lunedì 16 febbraio 2015

Recensione Flash... Retrò: Wargames: Giochi Di Guerra


Titolo originale: WarGames

Anno e nazione di produzione: USA 1983

Distribuzione: Metro-Goldwyn-Meyer/Chapel Distribution/United International Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 114 minuti

Cast: Matthew Broderick, Dabney Coleman, John Wood, Ally Sheedy, Barry Corbin, Michael Madsen, Susan Davis, James Tolkan

Regista: John Badham

Avete mai giocato online col vostro computer? Riuscireste mai ad immaginare cosa accadrebbe se, facendo ad esempio un gioco di guerra, scatenereste davvero un conflitto mondiale?
Bé, questo è ciò che accade in Wargames: Giochi Di Guerra, pellicola che segnò il debutto dell'allora giovanissimo Matthew Broderick in film di un certo calibro.
In questa commedia fantascientifica dai toni leggeri, osserviamo appunto come lo svogliato e brillante hacker David J. Lightman scopra, per caso, durante una ricerca dal suo pc, come accedere ad un supercomputer della difesa statunitense, situato al Norad.
Questa I.A. (Intelligenza Artificiale), chiamata "Joshua", dal nome del bambino, figlio del creatore del supercomputer, morto molti anni prima insieme alla madre in un incidente, è programmata in modo da avvisare il Norad di qualsiasi possibile minaccia da parte dell'URSS e lo fa allenandosi a fare svariati giochi di logica e strategia, dagli scacchi alla guerra termonucleare globale.
Il giovane David, scoprendo il nome dell'inventore di "Joshua", ovvero il defunto dottor Stephen Falken (interpretato da John Wood; curiosamente, lui e Matthew Broderick si ritroveranno due anni dopo insieme in Ladyhawke, rispettivamente nei ruoli del crudele vescovo di Aguillon e di Philippe "il Topo" Gaston), e, impersonandolo, inizierà a giocare, assistito dalla sua spasimante e compagna di classe Jennifer (interpretata da Ally Sheedy), ad una partita di guerra termonucleare globale.
Questa bravata causerà un incidente diplomatico di gravissime proporzioni, dato che "Joshua" inizierà a prepararsi a combattere contro la Russia, mostrando al Norad, in pieno subbuglio, tutte le mosse dei sovietici in tempo reale, nonostante questi ultimi più volte neghino qualsiasi chiamata alle armi.
Una volta rintracciato e catturato dagli uomini del Norad, che scoprono la sua illecita intrusione informatica, sarà compito di David fare quello che nessun altro è in grado di compiere, ovvero bloccare "Joshua" ed evitare la distruzione del pianeta con il lancio di tutte le testate nucleari statunitensi e sovietiche.
Riuscirà a fare ciò che solo il dottor Falken potrebbe compiere?
Si può dire che questo film, nonostante i toni comici, sia stato il precursore di tutto il filone cinematografico dedicato, come già ampiamente detto in un precedente articolo, ad hackers e crackers e al genere fantascientifico cyberpunk, dato che si parla di temi importanti e realistici, come i possibili rischi dell'I.A., ripreso in maniera molto simile da Eagle Eye nel 2008, e del ruolo che gli hacker e i cracker hanno nella società attuale a partire dagli anni '80 in poi.
Di fatto, come afferma la filosofia hacker, un giorno arriverà il momento in cui la società avrà bisogno dell'aiuto dei "cowboy della console", poiché solo loro potranno aiutarci a smorzare i rischi del sempre più galoppante sviluppo tecnologico, come il giovane David fa appunto in questo film.
A tal proposito, bravissimo Matthew Broderick in questa pellicola e complimenti al cast tecnico per l'implementazione nel film di tecnologie alquanto innovative e futuristiche per l'epoca.
Una pellicola consigliata a tutti, grandi e piccini, poiché la verve comica e i temi seri si intrecciano in un mix che crea un prodotto leggero con dei temi ben più profondi di quanto possa sembrare.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 12 febbraio 2015

Recensione Flash: American Sniper


Anno e Nazione di Produzione: USA 2015

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Genere: Azione

Durata: 134 minuti

Cast: Bradley Cooper, Sienna Miller, Keir O'Donnell, Luke Grimes, Cory Hardrict, Jake McDorman, Eric Ladin

