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mercoledì 2 marzo 2016

Recensione Flash: Ant-Man


Anno e nazione di produzione: USA 2015

Distribuzione in Italia: Walt Disney Studios Motion Pictures

Genere: Azione/Fantascienza

Durata: 117 minuti

Cast: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Bobby Cannavale, Michael Peña, Tip "T.I." Harris, Wood Harris, Judy Greer, David Dastmalchian, Michael Douglas, John Slattery

Regista: Peyton Reed

E, ovviamente, non poteva mancare uno dei supereroi più amati di tutti tempi nella Marvel Phase 3 (anche se sarebbe stato più appropriato farlo apparire nella Phase 2, visto che Ultron è in realtà una sua creazione), ovvero Ant-Man!
La storia, ambientata poco tempo dopo gli eventi di Avengers: Age Of Ultron, narra le vicende dell'abilissimo ladro professionista ed ex ingegnere elettronico Scott Lang (Paul Rudd) che, uscito di prigione ed impossibilitato a vedere la sua amata figlia Cassie, poiché non in grado di pagare gli alimenti alla sua ex moglie Maggie (Judy Greer), ora sposata con Jim (Bobby Cannavale), un ufficiale della polizia, cerca di trovare un lavoro onesto, ma comprende molto presto che, per le persone con la fedina penale sporca come lui, le cose saranno sempre difficili. L'uomo decide dunque di seguire il consiglio del suo migliore amico Luis (Michael Peña), ex galeotto ed ex compagno di cella di Scott: i due, assistiti da Dave (Tip "T.I." Harris) e Kurt (David Dastmalchian), decidono di svaligiare la casa di un ricco pensionato, ma le cose non vanno come previsto, dato che la cassaforte del miliardario contiene solo una stranissima tuta ed un casco.
Scott, deluso, porta comunque via il costume e, incuriosito, lo indossa, sentendo improvvisamente una voce nella ricetrasmittente: l'uomo che gli parla è la vittima del furto, ovvero il famosissimo Hank Pym (Michael Douglas), ex membro dello S.H.I.E.L.D. e creatore delle Particelle Pym, che possono rendere minuscolo chiunque le usi tramite un apposito armamentario, cioè proprio la tuta e il casco prelevati dal Lang.
Il ragazzo infatti testa il costume e, scioccato dalle sue potenzialità, va a casa di Pym per restituirla. Incastrato però sul fatto da Hope (Evangeline Lilly), la figlia di Hank che cova verso il padre un certo astio, a causa della misteriosa morte di sua madre molti anni prima, Scott si ritrova in carcere, ma viene salvato da un gruppo di formiche, inviate da Pym, che gli portano la tuta rimpicciolita, facendogliela indossare ed aiutandolo ad evadere.
Dopo essere svenuto per il forte shock, dovuto alla rocambolesca fuga "a bordo" di una formica volante, Lang si risveglia a casa del miliardario e scopre la verità: Hank stava già osservando da tempo il giovane, permettendogli di prendere e provare la tuta, proprio perché è l'unico in grado di poter compiere una missione impossibile per la gente comune, ovvero un furto con scasso nella ditta del magnate statunitense, dalla quale venne estromesso tempo prima proprio dal suo ex pupillo, il dottor Darren Cross (Corey Stroll).
Di fatto, quest'ultimo è intenzionato a ricreare le miracolose Particelle Pym in laboratorio per dare vita a Calabrone, ovvero il progetto della ditta per creare una nuova generazione di micro-soldati, in grado di rovesciare le sorti di una guerra e, al tempo stesso, di scatenare il caos nel mondo con la vendita delle armature all'H.Y.D.R.A., cosa che Hank vuole assolutamente evitare.
Per questa ragione, Scott diverrà Ant-Man, in grado di comandare intere legioni di formiche per i suoi scopi e di usare a suo piacimento la tuta rimpicciolente, poiché sarà il solo a poter fermare il folle piano di Cross.
Ci riuscirà?
Siccome purtroppo, a lungo andare, i film sui supereroi Marvel diventano alquanto monotoni e ripetitivi, devo dire di essere rimasto molto colpito da Ant-Man, proprio per via della sua originalità, basata tutta sul fatto che gran parte della trama si svolge nel regno microscopico degli insetti, mostrando una verve comica, dovuta al fatto che eventi e cose enormi in quel mondo sono bazzecole per gli umani ordinari, come avranno modo di constatare gli stessi spettatori.
Paul Rudd conferma di essere un gran mattatore come sempre, mentre Michael Douglas, alla sua prima volta recitativa in ambito supereroico, si rivela poliedrico e molto azzeccato per il ruolo del primo vero Ant-Man, quello dei fumetti, che in questa pellicola cede il posto al suo "discepolo".
Consiglio quindi questo film a tutta la famiglia, augurandovi buona visione!

