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venerdì 12 luglio 2013

David di Donatello 2013


Ieri sera si è svolta, presso gli studi televisivi della DEAR a Roma, la 57^ edizione degli "Oscar" del cinema italiano, i David di Donatello. A precedere la serata di premiazione, l'incontro in mattinata degli artisti, come di consueto, al Quirinale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello stato, con il ministro dei Beni Culturali Bray, hanno colto l'occasione per sottolineare la vicinanza e l'appoggio dello Stato al comparto cinematografico italiano, che ormai da qualche anno, sta attraversando un momento di crisi, ovviamente economica. Mancanza di soldi sicuramente, ma a volte anche mancanza di idee originali. Ma questo è un parere personale, of course.


A differenza degli anni scorsi, quando la serata di premiazione era relegata in seconda serata su Rai Uno, quest'anno la rete ammiraglia ha riservato ai David il prime time. Meglio tardi che mai. A condurre non più l'insofferente Tullio Solenghi ma Lillo e Greg, simpatici anche se un po' impostati vista la serata.

La consueta fretta che contraddistingue la serata televisiva era sicuramente più smorzata rispetto alle altre edizioni, anche se presente. E questo sicuramente non giova sicuramente allo spettacolo, trasmettendo ansia allo spettatore e ilarità tra gli artisti che come staffette si avvicendano sul palco per le premiazioni.
Non possiamo definire la cinquantasettesima edizione dei David come quella delle sorprese, prevedibilità a gogò. Alcuni premi davvero meritati, altri mah! Non metto in dubbio la bravura e il talento dei premiati, ma in alcune categorie ha vinto il nome. Scopriamo i vincitori delle categorie più importanti:

MIGLIOR FILM

DIAZ di Daniele Vicari
EDUCAZIONE SIBERIANA di Gabriele Salvatores
Io E Te di Bernardo Bertolucci
LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore (Vincitore)
VIVA LA LIBERTA' di Roberto Andò

MIGLIOR REGISTA

BERNARDO BERTOLUCCI per Io e Te
MATTEO GARRONE per Reality
GABRIELE SALVATORES per Educazione Siberiana
GIUSEPPE TORNATORE per La Migliore Offerta (Vincitore)
DANIELE VICARI per Diaz

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (con ex aequo)

ANIELLO ARENA per Reality
TONI SERVILLO per Viva la libertà
SERGIO CASTELLITTO per Una Famiglia Perfetta
ROBERTO HERLITZKA per Il Rosso e il Blu
LUCA MARINELLI per Tutti i santi giorni
VALERIO MASTRANDREA per Gli Equilibristi (Vincitore)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

VALERIA BRUNI TEDESCHI per Viva la Libertà
MARGHERITA BUY per Viaggio Sola (Vincitrice)
THONY per Tutti i santi giorni
TEA FALCO per Io e Te
JASMINE TRINCA per Un giorno devi andare

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (con ex aequo)

AMBRA ANGIOLINI per Viva l'Italia
ANNA BONAIUTO per Viva la libertà
ROSABELL LAURENTI SELLERS per Gli Equilibristi
FRANCESCA NERI per Una famiglia perfetta
FABRIZIA SACCHI per Viaggio Sola
MAYA SANSA per Bella Addormentata (Vincitrice)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

STEFANO ACCORSI per Viaggio Sola
GIUSEPPE BATTISTON per Il comandante e la cicogna
MARCO GIALLINI per Buongiorno Papà
VALERIO MASTRANDREA per Viva la libertà (Vincitore)
CLAUDIO SANTAMARIA per Diaz

MIGLIOR PRODUTTORE

FABRIZIO MOSCA per Alì ha gli occhi azzurri
DOMENICO PROCACCI per Diaz (Vincitore)
RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ (Cattleya e Rai Cinema) per Educazione Siberiana
ISABELLA COCUZZA E ARTURO PAGLIA per La Migliore Offerta
ANGELO BARBAGALLO per Viva la libertà

