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domenica 17 aprile 2016

When You Fight The Past, The Past Fights Back: 11.22.63


Stephen King non è mai rientrato né, temo, mai rientrerà tra i miei autori preferiti, poiché ho sempre trovato fin troppo inquietanti i suoi romanzi: ad esempio, mi basta infatti pensare ad It (fortunatamente non soffro di coulrofobia, ma comunque la trama mi angoscia tantissimo!) o a L'Acchiappasogni per capire come i miei gusti siano totalmente opposti a quelli del celeberrimo autore e sceneggiatore statunitense.
Ciononostante, vuoi per dei miei pregiudizi, vuoi per il mio poco interesse nei suoi confronti per i suddetti motivi, sono rimasto particolarmente colpito ed estasiato da uno dei suoi romanzi più recenti, pubblicato nel 2011, che non ho purtroppo avuto il piacere di leggere, ma che ho comunque avuto modo di conoscere tramite l'ultima miniserie televisiva, targata Hulu, proprio basata su di esso: sto parlando di 11.22.63 (in Italia 22.11.63), composta da 8 episodi, diretti tutti dal regista premio Oscar Kevin Macdonald (di cui, tra i suoi tanti lavori, spicca l'epico The Eagle), e con protagonista il mitico James Franco.
Di fatto, Stephen, con quest'opera, ha fatto proprio centro nel mio caso, poiché essa tratta di viaggi del tempo, un tema che da sempre amo ed apprezzo tanto.
E' proprio grazie ad un incredibile viaggio nel tempo che la storia di Jake Epping, un giovane professore di inglese del Maine interpretato per l'appunto da Franco, cambia radicalmente:

Da sinistra verso destra: Jake Epping nel presente e "Jake Amberson" nel passato
L'uomo, cliente abituale della tavola calda gestita da Al, dopo aver appena finito di firmare i documenti che attestano il divorzio dalla sua ormai ex moglie, rimane improvvisamente scioccato quando il suo vecchio amico ristoratore, andato poco prima nel retro del locale, ritorna visibilmente invecchiato di un paio di anni e con una terribile tosse.
Infatti, Al si è misteriosamente ammalato di cancro allo stadio terminale in pochissimi minuti e Jake, allibito ed in cerca di spiegazioni razionali, viene cacciato via, strappando però all'amico la promessa di ricevere delle spiegazioni il giorno dopo.
Giunto puntualmente il giorno dopo alla locanda, Al, senza alcun preambolo, gli dice chiaramente di entrare nello sgabuzzino della tavola calda, "farsi un giro dando un'occhiata nei dintorni", tornare indietro e parlarne con lui.
L'uomo, convinto che il suo amico sia pazzo, accetta, giusto per non farlo arrabbiare, viste le sue condizioni di salute precarie, ed improvvisamente, anziché ritrovarsi sempre nel ripostiglio, viene catapultato fuori dal locale, ma in un'epoca totalmente diversa.
Sconvolto, Jake ripassa nel tunnel invisibile dal quale è uscito e ritorna al presente da Al:

"Quello, ragazzo mio, era il 1960."

