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mercoledì 28 ottobre 2015

Recensione Flash: Michael Kohlhaas


Anno e nazione di produzione: FRA/DEU 2013

Distribuzione: Les Films Du Losange (FRA)/Polyband (DEU)

Genere: Epico/Drammatico/Azione/Guerra

Durata: 125 minuti

Cast: Mads Mikkelsen, Delphine Chuillot, Bruno Ganz, Paul Bartel, Mélusine Mayance, David Bennent, Swan Arlaud, David Kross, Denis Lavant, Sergi Lopez, Amira Casar, Roxane Duran

Regista: Arnaud Des Pallières

Chiunque conosce bene o, al massimo, ha sentito parlare varie volte del mitico ed epico Braveheart: Cuore Impavido di Mel Gibson, che narra la storia, romanzata, del patriota scozzese William Wallace, in lotta contro l'Inghilterra per ottenere l'indipendenza della sua terra, dopo anni di soprusi da parte dei loro colonizzatori.
Pochi invece conoscono le vicende di quello che potrebbe essere definito come il "William Wallace dei tedeschi", ovvero Hans Kohlhaase, un uomo vissuto tra il 1500 e il 1540. La sua storia venne romanzata in una novella 200 anni dopo dal poeta e drammaturgo Heinrich von Kleist, cambiandogli il nome in Michael Kohlhaas.
Naturalmente, il mondo della cinematografia non si è lasciato sfuggire l'occasione di poter adattare tale opera, in modo da renderla fruibile al grande pubblico e, di fatto, al momento esistono due pellicole: una del 1969, Michael Kohlhaas: Der Rebell, e quella che ci interessa, la più recente, Michael Kohlhaas, del 2013, diretta dal regista francese Arnaud Des Pallières e con un protagonista d'eccezione, ovvero l'ormai famoso Mads Mikkelsen.
Passiamo quindi alla trama.
Il film narra la storia, ambientata sulla catena montuosa delle Cevenne in Francia nel XVI secolo, dell'allevatore e mercante di cavalli Michael Kohlhaas, un protestante di origine tedesca, la cui vita viene improvvisamente sconvolta dalla morte del vecchio barone che governa la terra in cui vive. Infatti, il suo successore, ovvero il dispotico e crudele figlio (Swan Arlaud), instaura un regime assolutistico sulle terre del padre, imponendo delle tasse illegali ai suoi sudditi. Michael, in viaggio per andare a vendere i suoi cavalli, si ritrova dunque costretto a lasciare momentaneamente due dei suoi stalloni migliori al barone, al fine di passare senza pagare il pedaggio, poiché privo di soldi in quel momento. Con la promessa di pagamento al suo ritorno, grazie ai guadagni delle vendite, il barone gli assicura la restituzione dei due cavalli, ma, una volta a casa, Michael avrà una brutta sorpresa: non solo i suoi animali sono stati trattati in una pessima maniera, ma anche il suo servitore, César (David Bennent), rimasto con essi, nel tentativo di sottrarli ai maltrattamenti, è stato attaccato e azzannato più volte dai cani del barone, salvandosi per miracolo.
Mantenendo la calma, Kohlhaas cerca inizialmente spiegazioni dal barone, il quale ignora del tutto le sue parole. In seguito, il mercante chiede giustizia monetaria al tribunale locale, ma non ottenendone alcuna, per via delle amicizie potenti del suo nemico, cerca un ultimo aiuto nella principessa Margherita d'Angouleme (Roxane Duran), regina di Navarra, tramite la sua coraggiosa moglie Judith (Delphine Chuillot).
Se, all'apparenza, tutto sembra andare per il verso giusto, il peggio è appena iniziato: Judith viene brutalmente ferita ed uccisa dai nemici di Michael e l'uomo, infuriato e ormai del tutto deluso dalla giustizia, decide di iniziare un'atroce vendetta contro coloro i quali abusano del loro potere per compiere soprusi contro i contadini, primo fra tutti il nuovo barone. Colui che un tempo era un semplice mercante si tramuterà quindi nel leader di un'enorme sommossa popolare, che scuoterà le fondamenta dell'aristocrazia franco-tedesca dell'epoca, con conseguenze incredibili.
Riuscirà Michael ad ottenere vendetta per ciò che ha subito?
Ho scoperto recentemente l'esistenza di questa pellicola, grazie ad un'immagine che ritraeva Mads in tenuta da guerra, non riuscendo a capire di che film si trattasse, e devo dire di non essermi assolutamente pentito di averla trovata: una storia davvero interessante, con un ritmo altalenante ma mai monotono. Mikkelsen, oramai noto in tutto il mondo, si rivela come sempre un grande attore, poliedrico e poliglotta (la lingua originale del film è il francese), confermando nuovamente di essere una grande icona dei film in costume.
Se siete dunque degli amanti di Braveheart, vi consiglio assolutamente di vederlo, poiché non ne resterete affatto delusi.
Tuttavia, l'unica nota dolente è la lingua di Michael Kohlhaas: purtroppo la pellicola non è, almeno per ora, ancora approdata né in Italia né nei paesi anglofoni, quindi lo troverete solo in Français sous-titré en Italien. Nel mio caso non è stato affatto un problema, anzi è stata una vera e propria goduria, visto che il francese è la seconda lingua che ho studiato a partire dalle scuole medie fino all'università, insieme all'inglese, per diventare un interprete e traduttore, però posso dirvi che è tranquillamente comprensibile, dato che il francese è molto simile all'italiano, ancor di più se appunto ci sono i sottotitoli.
Se siete dunque degli irriducibili e la lingua dei nostri cugini d'oltralpe non vi spaventa, vi lascio con il trailer del film e vi auguro buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 23 dicembre 2013