MIGLIOR MUSICISTA

ALEXANDRE DESPLAT per Reality
ENNIO MORRICONE per La Miglior Offerta (Vincitore)
MAURO PAGANI per Educazione Siberiana
FRANCO PIERSANTI per Io e Te
TEHO TEARDO per Diaz

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA

007 SKYFALL di Sam Mendes
AMOUR di Michael Haneke (Vincitore)
ANNA KARENINA di Joe Wright
QUARTET di Dustin Hoffman
UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA di Jacques Audiard

MIGLIOR FILM STRANIERO

ARGO di Ben Affleck
DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino (Vincitore)
IL LATO POSITIVO di David O. Russell
LINCOLN di Steven Spielberg
VITA DI PI di Ang Lee


A far man bassa di statuette Giuseppe Tornatore con La Miglior Offerta: Peppuccio non solo ha vinto nelle categorie principali ma ha trionfato anche nei premi minori. Non sorpreso, di più Valerio Mastrandrea che vince sia come Miglior Attore Protagonista che Non Protagonista. 


Non ho visto il film di Maria Sole Tognazzi, Viaggio Sola, quindi non posso esprimermi sulla vittoria di Margherita Buy ma è stato bello il momento della premiazione quando l'attrice ha ricevuto il premio da Carlo Verdone, che l'ha diretta in Maledetto il giorno che t'ho incontrato. Il regista romano è rimasto sul palco per presentare il documentario su Alberto Sordi, girato col fratello Luca Verdone.


Dolcissima ed emozionata la futura mamma, Maya Sansa, che vince il premio per Miglior Attrice non Protagonista per Bella Addormentata di Marco Bellocchio. Lo dico da sempre ma repetita, iuvant: Maya è forse l'attrice meno "sfruttata" in Italia ed è un peccato perché è un concentrato di bravura e carisma. E poi le altre due "sorprese" della serata, oltre all'enplein di Tornatore: Ennio Morricone che vince per Miglior Musica e Domenico Procacci per Miglior Produttore. Non sorprendono molto queste vittorie, siamo in Italia. I giurati del premio sono stati prevedibili anche nelle categorie di Miglior Film Europeo e Straniero.
A differenza di altri premi cinematografici internazionali, ai David gli outsider sono una razza sconosciuta, meglio andare sul sicuro e nominare i soliti noti. E gli ex aequo mi fanno pensare ad una mancata presa di posizione netta. Esagero? Sorry, sò troppo precisina, e oggi stranamente polemica. A ragione o a torto? Chissà...

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lunedì 5 novembre 2012

Clichés all'italiana

Post veloce veloce, altrimenti più che parlare di clichés, cadrei nel vittimismo italico.
Due film in cui noi italiani ne usciamo fuori messi maluccio. Comincio dal più grottesco e...offensivo.




Storia di una donna che ha perso la voglia di vivere, e avendo una barca di soldi decide di viaggiare per tornare a meravigliarsi di qualcosa. E già dalla trama, non è che mi garba più di tanto. Ma scusatemi, forse sono troppo choosy.
Liz pianifica il suo viaggio e decide di andare in Italia, poi India e infine la Thailandia. In Italia viene per mangiare...ehm ehm...non ho letto il romanzo da cui è tratto il film e forse lì è spiegato meglio, ma com'è che la cara signora americana viene nel Bel Paese per mangiare? Che cosa insolita! Primo cliché. Gli altri? Noi italiani non facciamo nulla dalla mattina alla sera se non bere il nostro buon vino, mangiare le nostre squisitezze e fare bene all'ammore. Tutto qui. E cavolo, se ne sono dimenticati uno, che se ricordo bene nel film è appena abbozzato: l'Arte.
Tutto il film è noioso, un trionfo di banalità in ogni paese.