Regista: Clint Eastwood

Chris Kyle è un cowboy del Texas. Si trascina da un rodeo all'altro, insieme al fratello Jeff. Non sa cosa fare della sua vita, fino a quando un giorno in TV guarda un servizio giornalistico sull'attacco ad un'ambasciata americana. Chris decide di arruolarsi, ed entra nei Navy Seal. Durante l'addestramento, dimostra di essere un'abile tiratore così le sue esercitazioni come cecchino iniziano. All'indomani dell'11 settembre, gli Stati Uniti decidono di andare in Iraq. Prima di partire, Chris sposa Taya. Dopo quattro missioni, mille giorni di combattimenti e centosessanta "nemici" abbattuti, Kyle è diventato La Leggenda. Ma è diventato anche un altro uomo.
Tratto dall'autobiografia di Chris Kyle, il nuovo film di Clint Eastwood, prodotto tra gli altri dallo stesso Bradley Cooper che ne acquistò i diritti qualche anno fa, aleggiava sul pericoloso confine tra obiettività e autocelebrazione. Eastwood, però, ha dimostrato negli anni, di essere un regista intelligente, lasciando al pubblico i giudizi, politici e non. Lui, semplicemente, narra la storia di un uomo e di un soldato, un marito e un padre. I dissidi interiori di Kyle sono percepiti dallo spettatore come veri e profondi. Non ci sono vincitori o vinti, colpevoli o innocenti: American Sniper è un film sulla bestialità della guerra. Un bel film, con buone interpretazioni, in primis quella di Cooper meritatamente nominato agli Oscar per la terza volta consecutiva, con un buon ritmo e il giusto apporto di azione e dramma. Clint Eastwood non sbaglia un colpo.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 9 febbraio 2015

Recensione Flash: I Mercenari 3


Titolo originale: The Expendables 3

Anno e paese di distribuzione: USA 2014

Genere: Azione/Avventura/Thriller

Durata: 126 minuti

Cast: Sylvester Stallone, Jason Statham, Mel Gibson, Wesley Snipes, Dolph Lundgren, Harrison Ford, Anold Schwarzenegger, Antonio Banderas, Kellan Lutz, Terry Crews, Kelsey Grammer, Jet Li, Robert Davi, Randy Couture, Ronda Rousey

