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martedì 24 novembre 2015

Recensione (mica tanto) Flash: New Rose Hotel


Anno e nazione di produzione: USA 1998

Distribuzione: Edward R. Pressman Film/Quadra Entertainment

Genere: Drammatico/Fantascienza

Durata: 93 minuti

Cast: Christopher Walken, Willem Dafoe, Asia Argento, Annabelle Sciorra, John Lurie, Yoshitaka Amano, Gretchen Mol

Regista: Abel Ferrara

William Gibson: un nome a cui i più appassionati fan della fantascienza accostano sempre il termine "cyberpunk".
Di fatto, il grande "Bill" è stato proprio il precursore, nonché co-fondatore insieme a Bruce Sterling, di questo sottogenere letterario fantascientifico nato negli anni '80, da cui sono derivati capolavori senza precedenti, come, ad esempio, Neuromante, la sua opera più importante, oppure Mirrorshades, antologia di racconti di autori vari curata dallo stesso Sterling, e grazie ai quali è stato generato un omonimo filone cine-televisivo, ispirato anche da film riconosciuti come i precursori di questo nuovo genere, come Blade Runner e la saga di Snake/Jena Plissken.
Ebbene, tutto ciò è magnifico, ma ciò che mi sorprende e sbigottisce è il semplice fatto che, di tutte le opere di Gibson, solamente due racconti, estratti dall'epica antologia di racconti La Notte Che Bruciammo Chrome (titolo originale: Burning Chrome), sono stati adattati sul grande schermo: il mitico e sottovalutatissimo Johnny Mnemonic nel 1995, la cui sceneggiatura venne curata dallo stesso William e il cui protagonista fu il grande Keanu Reeves, e la pellicola di cui vi parlerò stavolta, ovvero New Rose Hotel, diretto dal famoso regista Abel Ferrara nel 1998, con protagonisti un trio d'eccezione: Christopher Walken, Willem Dafoe e la nostrana Asia Argento.
Perché non ne avete mai sentito parlare?
Ve lo spiego io (purtroppo), vedendo prima in breve la trama.
La storia è ambientata in un futuro prossimo, dove le multinazionali, note col nome giapponese di Zaibatsu, e non più i governi mondiali, comandano sull'intero pianeta in maniera spietata, con le case farmaceutiche in cima alla gerarchia (dunque si tratta di uno scenario molto simile a Johnny Mnemonic).
Tra di esse spiccano l'Hosaka e la Maas Biolabs, che da anni si contendono il geniale scienziato nipponico Hiroshi (interpretato dal famoso fumettista Yoshitaka Amano), al momento sotto il serrato controllo della Maas.
L'Hosaka, disposta a tutto pur di sottrarre Hiroshi alla propria rivale, ingaggia i due specialisti più famosi nell'effettuare queste defezioni: Fox (Christopher Walken) e X (Willem Dafoe).
I due veterani, studiando bene l'obiettivo, capiscono che l'unica maniera per accalappiarlo nella loro rete e spostarlo nel covo sicuro dell'Hosaka in Marocco è usare una donna sensuale e in grado di abbagliare ogni uomo le capiti a tiro con il suo immenso fascino. E quella donna si rivela essere Sandii, una giovane prostituta italiana interpretata da Asia Argento.
Il piano dei due uomini sembra andare per il verso giusto, ma ci sono due incognite che neanche il buon vecchio Fox, mentore di X, ha tenuto in considerazione: l'amore sfrenato che il suo ex apprendista prova per Sandii e un oscuro segreto che la prostituta da tempo nasconde ai due.
Quale segreto sarà mai?
Il purtroppo di prima è d'obbligo perché, nonostante Johnny Mnemonic e New Rose Hotel siano entrambi racconti brevi, quindi storie che andavano, per forza di cose, espanse per essere adattate al grande schermo, il primo, checché ne dicano i suoi detrattori, è stato strutturato in maniera magistrale, forse proprio per via della sceneggiatura affidata all'eccelso William, mentre il secondo non riesce proprio a decollare: infatti, sebbene la trama del film sia molto fedele al racconto originale, la maniera in cui è stata strutturata, riarrangiata ed espansa per il grande schermo è monotona e lentissima.
Il perché è semplice: anziché concentrarsi su aspetti inesistenti nel racconto, che sarebbero stati originali e molto interessanti, come ad esempio delle scene raffiguranti i leader dell'Hosaka e della Maas Biolabs, con le loro idee contrapposte e le conseguenze delle loro scelte sulle vite dei protagonisti (proprio come avvenuto in Johnny Mnemonic con il personaggio di Takahashi, interpretato dall'illustre Takeshi Kitano), Abel Ferrara ha preferito puntare fino allo sfinimento sull'aspetto psicologico e, nello specifico, sul rapporto amoroso che si instaura tra X e Sandii, un tassello essenziale sia nel racconto che nella pellicola, come si capirà nel finale, ma che appunto alla lunga diventa troppo ripetitivo e sfiancante, forse proprio a causa della mancanza di idee sul come estendere la storia.
Dunque, anche se questo è stato il primo film di Ferrara che ho visto, mi meraviglio e resto comunque deluso dal regista statunitense, a me già noto proprio per le sue pellicole narranti storie ambientate in mondi distopici: avrebbe potuto sfornare un prodotto eccezionale ed ottenere molto di più, magari consultandosi con lo stesso William Gibson, come ha saggiamente deciso di fare tre anni prima Robert Longo col suo Johnny Mnemonic (lo so, sono monotono anch'io nel ripeterlo in continuazione ma, se lo faccio, è proprio per sottolineare la mia grande delusione), ma ha infine deciso di fare di testa sua, con i suoi metodi, e questo è il risultato alquanto insufficiente, specie per me che, come ben sanno i nostri Cinemaniaci più incalliti, sono un grande appassionato del genere cyberpunk, sia a livello cine-televisivo (the Matrix trilogy is the way! =P) che a livello letterario (infatti posso definire La Notte Che Bruciammo Chrome come la mia personale Bibbia cyberpunk, un'antologia che consiglio a tutti i fan più curiosi ed attratti da questo meraviglioso filone narrativo).
Il mio voto quindi si attesta ad un 6, solo per la trama di base fedele a quell'originale, e sono comunque troppo buono, e personalmente lo consiglio solo a chi sia proprio curioso ed interessato a vederlo, nonostante tutto, giusto per un senso di completezza e per poter dire di aver visto tutti gli adattamenti cinematografici finora (troppo, troppo, troppo pochi, come già detto prima) tratti dalle opere del "Maestro" Gibson.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: No

