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venerdì 8 agosto 2014

Recensione Flash: Grand Budapest Hotel


Anno e Nazione di Produzione: USA 2014

Titolo Originale: The Grand Budapest Hotel

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Commedia

Durata: 100 minuti

Cast: Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Tony Revolori, Mathieu Amalric, Jeff Goldblum, Adrien Brody, Willem Dafoe, Tilda Swinton, Jude Law, Harvey Keitel, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Owen Wilson, Jason Schwartzman, Léa Seydoux

Regista: Wes Anderson


Al Grand Budapest Hotel di Dubrowka, nella hall e per i corridoi, si aggirano solitarie solitudini. Gli ospiti che alloggiano lì, ognuno di loro rigorosamente solo, si abbandonano felicemente alla propria depressione. Tranne uno, un giovane scrittore che, per quanto cultore appassionato dell'isolamento, si incuriosisce di un ospite. Per caso, i due si incontrano e si scopre che il misterioso ospite, altri non è che il proprietario dell'albergo, mr. Moustafa. A cena, il ricco imprenditore svelerà allo scrittore l'origine della sua fortuna, e racconterà di monsieur Gustave, impeccabile concierge del Budapest negli anni d'oro dell'hotel.
Wes Anderson mixa vari elementi con il suo inconfondibile stile cinematografico e, aggiungendo una patina da vecchi film anni Trenta, regala una piccola perla di comicità e leggerezza. Non trascurando, comunque, riflessioni sulla realtà. New entries e vecchi amici nel cast. Ralph Fiennes è sicuramente il nuovo arrivo più importante. Da anni, ha dichiarato l'attore, voleva lavorare con Anderson. E ora che ce l'ha fatta ha impeccabilmente, grazie al suo talento istrionico, dato vita al concierge dandy Gustave. Bravo anche il coprotagonista Tony Revolori, l'immigrato neo assunto al Budapest che collega il passato del film al presente dello spettatore. 
Una vita avventurosa, quella di monsieur Gustave, che accompagna lo spettatore nel mondo caleidoscopico e colorato di Anderson, dove c'è sempre spazio per personaggi teneri e stralunati. E per amori dolci, a breve scadenza.

Il trailer:

   

Consigliato: Sì

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domenica 27 gennaio 2013

Un film per non dimenticare...Giorno della Memoria


Il 27 gennaio 1945 è la data in cui furono abbattuti i cancelli del lager nazista di Auschwitz.
Ogni anno, nonostante le tragedie contemporanee, ricordare la shoah ebraica e la bestialità umana che l'ha provocata, non deve essere un mero esercizio retorico ma un'occasione per riflettere e migliorare. Perché sei milioni di persone non possono essere dimenticate in settant'anni. Perché il passato non è passato se le menti rimangono chiuse nel buio dell'ignoranza.

"Wladyslaw Szpilman: C’è un’ordinanza che vieta agli ebrei di sostare nei giardini.
Dorota: Stai scherzando? 
Wladyslaw Szpilman: No, per niente. Ci potremmo sedere su una panchina, ma c’è un’altra ordinanza che vieta agli ebrei di sedersi sulle panchine.
Dorota: Ma è assurdo!
Wladyslaw Szpilman: Possiamo stare in piedi e parlare, non penso che ciò sia vietato."

Il Pianista è diretto da Roman Polanski, film del 2002 con protagonista uno straordinario Adrien Brody. Basato sulla storia vera e sul libro di Wladyslaw Szpilman.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, durante l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista, gli ebrei di Varsavia vedono la loro vita stravolta e i loro averi confiscati. Rinchiusi in un ghetto, verranno a poco a poco deportati, decimati, dispersi nel vento. Della famiglia Szpilman, Wladyslav, apprezzato pianista, riesce a salvare sé stesso grazie alla sua arte, il suo pianoforte. Il suo amore per la musica e per la vita riusciranno a tenerlo lucido in un periodo in cui la follia era l'unica realtà.


Lo stesso Polanski ha vissuto la storia da lui raccontata nel film: il trasferimento nel ghetto, la separazione dai genitori, la loro morte, una vita da solo a ricordare.
Il regista non lascia spazio ad una storia romanzata ma col suo pubblico è crudele e spietato. Come la realtà che ogni giorno viveva Wladyslav, prigioniero della sua "razza".
Nulla sarà più come prima per il pianista. Nemmeno la musica. Dimenticare non servirà per mettere a tacere il dolore.  Dimenticare è impossibile. Ricordare, invece, fa sentire meno soli. E più umani.


INCURSIONI CINEMANIACHE

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