Regista: Patrick Hughes

Il team più tosto ed indistruttibile di tutti i tempi è tornato per una nuova avventura!
Ne I Mercenari 3, osserviamo inizialmente il salvataggio di uno dei membri fondatori del gruppo di guerrieri a pagamento, ovvero il temibile Doc (interpretato da Wesley Snipes, che ha preso parte ancora adesso al progetto dopo quasi 4 anni passati in prigione per evasione fiscale, la cui vicenda è stata ironicamente riproposta proprio come la causa dell'incarceramento del suo personaggio nel film), ex dottore ed esperto di coltelli, da subito quindi rivale di Christmas (interpretato come sempre da Jason Statham), il vice di Barney Ross (Sylvester Stallone).
Tuttavia, questa missione di salvataggio non è casuale: infatti, dopo una soffiata di Church (interpretato nei primi due capitoli da Bruce Willis e qui non presente, poiché è "uscito di scena", probabilmente tolto di mezzo dalla stessa CIA per ragioni ignote), che gli ha rivelato dove si trovasse Doc, Barney e il suo team richiamano immediatamente in servizio l'ex dottore per compiere un'altra missione per conto dell'agenzia: fermare un tale Victor Menz, pronto a vendere delle bombe termobariche ad un signore della guerra somalo. Niente di più facile, come pensano infatti Ross, Christmas, Doc, Gunnar (Dolph Lundgren), Caesar (Terry Crews) e Toll Road (Randy Couture).
Ma improvvisamente, la situazione precipita quando Barney e Doc scoprono la vera identità di Victor Menz: in realtà, l'uomo è Coral Stonebanks, un altro dei membri fondatori dei Mercenari, interpretato da Mel Gibson, ritenuto fino a quel momento morto, che li tradì tanti anni prima, poiché era stanco della CIA e degli USA, decidendo di passare al nemico e facendo morire svariati uomini ed amici di Barney.
Accecato dalla rabbia infatti, Ross fa saltare la loro copertura e, sebbene inizialmente tutto sembri andare per il meglio per il gruppo, Coral ferisce gravemente Caesar come sfregio a Barney ed infine sgancia una bomba dal suo elicottero, sbaragliando definitivamente il team.
Feriti e abbattuti, con Caesar che combatte tra la vita e la morte, i Mercenari tornano a casa e Barney viene redarguito severamente per il fallimento da Max Drummer, il dirigente del team per conto della CIA, interpretato da Harrison Ford, che ha preso il posto di Church.
La scelta è una sola: cercare nuovamente Stonebanks, prima che svanisca nel nulla dopo aver terminato i suoi affari con un altro compratore in Romania, e, parte più difficile della missione per Ross, riportarlo vivo all'Aja per processarlo come criminale di guerra, visti gli innumerevoli genocidi da lui causati.
Essendo giunti al limite, Barney decide di mandare in pensione i membri del suo team, nonostante l'assoluta contrarietà dei suoi uomini, assoldando, con l'aiuto del suo amico e "talent scout" Bonaparte (interpretato da Kelsey Grammer, ovvero Bestia da adulto nella saga di X-Men), una nuova squadra di giovani volenterosi, iper-tecnologici e pronti a tutto.
Ma Coral conosce bene i punti deboli del suo ex compagno d'armi Ross e riesce a sbaragliare anche questa squadra con facilità, catturando i giovani e ferendo Barney, nonostante quest'ultimo si sia avvantaggiato dell'aiuto dell'amico/rivale di Barney, Trench Mauser (interpretato come sempre da Arnold Schwarzenegger).
Abbattuto e giù di morale, la sola scelta di Ross sarà quella di accettare l'aiuto dell'attempato e bugiardo Galgo, interpretato da Antonio Banderas, la cui comicità cela un passato tormentato, nonché del suo vecchio team, i cui membri sono ormai pronti a vendicare Caesar e dimostrare di essere ancora duri a morire.
Riusciranno a sconfiggere un rivale che conosce tutte le loro mosse in anticipo, o periranno definitivamente?
Arrivati al terzo capitolo, sono giunto alla conclusione che l'unico dei tre film davvero degno di nota, per l'ilarità, l'azione adrenalinica e il cast stellare ben amalgamato e sfruttato al 100%, è la seconda pellicola di due anni fa. Di fatto, come già dissi nell'articolo dedicato a I Mercenari & I Mercenari 2, nonostante il gran numero di vecchie glorie dei film d'azione, di per sé, a mio parere, questa (per ora) trilogia resta comunque fin troppo prevedibile e, tuttavia, nella sua prevedibilità, solo il secondo film riesce comunque a farsi apprezzare proprio grazie al suddetto giusto mix.
Inoltre, tra i tre cattivi, l'unico finora davvero malvagio e odioso è proprio Jean Claude Van Damme nella seconda pellicola, dato che sia Eric Roberts nel primo che Mel Gibson in quest'ultimo capitolo non sembrano molto adatti al ruolo, né abbastanza cattivi da guadagnarsi a pieni voti il titolo di antagonisti.
Detto questo, vi consiglio di vedere I Mercenari 3 giusto per avere un senso di continuità, nel caso in cui dovesse essere confermato il fantomatico e tanto rumoreggiato quarto film, in cui si dice che faranno la loro apparizione anche Jackie Chan e Steven Seagal.
Il mio parere è che, visti i risultati con la terza pellicola, se i presupposti sono questi, sarebbe meglio chiuderla qua, ma se verrà davvero realizzato I Mercenari 4, spero di sbagliarmi.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì, ma solo se avete già visto i primi due capitoli, dato che è diventato monotono

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giovedì 5 febbraio 2015

Recensione Flash: Birdman - O l'inaspettata virtù dell'ignoranza


Anno e Nazione di Produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Commedia

Durata: 119 minuti

Cast: Michael Keaton, Edward Norton, Zach Galifianakis, Emma Stone, Naomi Watts, Andrea Riseborough, Amy Ryan

Regista: Alejandro González Iñárritu

Riggan Thompson è un attore hollywoodiano, sul viale del tramonto. Si ricicla in teatro, a New York, con uno spettacolo impegnato, interpretato e diretto da lui. La sua missione è far dimenticare al pubblico il supereroe che lo ha reso una star mondiale, Birdman. Vuole riscattarsi, e dimostrare che non è un semplice personaggio da fumetti. Eppure, per Riggan non sarà semplice liberarsi di vecchi demoni, nuove paure e pesanti ossessioni.
Nel nuovo film di Alejandro González Iñárritu ritroviamo quel dinamismo, tipico dello stile del regista messicano. Iñárritu non lascia tregua allo spettatore, cerca di mantenere sempre viva l'attenzione (e la tensione) affinché nessun particolare della storia vada perso: visi, sentimenti, rancori, insomma anche il più piccolo particolare è essenziale alla narrazione. Il film, candidato a ben nove premi Oscar, ha già incassato numerosi riconoscimenti e critiche positive. E, a proposito di critiche, Birdman è una critica fatta film, un atto d'accusa verso l'appiattimento dell'industria cinematografica hollywoodiana che, ormai, sforna solo film su "uomini in tutina", come fa dire il regista al Riggan di Michael Keaton. Inoltre, è lo scontro di due mondi, quello newyorchese e quello losangelino: il primo, snob, intellettuale e un po' fricchettone, il secondo superficiale e venale.