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mercoledì 13 agosto 2014

Hacker o Cracker? Te lo dice Incursioni!


Lo so, lo so: vi ho già parlato fino allo sfinimento di argomenti simili, grazie alla mia tesi di laurea dedicata alla trilogia di Matrix e a Johnny Mnemonic, ma, come ben sapete, il più delle volte (e meno male), il cinema ti insegna sempre cose nuove ed edificanti, in modo da capire il più possibile come va il mondo oggigiorno.
Uno dei modi per comprendere ciò che ci circonda è di sicuro imparare a vedere la nostra società dal punto di vista di quelli che vengono più volte definiti come gli emarginati sociali, coloro cioè che si isolano poiché non sopportano il ritmo frenetico del nostro mondo, che ci viene imposto da chi ci governa e ci controlla, e tentano giornalmente di combatterlo con svariati mezzi a loro disposizione.
Sto parlando degli hacker e dei cracker, i "cowboy della console", come vennero definiti negli anni '80 dal maestro del cyberpunk William Gibson.
Ho avuto l'immenso piacere di constatare che esiste un buon numero di film dedicati a questi abilissimi programmatori informatici e allora mi sono detto: quale buon modo di poter continuare il mio viaggio nel genere cyberpunk se non vedendo questi film?
Ebbene, in questo articolo analizzerò 5 film di questo genere, scelti tra i tanti perché ognuno di essi analizza le svariate tipologie di hacker e cracker.
La primissima distinzione da fare, essenziale per capire ciò che andrò ad analizzare, è la seguente:


Di fatto, ho più volte criticato i mass media poiché, quando avvengono attacchi informatici di vasta portata, essi generalizzano affermando che "un gruppo di hacker" ha attuato tale attacco, non capendo invece che i fautori di tali attacchi sono sempre e solo i cracker.
Sapete cosa mi hanno insegnato questi film? Che anch'io sbagliavo!
Infatti, la vera e più corretta suddivisione da fare, importante da capire prima di addentrarci nei 5 film, rivela l'esistenza di ben tre schieramenti:

White Hats (Cappelli Bianchi)                Grey Hats (Cappelli Grigi)                Black Hats (Cappelli Neri)