P.S. Come sempre, ricordatevi delle ben 2 scene speciali durante e al termine dei titoli di coda!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 22 gennaio 2015

Una Bi-Recensione Epica: Lo Hobbit - La Battaglia Delle Cinque Armate


Anno e Nazione di Produzione: USA, Nuova Zelanda 2014

Titolo Originale: The Hobbit - The Battle Of Five Armies

Distribuzione in Italia: Warner Bros Italia

Durata: 144 minuti

Genere: Fantastico

Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Cate Blanchett, Luke Evans, Orlando Bloom, Lee Pace, Benedict Cumberbatch, Ken Stott, Graham McTavish, Aidan Turner, Manu Bennett, Billy Connolly, Sylvester McCoy, Christopher Lee, Mikael Persbrandt, Ian Holme, Hugo Weaving, Ryan Gage

Regista: Peter Jackson

Pontelagolungo è colpita dalla furia del drago Smaug, dopo che i nani hanno raggiunto Erebor. Tra morte e distruzione, Bard l'Arciere, richiamando le gesta del nonno, con estremo coraggio, riesce a fermare la catastrofe. Smaug viene ucciso, la notizia si diffonde presto in tutta la Terra di Mezzo. Erebor diventa preda di rivendicazioni da parte di elfi, uomini ma, soprattutto presa di mira da una minaccia nuova. I nani, intanto, sono allo sbando: la febbre dell'oro ha soggiogato Thorin, e la compagnia, senza il suo leader, non sa come reagire al pericolo crescente. Bilbo Baggins, lo hobbit dal cuore grande e generoso, cerca di portare a termine la missione assegnatagli da Gandalf, all'inizio dell'avventura. Gli eserciti sono in marcia, il coraggio sarà l'unica arma efficace.


La recensione di una neo hobbitiana

L'ho scritto già nelle recensioni precedenti: non amo particolarmente il fantasy, anzi. Non ho letto nulla di Tolkien, compreso Lo Hobbit. Quindi, il primo merito del regista Peter Jackson è stato quello di far avvicinare una miscredente del fantasy come me, ad una trilogia che, effettivamente, solo fantasy non è. Mi spiego: lo scrittore, affascinato dal Medioevo e dalle leggende del nord Europa, ha creato questo mondo, la Terra di Mezzo, che tra orchi, troll, hobbit ed elfi è, comunque, molto umano. La Terra di Mezzo, altro non è che una grande, poetica metafora del nostro mondo.
Nell'ultimo capitolo della trilogia, si nota di più: quando Erebor viene ripresa dai nani della compagnia di Thorin, molti sono gli eserciti che si mettono in cammino, con pretese da avanzare sull'oro della Montagna Solitaria. Anche gli esseri più nobili e puri, gli elfi, sono accecati dal rancore e dall'ingordigia. Thorin, invece, come signore assoluto si arrocca nel suo maniero e in una rabbia avara. Umani, troppo umani questi scenari che sono l'ossatura dell'ultimo film de Lo Hobbit.



