Pierre Dardenne tornano al cinema con una storia contemporanea, essenziale nella sua "messinscena" della realtà. Scelgono l'intensa Marion Cotillard come loro eroina, che combatte la crisi e parte in pellegrinaggio, di casa in casa, in cerca di umanità ed empatia. Le reazioni dei colleghi, alla richiesta d'aiuto della protagonista, sono varie: dalla vergogna, alla commozione fino all'animalesca rabbia per la lotta alla sopravvivenza. E' un'umanità, quella che vive la crisi economica, nella sua condizione primordiale, che a tratti i Dardenne mostrano allo spettatore. Lasciano, però, spazio alla speranza, alla forza di ricominciare, insieme o da soli.
Marion Cotillard è ipnotica, una delle sue migliori interpretazioni. La disperazione di Sandra diventa chiave di lettura per l'attrice, che costruisce l'universo della donna con sensibilità e immediatezza. Bravo anche l'attore feticcio dei registi belgi, Fabrizio Rongione: di origini italiane, il suo Manu è forte. Non smette mai di credere nella capacità di rialzarsi della moglie. I Dardenne con la loro regia asciutta, filmano la realtà senza troppi fronzoli. Escludono la musica, il sottofondo è costruito con le lacrime di Sandra, i no dei suoi colleghi e i passi sulla strada, che risuonano di dignità.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì 

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lunedì 24 novembre 2014

Recensione Flash: C'era una volta a New York


Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Titolo Originale: The Immigrant

Distribuzione in Italia: Bim

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Cast: Joaquin Phoenix, Marion Cotillard, Jeremy Renner, Angela Sarafyan, Jicky Schnee

Regista: James Gray

Ewa arriva con la sorella Magda a New York, nel 1921. Sperano di poter ricominciare, dopo che la guerra in Polonia le ha private di tutto, soprattutto dei genitori. Ai controlli, ad Ellis Island, però le due sorelle vengono divise. Magda ha la tubercolosi. Ewa, invece, disperata, si affida a Bruno Weiss. L'uomo, impresario di spettacoli nei locali al tempo del proibizionismo e protettore di un affermato gruppo di prostitute, promette alla donna di aiutarla a ricongiungersi con la sorella. Ewa comprende subito di dover scendere a compromessi, e inizia a lavorare con le ragazze di Bruno. Quando nel locale dove si esibiscono, ritorna Emil, cugino di Bruno, la situazione per la giovane diventa complicata: divisa tra l'attrazione per Emil e gli obblighi verso Bruno, Ewa dovrà scegliere per se stessa e la sorella.
C'era una volta a New York, ennesimo, banale e patetico, titolo italiano. Prendere in considerazione di lasciare quello inglese no, eh? Comunque, il film è un classico melò che si regge su tre grandi interpreti. Joaquin Phoenix, da cattivo a redento, incanta con la sua forza interpretativa. Ugualmente incantevole Marion Cotillard, anche se costretta in un ruolo, soprattutto da metà film, piatto e ripetitivo. Il bravo Jeremy Renner aggiunge l'elemento destabilizzante, sbloccando il personaggio di Phoenix e lanciandolo verso il gran finale. Sicuramente avvincente e dal buon ritmo, ma il film di Gray non brilla per originalità.

Il trailer:


Consigliato: Nì

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martedì 8 gennaio 2013

Recensione Flash: Amami se hai coraggio


Anno e nazione di produzione: Francia 2003

Titolo originale: Jeux d'enfants

Genere: Sentimentale

Durata: 93 minuti

Cast: Guillaume Canet, Marion Cotillard, Thibault Verhaeghe, Josephine Lebas Joly