Ecco le prime parole che il giovane insegnante sente pronunciare al suo ritorno dal suo amico morente. Di fatto, Al racconta a Jake che, nei pochi minuti in cui si era assentato il giorno prima per poi tornare invecchiato e malato, ha passato ben tre anni nel passato (nel presente, qualsiasi sia la cifra d'anni impiegati per effettuare qualsiasi cosa nel passato, trascorreranno sempre e solo due minuti), fallendo nel compiere la missione che si era prefissato: salvare la vita del Presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy il 22 novembre del 1963, giorno in cui venne assassinato, in modo da evitare, almeno secondo il ristoratore, i tanti orrori e nefandezze perpetrati dagli Stati Uniti, avvenuti in seguito a tale grave evento.
Inizialmente pieno di tantissimi dubbi e perplessità, Al ha infine deciso che l'unico in grado di poter portare a termine questo importantissimo incarico, dopo avergli già spianato la strada con un'identità falsa, rispondente al nome di "Jake Amberson", e creando tutti gli appunti necessari per evitare il famoso delitto con varie indagini da compiere nei tre anni di attesa prima che avvenga, è proprio Jake, più giovane, ma soprattutto, più idoneo, poiché in cerca di uno scopo nella propria vita, specie dopo il fallimento del suo matrimonio.
Tuttavia, in preda all'ira, alla paura ed al rifiuto di un onere del genere, il ragazzo ha un alterco con il suo vecchio amico e viene nuovamente cacciato, questa volta per sempre.
Non dormendo per niente durante la notte, Jake, pentito delle brutte cose che ha detto ad Al, ritorna per scusarsi la mattina dopo, ma lo trova purtroppo morto.
Distrutto dal rimorso, il giovane professore decide di ripagare la fiducia che l'uomo aveva in lui accettando l'incarico e tornando indietro nel tempo per evitare che JFK venga assassinato ufficialmente da Lee Harvey Oswald, ma in realtà, secondo la teoria più famosa, in seguito ad un complotto tra FBI, CIA e sovietici.
Ci riuscirà? Ma soprattutto, come farà a contrastare il più pericoloso dei nemici, ovvero il passato, quello stesso passato che non vuole essere cambiato e che farà di tutto per fermarlo (Al si è improvvisamente ammalato proprio a causa sua)?
Come già detto, Jake avrà a che fare, sia nel presente che nel passato, con molte persone nella sua missione che, il più delle volte, si riveleranno degli amici e, allo stesso tempo, dei nemici, ovvero: Al Templeton, Lee Harvey Oswald, Bill Turcotte, Frank Dunning, Deke Simmons ed il fantomatico "Yellow Card Man", l'Uomo con la Tessera Gialla:

In alto da sinistra verso destra: Al Templeton, Lee Harvey Oswald e Bill Turcotte
In basso da sinistra verso destra: Frank Dunning, Deke Simmons ed il "Yellow Card Man"
Il primo, interpretato da Chris Cooper, come si è ben capito, sarà il mentore del professore, avendo egli già vissuto, almeno fino al 1962, ciò che Jake passerà e, nonostante la sua improvvisa morte, riapparirà poco e spesso in vari flashback che saranno d'aiuto al protagonista per ricordarsi cosa fare in varie occasioni e come difendersi dagli attacchi del passato.
Il secondo, impersonato da Daniel Webber, è il famoso assassino di John Kennedy. Paranoico fino all'inverosimile, soprattutto nei confronti di CIA ed FBI, per via della sua diserzione dai Marines e degli anni trascorsi in Russia, Lee sarà il bersaglio numero uno da pedinare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, al fine di scoprire e capire chi e cosa ci sia realmente dietro l'uccisione del Presidente, apparentemente architettata solo da un sociopatico.
Il terzo, interpretato da George MacKay, sarà il solo aiuto per Jake nel passato, poiché scoprirà per caso che l'uomo viene dal futuro, a causa di uno stralcio di giornale del 1963 in possesso dell'insegnante, e si unirà a lui, in modo da perfezionare lo "spionaggio fatto in casa" del protagonista, visto che due teste sono meglio di una. Tuttavia, il rapporto tra Bill e Jake prenderà pieghe alquanto inaspettate.
Il quarto impersonato da Josh Duhamel, è il bidello della scuola dove il protagonista insegna nel presente. Particolarmente colpito dal talento dell'anziano per la scrittura, specie dopo il suo toccante racconto dell'uccisione di tutta la sua famiglia da parte del padre alcolizzato agli inizi degli anni '60, Jake cercherà di cambiare in meglio la vita di Frank proprio correggendo quel grave evento nel passato, ma anche in questo caso, gli eventi avranno dei risvolti del tutto imprevedibili.
Il quinto, interpretato da Nick Searcy, è il preside della scuola di Jodie, il paesino vicino Dallas, la città in cui avvenne l'uccisione di JFK, ed il superiore di Jake nel passato, che lavorerà lì per mantenersi nei tre anni di attesa prima che arrivi la fatidica data. Buono, gentile, carismatico, nonché molto aperto di mentalità per quell'epoca, famosa per il razzismo contro i neri e l'anti-comunismo, sarà più volte l'ancora di salvezza del protagonista ed il suo costante appoggio nei momenti più disperati.
Il sesto ed ultimo, impersonato da Kevin J. O'Connor (l'astuto Beni Gabor in La Mummia e Igor in Van Helsing), è l'inquietante e misterioso individuo che perseguiterà costantemente il protagonista una volta giunto nel passato. Infatti, se inizialmente Jake lo ignorerà, credendolo solo un barbone che gli ripete in continuazione di andarsene, man mano il professore capirà che egli non è affatto un uomo normale, né tanto meno un "emissario in rappresentanza del passato", quindi chi sarà mai?
Ma, come in ogni storia che si rispetti, ovviamente anche i volti femminili hanno una grandissima rilevanza, per svariate ragioni, e, di fatto, per quanto riguarda 11.22.63, le protagoniste femminili sono quattro: Sadie Dunhill, Marina Oswald, Mimi Corcoran e Marguerite Oswald:

Da sinistra verso destra: Sadie Dunhill, Marina Oswald, Mimi Corcoran e Marguerite Oswald
La prima, interpretata da Sarah Gadon (recentemente apparsa sul grande schermo nel ruolo di Mirena, la moglie del conte Vlad in Dracula Untold), è una giovane bibliotecaria del passato che molto spesso incrocerà il cammino di Jake, dal Maine fino al Texas, ritrovandosi a lavorare proprio con lui al liceo di Jodie. Colpiti entrambi da come il destino li faccia incontrare così spesso, i due inevitabilmente si conosceranno meglio fino ad innamorarsi, nonostante gli ammonimenti di Al a Jake riguardo il non creare alcun tipo di legame e rapporto affettivo, per evitare troppe alterazioni del presente. Il loro rapporto idilliaco diverrà uno dei punti fermi per il protagonista durante la delirante ricerca della verità, perché l'insegnante, grazie alla dolce e gentile ragazza, si sentirà completo, a tal punto da convincerla a tornare con lui nel futuro, una volta salvato Kennedy. Ma, nel dire questo, Jake avrà fatto i conti prima col passato?
La seconda, impersonata da Lucy Fry, è la giovane e triste moglie russa di Lee Harvey, conosciuta a Minsk (all'epoca ancora parte dell'URSS), con la quale avrà due figli, nonostante il loro rapporto non sia dei più rosei. La ragazza si legherà molto a Bill, sebbene Jake tenti più volte di separarli, al fine di evitare che la loro copertura di semplici vicini di casa della famiglia Oswald salti, e le ripercussioni di tali scelte avranno conseguenze alquanto gravi, tutte a vantaggio del passato che, come sempre, non vuole essere cambiato.
La terza, interpretata da Tonya Pinkins, è la pacata segretaria del liceo di Jodie nel passato. Donna a modo e simpatica, Mimi resterà più volte colpita dall'inevitabile trattamento gentile ed educato che Jake le riserverà, a differenza degli altri bianchi (esclusi Deke e Sadie), e, come con il preside, anche lei lo aiuterà e consiglierà molto spesso, specie per quanto riguarda il rapporto tra il protagonista e la bibliotecaria della scuola.
La quarta ed ultima, impersonata da Cherry Jones, è, come si capisce dal suo cognome, la madre di Lee. Essendo, in fin dei conti, una donna buona e schietta, la signora Marguerite purtroppo non capirà i propositi di suo figlio, un tempo un ragazzo felice e poi improvvisamente mutato in qualcosa che neanche lei riesce a comprendere, ed ignorerà totalmente lo scopo che l'uomo si è prefissato, dopo il suo ritorno dalla Russia, fino al famoso 22 novembre 1963.
Come già detto all'inizio di questo articolo, 11.22.63 mi è piaciuta davvero parecchio, specie per l'originalissima idea del tema, uno dei più discussi di sempre, per via delle più disparate teorie che attorniano da anni l'uccisione di quello che fu uno dei Presidenti più amati degli USA, nonché per la questione della manipolazione del tempo, un concetto per il momento ancora teorico (e chissà per quanto ancora lo sarà purtroppo, sigh!), con tutte le inevitabili e potenziali conseguenze, sia nel bene che nel male, che Stephen King ha abbondantemente trattato proprio tramite il suo romanzo e la miniserie ad esso collegata.
Essendo un profano dello scrittore statunitense, ho seguito con vivo interesse le discussioni riguardanti l'adattamento televisivo di Hulu e, bene o male, tutti i fan che hanno letto il libro hanno confermato la fedeltà abbastanza elevata di 11.22.63 al romanzo, salvo alcuni inevitabili cambiamenti nella trama, promuovendola a pieni voti, cosa che anch'io faccio senza pensarci due volte, anche in virtù del lavoro egregio svolto dal cast.
In conclusione, vi consiglio quindi di vedere questa miniserie TV (sempre in English subbed Italian, mi raccomando! =P) e vi auguro buona visione!