Ed è stato proprio questo fondo di verità a conquistarmi. Anche gli ideali, puri, di amicizia, lealtà e dovere. Che, in quella forma, ormai, si vedono solo al cinema. Insomma, Peter Jackson mi ha fatto sognare, o meglio, fantasticare, su un mondo (im)possibile nella nostra realtà, al di fuori del cinema.
Normale avere alte aspettative ma, La battaglia delle cinque armate è come doveva essere: equilibrato tra scene di battaglia, comiche e drammatiche, dal giusto ritmo e con dialoghi interessanti. Sui protagonisti, mi ripeto: il film è stato cucito addosso al cast. Tutti straordinari, affiatati, ognuno di loro un tassello insostituibile nel mosaico di Jackson. Commovente l'amicizia tra Bilbo e Thorin.
Peccato solo che i film de Lo Hobbit non abbiano avuto la stessa fortuna de La Compagnia dell'Anello, per quanto riguarda i premi. Ha sofferto della sovraesposizione mediatica della precedente trilogia. Però, non sono solo i premi a fare di un film, un successo. Serve passione, bravura e professionalità. Che ne dite? Penso che la trilogia de Lo Hobbit ne è piena, come le sale ricche d'oro di Erebor.

La recensione dell'esperto

Ebbene, oramai siamo giunti alla fine di questo secondo, magico cammino nelle terre di Arda, il continente creato dalla brillante mente di John R.R. Tolkien quasi cento anni fa.
Prima di tutto, si può ben dire che Lo Hobbit: La Battaglia Delle Cinque Armate è stato l'episodio più travagliato della trilogia per due ragioni: la prima è quella riguardo al cambio della data di uscita, prevista prima per luglio 2014 e poi slittata al 17 dicembre dello stesso anno; la seconda riguarda invece il titolo del film, dato che inizialmente doveva chiamarsi Lo Hobbit: Andata E Ritorno, poi è stato cambiato in Lo Hobbit: Racconto Di Un Ritorno per arrivare, finalmente, al titolo definitivo con cui lo conosciamo! Già questa, secondo me, è stata una battaglia!
Non parliamo poi dell'ennesima, orribile scelta fatta dagli adattatori cinematografici italiani nel tradurre il titolo originale! In tutte le traduzioni ufficiali italiane del libro, la battaglia finale è stata sempre conosciuta col nome di "Battaglia Dei Cinque Eserciti", quindi che cosa mi significa quel "Armate"? E' forse sintomo di troppa pigrizia, dato che è stato semplicemente tradotto l'originale "Armies" in "Armate"?!
Tolto ciò, questo capitolo ha evidenziato, molto più dei due prequels, la veridicità della mia teoria riguardante la suddivisione della storia in tre film per meri scopi commerciali da parte della Warner.
Infatti, citando l'anziano Bilbo in Il Signore Degli Anelli: La Compagnia Dell'Anello, la storia cartacea, come il burro, è stata spalmata su troppo pane: nel secondo film, la "toppa" creata dall'inizio della relazione Kili-Tauriel ha retto bene, nonostante appunto le pesanti critiche di molti fan, io compreso, per via di questo amore del tutto impossibile nella mente e nei progetti di Tolkien.
Il terzo film, invece, risulta essere troppo frettoloso e pieno di gravi lacune. Non è un caso infatti che La Battaglia Delle Cinque Armate sia il capitolo più corto, non solo della trilogia de Lo Hobbit, ma di tutta la saga dedicata alla terra di Arda creata da Peter Jackson.
La durata breve infatti mi ha alquanto colpito e, allo stesso tempo, turbato, perché non presagiva nulla di buono e, puntualmente, la frettolosità di quest'ultimo film, nonché appunto la mancanza di scene-chiave per capire determinate cose hanno lasciato irrisolti numerosi quesiti.
A quel punto, ho reagito con la stessa rabbia di Smaug qui sotto!


