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giovedì 10 settembre 2015

La Dinastia Che Cambiò Per Sempre Una Nazione: I Tudors


Molte dinastie di reali sono divenute famose nella storia dell'umanità per vari aspetti, ma nessuna di esse ha mai eguagliato la più grande casata che ha dominato sull'Inghilterra per oltre un secolo, ovvero i Tudors, a cui il canale televisivo Showtime ha dedicato una serie TV, ideata dal grande Michael Hirst (lo stesso di Vikings) e composta da quattro stagioni, andando in onda dal 2007 al 2010.
I Tudors è incentrato principalmente sulla vita del grande, dispotico ed intelligentissimo re Enrico VIII, interpretato da Jonathan Rhys-Meyers.

Da sinistra verso destra: la crescita di Enrico VIII dalla prima alla quarta stagione
Nell'arco della sua lunga vita e delle quattro seasons, osserviamo come il giovane re ha cambiato per sempre le sorti del Regno Unito, decidendo di sfidare il Vaticano con la scelta di ripudiare la sua prima moglie, Caterina d'Aragona, interpretata da Maria Doyle Kennedy, per potersi risposare con Anna Bolena, interpretata da Natalie Dormer, causando quindi una scissione dalla chiesa romana.
Già a partire da questa grande mossa epocale, non devono quindi colpire gli atteggiamenti spocchiosi ed imperiosi di Enrico nel decidere con fin troppa superficialità delle sorti di una o più persone nel corso della sua vita, e devo dire che, sorvolando l'aspetto fisico, del tutto differente dall'originale, Jonathan Rhys-Meyers ha dato dimostrazione, con questo ruolo molto difficile e complesso, di una bravura innata nella recitazione, che l'ha consacrato nell'ottenimento di ruoli maggiori. Davvero complimenti e peccato per la sua vita personale travagliata, a causa della sua dipendenza dall'alcol e droghe, perché potrebbe davvero offrire di più al mondo del piccolo e del grande schermo.
Ma parlando proprio di Caterina ed Anna, non possiamo affatto sorvolare sulle famose sei mogli del re.

Da sinistra a destra: Caterina d'Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Clèves, Catherine Howard e Catherine Parr
Per Caterina d'Aragona, come già detto interpretata da Maria Doyle Kennedy, se conoscete un po' la sua storia e avete visto o vedrete la serie TV, saprete di sicuro che la sua vita fu molto travagliata, proprio a causa delle scelte di Enrico. Di fatto, la sua interprete è riuscita a mostrare davvero bene la sua infelicità, la sua grande delusione, nonché la disperazione nell'aver perso ogni certezza nella vita e, soprattutto, di non poter più riabbracciare Maria, la figlia avuta da Enrico, poiché ormai allontanata dalla corte.
Su Anna Bolena invece se ne sono sempre dette di cotte e di crude, ed infatti la scelta di una, all'epoca, giovanissima Natalie Dormer è stata alquanto azzeccata (non a caso, è stata scelta per interpretare anche la regina Margaery in Game Of Thrones. Evidentemente è adattissima nell'interpretare le sovrane dissolute!). La bravura dell'attrice nel mostrare tutta la spigliatezza e l'ambizione sfrenata della seconda moglie di Enrico VIII si vedono sin da subito, così come è chiaro già a molti che, come dice il famoso detto, chi troppo vuole nulla stringe, specie con un marito del genere, cosa che appunto imparerà lei a carissimo prezzo. Almeno, uno dei suoi pochi meriti è stato quello di generare la mitica Elisabetta.
La terza moglie, futura madre dello sfortunato Edoardo VI d'Inghilterra, ovvero Jane Seymour, interpretata da Anita Briem nella seconda stagione e da Annabelle Wallis nella terza, è stata l'unica a capire realmente Enrico e a far nascere in lui un sentimento d'amore genuino, cosa che non è avvenuta prima del loro incontro e non avverrà mai più dopo la sua scomparsa. E proprio a tal proposito, si può ben dire che lei è e sarà l'unica, oltre ad Anna di Clèves e a Catherine Parr, a morire per cause naturali; un record, avendo a che fare con un despota come Enrico!
Già, Anna di Clèves, ovvero l'unica delle mogli di Enrico imposta per ragioni politiche e prontamente ripudiata alla prima occasione valida. La regina teutonica, interpretata da Joss Stone, all'epoca attiva anche come attrice (ricordiamo infatti il suo piccolo ruolo nell'orripilante Eragon), nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a fare breccia nel cuore dell'amareggiato e depresso re d'Inghilterra, ancora memore delle gioie avute con Jane. La cosa più buffa è che il re proverà un minimo di attrazione nei suoi confronti solo svariati anni dopo averla ripudiata, ovvero quando ormai l'ex sovrana si dedica alle proprie passioni e all'indottrinamento di Elisabetta verso il credo protestante, un aspetto questo che si rivelerà cruciale per il regno della Regina Vergine.
Ma, tra tutte le mogli, la più irruenta, sfrenata e maggiormente simile ad Anna Bolena è la giovanissima Catherine Howard, interpretata da Tazmin Merchant, nella quale Enrico vede solo un riflesso delle sue ormai scomparse giovinezza, giovialità e vigore, e per mezzo della quale tornerà nuovamente a soffrire amaramente.
Sarà solo con la sesta ed ultima moglie, ovvero Catherine Parr, interpretata da Joely Richardson, che il re troverà la pace, essendo ella una donna equilibrata e pura, sebbene molto scomoda dal punto di vista religioso, dato che crede fermamente nel protestantesimo, a differenza del sovrano, che creò la chiesa anglicana solo per puro opportunismo, rivelandosi infatti essere un cattolico a tutti gli effetti.
E si può ben dire che questo suo amore per il cattolicesimo sia stato da sempre fomentato anche da colui che fu l'unico, vero amico di Enrico VIII, ovvero Charles Brandon, il I Duca di Suffolk.