Regista: Yann Samuell

Julien e Sophie iniziano a giocare da bambini.
Si sfidano su ogni cosa. E se da piccoli questo loro, unico, stare insieme li aiuta nei momenti difficili, una volta adulti complica il loro rapporto. D'amore, non più d'amicizia. Si infliggono lontananze e pesanti sfide perché nessuno dei due vuole interrompere definitivamente quel gioco, che sarebbe la fine della loro storia. Le regole da rispettare per un amore che non ha bisogno di essere confessato perché c'è sempre stato.
Amami se hai coraggio (il titolo italiano è molto meno "poetico" di quello originale) è un film tipicamente francese: sogno e fantasia mixati ad una storia d'amore. Ricorda forse, per atmosfere, Il favoloso mondo di Amelie ma le differenze ci sono. Se in Amelie, nonostante la trama naive, si mantiene un senso logico e una linearità, il primo lungometraggio di Samuell è un bailamme di sentimenti. Il fascino dell'amore di Julien e Sophie è sicuramente irresistibile, ma troppo viene lasciato all'immaginario dello spettatore. Anche la stessa trama.
I piccoli attori che hanno impersonato Julien e Sophie nella prima parte del film sono stati sorprendenti. Guillaume Canet mi è sembrato un po' impacciato. Marion Cotillard antipaticamente deliziosa. Ma lo sapete, io sono di parte quando si parla di madame Cotillard (in Canet, e sì...galeotto fu il film).
Ci sta il gioco, ci sta il sogno e la fantasia, ci sta l'amore declinato diversamente che negli altri film sentimentali, ma monsieur Samuell penso si sia fatto trasportare un po' troppo dalla fantastica storia. A noi spettatori non resta che immaginare Julien e Sophie in una nostra sceneggiatura alternativa.
Guardalo se hai coraggio. Mai titolo fu più profeticamente adatto ad essere rivisitato.


Il trailer:


Consigliato: Nì


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giovedì 13 dicembre 2012

Recensione Flash: Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno


Titolo originale: The Dark Knight Rises

Anno e nazione di produzione: USA 2012

Genere: Azione/Fantascienza

Durata: 165 minuti

Cast: Christian Bale, Anne Hathaway, Tom Hardy, Michael Caine, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt, Gary Oldman, Morgan Freeman, Liam Neeson, Cillian Murphy, Matthew Modine