Fortunatamente, la gran parte di queste lacune verrà colmata con la Extended Edition del film, in uscita a novembre 2015 con ben 30 minuti di scene extra, in cui assisteremo ai funerali di (SPOILER) Thorin, Kili e Fili, l'incoronazione di Dain come nuovo Re Sotto La Montagna e di Bard come Re di Dale, più scene d'azione con il bistrattatissimo Beorn il Mutapelle, il destino finale dell'Arkengemma (nella versione cinematografica, fanno passare Bard per un ladro!) e molto altro ancora.
In questo caso, non so di chi sia la colpa: di Peter Jackson, che ha fatto scelte sbagliate nell'editing e montaggio finale della pellicola? O della Warner, che ha imposto un limite di durata del film alquanto ristretto?
Non lo sapremo mai, ma è più che ovvio che, a differenza delle Extended Editions degli altri cinque film, in cui possiamo gradire la presenza di scene extra comunque non essenziali ai fini della trama principale, con Lo Hobbit: La Battaglia Delle Cinque Armate sarà necessario vedere la versione integrale per comprendere questioni importanti riguardo il destino di molti personaggi. E non è detto che la vedranno tutti, dato che molti fan non sono propensi ad acquistare o a vedere un film ancor più lungo, se non hanno apprezzato granché la versione ridotta. Un vero peccato.
Ma non prendetemi affatto per un tolkeniano integralista, come già vi dissi nei due anni passati. Le mie critiche negative si concludono qui, perché stiamo comunque parlando di un prodotto della premiata ditta "Jackson & Tolkien"!
Di fatto, vedendolo da un'ottica cinematografica, questo film è godibile e mai lento. Tutti gli attori recitano in maniera egregia (anche Orlando Bloom/Legolas, nonostante l'esageratissima scena del ponte verso la fine del film, tanto da guadagnarsi il famoso meme "Oh guarda, una legge fisica! Devo subito infrangerla!", chi ha visto o vedrà la pellicola capirà!), e anche qui, il collage tra gli avvenimenti de Lo Hobbit e delle Appendici de Il Signore Degli Anelli offre un ottimo mix come solo Peter Jackson può offrirci.
Proprio riguardo gli eventi delle Appendici, una delle scene che ho apprezzato tantissimo è stato il salvataggio di Gandalf a Dol Guldur da parte del Bianco Consiglio.


Magnifica e possente Cate Blanchett, nel ruolo della misteriosa e fortissima Dama Galadriel a confronto con Sauron (in quella scena, l'elfa si infuria, utilizzando la luce della stella di Earendil, alla stessa maniera di come farà poi con Frodo, quando lo hobbit le offre l'Unico Anello in Il Signore Degli Anelli: La Compagnia Dell'Anello, fateci caso), e grandissimi Hugo Weaving e il venerando Christopher Lee che si cimentano (nel caso di Lee ovviamente si tratta di una controfigura, a meno che il caro nonnino "Dracula" non sia ancora tanto arzillo!) in una lotta senza quartiere contro i nove Nazgul! Stupendo!
Ancora, un altro aspetto-analogia con Il Signore Degli Anelli è stato la pazzia di Thorin, colpito dalla "malattia del drago", ovvero la bramosia per l'immenso tesoro accumulato per anni da suo nonno Thror e poi rinsavito per partecipare alla battaglia finale contro il nemico comune, ovvero Sauron e le sue orde, esattamente come accade al povero Boromir, interpretato da Sean Bean, in Il Signore Degli Anelli: La Compagnia Dell'Anello, quando l'Unico Anello lo fa impazzire, cercando di uccidere Frodo, per poi tornare in sé morendo con onore contro l'orda di Uruk-Hai inviati da Saruman. Un'analogia stupenda e bellissima nella quale Richard Armitage dà prova delle sue immense doti recitative. Complimenti vivissimi.