-I Cappelli Bianchi sono gli hacker puri, ovvero gli abili programmatori informatici che agiscono sempre e solo per il bene dell'umanità, seguendo il ferreo codice della filosofia hacker, al fine di riuscire a rendere il più libera possibile l'informazione, continuamente censurata da chi ci governa, e cercando di offrire a tutti il libero accesso alla rete, l'unico mezzo pilotato solo in parte al momento. Essi, inoltre, per difendere gli internauti ordinari e le ditte dai cybercriminali e da quelli che li finanziano, combattono una guerra silenziosa, ovvero la Cyberwarfare, la guerra informatica che sta dilagando sempre più senza che noi ce ne accorgiamo minimamente.
-I Cappelli Grigi invece sono sia hacker che cracker che agiscono il più delle volte secondo un loro codice morale, che può spingerli spesso a compiere azioni illegali, pur di raggiungere il loro fine, buono o cattivo che sia. Tra di essi, ad esempio, rientrano coloro che craccano i programmi a pagamento per renderli gratuiti ed accessibili a tutti, poiché una delle loro "crociate informatiche" è proprio quella di offrire programmi "open-source" (liberi e facilmente personalizzabili) a chiunque lo desideri, dato che molti non possono permettersi i costi che le software houses impongono sui loro prodotti. Ma, così facendo, il danno lo subiscono proprio le stesse software houses, che perdono clienti e subiscono ingenti danni economici. Dunque, i Grey Hats possono essere definiti come il perfetto mix di bene e male a livello informatico.
-I Cappelli Neri sono i soli ed unici cybercriminali, ovvero i cracker della peggior specie. Quando si sente parlare di attacchi informatici a quella nazione, a quella società o a chicchessia, a meno che non si tratti di Anonymous, gruppo internazionale di hacker che usa tale tecnica solo per intimidire e diffondere la verità e non per danneggiare (come hanno fatto e fanno ancora anche Julian Assange ed Edward Snowden), si tratta sempre e solo di Black Hats o gruppi di essi. Infatti, la Cyberwarfare non è combattuta solo individualmente, cioè da hacker e cracker, bensì da molti gruppi di cybercriminali finanziati da società o proprio da nazioni (tra le quali spicca la Cina) che li sfruttano per rubare segreti ed informazioni da paesi e ditte rivali. E' da essi che gli hacker White Hats e, molte volte anche i Grey Hats, ci difendono giornalmente, mentre noi viviamo le nostre vite senza immaginare minimamente cosa accada realmente sul web.

Fatte dunque le dovute premesse, possiamo quindi tuffarci nella mini-recensione dei 5 film, spiegando quali tipologie di hacker e cracker si possono osservare in queste pellicole e perché agiscono in questa o quella maniera.

L'HACKING COME MEZZO PER AIUTARE IL PROSSIMO:

MASTERMINDS: LA GUERRA DEI GENI (1997)


Questo film di Roger Christian del '97 narra le avventure di Ozzie Paxton, un giovane scapestrato cracker di videogiochi, interpretato da Vincent Kartheiser, che, quando la sua sorellastra viene sequestrata insieme a tutti i suoi compagni di scuola da Rafe Bentley, l'addetto alla sicurezza dell'istituto noto per il suo prestigio e per i figli delle famiglie più ricche d'America che lo frequentano, passa subito all'azione. Infatti, Bentley, interpretato da Patrick Stewart, informandosi su quali fossero i bambini delle famiglie più benestanti, decide, insieme ai suoi uomini, di trasformare la scuola in una fortezza impenetrabile, almeno fino a quando non avrà ricevuto il cospicuo riscatto. Sarà in quel momento che Ozzie, da cracker interessato solo a lucrare grazie alle sue capacità, userà le sue vaste conoscenze informatiche per sventare i piani criminali della banda. I risultati saranno comici e stupefacenti.
La pellicola, quando uscì, venne molto sottovalutata e criticata in maniera negativissima dal pubblico, e ciò a mio parere dimostra come, il più delle volte, i critici vedano solo la superficie del prodotto, senza mai addentrarsi in profondità.
Di fatto, il film mostra, oltre alla comicità di molte scene, anche come i cracker come Ozzie, definibile comunque nella fascia dei Grey Hats, possano agire da White Hats, pur di aiutare chi ne ha bisogno e mostrare le proprie qualità.
Un film che consiglio a tutti. Ecco il trailer (dovete schiacciare sul link):