Regista: Christopher Nolan

Raramente un sequel di un film che amo è riuscito ad eguagliare, se non addirittura superare, le stesse aspettative che avevo per il film che lo precedeva e, nel caso della nuova trilogia di Batman targata Christopher Nolan, c'è stata una doppia sorpresa: la prima è quella de Il Cavaliere Oscuro, uscito quattro anni fa, dove il mitico e compianto Heath Ledger ha dato prova della sua immensa bravura poco prima della sua prematura scomparsa, segno che non avevamo ancora conosciuto pienamente il talento nascosto di questo giovane attore; la seconda, invece, è stata Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno, ultimo capitolo dell'epica trilogia sull'uomo pipistrello.
Ogni cinefilo che si rispetti ha sempre grandi aspettative per un film che attende da tempo ed io ne avevo, e forse anche troppo alte, perché ero partito lanciando una scommessa al film: vediamo se riesce a superare l'epicità del secondo film!
Quale è stato il responso? Ho avuto il batticuore fino all'ultimo minuto del film, per quanto ero preso dalla trama, ricca di suspense, azione e colpi di scena. Una sensazione simile l'avevo provata solo per gli ultimi due capitoli della saga di Harry Potter. Per non parlare poi del senso di vuoto mentre scorrevano i titoli di coda, sapendo che oramai la storia era finita. Una storia che, per chi ha visto i primi due capitoli della trilogia, si svolge ben otto anni dopo la cattura di Joker.
Bruce Wayne vive recluso da tantissimo tempo nel suo castello, dopo la morte della sua amata Rachel. Da tempo non indossa la maschera di Batman: divenuto un fuorilegge perché incolpato per la morte di Harvey Dent, il procuratore distrettuale di Gotham che nessuno, tranne il commissario Gordon, sospettava fosse diventato il super-criminale noto come Due Facce, ucciso perché fonte di minaccia per la famiglia del commissario. Tutto questo per fare in modo che il decreto Dent, per assicurare alla giustizia tutti i criminali della metropoli, venisse messo in atto.
Ma una nuova minaccia è in agguato, una minaccia mai vista prima e di cui la leggiadra e letale ladra Selina Kyle viene a conoscenza per prima: Bane, mercenario spietato e psicotico riesce ad attuare un colpo di mano a Gotham, riportando al potere la Setta Delle Ombre, di cui Bruce faceva parte, sconfiggendo e ferendo gravemente Batman, di cui conosce la vera identità, e recludendolo in un carcere straniero lontano dalla sua città natale. Tutto questo col solo fine di stabilire una tirannia brutale, illudendo la popolazione di poter governare autonomamente senza più differenze tra ricchi e poveri. Ma la bomba a neutroni, rubata alla Wayne Enterprises, è già programmata per distruggere Gotham, nascosta nel groviglio di strade della metropoli. Bruce dovrà quindi cercare di riconquistare fiducia in sé stesso ed evitare il peggio, cercando di fuggire dalla sua prigione e scoprendo a chi Bane ha affidato il telecomando per far esplodere a distanza l'ordigno, non appena la città sarà del tutto pronta a cadere. Ma chi sarà mai questa persona che merita così tanta fiducia da parte di Bane per affidargli il telecomando?
Citando molti giornali di critica, questo film è davvero la degna conclusione di una trilogia che, a mio parere, non ha eguali nella cinematografia sull'uomo pipistrello. Come sempre gli attori scelti da Christopher Nolan, tra i quali spiccano i suoi feticci Christian Bale (Bruce Wayne/Batman), Michael Caine (il maggiordomo Alfred), Tom Hardy (Bane), Marion Cotillard (Miranda Tate), Joseph Gordon-Levitt (John Blake) e Cillian Murphy (Jonathan Crane/Spaventapasseri), hanno dimostrato una bravura eccezionale nell'interpretare i loro ruoli, compresa la bella Anne Hathaway che ha messo a frutto la preparazione atletica degli ultimi mesi con le sue acrobazie da vera e propria "donna-gatto". Il tutto accompagnato dalle splendide musiche di Hans Zimmer.
Tutti gli amanti dei film sui supereroi sono avvertiti quindi: vedetelo e non ve ne pentirete affatto!
Attendo con ansia l'uscita del film dedicato alla Justice League Of America, team di supereroi controparte DC Comics dei "Marvelliani" Avengers, preceduto prima dal reboot di Superman, Man Of Steel, in uscita nel 2013, diretto dal visionario e truculento Zack Snyder e prodotto da Christopher Nolan, nuovo tentativo della Warner di cercare di riportare in auge le vicende dell'invincibile kriptoniano difensore dei terrestri..
Nel frattempo, vi auguro semplicemente buona visione!

Il trailer italiano:


Consigliato: Assolutamente sì

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martedì 30 ottobre 2012

And the Oscar goes to...


Spero che questo post non risulti troppo zuccheroso, tipo l'intro del film Love Actually.
Nel caso lo diventasse...siete avvisati ;)

Ho un'insana fissazione per la notte degli Oscar, non tanto per i film o lo show in sé, ma per i discorsi degli attori nel momento della vittoria, per vedere la commozione sui loro visi e per assaporare delle emozioni genuine.
Quindi voglio fare una rapida carrellata dei discorsi più belli, divertenti o emozionanti della storia degli Oscar, secondo me. Se avete dei vostri discorsi preferiti, scrivetelo nei commenti.

So...let's start!


Penso che uno dei discorsi più emozionanti mai pronunciati durante la notte degli Oscar sia quello di Sidney Poitier in occasione del conferimento dell'Oscar alla carriera nel 2002. 