Il trailer:


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martedì 19 novembre 2013

The first time I met...James Franco


So che guardando la foto, care lettrici cinemaniache, non riconoscereste a James Franco altri meriti se non quello di essere un figo da paura. Eppure, questo californian boy è una continua sorpresa. Eclettico non solo nei ruoli che ha interpretato e interpreta al cinema ma anche nella vita. Mai uguale a se stesso, sempre alla ricerca di storie da raccontare, nuovi stimoli e progetti in cui buttarsi a capofitto. E sì, perché James è guidato da una grande passione, in tutte le cose che fa: la passione per il suo lavoro di attore, la passione per l'arte, un lato non molto conosciuto di Franco che forse ha ereditato dalla nonna materna, proprietaria di una celebre galleria d'arte a Cleveland. La passione per la vita e per il mondo che lo circonda.


James non si sente e non è assolutamente il classico sex symbol hollywoodiano, seppur nel 2009 sia stato inserito nella classifica degli uomini più sexy al mondo. Se andate a sbirciare il suo account su Instagram scoprirete un ragazzo molto (auto)ironico, semplice e a volte anche strambo!
La sua carriera d'attore è solo l'aspetto più superficiale perché è anche regista, scrittore (ha all'attivo due libri di racconti), produttore e sceneggiatore. In più aggiungeteci anche l'arte, preferibilmente indipendente: una recente collaborazione, presentata alla 70esima Mostra Cinematografica di Venezia con Marina Abramovic ha visto l'artista serba realizzare un documentario sulla vita dell'attore e d'attore, "in bilico tra arte e intrattenimento", (QUI l'intervista ai due per chi fosse interessato).


James Edward Franco nasce a Palo Alto, in California, il 19 aprile del 1978. Le sue origini sono un melting pot di culture e provenienze geografiche: la madre, Betsy Lou Verne, poetessa autrice ed editrice, è ebrea di origine russe mentre il padre, Douglas Eugene Franco, direttore di un'agenzia no profit e di una compagnia portacontainer, ha origini italiane, portoghesi e svedesi. Direi che il risultato finale è stato ottimo. Teddy, come lo chiamano in famiglia, dopo aver incassato la vittoria per "Il più bel sorriso della Palo Alto High School", si iscrive al college dove decide di studiare letteratura inglese. Ben presto abbandona gli studi per dedicarsi alla recitazione, attività che intraprende per tenere a bada la timidezza. Così inizia a prendere lezioni con Robert Carnegie e dopo 15 mesi di preparazione viene scelto per la serie TV Freaks and Geeks. Poco dopo, nel 2001, interpreta James Dean nel film per la TV dedicato al "gigante" di Hollywood che gli varrà la vittoria ai Golden Globe del 2002.



La carriera di James è sempre più in ascesa. Sostiene il provino per il nuovo Spider Man, ma il ruolo di protagonista va a Tobey Maguire. Pessima scelta. Lui interpreta Harry Osborne, il figlio del Goblin verde che, alla morte del padre, diventa il nuovo nemico del ragno. Girerà anche Annapolis, Giovani Aquile, Colpevole d'Omicidio con Robert de Niro che lo volle con sé nel film, e poi...



Tristano e Isotta nel 2006. E' l'unico romance nella filmografia di James. Tutti gli altri ruoli che ha interpretato sono impegnati, demenziali, molto vissuti e infatti Mr. Franco non apprezza molto il filone romantico di certo cinema statunitense e si è pentito di aver girato questo film: lui e il regista, Kevin Reynolds, avevano una visione completamente differente del personaggio di Tristano. Quella di James forse era più vicina alla leggenda e meno romanzata.
Probabilmente a convincerlo sono stati i produttori del film, Tony e Ridley Scott perché oltre alla storia d'amore dei protagonisti c'è anche molta azione e combattimenti. Franco si è allenato per otto mesi, praticando boxe, imparando ad andare a cavallo e a combattere con la spada. Dopo Spider Man questo è forse l'altro suo grande successo di pubblico. Tristano e Isotta l'ho visto per la prima volta al cinema e così è iniziata la mia "storia d'amore" cinematografica con il bel californiano che...