Dopo Barcellona e Parigi, Woody Allen conclude il suo tour europeo in Italia, a Roma. Evidentemente dopo tante trasvolate ed emozioni in giro per il vecchio continente, annebbiato dalla fatica, deve aver scritto il copione di To Rome with Love tra un sorso di sangria e un morso alla baguette sull'aereo che lo stava portando nella Capitale.
Una commedia umana fiacca, infarcita di clichés e di qualche debole battuta del caro Woody. Insomma il regista è venuto in Italia per rilassarsi, mica per sbancare i botteghini. Di certo non è farsesco come Mangia Prega Ama, un po' di amore per l'Italia c'è. Ma un cast di stelle nostrane e non, la bellezza di Roma e il cinismo ammaccato di Allen non bastano per risollevare le sorti di questo film che tra qualche trovata originale (il becchino che si trasforma in cantante lirico sotto la doccia) e una smandolinata è il più sfortunato della trilogia europea. E ovviamente è toccato proprio a noi.


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martedì 30 ottobre 2012

And the Oscar goes to...


Spero che questo post non risulti troppo zuccheroso, tipo l'intro del film Love Actually.
Nel caso lo diventasse...siete avvisati ;)

Ho un'insana fissazione per la notte degli Oscar, non tanto per i film o lo show in sé, ma per i discorsi degli attori nel momento della vittoria, per vedere la commozione sui loro visi e per assaporare delle emozioni genuine.
Quindi voglio fare una rapida carrellata dei discorsi più belli, divertenti o emozionanti della storia degli Oscar, secondo me. Se avete dei vostri discorsi preferiti, scrivetelo nei commenti.

So...let's start!


Penso che uno dei discorsi più emozionanti mai pronunciati durante la notte degli Oscar sia quello di Sidney Poitier in occasione del conferimento dell'Oscar alla carriera nel 2002. 


Ed ecco la traduzione:

"Sono arrivato ad Hollywood all'età di 22 anni, in un'epoca molto diversa da oggi. Un tempo in cui le probabilità che io potessi essere qui, stasera, cinquantatré anni dopo, non sarebbero state a mio favore. Allora non era stata tracciata alcuna via per dove io sperassi di andare. Nessun percorso visibile che potessi seguire. Nessuna consuetudine a cui accordarmi. Eppure sono qui stasera al termine di un viaggio che, nel 1949, sarebbe stato considerato praticamente impossibile. E, difatti, nulla si sarebbe messo in moto se non vi fosse stato un numero inestimabile di scelte coraggiose ed altruistiche intraprese da un manipolo di creatori visionari americani: registi, scrittori e produttori, ciascuno con un forte senso di responsabilità civile verso l'epoca in cui viveva. Ciascuno senza paura di consentire alla propria arte di riflettere le proprie visioni e i propri valori - etici e morali - e per di più, riconoscerli come propri. Erano consapevoli delle difficoltà che si ergevano di fronte a loro, i loro sforzi furono immani e con ogni probabilità avrebbero potuto rivelarsi troppo faticosi per farcela. Nondimeno essi perseverarono, comunicando attraverso la propria arte alla parte migliore di ciascuno di noi. E io ho beneficiato dei loro sforzi; l'industria del cinema ha beneficiato dei loro sforzi; l'America ha beneficiato dei loro sforzi; e in misura maggiore e minore anche il mondo ha beneficiato dei loro sforzi. Per cui è con rispetto che io condivido questo grande onore con Joe Mankiewicz, Richard Brooks, Ralph Nelson, Darryl Zanuck, Stanley Kramer, i fratelli Mirish, specialmente Walter, la cui amicizia si colloca nel pieno centro di questo momento. Guy Green, Norman Jewison, e tutti gli altri che hanno offerto un contributo nel modificare la sorte, per me e per altri. Senza di loro, questo momento così memorabile non avrebbe mai potuto esserci e i tanti giovani eccellenti attori che sono seguiti in maniera ammirevole avrebbero potuto non esserci, come invece ci sono, e non avrebbero potuto arricchire la tradizione del cinema americano, come invece hanno potuto. Io accetto questo premio in memoria di tutti gli attori ed attrici afroamericani che sono venuti prima di me, durante gli anni difficili. Coloro sulle cui spalle ho avuto il privilegio di sedere e vedere dove sarei potuto andare. Il mio amore e il mio ringraziamento alla mia meravigliosa, meravigliosa moglie, i miei figli, i miei nipoti, il mio agente nonché amico Martin Baum e, infine, a tutti coloro del pubblico, in tutto il mondo, che hanno riposto la loro fiducia nel mio giudizio come attore e regista. Io ringrazio ciascuno di voi per il vostro supporto durante tutti questi anni. Grazie."