Ed ecco la traduzione:

"Sono arrivato ad Hollywood all'età di 22 anni, in un'epoca molto diversa da oggi. Un tempo in cui le probabilità che io potessi essere qui, stasera, cinquantatré anni dopo, non sarebbero state a mio favore. Allora non era stata tracciata alcuna via per dove io sperassi di andare. Nessun percorso visibile che potessi seguire. Nessuna consuetudine a cui accordarmi. Eppure sono qui stasera al termine di un viaggio che, nel 1949, sarebbe stato considerato praticamente impossibile. E, difatti, nulla si sarebbe messo in moto se non vi fosse stato un numero inestimabile di scelte coraggiose ed altruistiche intraprese da un manipolo di creatori visionari americani: registi, scrittori e produttori, ciascuno con un forte senso di responsabilità civile verso l'epoca in cui viveva. Ciascuno senza paura di consentire alla propria arte di riflettere le proprie visioni e i propri valori - etici e morali - e per di più, riconoscerli come propri. Erano consapevoli delle difficoltà che si ergevano di fronte a loro, i loro sforzi furono immani e con ogni probabilità avrebbero potuto rivelarsi troppo faticosi per farcela. Nondimeno essi perseverarono, comunicando attraverso la propria arte alla parte migliore di ciascuno di noi. E io ho beneficiato dei loro sforzi; l'industria del cinema ha beneficiato dei loro sforzi; l'America ha beneficiato dei loro sforzi; e in misura maggiore e minore anche il mondo ha beneficiato dei loro sforzi. Per cui è con rispetto che io condivido questo grande onore con Joe Mankiewicz, Richard Brooks, Ralph Nelson, Darryl Zanuck, Stanley Kramer, i fratelli Mirish, specialmente Walter, la cui amicizia si colloca nel pieno centro di questo momento. Guy Green, Norman Jewison, e tutti gli altri che hanno offerto un contributo nel modificare la sorte, per me e per altri. Senza di loro, questo momento così memorabile non avrebbe mai potuto esserci e i tanti giovani eccellenti attori che sono seguiti in maniera ammirevole avrebbero potuto non esserci, come invece ci sono, e non avrebbero potuto arricchire la tradizione del cinema americano, come invece hanno potuto. Io accetto questo premio in memoria di tutti gli attori ed attrici afroamericani che sono venuti prima di me, durante gli anni difficili. Coloro sulle cui spalle ho avuto il privilegio di sedere e vedere dove sarei potuto andare. Il mio amore e il mio ringraziamento alla mia meravigliosa, meravigliosa moglie, i miei figli, i miei nipoti, il mio agente nonché amico Martin Baum e, infine, a tutti coloro del pubblico, in tutto il mondo, che hanno riposto la loro fiducia nel mio giudizio come attore e regista. Io ringrazio ciascuno di voi per il vostro supporto durante tutti questi anni. Grazie."


Quella serata è diventata ancora più magica con la vittoria di Denzel Washington; è il secondo Oscar per l'attore e lo vince nella categoria Miglior Attore Protagonista. Nell'acceptance speech è doveroso il riferimento a Sidney Poitier; definirlo commovente è poco.


"Quarant'anni per ottenere questo premio in questa città, e anche a lui hanno affibbiato questo problema! Ti darò sempre la caccia e seguirò sempre i tuoi passi Sidney perché non potrei fare niente di meglio...Dio ti benedica."


Le due "esibizioni" più divertenti sono sicuramente quelle di Whoopi Goldberg e Cuba Gooding Jr.
Whoopi ammette candidamente di aver sempre desiderato l'Oscar e che non vedeva l'ora di riceverlo!


"Sin da quando ero una bambina volevo questa statuetta...voi non lo sapete. Mio fratello non mi sopportava più e mi ha detto: puoi farcela questa volta, insieme a mia madre e a qualcun altro che mi sta guardando adesso."

Cuba Gooding Jr. invece è l'unico che ha continuato il suo discorso anche quando l'antipatica orchestra ha iniziato a suonare per segnalargli che il tempo a sua disposizione era finito. E il simpatico Cuba non solo ha continuato a parlare ma si è davvero scatenato sul palco ringraziando tutti, da Dio a Tom Cruise. Per la sua folle gioia oltre all'Oscar si è guadagnato una standing ovation!