LINK: Masterminds-Trailer italiano

LA GUERRA TRA HACKERS E CRACKERS:

HACKERS (1995)


Passando ora ai film più impegnati, quel che è certo è che uno dei film che più rappresenta l'etica hacker è di sicuro Hackers, film del '95 di Iain Softley.
In questa pellicola assistiamo ad un vero e proprio scontro tra hackers e crackers perché, se da un lato abbiamo il giovane Zero Cool, nickname di Dade Murphy, ragazzo prodigio dell'informatica interpretato da un giovanissimo Johnny Lee Miller (visto recentemente nel ruolo del donnaiolo Roger Collins, membro della famiglia Collins in Dark Shadows) affiancato dagli amici Phantom Phreak, abile phreaker (hacker dei telefoni), Lord Nikon (per via della sua memoria fotografica), Cereal Killer e Acid Burn, talentuosa hacker interpreta da una giovane Angelina Jolie, dall'altro vediamo, contrapposto ad essi, il terribile Eugene Belford, noto come La Piaga. Egli infatti lavora come hacker e programmatore di un'eminente compagnia mineraria, la Ellington Mineral Company, al fine di proteggere la società dai potenziali cybercriminali assoldati dalle ditte rivali. Improvvisamente, infatti, il worm informatico Leonardo Da Vinci infetta il sistema informatico della Ellington e rischia di distruggere ben cinque petroliere guidate a livello informatico, causando un disastro ecologico, a meno che non vengano versati 25 milioni di dollari sul conto a cui il worm è collegato. E quel che è peggio è che Zero Cool e i suoi amici finiranno inevitabilmente immischiati nella faccenda, dato che La Piaga, creatore del worm per fini personali, dunque definibile un Black Hat in tutti i sensi, li incolperà dell'accaduto. Chi vincerà questa guerra?
Di sicuro, se volete capire più cose possibili su hacker e cracker, questo è il film che fa per voi.
Per questa pellicola, anziché il trailer, vi lascio con un video-tributo:


CRACKER GREY HAT VS. HACKER GREY HAT:

TAKEDOWN (2000)


Probabilmente questo è il film più interessante dei cinque, dato che si basa su una storia vera.
Infatti, Takedown si basa sull'omonimo libro di Tsutomi Shimomura e John Markoff e narra la storia delle indagini sul noto hacker/cracker/phreaker, nonché ingegnere sociale, Kevin Mitnick, noto, proprio per le sue immense capacità, come "il più grande hacker della storia finora vissuto".
Tutto comincia agli inizi degli anni '90, quando Mitnick, interpretato da Skeet Ulrich, già noto all'FBI per le sue innumerevoli azioni illegali, ingaggia una "lotta informatica" contro Tsutomi Shimomura, noto hacker addetto alla sicurezza di più di 500 enti e società americane, interpretato da Russell Wong, poiché il cracker, spinto come ogni "cowboy della console" dalla brama di conoscenza e dalla ricerca della verità, incurante dell'illegalità della stragrande maggioranza delle sue azioni, scopre che Shimomura nasconde, nel suo pc, qualcosa di terribile, nascosto dietro la sua grande fama di programmatore informatico.
Grazie all'aiuto di molti suoi amici, Kevin comincia a girovagare in lungo e in largo negli USA, continuamente braccato dalle forze dell'ordine e da Shimomura stesso, dato che è al corrente del fatto che quel qualcosa di terribile che egli stesso ha creato potrebbe essere già stato rubato dall'abilissimo Mitnick. Tra questi due Grey Hats, chi avrà infine la meglio?
Apprezzato da molti, disprezzato dal vero Mitnick. La ragione? A parer suo, questo film, così come il libro, mostrano solo l'opinione di Shimomura sulla faccenda e non anche quella di Condor, soprannome che Kevin stesso si diede all'epoca dei fatti. Infatti, come risposta a questa pellicola, Mitnick girò nel 2001 il documentario Freedom Downtime, per dimostrare come molti aspetti di Takedown fossero in realtà menzogneri.
A mio parere, anche questo film, alla pari di Hackers, merita di essere visto proprio per capire come agiscono gli hacker e i cracker e, allo stesso tempo, per essere giusti ed imparziali, consiglio anche la visione del documentario di Mitnick.
Anche per Takedown vi lascio con un video-tributo:


QUANDO L'HACKING DIVENTA NECESSARIO:

S.Y.N.A.P.S.E.: PERICOLO IN RETE (2001)


In questa pellicola non troviamo dei veri e propri hacker, bensì dei programmatori informatici e creatori di software. Tuttavia, un'altra questione da chiarire riguardo gli hacker è che, potenzialmente, qualsiasi programmatore informatico può diventare un hacker o cracker, proprio perché ha le conoscenze necessarie per esserlo.
Infatti, questo è ciò che accadrà al protagonista del film, ovvero Milo Hoffman, interpretato da Ryan Philippe, un giovane programmatore, appena laureatosi a Stanford, che viene ingaggiato dal famoso Gary Winston, magnate dell'informatica, interpretato da Tim Robbins, a capo della NURV, una software house internazionale tenuta continuamente sotto controllo dall'Antitrust, poiché sta compiendo passi da gigante in pochissimo tempo con la creazione ed il lancio imminente di S.Y.N.A.P.S.E., un programma che permetterà di creare un'enorme rete informatica mondiale, tramite la quale tutti potranno comunicare da qualsiasi angolo del globo (una cosa alquanto profetica, dato che questo film è uscito al cinema un paio di anni prima della nascita dei social network e dei programmi di videochiamata e messaggistica istantanea).
Inizialmente eccitato all'idea di far parte di un progetto così sontuoso, Milo dovrà iniziare a ricredersi riguardo la grande magnanimità del suo capo, soprattutto dopo la misteriosa morte di Teddy, il suo migliore amico con cui inizialmente doveva lavorare per portare avanti il loro progetto di software open-source.
L'abile Milo dovrà cimentarsi nel ruolo di hacker per portare a galla la verità e scoprire cosa c'è dietro la realizzazione di S.Y.N.A.P.S.E.
Un altro film interessante che ci mostra il lato "pulito" dell'hacking, con Milo classificabile infatti come un White Hat.
Il trailer:


L'HACKING COME MALE NECESSARIO PER IL BENE SUPERIORE:

CODICE: SWORDFISH (2001)


Un cast di tutto rispetto per un film esplosivo.
Stanley, interpretato da Hugh Jackman, è il miglior hacker al mondo ma, dopo aver perso tutto ed essendo in libertà vigilata, avendo agito da Black Hat, non può fare altro che accontentarsi di lavoretti, pensando continuamente alla sua amata figlia, a cui non può fare visita perché, in seguito al suo arresto, è stata affidata alla sua ex moglie.
Improvvisamente, viene avvicinato da Ginger, una ragazza, interpretata da Halle Berry, al servizio del misterioso Gabriel, un agente, membro di una cellula sconosciuta dei servizi segreti americani, che ha bisogno del suo aiuto per sbloccare un'immensa somma di denaro, depositata su un conto ufficialmente inesistente, per finanziare le sue azioni, al limite dell'illegalità, "in difesa degli Stati Uniti".
Stanley accetterà, conscio degli enormi rischi che corre, pur di poter rivedere sua figlia. Riuscirà dove molti hanno fallito?
In questa pellicola, si può osservare come l'operato del personaggio interpretato da Hugh Jackman sia molto ambiguo, poiché le sue azioni possono essere classificabili sia come quelle compiute da un hacker che da un cracker (infatti dovrà creare un'Hydra, ossia un Worm informatico "multiplo"), relegandolo quindi al livello di Grey Hat, ma con fini altruistici, vista la sua volontà di offrire a sua figlia una vita migliore.
Interessante e adrenalinico.
Il trailer:


Bene, come si può evincere già solo vedendo questi 5 film, la verità riguardo il mondo dei console cowboys è ben più intricata e astrusa di quel che i mass media, nella loro ignoranza, ci fanno giornalmente credere. Certo, bisogna sempre stare attenti a chi si incontra sul web, ma è anche certo che non bisogna fare di tutta erba un fascio.
Spero che con questa antologia vi abbia chiarito il più possibile le idee su queste figure virtuali e, come sempre, vi auguro buona visione con queste magnifiche pellicole!