Infine, dopo l'apprezzabile, lunga battaglia alle pendici di Erebor, estesa da Peter Jackson anche alle rovine di Dale, cosa che nel libro non avviene, un'ultima chicca nel "P.J. Style" che fa da ponte con Il Signore Degli Anelli e che ho gradito tanto è quella riguardo il gran dubbio di Legolas sul da farsi e sul come agire per iniziare l'opera di contrasto contro Sauron e i suoi adepti e lo scioglimento di tale dubbio da parte di suo padre, il re Thranduil, con il suggerimento di trovare il ramingo del nord chiamato "Grampasso", ovvero il mitico ed unico Aragorn, futuro re di Gondor, interpretato nella trilogia de Il Signore Degli Anelli da Viggo Mortensen, col quale Legolas stringerà un legame fraterno nel corso degli anni.


Da come avrete sicuramente capito, il mio apprezzamento per questo film si basa soprattutto sugli intrecci e le analogie con la prima trilogia, quella de Il Signore Degli Anelli, proprio perché questa pellicola, comunque molto bella, secondo il mio modesto parere da cinefilo, non regge appunto il ritmo con i primi due film proprio a causa delle suddette lacune colmabili solo con la Extended Edition.
Tuttavia, come già detto altre volte, Peter riesce sempre a fare quello che molti registi non sono in grado di fare, ovvero restare il più fedele possibile alla trama originale, specie nel caso de Lo Hobbit, in cui, insieme alla sua troupe, ha dovuto inventare scene e personaggi extra che molti non hanno apprezzato, proprio perché, secondo me, il progetto originale della suddivisione dell'opera in due adattamenti cinematografici sarebbe bastata. Ma ormai è inutile parlare di ciò che è stato. Pensiamo piuttosto all'enorme sforzo del cast tecnico nell'adattare questo romanzo, con toni molto diversi da quelli più cupi e adulti de Il Signore Degli Anelli, e a come siano riusciti, tutto sommato, a creare una seconda trilogia sulla Terra di Mezzo degna di tale nome.
Ora sorge un grande dubbio: con la stupenda canzone The Last Goodbye, scritta per quest'ultimo film ed interpretata da Billy Boyd, ovvero lo hobbit Pipino nella trilogia de Il Signore Degli Anelli, Peter Jackson sembra essersi congedato col grande pubblico per quanto riguarda gli adattamenti delle opere di Tolkien, dato che appunto il Maestro concesse, prima della sua morte nel 1973, solo i diritti cinematografici de Lo Hobbit e de Il Signore Degli Anelli.
Molti fan, me compreso, da tempo stanno chiedendo al regista neozelandese di cercare di parlare col restio e cocciuto Christopher Tolkien, figlio del Maestro e curatore di tutte le opere postume del padre, per ottenere i diritti per creare una nuova saga basata sul mitico libro Il Silmarillion, vera e propria genesi della Terra di Mezzo, che narra come nacque quel mondo fantastico e di ciò che accade in 5000 anni di storia, racchiusi nelle tre ere antecedenti Lo Hobbit e Il Signore Degli Anelli, o di ottenere almeno il permesso per realizzare un film basato su I Figli Di Hurin, altra opera ambientata nel continente di Arda.
La lotta, se mai ci sarà, sarà molto dura, dato che Christopher, ormai ultranovantenne, non mollerà facilmente l'osso, avendo da sempre disprezzato Peter e i suoi adattamenti, e visto che, molto probabilmente, anche gli altri discendenti di Tolkien, che prenderanno il posto di suo figlio come curatori delle opere del loro antenato, saranno stati già "addestrati" a non cedere alle lusinghe del regista o di chi per lui.
Come dice Aragorn al giovane Haleth in Il Signore Degli Anelli: Le Due Torri: "C'è sempre speranza.", quindi speriamo ed incrociamo le dita.
Intanto, aspetto con trepidazione qualcosa di più concreto, ovvero la Extended Edition del terzo film de Lo Hobbit e vi auguro buona visione e buon viaggio di ritorno a casa insieme al nostro amatissimo Bilbo!



Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì

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domenica 15 dicembre 2013

Una Bi-Recensione Fiammante: Lo Hobbit - La Desolazione Di Smaug



Anno e Nazione di Produzione: USA, Nuova Zelanda 2013

Titolo Originale: The Hobbit - The Desolation Of Smaug

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Durata: 161 minuti

Genere: Fantastico

Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Orlando Bloom, Luke Evans, Evangeline Lilly, Lee Pace, Benedict Cumberbatch, Manu Bennett, Aidan Turner

Regista: Peter Jackson

La Montagna Solitaria è sempre più vicina.
I nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, accompagnati dall'hobbit Bilbo e dallo stregone Gandalf, sono vicini a riconquistare ciò che gli apparteneva, casa loro, le loro terre. Smaug li attende, implacabile e deciso a non cedere i tesori nanici ed Erebor.
Prima di scacciare il drago, molte sono le insidie e i nemici che la compagnia deve affrontare: orchi, ragni che li imprigionano nelle selve malsane del bosco Atro, e gli elfi di Thranduil che lì vivono.
Gandalf si separerà dal gruppo: avverte l'arrivo di un'oscura minaccia. La Terra di Mezzo non sarà più la stessa.




  "- Ho trovato una cosa nella galleria degli Orchi.
     - Cosa hai trovato? 
     - Il mio coraggio!"

La Recensione di una neo-fan

Proseguono le avventure di Bilbo, Thorin, Gandalf e dei nani di Erebor. Vi ricordo che non ho letto i romanzi e quindi mi sono appassionata alla storia vedendo i film. Anzi, vi dirò di più: di solito i fantasy non li prendo nemmeno in considerazione ma Lo Hobbit, più del Signore degli Anelli, mi ha attirato perché penso si parli più di sentimenti, di valori, di ideali che di guerre, alleanze e magia per quanto anche nei film sulla Compagnia dell'Anello i rapporti di amicizia e d'amore tra i protagonisti rappresentano un aspetto importante della storia. Ne Lo Hobbit, però, li sento più genuini, più puri. Vabbè lasciate perdere, sto straparlando oppure è Sauron che mi sta obnubilando il cervello!
Il secondo film di una trilogia è sempre quello più difficile da girare per un regista perché deve traghettare lo spettatore verso il capitolo finale e mantenere comunque alto l'interesse verso ciò che vi viene narrato. Da vecchia volpe qual è, Peter Jackson ha curato ogni aspetto ed è riuscito a fare un film che non è un semplice "gregario" ma tassello insostituibile della storia.



Ritroviamo i personaggi del primo film e new entries, alcune le conosciamo molto bene.
Per me i protagonisti di questo secondo film sono Bilbo e Thorin, e sono anche i personaggi che sono cambiati di più rispetto al film precedente.
Bilbo, lontano dalla Contea, è diventato più dark. Avventurandosi nel mondo, ha scoperto e visto cose che hanno sì intaccato un po' la sua ingenuità ma hanno anche tirato fuori il proverbiale coraggio degli hobbit. Poi c'è l'anello, sottratto a Gollum nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Come tutti, anche Bilbo subisce la sua fascinazione malefica ma, come il nipote Frodo dopo di lui, ingaggia una lotta con esso e cerca di resistervi, servendosene e non servendolo. Magnifico Martin Freeman che riesce a trasmettere luci e ombre di questo "nuovo" Bilbo. Non riuscirei a pensare all'hobbit interpretato da qualcun'altro. 