I Am SherlSHOCKED!


Dopo due anni di snervanti ed irritanti attese, è arrivato il momento di dirlo: finalmente!
Il 1 gennaio 2014 segnerà il ritorno sulle scene britanniche, seguito a ruota il 19 gennaio da quelle americane, della mitica, unica ed inimitabile serie TV Sherlock, prodotta dalla BBC e dai due geniali e "terribili" Steven Moffat e Mark Gatiss (quest'ultimo, come gran parte dei fan sa già, riveste tra l'altro i panni di Mycroft, il fratello maggiore di Sherlock).
Dal 2011, anno in cui è stata trasmessa la seconda stagione della fortunata serie, è passato tanto tempo per realizzare la terza per via dei vari impegni lavorativi dei due grandi interpreti principali, ovvero Benedict Cumberbatch nei panni di Sherly e Martin Freeman in quelli del pazientissimo Watson, visti recentemente ne Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug, Martin nelle vesti di Bilbo e Benedict nella "pelle" del terribile Smaug nel doppiaggio originale della pellicola.
Finalmente tutti i nodi verranno al pettine e il mistero più grande di tutti verrà svelato: come diavolo ha fatto Sherlock a sopravvivere alla caduta dal palazzo, dopo la drammatica discussione con il diabolico Jim Moriarty, suicidatosi (si spera morto per sempre!) con una pistola, e il triste addio con Watson?


Bé, di sicuro i fan hanno avuto tutto il tempo per formulare ipotesi su come il nostro beniamino sia riuscito ad inscenare alla perfezione il proprio suicidio, al fine di salvare le persone a lui care, come John, Mrs. Hudson e l'ispettore Lestrade, dai cecchini di Moriarty.
I due produttori hanno tenuto sulle spine i fan lanciando vari indizi, come quello di Gatiss riguardante il fatto che per capire come Sherlock si sia salvato bisogna osservare molto attentamente la scena della caduta.


Evidentemente serve una mente brillante come quella di Sherlock per capire bene l'indizio, ma quel che è certo è che una fan americana sembra esserci andata molto vicina alla verità, anche se non confermata, proprio perché la sua teoria calza alla perfezione l'ottica del sociopatico funzionale per eccellenza quale è Sherly.
Non vi rivelo ciò che ha ipotizzato per mantenere l'effetto sorpresa, nel caso sia proprio quella la tattica usata dal protagonista.
Ciò che per me è sicuro è che Molly, la gentile e sensibile dottoressa dell'obitorio in cui Sherlock passa il suo tempo libero, innamorata del protagonista, c'entri qualcosa.
Ricordiamoci il misterioso favore che Sherly le chiede poco prima dell'incontro finale con la sua nemesi sul tetto.
Ma quindi, cosa ci dobbiamo aspettare da questi 3 nuovi episodi?