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lunedì 23 giugno 2014

The first time I met... Keanu Reeves


Per molti di voi che ci seguite da tempo non è affatto un mistero che il mio attore preferito in assoluto sia il grandissimo Keanu Reeves.
Classe 1964, figlio di una costumista inglese e di un geologo statunitense di origini inglesi, hawaiane, cinesi, irlandesi e portoghesi (e chi più ne ha più ne metta!). Il giovane Keanu (diminutivo del nome hawaiano Keaweaheulu, che significa "brezza leggera che sale dal mare verso i monti", altra grande insalata mista!) decide di intraprendere la carriera cinematografica a Toronto quando la madre si trasferisce lì, dopo che lei e il padre, in seguito ad una vita molto burrascosa e fatta di eccessi, decidono di divorziare. E' così che, man mano e dopo aver abbreviato il suo nome in Keanu, nasce una delle stelle più lucenti e carismatiche del firmamento hollywoodiano.
Data la mia forte passione/ossessione per l'epica trilogia di Matrix, sicuramente starete pensando che il primo film in cui io l'abbia visto recitare sia stato proprio Matrix del 1999, eh?
Sbagliato!
Infatti, i primi due film che ho visto in cui lui è presente, sia come ruolo secondario che come uno dei protagonisti, sono stati il comicissimo Ti Amerò Fino Ad Ammazzarti e il suggestivo Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci.
Nel primo, Keanu, insieme a William Hurt, interpretano la strana coppia di cugini cocainomani Marlon e Harlan James, ingaggiati da Rosalia, interpretata da Tracey Ullman, per uccidere il marito fedrifrago Joey, interpretato da Kevin Kline, con risultati tragicomici!


Nel secondo film invece, Keanu interpreta il leggendario principe Siddharta Gautama, le cui gesta sono visibili solo durante la cronistoria della sua vita, narrata dai monaci buddhisti che vedono nel giovane Jesse la reincarnazione del loro defunto maestro Lama Dorje.


Ma naturalmente, come poi è noto a tutti, la sua consacrazione giunge proprio grazie alla parte ottenuta in Matrix e al mitico ruolo dell'Eletto, Neo.


Temet nosce...

Questa è una delle frasi più famose di Matrix, utile a Neo per aprirgli ulteriormente la mente lungo il suo cammino per diventare l'Eletto. Ciononostante, le parole per descrivere quest'immensa trilogia si sprecano e non basterebbero tre, quattro post per parlarne, sebbene io l'abbia già trattata ampiamente in questo blog, come potrete constatare facendo una ricerca.
L'incredibile bravura di Keanu nell'aver recitato un ruolo così particolare è evidenziata proprio in queste tre pellicole, dove ha dato il massimo e ha dato prova della sua grandissima umiltà (basti pensare al fatto che l'ingaggio per i tre film l'ha in parte devoluto in beneficenza, mentre l'altra parte l'ha donata al cast tecnico, sia perché, a suo parere, non hanno guadagnato abbastanza per l'immenso sforzo inventivo per la trilogia e sia perché, come ha affermato lui stesso, "è ricco abbastanza da poterne fare tranquillamente a meno, i soldi che ha gli bastano": un grande! ) e del suo essere anti-divo e poco amante dei riflettori.
Tre film assolutamente da vedere!


Gli altri film da citare, oltre a quelli già nominati, per capire quanto forte sia la poliedricità di questo sfortunato attore (ha subito due gravi tragedie familiari: una figlia nata morta nel 1999 e, due anni dopo, la morte della sua stessa compagna, Jennifer Syme, in un incidente d'auto causato da un mix letale di antidepressivi ed anestetici), sarebbero ancora tanti: i film d'azione come Point Break: Punto Di Rottura e Speed (in quest'ultimo c'è anche la sua grande amica Sandra Bullock, con cui ha lavorato ancora in La Casa Sul Lago Del Tempo), i tetri e cupi L'Avvocato Del Diavolo e Dracula Di Bram Stoker, lo stupendo e sottovalutatissimo Johnny Mnemonic, dello stesso filone di Matrix, ovvero il cyberpunk, il noir Constantine, il fantascientifico Ultimatum Alla Terra e, infine, gli ultimi arrivati, ovvero il suo primo film da regista Man Of Tai Chi, ancora inedito in Italia, e il leggendario 47 Ronin, in cui Keanu interpreta un samurai rinnegato che dovrà recuperare il suo onore perduto insieme agli altri 46 compagni.
Penso che si sia capito il perché io stimi tantissimo questo attore: sono proprio la sua umiltà, la sua poliedricità e la sua quasi totale estraneità ai vizi e ai difetti dei tipici attori hollywoodiani che lo rendono unico e speciale.
Negli ultimi anni, non si sa per quale ragione, è stato un po' bistrattato da vari registi, ma dopo gli ultimi due film usciti di recente, si spera che riesca a tornare nuovamente al suo apogeo. Questo è il mio augurio, specie ora, in vista di un altro film in cui è stato appena ingaggiato al posto di Daniel Craig, chiamato The Whole Truth.
In bocca al lupo Keaweaheulu e, ricorda sempre, il cucchiaio non esiste!