Thorin era un po' defilato nel primo capitolo della trilogia, non ha mostrato molto di sé, se non nella seconda parte del film. Ne La Desolazione di Smaug anche lui va incontro a quella oscurità che ha avvolto Bilbo, come se decidesse di spegnere le emozioni, i sentimenti, sacrificare tutto e tutti pur di riconquistare Erebor. E' più spietato, sfacciato nel desiderare ciò che vuole e non nasconde che è disposto a scendere a compromessi, soprattutto con se stesso e la sua integrità. Il pretendente al trono dei nani però ha comunque un cuore scaldato dall'onore e non dalla sete di potere.
Carismatico Richard Armitage, anzi regale: adoro la sua interpretazione di Thorin mai affettata e sempre vibrante.



Prima ho accennato alle new entries: presenti o non presenti nel romanzo poco importa perché sono tutte interessanti. Ritroviamo Legolas, e di sicuro non è l'elfo del Signore degli Anelli ma è ancora un figlio influenzato dal padre Thranduil. La vicinanza di Tauriel, l'elfa dei boschi, personaggio inventato da Jackson, però lo porterà a riflettere sui cambiamenti che stanno per investire il loro mondo e decide di prendervi parte.

A proposito di Tauriel, è una "pedina" che il regista ha usato per spingere Legolas all'azione e per regalare al pubblico una storia d'amore. Ebbene sì, perché nel romanzo de Lo Hobbit l'amoroso sentimento è il grande assente. L'elfa e il nano Kili entrano in una particolare sintonia e per lui, Tauriel rischierà la vita nel tentativo di salvare quella del nano. Se fate un giretto in rete scoprirete che i fan made su di loro abbondano! Sicuramente non sono Aragorn e Arwen, però Peter ha aggiunto l'ingrediente che mancava.
Infine Bard l'arciere interpretato da Luke Evans: sicuramente lo vedremo più attivo nell'ultimo capitolo della trilogia ma ha già fatto capire che è un tipo tosto. E affascinante.
Come dimenticare il drago Smaug? Lascio al mio "collega" le riflessioni "tecniche", io mi soffermo su un aspetto che mi stava particolarmente a cuore: la voce del drago in inglese è di Benedict Cumberbatch. Pensavo che nessuno avrebbe mai potuto prendere il suo posto ma non avevo fatto i conti con il bravissimo Luca Ward.
Per me La Desolazione di Smaug e Peter Jackson sono promossi a pieni voti: avvincente, oscuro (la presenza di Guillermo del Toro si fa sentire), emozionante. Non vedo l'ora di ritornare nella Terra di Mezzo.

La Recensione dell'esperto

Dopo la prima parte, devo dare ragione a molti critici e fan: tra i due, questo è sicuramente il capitolo meno fedele al libro de Lo Hobbit, per vari fattori.
La colpa ovviamente non è di Peter Jackson, ma della Warner che ha voluto tirare e forzare la mano su un libro di 500-600 pagine, cercando di ottenere un guadagno simile a quello de Il Signore Degli Anelli, trilogia basata su tre libri e non su uno solo.
Ovviamente il tocco di classe di Jackson si riconosce e devo dire che è riuscito a trovare delle buone "toppe" per rimpolpare una trama che sarebbe bastata solo per due film.



La questione di Gandalf in esplorazione e poi incarcerato a Dol Guldur da Sauron, presa dalle Appendici de Il Signore Degli Anelli, è apprezzabile sebbene sia appunto un evento collocato cronologicamente dopo la riconquista di Erebor.
Ho apprezzato anche la presenza di Legolas, che logicamente doveva per forza trovarsi a Bosco Atro con suo padre, il re Thranduil nonostante nel libro non sia mai stato nominato, probabilmente perché Tolkien non aveva ancora in mente l'idea di un principe elfico presente nella futura Compagnia dell'Anello.
Ciò che invece non ho digerito granché è stata la creazione del personaggio di Tauriel, e soprattutto, la questione dell'infatuazione amorosa, reciproca, per il nano Kili, cosa davvero impensabile per Tolkien, visto l'odio che scorre tra le due razze.
Non sono poco sentimentale, sono semplicemente obiettivo e infatti questa "strana coppia" mi è sembrata solo una brutta copia dell'amore, presente nei libri, tra Aragorn ed Arwen, un'ipotesi avvalorata dal fatto che Kili viene curato dall'avvelenamento della freccia Morghul in stile "Frodo-Arwen aiutata da Aragorn", con tanto di luce dei Valar intorno all'elfa, come avvenne appunto con Arwen ne La Compagnia Dell'Anello.