Poi spazio al potere dei social media, che da virali sono diventati virulenti. Ma, soprattutto, c'è la lotta di Riggan contro Birdman: l'attore diviso tra aspirazioni, superflue, e certezze, rifiutate. È un intreccio di storie, con personaggi altrettanto complicati ed interessanti, alle prese con fragilità, prigionieri di false convinzioni. 
Un ritorno per Michael Keaton col botto, con un ruolo quasi biografico. L'attore compensa i suoi anni d'assenza con un solo film, con un'interpretazione dalle mille sfaccettature: comica, dolente, triste, intima. Candidatura e premi più che meritati. Anche per Emma Stone candidatura agli Oscar più che meritata, conferma il suo eclettismo e la sua capacità di diventare strumento del regista, dando comunque una lettura personale ed originale del ruolo. Mitico l'attore vanaglorioso di Edward Norton. Iñárritu è uno dei registi più originali del panorama mondiale, i suoi film non deludono quasi mai.
La storia di Riggan si conclude con un ritorno al passato: raggiungere la fama, cercare di andare oltre i blockbuster, non è quello il suo mondo. Riggan sceglie di elevarsi sopra tutti trovando, finalmente, la sua libertà.

Il trailer:




Consigliato: Assolutamente sì


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martedì 3 febbraio 2015

Recensione Flash: Transformers 4 - L'Era Dell'Estinzione


Titolo originale: Transformers: Age Of Extinction

Anno e nazione di produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Azione/Fantascienza/Avventura

Durata: 166 minuti

Cast: Mark Wahlberg, Nicola Peltz, Jack Reynor, Stanley Tucci, Kelsey Grammer, Sophia Myles, T.J. Miller, Titus Welliver, Li Bingbing

Regista: Michael Bay

Dopo 3 anni, i robot più famosi di tutti i tempi ritornano al cinema!
L'odiato/apprezzato Michael Bay ha sfornato da poco il quarto sequel (sarebbe più azzeccato definirlo newquel, più avanti vi spiegherò il perché) di una saga fortunata che ha da sempre appassionato grandi e piccoli: ovviamente sto parlando di Transformers 4: L'Era Dell'Estinzione.
In questa nuova avventura, ambientata 5 anni dopo la terribile battaglia tra Autobot e Decepticon a Chicago, osserviamo la spietatissima caccia ai robot condotta da vari membri della CIA, capitanati dal glaciale Harold Attinger, interpretato da Kelsey Grammer (noto per la sua interpretazione di Bestia adulto nella saga cinematografica di X-Men), ed aiutati da un terribile e misterioso robot cacciatore di taglie, chiamato Lockdown. Questo team speciale non fa distinzioni: infatti distrugge sia robot buoni che cattivi, nonostante tutto il bene che gli Autobot hanno fatto per la Terra. Di fatto, gli ultimi rimasti di questa schiera si nascondono dove possono, ormai del tutto delusi dagli umani e frustrati da questo nuovo regime di terrore.
Nel frattempo, in Texas, l'inventore fallito Cade Yeager, interpretato da Mark Whalberg, ritrova un vecchio camion ammaccato e decide di prelevare i pezzi ancora funzionanti per tirare avanti e pagare gli studi per la sua giovane figlia Tessa, interpretata da Nicola Peltz. Tuttavia, l'impulsivo texano non si aspetta minimamente che il camion da lui ritrovato non sia affatto un camion: infatti, esso è il malandato Optimus Prime, leader degli Autobot, ferito ed esausto per la lunga caccia condotta dalla CIA per catturarlo.
Cade, per dimostrare all'Autobot diffidente di non essere come quegli uomini, decide di aiutarlo e ripararlo, ma questo non farà altro che attirare su di lui il team speciale dell'agenzia governativa e lo stesso Lockdown che, più di tutti, pretende di mettere le mani su Optimus per un'oscura ragione.
Il possente robot e difensore della Terra decide quindi di chiamare a raccolta tutti i suoi vecchi amici e compagni d'armi rimasti, e capire cosa sta accadendo e come difendere i suoi nuovi amici umani da un'imminente minaccia, proveniente non da altri robot, bensì dagli stessi umani e, nello specifico, dal famoso e ricchissimo inventore Joshua Joyce, interpretato da Stanley Tucci.
Cosa accadrà dunque? Il pianeta Terra sarà pronto a fronteggiare una nuova minaccia, dopo il caos della battaglia di Chicago? Ma soprattutto, cosa cercano Lockdown e Joyce? Quali sono i loro intenti?
Non posso definirmi un accanito fan di questa saga cinematografica (posso però dire di essere sempre stato fan dello spin-off animato di questa serie, ovvero Transformers Beast Wars: Biocombat), ma, sebbene io abbia apprezzato il primo ed il secondo film e gradito il terzo, questo quarto film, vuoi per il cambiamento totale del cast umano (ecco perché abbiamo a che fare con un newquel), vuoi per la durata a mio parere troppo lunga della pellicola, sarebbe stato, a mio parere, più interessante se fosse stato meno pesante (proprio a causa della durata) e meno caotico di quanto non sia.
Ciononostante, un aspetto che ho apprezzato parecchio è stato quello riguardante la prima apparizione cinematografica dei Dinobot (d'altronde, non sarei stato un fan dei Biocombat!), davvero ben realizzati e ben riusciti.
Quindi, se proprio volete vedere questa pellicola, inizio di una nuova trilogia cinematografica, da come si può ben capire vedendone il finale, munitevi di grande pazienza e pensate che sarà un sacrificio sopportabile per essere preparati al quinto film, in arrivo nel 2016.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Nì