Da sinistra a destra: Marlon James, Siddharta, Johnny Mnemonic, Neo e Constantine

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venerdì 31 maggio 2013

Recensione Flash: Johnny Mnemonic


Anno e nazione di produzione: USA 1995

Distribuzione in Italia: TriStar Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 96 minuti

Cast: Keanu Reeves, Dina Meyer, Ice-T, Takeshi Kitano, Dolph Lundgren, Henry Rollins, Barbara Sukowa, Udo Kier, Don Francks

Regista: Robert Longo

Sicuramente lo avrete già capito: oltre all'Antica Roma, la mia fissazione più grande è il cyberpunk, sotto-filone del genere fantascientifico, che tratta temi riguardanti possibili futuri distopici in cui l'umanità è vessata da drammi e tragedie a livello globale.
Esempi cinematografici di prestigio sono Blade Runner, la trilogia di Matrix, Tron e Terminator che trattano proprio situazioni tipiche di questo genere di nicchia, nato negli anni '80 grazie a vari artisti e letterati che hanno cominciato a parlarne.
Uno di questi è William Gibson, uno degli autori del manifesto del cyberpunk Mirrorshades, ma anche autore della raccolta di racconti nota col titolo La Notte Che Bruciammo Chrome, in cui è inclusa la novella breve Johnny Mnemonico, sulla quale si basa l'omonimo film del 1995, con protagonista Keanu Reeves.
Fu proprio in seguito all'interpretazione di questo film che, guarda caso, i fratelli Wachowski, dopo lunghe indecisioni, scelsero Reeves come protagonista della trilogia di Matrix, utilizzando tra l'altro questo film come una delle tantissime fonti per la realizzazione dei loro tre film.
Johnny Mnemonic narra appunto la storia di Johnny, un corriere-dati mnemonico del 2021 che possiede, all'interno del suo cervello, un hard-disk in cui riesce a trasportare innumerevoli gigabytes di dati per varie aziende e multinazionali, divenute le padrone del mondo ed appoggiate dalla Yakuza, la mafia giapponese divenuta il loro braccio armato per i lavori sporchi.
In seguito alla consegna di 320 gigabytes di dati nel cervello di Johnny da parte di alcuni impiegati della Pharmakom, una potentissima ditta farmaceutica, il ragazzo verrà continuamente braccato dalla Yakuza che vuole riottenere quei dati, rubati dagli archivi informatici dell'azienda, prima che vengano divulgati a livello globale.
Inoltre, Johnny dovrà compiere una corsa contro il tempo, poiché il suo cervello non riesce a sopportare un così grande quantitativo di dati al suo interno ed entro 24 ore cesserà di funzionare, condannando il corriere alla morte.
Aiutato dalla bella Jane, Johnny riuscirà a consegnare i dati in tempo, svelando il terribile segreto celato per tanto tempo dalla Pharmakom, o perirà nel tentativo?
A differenza del racconto originale, nel film sono state attuate alcune modifiche, richieste dalla casa di distribuzione del film, per renderlo più adatto al pubblico, come ad esempio la presenza della malattia nota come Sindrome da Attenuazione Nervosa, causata dalla lunga esposizione agli apparecchi tecnologici. Lo stesso William Gibson si è occupato della sceneggiatura, ma il film non ha riscosso grande successo, in parte a causa dei cambiamenti non apprezzati dai fan dello scrittore ed in parte per il fatto che il cyberpunk, come noto, non è un genere adatto e comprensibile a tutti.
Non è una critica né tanto meno un moto di superiorità che mi spinge a parlare in questo modo, ma è risaputo che la nostra società ormai ama vedere sempre e solo cose semplici e facilmente comprensibili a tutti. Non vale la pena sforzarsi di comprendere trame complicate, sono solo dei film.
Come già detto, è una questione di gusti, e spero che gli amanti del genere possano apprezzare questo film come ho fatto io.

Consigliato: Se amate scervellarvi per comprendere i linguaggi informatici ed i concetti astrusi, come per la trilogia di Matrix, allora sì, questo è il film che fa per voi!

Il trailer: 


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