...è bello sempre, anche ricoperto di sangue e fango. E lo è ancora di più quando interpreta un eroe romantico e invincibile. Care lettrici, vedete e rivedete quel film perché non penso che James ne farà un altro del genere. Diciamo che il ragazzo ha cambiato compagnie.



La loro amicizia può essere definita quasi una storia d'amore: dura da ben dieci anni e conta già numerosi film insieme. L'ultimo è Facciamola Finita (clicca sul link per leggere la recensione) dove è esilarante il rapporto e la caratterizzazione dei personaggi di Franco e Seth Rogen che interpretano loro stessi: James ha un affetto morboso per Seth, appassionato di architettura e arte, salutista fighettino e compiaciuto collezionista di memorabilia dei personaggi che ha interpretato. Questi due, insieme, promettono ancora risate.
Visto che in famiglia sono tutti laureati, James nel 2006 decide di riprendere gli studi e quindi:

- si laurea nel 2008
- contemporaneamente a New York frequenta i corsi di scrittura alla Columbia University, quello di regia alla New York University's Tisch School of the Arts e quello di scrittura creativa al Brooklyn College
- nel 2010 riceve il Master of Fine Arts della Columbia University e frequenta il dottorato in inglese a Yale

Come se non bastasse, è anche bravo in matematica!
Mentre studiava e sgobbava sui libri, recitava anche: Strafumati con l'amico Seth, Milk di Gus Van Sant con Sean Penn, Urlo e infine il suo ruolo più bello in cui ha dato prova della sua bravura: 127 ore di Danny Boyle che gli è valso una candidatura agli 83esimi Academy Awards che tra l'altro ha anche condotto con Anne Hathaway. Ecco un immagine:



Sì lui è quello col vestito fucsia, un Marilyn Monroe forzuto. L'ho detto che a volte è strambo no??
Gli ultimi film cui ha partecipato, oltre a Facciamola Finita, sono L'alba del pianeta delle scimmie, Il Grande e Potente Oz di Sam Raimi, Sua MaestàLovelace. Impegnatissimo anche dietro la macchina da presa, tra i suoi lavori Sal, Interior. Leather Bar. presentato alla Berlinale 2013 e in arrivo, nel 2014, il film su Charles Bukowski. Inoltre è imminente il suo debutto anche a Broadway.
Cos'altro dire? Continua a sorprenderci James!

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Recensione Flash: Facciamola Finita


Anno e Nazione di Produzione: USA 2012

Titolo Originale: This is the end

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Genere: Commedia

Durata: 107 minuti

Cast: James Franco, Seth Rogen, Jonah Hill, Jay Baruchel, Danny McBride, Craig Robinson, Michael Cera, Emma Watson

Regista: Seth Rogen, Evan Goldberg

Jay raggiunge l'amico Seth a Los Angeles. Non si vedono da un anno e hanno programmato una reunion per il weekend. Dopo svariate partite alla playstation e parecchie canne, Seth propone a Jay di andare alla festa che James Franco darà quella sera per la sua nuova villa. Sì, James Franco l'attore. Seth è Seth Rogen, così come Jay è l'apprendista stregone addestrato da Nicolas Cage. Seppur il canadese Jay odi Los Angeles, Hollywood e le sue feste, la dà vinta all'amico. Attori, cantanti, comici si sono dati tutti appuntamento da James. La fine del mondo scombinerà i piani per la serata dell'allegra combriccola. Oltre all'Apocalisse un'altra cosa è certa: tutti daranno il loro peggio.
Avevo sentito parlare di questo film qualche mese fa ma lo etichettai subito come cinema demenziale. Poi la curiosità ha vinto lo snobismo e una sera, molto scettica, ho deciso di vederlo. Non c'avrei scommesso un centesimo ma con Facciamola Finita ci si sganascia dalle risate dall'inizio alla fine. Non aspettatevi comicità intelligente, perché ci avevo visto giusto: è demenziale. Poco importa perché tra demoni, gente che da di matto, esorcismi e una sorprendente Hermione/Emma Watson si ride di gusto. Tutti i protagonisti, la nuova generazione della comicità americana, tra cui lo stesso Rogen che è anche regista con Goldberg, hanno una loro peculiarità, il proprio lato oscuro che nell'imminenza della fine del mondo di certo non terranno a bada.
Facciamola Finita è una commedia allucinogena, davvero da non perdere!

Il trailer:



Consigliato: Sì!!!!

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