Per la sezione orgoglio latino non possono mancare ovviamente Javier Bardem e Penelope Cruz.
Javier è molto veloce nel suo discorso...vediamolo:

Vince l'Oscar per il film Non è un paese per vecchi e ringrazia i registi, i fratelli Coen, per avergli fatto indossare la parrucca più brutta della storia! E poi si lascia andare alla dedica dell'Oscar, ovviamente in spagnolo. E secondo voi a chi dedica la statuetta? Alla mamma e alla Spagna.
E i due attori iberici non a caso ora formano una coppia. Il discorso di Penelope Cruz è quasi identico: anche lei, dopo aver ringraziato i registi che hanno creduto in lei sin dall'inizio come Pedro Almodovàr, ad un certo punto parla in spagnolo; dedica l'Oscar alla sua famiglia e ricorda la sua infanzia trascorsa nella città di Alcobendas, dove sognare era un lusso. Ma la futura attrice rimaneva sveglia fino a notte fonda per seguire la notte degli Oscar in TV. Aggiunge anche che l'arte è un linguaggio universale e bisogna fare di tutto per proteggerlo.


Sono a tutta famiglia i discorsi di Reese Whiterspoon e Kate Winslet.
Reese vince l'Oscar per Walk the line - Quando l'amore brucia l'anima, dove interpreta accanto a Joaquin Phoenix la coppia Johnny Cash - June Carter.


Entusiasta del personaggio che ha interpretato, "Ringrazio T. Bone Burnett per avermi felicemente aiutato a realizzare uno dei sogni della mia vita: diventare una cantante country!" Ringrazia poi il suo co-partner nel film, e passa alla famiglia. I genitori che l'hanno sempre supportata e il marito (ora ex...) e i figli "che dovrebbero essere a letto". I valori che la nonna le ha trasmesso li ha ritrovati impersonando June Carter che diceva: "Sto solo cercando di fare la differenza".
L'attrice inglese, invece, riceve l'Oscar per la magnifica interpretazione in The Reader.


"Ho scritto la prima versione di questo discorso quando avevo probabilmente otto anni, davanti allo specchio del bagno e questa (indicando la statuetta) era una bottiglia di shampoo. Ma non è una bottiglia di shampoo adesso!"

I ringraziamenti alla famiglia sono divertenti: non riuscendo ad individuare i genitori in platea, l'attrice chiede al padre di fischiare! Li individua e parte l'applauso divertito del pubblico.

La più dolce, commossa, sorpresa e senza parole è senz'altro l'adorabile Marion Cotillard.


L'attrice francese non aveva rivali: la sua Edith Piaf è stata extraordinaire ! Ringrazia il regista del film: "Olivier cosa mi hai fatto? Maestro Olivier Dahan you rock my life!" Non sapendo cosa dire ringrazia la vita, l'amore e dice che è vero che ci sono gli angeli in quella città, riferendosi a Los Angeles.
Più esuberante è stato sicuramente Jean Dujardin.


L'attore premiato per il film muto The Artist, con un delizioso accento francese dice "Amo il vostro paese!" E dopo un breve excursus sulla prima notte degli Oscar nel 1929 che durò 15 minuti, dice di essersi ispirato per il ruolo al divo del muto Douglas Fairbanks e primo presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. E citando il regista italo-americano Joseph Valentine, in francese esclama "Wow! Che vittoria geniale!"

Il più commovente è sicuramente quello di Adrien Brody, che riceve l'Oscar per Il pianista di Roman Polanski.


Tutti in platea si alzano, contenti della sua vittoria.
Dopo un bacio a sorpresa con Halle Berry che l'ha premiato, l'attore dice che non aveva compreso che fosse stato nominato il suo nome.