Da sinistra verso destra: la crescita di Charles Brandon dalla prima alla quarta stagione
Infatti, se da giovane, il Duca, interpretato da Henry "Superman" Cavill, era sfrenato, passionale e pieno di amanti, come d'altronde lo era anche il suo amico Enrico, col passare degli anni Charles inizierà a mutare e a credere nei veri valori di un tempo, gli stessi valori che lo forgeranno e lo renderanno forse l'unica persona in grado di capire, accettare e sopportare il temperamento fin troppo difficile e lunatico del re. Di fatto, non avendolo mai visto all'opera in una serie TV, ho imparato ad apprezzare tantissimo Henry Cavill, per la sua enorme bravura nel mostrare la profonda e lunga metamorfosi del suo personaggio col passare degli anni, ed è per questo che vanno anche a lui i miei complimenti.
Ma, alla fin fine, che cos'è un re se non una marionetta nelle mani dei suoi burocrati?
Ed ecco quindi i quattro grandi burattinai di Enrico, che hanno tentato di plasmare il sovrano per i loro scopi personali e, sempre per via del carattere del re, hanno fallito.

Da sinistra verso destra: Thomas Wolsey, Tommaso Moro, Thomas Cromwell ed Edward Seymour
Il primo manovratore, durante la giovinezza di Enrico, è stato il cardinale Thomas Wolsey, interpretato dal mitico Sam Neill. Il prelato, noto per essere da sempre l'eminenza grigia della corte inglese, avrà per molto tempo il suo momento di gloria, finché colui che lo succederà non troverà buone motivazioni per farlo cadere. In questa interpretazione, Sam ha solamente confermato la sua immensa bravura recitativa e, di fatto, davvero struggente, sebbene meritata, è la caduta in disgrazia di Wolsey.
Stesso dicasi per Tommaso Moro, grande amico del re e fervente cattolico, interpretato da Jeremy Northam, che crollerà quando il sovrano si inimicherà il Vaticano. Ciononostante, la caduta di Moro causerà uno dei dispiaceri più grandi per lo scostante Enrico.
Il terzo, ma non meno importante, è il celebre Thomas Cromwell, interpretato dall'ormai onnipresente (almeno nelle serie TV britanniche ed americane) James Frain, che succederà appunto il suo vecchio mentore Wolsey, facendo da leva principale per il re, poiché è proprio grazie a lui che si deve la nascita dell'anglicanesimo e sempre l'anglicanesimo sarà la ragione della sua fine, sebbene sarà uno dei consiglieri più longevi del monarca e l'ennesima persona di cui Enrico sentirà la mancanza, proprio perché manovrato e costretto a fare determinate scelte imposte da altri.
Solo l'ultimo cancelliere del re dalle molte mogli sarà colui che avrà la meglio (ma solo perché sopravvivrà al re): sto parlando di Edward Seymour, il fratello di Jane, interpretato da Max Brown. Grazie alla sua grande astuzia in politica, il più delle volte accompagnata dai saggi consigli di Charles Brandon, Edward arriverà ai livelli più alti della corte inglese e diverrà il reggente del giovane Edoardo alla morte di Enrico, godendo di numerosissimi privilegi, nonostante, tra tutti i consiglieri del re, lui si rivelerà essere il meno degno di nota ed il meno amato.
Parlando appunto della prole del re, tolto il piccolo Edoardo che siederà sul trono solo per sei anni, a causa della sua salute molto cagionevole, le uniche due degne di nota, poiché fautrici del glorioso futuro della dinastia Tudor e, al tempo stesso, della sua fine, sono solo Maria ed Elisabetta.