Ciò che per ora si sa è che la serie è ambientata due anni dopo gli eventi di Reichenbach: Sherlock si è nascosto e spostato continuamente per evitare che l'incolumità di John, Mrs. Hudson e tutte le altre persone che hanno sempre avuto a che fare con lui sia messa a repentaglio.
Ritornerà dopo così tanto tempo e si ritroverà completamente spaesato: come gli rivelerà suo fratello Mycroft, John ha voltato pagina ed è andato avanti, facendosi crescere anche un bel paio di baffoni, nel tipico stile del Watson originale ideato da sir Arthur Conan Doyle.


Non riuscendo a capire come il suo amico dottore sia riuscito ad andare avanti "senza di lui", Sherlock dovrà "ritornare dall'aldilà" con tutta la teatralità tipica del suo complicato carattere, spaventando a morte la povera Mrs. Hudson!


Di sicuro però, l'incontro più emozionante sarà proprio quello tra Sherly e John, tanto atteso da tutti. Naturalmente già sappiamo che il nostro amato investigatore nasconderà come sempre i suoi sentimenti, ma a giudicare dalla sua espressione, forse, e sottolineo forse, trasparirà qualcosina per il suo unico, vero amico.


Ciò che lo spingerà tuttavia a tornare sarà un evento senza precedenti: il serio rischio di un attacco terroristico programmato a Londra che il brillante consulente detective dovrà sventare riformando la 'strana coppia' col dottor Watson.
Assisteremo quindi ai tipici casi intricati, intrisi stavolta da un ingrediente inedito: Sherlock dovrà fare i conti per la prima volta con eventi da lui del tutto imprevisti come John, ormai diverso da com'era un tempo, e una Londra molto differente da come lui l'aveva lasciata.


I tre episodi di questa stagione si intitoleranno The Empty Hearse, The Sign Of Three e His Last Vow.
La messa in onda italiana per ora è ignota, quindi consiglio caldamente la visione della serie in inglese sottotitolato in italiano, poiché il fascino britannico è preservato del tutto solo in questa maniera, visti i doppiatori italiani, a mio parere, non molto adatti ai personaggi.


Sembra sia finita qui per ora, ma non stiamo dimenticando una domanda importante?
E il cattivo chi sarà?!
Dopo parecchie supposizioni su chi dovesse prendere il posto del malefico ed insostituibile Moriarty, nemesi per eccellenza di Holmes, Gatiss e Moffat hanno annunciato, ad agosto 2013, l'ingresso nel cast dell'attore danese Lars Mikkelsen, fratello del più famoso Mads Mikkelsen, nel ruolo del nuovo arci-nemico Charles Augustus Magnussen.


Pochissimo si sa su questo nuovo, fantomatico antagonista, presentato appunto come la futura nemesi del protagonista, ma quel che si spera è che riesca a reggere il confronto con Moriarty, interpretato nelle prime due serie dal bravissimo Andrew Scott, che ha stra-meritato il premio BAFTA 2012 proprio come Best Supporting Actor in Sherlock.
Continuiamo quindi con il conto alla rovescia che ci separa dall'attesissima terza serie, lasciandovi con il teaser trailer ufficiale, e speriamo che la season 3 ci riservi numerosissime sorprese, come solo la brillante accoppiata Moffat-Gatiss sa fare!


Il trailer:


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domenica 22 dicembre 2013

Recensione Flash: Il Sospetto


Anno e Nazione di Produzione: Danimarca 2012

Titolo Originale: Jagten (inglese: The Hunt)

Distribuzione in Italia: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 115 minuti

Cast: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkopp, Alexandra Rapaport, Anne Louise Hassing