Come ho già detto, Peter va solo difeso perché ha dovuto rattoppare una trama non adatta per ben tre film e ha il mio plauso per la grande fantasia, appoggiata in produzione dal visionario Guillermo Del Toro che doveva essere il regista originario di questa nuova trilogia.
Un personaggio che poteva essere realizzato meglio era Beorn: non dico che dovevano renderlo identico a come lo immaginavo io, ovvero un vichingo berserkr, ma non doveva nemmeno diventare il fratello gigante di Lupo Lucio della Melevisione!
Infine, da cinefilo nerd fissato con i mostri della fantasia, devo dire che Smaug è stato stupendo, ancor di più perché doppiato dal mitico Luca "Massimo X Meridio" Ward in italiano e dal grande Benedict "Sherlock" Cumberbatch in inglese, anche se grazie a degli attentissimi fan anglofoni, ho scoperto che è avvenuto un guazzabuglio incredibile: nella versione ridotta de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, Smaug è il tipico drago con quattro zampe e due ali, mentre in quella integrale, sempre nell'unica scena in cui è visibile, ovvero l'attacco ad Erebor, ha solo le zampe posteriori e le due ali, divenendo quindi una viverna. I fan sono rimasti molto delusi, io in primis, poiché Smaug era stato visto da Tolkien come il tipico "serpente del nord", ultimo dei servi del malefico dio Melkor/Morgoth, maestro di Sauron, e il dubbio ci ha assalito fino all'uscita di questa seconda parte, nella quale il guazzabuglio fisionomico è stato completato: se nella locandina del film si può notare come Smaug (il fumo che esce dalla pipa di Gandalf) abbia quattro zampe e due ali, quindi un drago vero e proprio, nel film invece è una viverna!




Ciononostante, il caro draghetto furbetto fa comunque un'ottima figura, ma era meglio se Jackson & Co. chiarivano le loro idee prima di realizzare la versione integrale de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, di cui consiglio solo la visione in streaming o al massimo scaricata poiché non vale proprio la pena di spendere soldi per soli 15 minuti di scene inedite in più, cosa per cui vale davvero la pena fare con i tre film de Il Signore Degli Anelli, le cui versioni integrali aggiungono all'incirca tre quarti d'ora in più di scene inedite ciascuna.
Ora, sebbene il mio giudizio possa sembrare in parte negativo, non lo è affatto poiché non sono un tolkeniano integralista, come lo è invece il figlio del Maestro, Christopher Tolkien, che si è impuntato nel fatto di non voler cedere i diritti per realizzare un adattamento cinematografico del vastissimo Silmarillion, con il solo risultato di apparire come un vero e proprio ingrato nei confronti di Jackson che gli ha fatto guadagnare fior fior di quattrini con i copyright in questi ultimi anni.
Ormai ho capito cosa significa adattare un libro in un film di massimo 2-3 ore cercando di rimanere il più fedeli possibile, e Peter se l'è sempre cavata egregiamente, nonostante i numerosi ostacoli lungo il tragitto, primo fra tutti la decisione dell'avida Warner di smembrare ulteriormente la trama, e gli do quindi atto di essere sempre un grandissimo regista tenace e capace.
Ora peniamo per un altro anno aspettando di vedere l'ultimo capitolo, Lo Hobbit: Racconto Di Un Ritorno, in uscita il 17 dicembre 2014. Aiuto, non ce la farò!

Il trailer:



Consigliato: Assolutamente sì 

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