Quella serata è diventata ancora più magica con la vittoria di Denzel Washington; è il secondo Oscar per l'attore e lo vince nella categoria Miglior Attore Protagonista. Nell'acceptance speech è doveroso il riferimento a Sidney Poitier; definirlo commovente è poco.


"Quarant'anni per ottenere questo premio in questa città, e anche a lui hanno affibbiato questo problema! Ti darò sempre la caccia e seguirò sempre i tuoi passi Sidney perché non potrei fare niente di meglio...Dio ti benedica."


Le due "esibizioni" più divertenti sono sicuramente quelle di Whoopi Goldberg e Cuba Gooding Jr.
Whoopi ammette candidamente di aver sempre desiderato l'Oscar e che non vedeva l'ora di riceverlo!


"Sin da quando ero una bambina volevo questa statuetta...voi non lo sapete. Mio fratello non mi sopportava più e mi ha detto: puoi farcela questa volta, insieme a mia madre e a qualcun altro che mi sta guardando adesso."

Cuba Gooding Jr. invece è l'unico che ha continuato il suo discorso anche quando l'antipatica orchestra ha iniziato a suonare per segnalargli che il tempo a sua disposizione era finito. E il simpatico Cuba non solo ha continuato a parlare ma si è davvero scatenato sul palco ringraziando tutti, da Dio a Tom Cruise. Per la sua folle gioia oltre all'Oscar si è guadagnato una standing ovation!


Per la sezione orgoglio latino non possono mancare ovviamente Javier Bardem e Penelope Cruz.
Javier è molto veloce nel suo discorso...vediamolo:

Vince l'Oscar per il film Non è un paese per vecchi e ringrazia i registi, i fratelli Coen, per avergli fatto indossare la parrucca più brutta della storia! E poi si lascia andare alla dedica dell'Oscar, ovviamente in spagnolo. E secondo voi a chi dedica la statuetta? Alla mamma e alla Spagna.
E i due attori iberici non a caso ora formano una coppia. Il discorso di Penelope Cruz è quasi identico: anche lei, dopo aver ringraziato i registi che hanno creduto in lei sin dall'inizio come Pedro Almodovàr, ad un certo punto parla in spagnolo; dedica l'Oscar alla sua famiglia e ricorda la sua infanzia trascorsa nella città di Alcobendas, dove sognare era un lusso. Ma la futura attrice rimaneva sveglia fino a notte fonda per seguire la notte degli Oscar in TV. Aggiunge anche che l'arte è un linguaggio universale e bisogna fare di tutto per proteggerlo.


Sono a tutta famiglia i discorsi di Reese Whiterspoon e Kate Winslet.
Reese vince l'Oscar per Walk the line - Quando l'amore brucia l'anima, dove interpreta accanto a Joaquin Phoenix la coppia Johnny Cash - June Carter.


Entusiasta del personaggio che ha interpretato, "Ringrazio T. Bone Burnett per avermi felicemente aiutato a realizzare uno dei sogni della mia vita: diventare una cantante country!" Ringrazia poi il suo co-partner nel film, e passa alla famiglia. I genitori che l'hanno sempre supportata e il marito (ora ex...) e i figli "che dovrebbero essere a letto". I valori che la nonna le ha trasmesso li ha ritrovati impersonando June Carter che diceva: "Sto solo cercando di fare la differenza".
L'attrice inglese, invece, riceve l'Oscar per la magnifica interpretazione in The Reader.