Regista: Thomas Vinterberg

Piccola città del nord Europa, tranquilla e dove si conoscono tutti: è qui che vive Lucas, insegnante all'asilo locale. Perfettamente integrato nella comunità, l'uomo è stimato e apprezzato da amici e colleghi. Un matrimonio fallito alle spalle e un figlio, Marcus, che l'ex moglie non gli fa vedere quanto vorrebbe. I suoi piccoli alunni lo adorano, soprattutto Klara, la figlia del suo migliore amico Theo. Un giorno la piccola lo bacia sulla bocca e gli fa un piccolo dono. Lucas, con dolcezza, la redarguisce dicendole che certe attenzioni sono riservate ai genitori e ai familiari. La bambina, imbarazzata e ferita, inizia a raccontare una storia di violenze sessuali che travolgeranno la vita di Lucas, spingendo la città in una caccia al mostro.
Il regista, e attore, Thomas Vinterberg tra i primi ad aderire a Dogma 95, il manifesto cinematografico danese degli anni Novanta cui presero parte anche Lars von Trier e la giovane Susanne Bier, ritorna al cinema con un film che, rispetto ai suoi precedenti, abbandona i toni comici e grotteschi per denunciare l'ipocrisia borghese. Lucas, dopo il racconto della piccola Klara, per i suoi amici e concittadini diventa un mostro nonostante la mancanza di prove, reali, che attestino la violenza. Non solo, gli alunni influenzandosi a vicenda, iniziano a raccontare tutti la stessa storia trasformando l'uomo in un pedofilo seriale.
Isolato, perseguitato e minacciato Lucas affermerà sempre la sua innocenza. Vinterberg ambienta la scena madre del film in chiesa, durante la notte di Natale, quasi a voler implicitamente individuare la "fonte" dell'odio dei benpensanti. Il regista chiude il film con un colpo di fucile che manca di poco Lucas, a un anno di distanza dagli eventi narrati: il sospetto rimarrà sempre e Lucas ne rimarrà per sempre segnato.
Candidato ai Golden Globe 2014, Il Sospetto è un film freddo, asciutto, razionale, che non lascia margini di redenzione alla società borghese. Mads Mikkelsen, protagonista assoluto del lungometraggio, vincitore con questo film della Palma d'Oro a Cannes nel 2012, conferma il suo caleidospico talento di attore di razza. Thomas Bo Larsen, attore feticcio di Vinterberg, si carica del conformismo provinciale e convince. Bravissima la piccola Annika Wedderkopp.
Non importa chi sei: se gli altri hanno bisogno di un capro espiatorio, lo diventi.

Il trailer:



Consigliato: Sì


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giovedì 28 febbraio 2013

Recensione Flash: Coco Chanel & Igor Stravinsky


Anno e nazione di produzione: Francia 2009

Distribuzione in Italia: Sony Pictures

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Cast: Anna Mouglalis, Mads Mikkelsen, Elena Morozova, Natacha Lindinger

Regista: Jan Kounen

Per chi non lo sapesse, Coco Chanel non è stata soltanto una delle più famose stiliste dell'età contemporanea, ma anche un'appassionata filantropa. Una volta divenuta l'apprezzata couturier che il mondo conosce, nella Parigi degli anni Venti entra a far parte dell'esclusivo cenacolo intellettuale di Misia Sert. Gabrielle così aiuterà e finanzierà molti artisti, partecipando a volte lei stessa nella preparazione di spettacoli di danza o teatrali, occupandosi ovviamente dei costumi. Tra i tanti artisti conosciuti da Coco c'è anche il grande compositore russo Igor Stravinsky. Il musicista, con la famiglia, viene ospitato da Chanel a Bel Respiro, la villa che la stilista possedeva poco fuori Parigi affinché Stravinsky possa finire di comporre la sua ultima opera. Tra i due nascerà un'intesa sempre più forte al quale sarà inevitabile dover cedere.
Basato sul romanzo fittizio di Chris Greenhalgh, il film dell'olandese Jan Kounen è uscito in contemporanea con il film di Anne Fontaine, Coco avant Chanel. Cose che hanno in comune, oltre la protagonista? Il piattume imperante.
Nella realtà, fu solo Stravinsky a nutrire dei sentimenti per Coco, la stilista non li ricambiò mai. Ma non è questo che rende il film noioso, ma la mancata occasione sfruttata dal regista di indagare le psicologie di personaggi così interessanti, riducendo il tutto ad una voyeuristica relazione di letto. Anna Mouglalis, fasciata in abiti degni di Coco incanta ma non convince, Mads Mikkelsen sembra sia costretto nel ruolo di uomo "che non deve chiedere mai".
Però salvo i costumi, il trucco e le scenografie: assolutamente splendidi, una cura dei particolari maniacale, come piaceva a Coco.
Se mademoiselle Chanel fosse stata ancora con noi, una generosa sforbiciata ad entrambe le pellicole l'avrebbe data.