"Non ho preparato un discorso, perché ogni volta che lo preparavo non vincevo! Ci sono momenti nella vita nei quali sembra che ogni cosa abbia un senso. Questo non è uno di quelli!"

Si commuove quando ringrazia la madre. Quando ringrazia il regista e poi quando  l'orchestra comincia a suonare, la ferma. E per fortuna, perché Adrien ha qualcosa di importante da dire: ricorda i terribili anni del secondo conflitto mondiale, durante i quali è ambientato il film, e si ricollega ai tempi moderni sperando nella pace.

Come dimenticare la mitica Meryl Streep? Quest'anno ha vinto il suo terzo Oscar su 17 nominations ricevute nell'arco della sua carriera. Insomma detiene il record di più nominations ricevute da un attore nella storia del premio.
Divertentissimo il suo discorso:


"Oh mio Dio! Ma dai! Grazie mille! Grazie! Grazie! Quando ho sentito il mio nome ho immaginato l'America che diceva <<Oh no! Ma dai! Perchè? Lei? Ancora?>> Ma, vabbè!"

E dopo continua dicendo di voler ringraziare per primo il marito perché altrimenti alla fine partirebbe la musica! Insomma, sempre la malefica orchestra.


Ed infine un po' di orgoglio italiano: Federico Fellini e Roberto Benigni.



Ad accoglierlo un pubblico che non vuole smettere di applaudire. 
Il discorso del maestro Fellini, con un inglese dall'accento romagnolo, è famoso per il grazie Marcellino che sei venuto fin qui! rivolto a Mastroianni, che insieme a Sofia Loren gli consegna l'Oscar alla carriera, e lo Stop crying! rivolto a Giulietta Masina, la sua carissima moglie e attrice in tanti suoi film.

Cosa dire di Roberto Benigni?



Come sempre Benigni diverte, sorprende e smuove l'ingessata cerimonia degli Oscar.


Tutti entusiasti della sua vittoria, l'onnipresente Sofia Loren commossa fino alle lacrime. Ringrazia la mamma e il babbo per avergli donato la povertà. Dedica la statuetta a chi gli ha ispirato il film, a coloro che hanno dato la vita e non ci sono più.
E citando Dante, l'amor che muove il sole e l'altre stelle, dedica il premio anche alla moglie Nicoletta Braschi.

Hollywood è dove i sogni si avverano...o si vedono in TV.

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giovedì 4 ottobre 2012

Attrici che amo

Ieri è stata la volta dei maschietti, oggi invece voglio parlarvi delle attrici che amo. Donne che valgono sia come professioniste che come esseri umani. I due aspetti per me sono indivisibili. Cominciamo subito...Keira Knightley





Molti pensano sia brutta, troppo magra, troppo piatta, etc...Per me è affascinante, oltre che una brava attrice. La bellezza è fatta, secondo me, anche di irregolarità o stranezze. Non possono essere tutte delle Barbie, perfette. L'ho vista per la prima volta in Sognando Beckam, da lì il cammino per Keira è stato tutto in discesa. Aspetto di vederla in Anna Karenina di Joe Wright. Sono sicura che non mi deluderà.


La nevrotica di Maledetto il giorno che t'ho incontrato, la moglie tradita de I giorni dell'abbandono, o la donna delusa di Due Partite...Margherita Buy qualsiasi ruolo interpreti è fenomenale. Spazia dal comico al drammatico con una naturalezza non comune. E' una vera attrice. Punto.


A Sandra Bullock ci sono affezionata. Più di Meg Ryan, è lei la ragazza della porta accanto. Ultimamente s'è rifatta un po' troppo, però c'ha guadagnato un Oscar (The Blind Side, 2009). Molti se la ricordano più per le commedie, ma la Bullock ci sa fare anche nei ruoli drammatici, basta ricordare Crash di Paul Haggis, o lo stesso The Blind Side. Sandrina per me è adorabile.