"Ho scritto la prima versione di questo discorso quando avevo probabilmente otto anni, davanti allo specchio del bagno e questa (indicando la statuetta) era una bottiglia di shampoo. Ma non è una bottiglia di shampoo adesso!"

I ringraziamenti alla famiglia sono divertenti: non riuscendo ad individuare i genitori in platea, l'attrice chiede al padre di fischiare! Li individua e parte l'applauso divertito del pubblico.

La più dolce, commossa, sorpresa e senza parole è senz'altro l'adorabile Marion Cotillard.


L'attrice francese non aveva rivali: la sua Edith Piaf è stata extraordinaire ! Ringrazia il regista del film: "Olivier cosa mi hai fatto? Maestro Olivier Dahan you rock my life!" Non sapendo cosa dire ringrazia la vita, l'amore e dice che è vero che ci sono gli angeli in quella città, riferendosi a Los Angeles.
Più esuberante è stato sicuramente Jean Dujardin.


L'attore premiato per il film muto The Artist, con un delizioso accento francese dice "Amo il vostro paese!" E dopo un breve excursus sulla prima notte degli Oscar nel 1929 che durò 15 minuti, dice di essersi ispirato per il ruolo al divo del muto Douglas Fairbanks e primo presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. E citando il regista italo-americano Joseph Valentine, in francese esclama "Wow! Che vittoria geniale!"

Il più commovente è sicuramente quello di Adrien Brody, che riceve l'Oscar per Il pianista di Roman Polanski.


Tutti in platea si alzano, contenti della sua vittoria.
Dopo un bacio a sorpresa con Halle Berry che l'ha premiato, l'attore dice che non aveva compreso che fosse stato nominato il suo nome.

"Non ho preparato un discorso, perché ogni volta che lo preparavo non vincevo! Ci sono momenti nella vita nei quali sembra che ogni cosa abbia un senso. Questo non è uno di quelli!"

Si commuove quando ringrazia la madre. Quando ringrazia il regista e poi quando  l'orchestra comincia a suonare, la ferma. E per fortuna, perché Adrien ha qualcosa di importante da dire: ricorda i terribili anni del secondo conflitto mondiale, durante i quali è ambientato il film, e si ricollega ai tempi moderni sperando nella pace.

Come dimenticare la mitica Meryl Streep? Quest'anno ha vinto il suo terzo Oscar su 17 nominations ricevute nell'arco della sua carriera. Insomma detiene il record di più nominations ricevute da un attore nella storia del premio.
Divertentissimo il suo discorso:


"Oh mio Dio! Ma dai! Grazie mille! Grazie! Grazie! Quando ho sentito il mio nome ho immaginato l'America che diceva <<Oh no! Ma dai! Perchè? Lei? Ancora?>> Ma, vabbè!"

E dopo continua dicendo di voler ringraziare per primo il marito perché altrimenti alla fine partirebbe la musica! Insomma, sempre la malefica orchestra.


Ed infine un po' di orgoglio italiano: Federico Fellini e Roberto Benigni.



Ad accoglierlo un pubblico che non vuole smettere di applaudire. 
Il discorso del maestro Fellini, con un inglese dall'accento romagnolo, è famoso per il grazie Marcellino che sei venuto fin qui! rivolto a Mastroianni, che insieme a Sofia Loren gli consegna l'Oscar alla carriera, e lo Stop crying! rivolto a Giulietta Masina, la sua carissima moglie e attrice in tanti suoi film.

Cosa dire di Roberto Benigni?



Come sempre Benigni diverte, sorprende e smuove l'ingessata cerimonia degli Oscar.


Tutti entusiasti della sua vittoria, l'onnipresente Sofia Loren commossa fino alle lacrime. Ringrazia la mamma e il babbo per avergli donato la povertà. Dedica la statuetta a chi gli ha ispirato il film, a coloro che hanno dato la vita e non ci sono più.
E citando Dante, l'amor che muove il sole e l'altre stelle, dedica il premio anche alla moglie Nicoletta Braschi.

Hollywood è dove i sogni si avverano...o si vedono in TV.

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