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sabato 31 gennaio 2015

Recensione Flash: La Teoria del Tutto


Anno e Nazione di Produzione: Gran Bretagna 2014

Titolo originale: The theory of everything

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Drammatico

Durata: 123 minuti

Cast: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Charlie Cox, Emily Watson, David Thewlis

Regista: James Marsh

Stephen Hawking è un promettente dottorando in Fisica dell'università di Cambridge. Tra i più visionari del suo corso, Stephen è incoraggiato dal professor Dennis Sciama nello sviluppare le sue teorie sull'origine dell'universo. Nel frattempo, incontra Jane. Mentre la sua teoria sembra arrivare ad una conclusione strutturata, sono i suoi muscoli che iniziano a non assicurargli sostegno. Stephen scopre, così, di essere malato della sindrome di Lou Gehrigh, la sclerosi laterale amiotrofica. "E il cervello?", chiede Stephen al dottore. "Il cervello non subirà alcun effetto della malattia", gli assicura. Finché c'è vita c'è speranza, pensa Stephen. Si sposa con Jane, ha tre figli, e oggi è uno degli scienziati più importanti al mondo. Una mente illuminata dalla passione per la vita.
Tratto dalla biografia di Jane Hawking, James Marsh porta al cinema la vita del celebre astrofisico Stephen Hawking. Tra i film più attesi al cinema, candidato a cinque premi Oscar, già ne ha vinti altrettanti. La stella del film è sicuramente Eddie Redmayne: definire straordinaria la sua interpretazione è riduttivo. Non banalizzare un ruolo così impegnativo non è semplice, lui però ha regalato uno Stephen vero, commovente. Qualcuno potrà dire: ti piace vincere facile? Già perché quando c'è di mezzo un coinvolgimento non solo emotivo ma anche fisico, gli interpreti sono sempre premiati. Io dico che, per Eddie Redmayne, ci sta. Bravissima anche Felicity Jones, regala emozioni. La sua Jane semplice, determinata ma fragile e mai affettata conquista. Il problema del film sta nella struttura che Marsh ha voluto dargli: scontata, banale, convenzionale. Un contenitore quasi vuoto, dove i sentimenti, secondo il regista, dovrebbero bastare. 