Il trailer:


Consigliato: Nì

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giovedì 21 febbraio 2013

Cinema dal Mondo...Fredde emozioni


Sapete a chi appartiene quello sguardo penetrante? Se non lo riconoscete, vi dico che è di Mads Mikkelsen.
Dopo la meritata vittoria a Cannes 2012, l'attore è diventato sicuramente il simbolo dell'ascesa del cinema danese. 
Infatti, negli ultimi anni, il cinema danese (e in generale quello del nord Europa) sta mietendo successi e si sta imponendo a livello mondiale, conquistando premi ed esportando attori che sono diventati delle star a Hollywood.
Volete delle prove? Andate a leggere le nomination di quest'anno dei vari premi cinematografici: dagli Oscar ai Golden Globe fino ai BAFTA, molta attenzione è stata data ai film nord europei.
Concentrandoci sulla Danimarca, l'elenco di premi e premiati nelle varie manifestazioni è lungo: all'ultima edizione del Festival di Cannes ha avuto enorme successo il film Il Sospetto di Thomas Vinterberg; il protagonista Mads Mikkelsen ha vinto la Palma d'Oro come Miglior Attore. Nel 2011 la regista Susanne Bier ha vinto l'Oscar con In un mondo migliore per Miglior Film Straniero e il premio come miglior regista europea agli European Film Awards. Sempre agli EFA, Melancholia di Lars Von Trier ha vinto il premio come miglior film e ha stregato tutti (nonostante le esternazioni del regista su Hitler). Ovviamente non si sono dimenticati di Mads Mikkelsen che, sempre agli EFA, ha vinto il premio come miglior contributo europeo al cinema mondiale.



"Noi non abbiamo dei grossi problemi politici o sociali e ci concentriamo maggiormente sulle storie interpersonali e sulle relazioni. E hanno un'elevata intensità."

                                                                                                            Mads Mikkelsen

Forse non tutti sanno che il cinema danese è stato tra i più attivi nel momento in cui la settima arte stava diffondendosi nel vecchio continente. La prima proiezione pubblica venne organizzata a Copenaghen nel 1896; nel 1904 venne aperta la prima sala cinematografica. Nel corso di due anni i locali si moltiplicarono in ogni parte del paese. Nel 1906 Ole Olsen fondò la prima casa cinematografica su modello americano, la Nordisk Film Kompagni. In quattro anni raggiunse i 1700 dipendenti e in Europa divenne la seconda casa di produzione, dopo la francese Pathé. Importanti furono le innovazioni apportate dai danesi nelle ambientazioni, l'uso della luce o lo stile recitativo. I registi più famosi sono sicuramente, a partire dal muto: Blom, Sandberg, Christensen e soprattutto Dreyer e Jensen. Tutti ovviamente lavorarono con la Nordisk di Olsen.
Il cinema danese contemporaneo è rappresentato dai firmatari del movimento cinematografico Dogma 95. Gli ispiratori del movimento sono Lars Von Trier e Thomas Vinterberg. L'obiettivo degli aderenti al Dogma 95 era quello di purificare il cinema, tornare alla semplicità eliminando: gli effetti speciali, la colonna sonora, la scenografia e divieto assoluto di investimenti miliardari. Inoltre l'unico mezzo ammesso per le riprese era la camera a mano. Tutti le regole furono ovviamente trascritte nel documento di fondazione del movimento ma è inutile dire che fin dall'inizio non furono rispettate. L'alibi fu quello che ogni regista poteva interpretare il decalogo a modo suo. L'esperienza di Dogma 95 si chiuse nel 2005, con 35 film.
Oggi il cinema danese ha il volto femminile della regista Susanne Bier. Anche lei ha aderito a Dogma 95, con i suoi primi film ha riscosso notevole successo prima in patria poi in Europa. Dopo il film Non desiderare la donna d'altri (gli americani ne hanno fatto uno sbiadito remake, Brothers con Natalie Portman, Jake Gyllenhaal e Tobey Maguire) che ha avuto successo a livello mondiale, per la Bier l'America diventa la sua seconda patria. Con il film successivo, Dopo il matrimonio, la regista riceve la sua prima candidatura all'Oscar. La statuetta degli Academy la stringerà tra le mani cinque anni dopo.