Potevo non includerla la mia Audrey? Su di lei non scriverò nulla, sarebbe un elenco di lodi lodi lodi! Impossibile che non abbiate visto un suo film, ma se non l'avete fatto sceglietene uno qualunque e vi innamorerete perdutamente di lei.


Gong Li, cinese. Forse non la conoscono in molti, ma è una delle attrici asiatiche più brave, e più belle. Ha vinto la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1992. L'ho scoperta tardi purtroppo, ho visto soltanto La città proibita e Memorie di una Geisha...ma mi ha incantato.

Altra bellezza asiatica...


Zhang Ziyi: straordinaria in Memorie di una Geisha, di Rob Marshall. U.S.A. e Cina si incontrano per dare vita sul grande schermo ad una favola, in cui Ziyi è la maggior affabulatrice. Brava anche in La Tigre e il Dragone di Ang Lee, uno dei suoi primi film. Tenetela d'occhio.


Maya Sansa, per me, è come con Audrey Hepburn: la adoro in tutto quello che fa.


Cate Blanchett: ha una grinta incredibile, che traspare quando recita. La maggior parte dei ruoli che ha interpretato sono di donne forti e indipendenti. L'ammiro molto...si nota?


Una new entry: Emma Stone. Non abbiamo visto ancora niente di lei; se l'è cavata in The Help, anche se è stata un po' messa in ombra dalle altre due protagoniste. Emma ha ancora della strada da fare, ma penso farà grandi cose. Sperando che non si perda nei blockbusters.

Aishwarya Rai


Indiana, secondo me la donna più bella al mondo. Effettivamente è stata Miss Mondo ;) E' una star di Bollywood, ha girato un sacco di film in India, ma anche Hollywood si è accorto di lei (L'ultima Legione con Colin Firth). Come poteva non farlo? Prevalentemente la sua filmografia è costituita da film indiani, anche lei ha spaziato dalle commedie ai film drammatici o d'azione. Ma se volete vedere davvero di cosa è capace Ash (così la chiamano i suoi fan) guardate La Sposa dell'Imperatore (Jodhaa-Akbar), non ve ne pentirete.


Emily Blunt...amo questa donna! Lo so, non è la prima volta che lo dico in questo post, le adoro un po' tutte per ragioni diverse, quindi perdonatemi la ripetitività.
Emily c'ha una faccia da str...a! Ed è proprio questo che mi piace di lei! Anzi, vorrei essere come lei. Quel viso sembra ti dica: ehi, tu non mi freghi!
L'ho vista per la prima volta ne Il Club di Jane Austen, ma non mi aveva colpito granché. Mi sono definitivamente innamorata di lei ne Il diavolo veste Prada e in The young Victoria. Secondo me una delle stelle nascenti di Hollywood.


Mi devo ripetere ancora...adoro Rachel Weisz! Brava, bella, Premio Oscar 2005 per The Constant Gardener. Non la conoscete? Allora dovete assolutamente riparare!

Ultime due attrici, Kate Winslet


Mi stava antipatica in Titanic. Ma avevo 12 anni. E lei si sbaciucchiava con Leonardo di Caprio, il mio fidanzato di allora. A parte gli scherzi, passato il periodo da teenager, Kate è diventata una delle mie attrici preferite. Non mi dilungo sulle sue capacità, penso le conosciate.


Marion Cotillard, dalla Francia con furore. Classe ne ha da vendere, esordisce nel cinema che "conta" con Ridley Scott in Un'Ottima Annata: Russell Crowe perde la testa per lei. Diventa una stupenda Edith Piaf in La vie en rose. Hollywood la rapisce, e la vediamo in Inception. Confusamente adorabile in Midnight in Paris di Woody Allen. E poi Marion è Bilancia come me...abbiamo sempre una marcia in più! Vedi anche Maya Sansa ;)

Ok, vi ho annoiato abbastanza. Anche per le attrici ne ho dovute omettere molte, sia italiane che straniere. Magari farò una "seconda puntata", sia per le attrici che per gli attori.

INCURSIONI CINEMANIACHE

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