Il trailer:


Consigliato: Nonostante tutto, sì

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giovedì 29 gennaio 2015

Recensione Flash: I Pirati Di Silicon Valley


Titolo originale: Pirates Of Silicon Valley

Anno e paese di produzione: USA 1999

Genere: Biografico

Durata: 95 minuti

Cast: Noah Wyle, Anthony Michael Hall, Joey Slotnick, Josh Hopkins, John DiMaggio, J.G. Hertzler, Gema Zamprogna, Gailard Sartain, Melissa McBride

Regista: Martyn Burke

La morte di Steve Jobs tre anni fa suscitò un gran clamore mediatico, a tal punto che il cinema decise di omaggiarlo con il film Jobs, nel quale il padre di Apple è stato interpretato da Ashton Kutcher. In questa pellicola, basata sulla biografia di Steve, il regista Joshua Michael Stern è riuscito a delineare in maniera chiara ed obiettiva la figura del celebre informatico americano, noto a molti soprattutto per i suoi eccessi e i suoi lati negativi.
A breve, invece, inizieranno le riprese di un altro film a lui dedicato, la cui pre-produzione sta passando un periodo alquanto travagliato, a causa della difficoltà di trovare l'attore adatto al ruolo di protagonista (inizialmente Christian Bale aveva accettato di impersonare Jobs, ma ha poi dato forfait; in seguito, è stato scelto Michael Fassbender).
Ebbene, per varie ragioni, a partire dal mio amore per l'open-source e Google Android, non ho mai apprezzato (e difficilmente apprezzerò) i prodotti Apple, a causa del modo di fare troppo elitario dell'azienda. Ciononostante, visto che la figura del magnate statunitense ha scatenato un tormentone a livello cinematografico, ho deciso comunque di approfondire la questione ricordandomi e cercando invece un vecchio film TV, poco noto in Italia nonostante sia stato trasmesso sulle nostre reti vari anni fa, in cui anziché concentrarsi solo sulla figura di Jobs, si parlasse nello specifico di una cosa che da sempre attirava la mia curiosità, ovvero la nascita della rivalità tra Steve Jobs e Bill Gates, fondatore di Microsoft.
Questo film TV di cui parlo si chiama I Pirati Di Silicon Valley, uscito nel 1999 e basato sul libro Com'Era Verde Silicon Valley di Paul Freiberger e Michael Swine.
Naturalmente, essendo una pellicola di 15 anni fa, la storia si ferma al momento in cui, almeno ufficialmente, la rivalità tra le due case produttrici ha avuto fine, con la pace tra Jobs e Gates, interpretati rispettivamente da Noah Wyle (il dottor Carter di E.R.) e Anthony Michael Hall, dinanzi ad una vasta platea di Apple-fans sbraitanti per tale scelta.
La storia viene narrata dai soli uomini fidati di questi due rivali, ovvero Steve Wozniak, il grande amico e socio di Jobs, co-fondatore di Apple, interpretato da Joey Slotnick. e Steve Ballmer, amico di Gates ed amministratore delegato di Microsoft dal 2008 fino a quest'anno, interpretato da John DiMaggio.
Tramite i loro racconti, vengono delineate le figure dei due eterni rivali, in un continuo rapporto odi et amo, scatenato soprattutto dalla pretesa di Jobs di aver inventato tante cose per la sua azienda (in realtà rubate ad altre ditte minori. come il mouse inventato dalla Xerox; infatti, non a caso il motto che sia Jobs che Gates ripetono costantemente è:"I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano!"), e dal puntualissimo arrivo di Gates sulle scene al fine di appropriarsi di suddette invenzioni per Microsoft senza chiedere il permesso, forte proprio del fatto che esse non sono opere originariamente realizzate dalla Apple.
Di fatto, tramite questo film, posso ben dire di aver finalmente capito come funzionano ed hanno sempre funzionato le cose in queste due aziende. Ripeto, non lo dico perché sono un convinto androidiano, bensì perché giudico in maniera obiettiva la situazione e posso affermare che, in difesa di Bill Gates, sempre tacciato di aver rubato le idee di Apple, Steve Jobs, se non fosse stato per Steve Wozniak, ma soprattutto, se non fosse stato per il suo talento, fascino e, perché no, per la sua crudeltà e cinismo nei confronti dei rivali e delle persone meno fortunate, non sarebbe mai arrivato ai vertici dell'industria dell'informatica.
Quindi consiglio assolutamente di vedere questa pellicola, sebbene, a livello visivo, i due protagonisti non siano poi tanto simili ai personaggi reali (Noah Wyle ed Anthony Michael Hall sono bravissimi nell'impersonare questi ruoli, ma Wyle non assomiglia minimamente a Jobs, mentre Hall è praticamente identico a Gates, eccezion fatta per i capelli fin troppo biondi, ma che pretendete, è pur sempre un film TV!), proprio per comprendere quanto dispotici ed egoisti bisogna essere per diventare importanti a questo mondo,
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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