Il film è un viaggio emozionale in segreti e amori forse dimenticati. Jacob Petersen gestisce un orfanotrofio a Mumbai. In cerca di finanziamenti è costretto a tornare in Danimarca perché un ricco uomo d'affari sembrerebbe disposto a donare una cospicua somma di denaro ma vuole conoscere Jacob di persona. L'uomo, da molto tempo lontano da casa, scoprirà che il suo passato diventerà il suo presente.
La regista analizza le dinamiche di una rappresentazione dei sentimenti, dove il grande burattinaio è l'attore svedese Rolf Lassgård. Forse il film potrebbe sembrare un ingenuo melò ma in realtà, allo spettatore più attento, verrà svelato un microcosmo di particolari, gesti segreti ed espressioni che animano la vita dei protagonisti. Un'alchimia di lacrime e rabbia.

Il trailer:

Dopo il matrimonio:



Spesso i film danesi non vengono distribuiti in Italia, ed è un peccato perché l'originalità e il gusto ricercato per i particolari ormai, nella cinematografia mondiale, sono diventati merci rare.

Per chi vuole saperne di più sul cinema danese:

Storia del cinema danese

Recensione Flash del film danese candidato agli Oscar e Golden Globe 2013:

A Royal Affair

Buona visione!


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giovedì 14 febbraio 2013

Recensione Flash: A Royal Affair



Anno e nazione di produzione: Danimarca, Svezia, Repubblica Ceca, Germania 2012

Titolo originale: En kongelig affære

Genere: Drammatico

Durata: 128 minuti

Cast: Mads Mikkelsen, Alicia Vikander, Mikkel Boe Følsgaard, Trine Dyrholm

Regista: Nikolaj Arcel

Caroline, sorella del re inglese Giorgio III, viene data in sposa al re di Danimarca, Christian VII. La descrizione che la ragazza riceve dello sposo è quella dell'uomo dei sogni. Ma, dopo un lungo viaggio, arrivata a Copenaghen, scoprirà che il marito è affetto da problemi mentali. Adempiuti gli obblighi del matrimonio, i due diventeranno quasi degli sconosciuti. Poco dopo la nascita dell'erede al trono Frederik, il re parte per un viaggio in Europa. Il suo precettore, preoccupato dal suo stato mentale, si mette alla ricerca di un medico personale per il re. In Germania, grazie alla segnalazione del conte Rantzau, ex membro della corte danese, il dottor Struensee viene ricevuto da Christian. Il medico tedesco affascinerà il re recitando stralci di Shakespeare. Inizia così l'avventura di Johann Struensee alla corte danese. Il medico diverrà in seguito capo del governo insieme al re, e troverà nella regina una compagna di vita e di idee per illuminare la Danimarca durante il secolo dei Lumi.
A Royal Affair del regista Nikolaj Arcel è nella cinquina della categoria Miglior Film Straniero agli Oscar di quest'anno. Inoltre, sempre nella stessa categoria, è stato nominato anche ai Golden Globes. Il film ha riscosso grande successo anche al Festival di Berlino dove l'attore Mikkel Boe Følsgaard, che interpreta Christian VII, ha vinto l'Orso d'Argento e il regista, con Rasmus Heisterberg, ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura.
Sfortunatamente in Italia il film non ha ancora un distributore, quindi non so se arriverà nelle nostre sale. Ed è un peccato perché è un film molto interessante. Ambientato agli albori dell'Illuminismo, nemmeno a dirlo, mette in luce un'appassionante periodo della storia danese. Quando tutta l'Europa sonnecchiava tra le polveri della morente epoca manierista, il dottor Struensee animato da nuove idee, trasformerà, anche se per poco, la Danimarca nel primo paese "illuminato" del vecchio continente. 
Straordinari i tre protagonisti. L'attore danese Mads Mikkelsen, dopo aver vinto a Cannes con il film Il Sospetto, continua ad affascinare e a mietere successi. Perfetta la ricostruzione storica. La vicenda poteva essere banalizzata mettendo al centro di tutto la relazione tra Struensee e la regina, invece il regista ha trasformato quell'amore in un'alleanza di menti affini e libere. Assolutamente da vedere.

Il trailer:


Consigliato: Sì


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