Da sinistra verso destra: Maria ed Elisabetta
La primogenita di Enrico, avuta da Caterina di Aragona ed interpretata da piccola da Blathnaid McKeown e da adolescente e adulta da Sarah Bolger, si rivelerà essere la copia sputata della madre: fervente cattolica, acerrima nemica dei protestanti e grande sognatrice. E saranno proprio questi sogni a causare la sua rovina, poiché le scelte che il padre imporrà a lei le faranno perdere svariate occasioni di ottimi matrimoni, rendendo la giovane, dalla fanciulla dolce, gentile e fragile di un tempo, una donna frustrata e bigotta che diverrà poi famosa come la terribile Maria la Sanguinaria, poiché dopo la morte del fratellastro Edoardo, salirà al trono e farà giustiziare centinaia di protestanti.
Sarà solo con la morte di Maria, la fine del cattolicesimo in Inghilterra e l'ascesa al trono della dolce ma risoluta Elisabetta, tutto l'opposto della madre Anna e convinta anglicana, che il Regno Unito conoscerà un lunghissimo periodo di prosperità, noto come l'Epoca d'Oro. La giovane, grazie agli insegnamenti sulla religione da parte di Anna di Clèves e alla sua grande scelta di non sposarsi mai, visto ciò che è avvenuto alle sei mogli del padre, si rivelerà essere la più grande sovrana della storia britannica.
Ora, con I Tudors ho compiuto l'ennesimo salto nel passato della TV, dopo Streghe, Buffy, Xena, Hercules e Roma, e posso dire di non aver mai visto una serie del genere
Le quattro stagioni peccano in alcuni aspetti, per via della poca fedeltà alla storia reale, ma questa ovviamente è una cosa più che naturale, viste le grandi difficoltà nel trasporre determinati avvenimenti in una pellicola o in una serie con dei tempi limitati. Il tocco di classe di Michael Hirst c'è e si sente, ma naturalmente non dovete aspettarvi assolutamente un ritmo simile a quello movimentato, avventuroso ed imprevedibile di Vikings, poiché la serie è molto lenta, per via della sua grande attenzione agli intrighi di corte, un aspetto che è contemporaneamente il punto di forza e il punto debole de I Tudors.
Infatti ho apprezzato tantissimo questa serie, poiché ho finalmente conosciuto la storia di Enrico VIII e delle sue tante consorti, ma suggerisco di vederla in fasce orarie pomeridiane o in prima serata, proprio perché la lentezza degli eventi narrati può essere letale nelle ore più tarde, come ho sperimentato io stesso.
In conclusione, consiglio I Tudors a tutti gli amanti di storia e, nello specifico, della storia inglese, e stavolta vi lascio non con un video tributo, bensì con la famosissima scena finale dell'ultimissima puntata, una scena struggente, malinconica ed incredibile che, in pochi attimi, mostra tutti gli eventi salienti della vita di Enrico, ormai prossimo alla morte.
Buona visione!


La scena finale:


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mercoledì 3 settembre 2014

Recensione Flash: Stardust


Anno e nazione di distribuzione: UK/USA 2007

Genere: Fantasy

Durata: 128 minuti

Cast: Charlie Cox, Claire Danes, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro, Sienna Miller, Ricky Gervais, Mark Strong, Jason Flemyng, David Walliams, Julian Rhind-Tutt, Rupert Everett, Peter O'Toole, Sarah Alexander, Ben Barnes, Nathaniel Parker, Ian McKellen (Narratore in lingua originale), Henry Cavill, David Kelly, Mark Williams

Regista: Matthew Vaughn

Lo sapevate che le stelle hanno un'anima e che l'Inghilterra confina con una terra fantastica di nome Stormhold?
Non ci avete capito niente, vero? Allora cominciamo con ordine!
Stardust, film fantasy del 2007, basato sull'omonimo libro del visionario scrittore Neil Gaiman, sebbene vi siano numerose differenze tra romanzo e pellicola, narra la storia del giovane Tristan, interpretato da Charlie Cox, figlio del rispettabile Dustan (interpretato da giovane dall'allora sconosciuto Ben Barnes e poi da Nathaniel Parker da adulto), che vive nel piccolo villaggio di Wall, chiamato così perché, all'interno dei suoi confini, vi è un antichissimo muro, facilmente valicabile, tenuto sotto controllo da secoli, per non permettere a nessuno di oltrepassarlo.
Una notte, quando una stella lucentissima cade al di là del muro, il giovane Tristan, pur di far colpo sulla nobile e viziata Victoria (interpretata da Sienna Miller) di cui si è invaghito, le promette che varcherà il muro ed andrà a raccogliere quella stella caduta per portarla a lei come dono di matrimonio.
Ciò che il giovane non immagina minimamente è che, oltre il muro, esiste un regno fantastico di nome Stormhold, nel quale vivono streghe, esseri magici, pirati volanti e tanto altro ancora, e che, contemporaneamente all'inizio del suo viaggio, il vecchio Re (interpretato da Peter O'Toole), moribondo, ritrovatosi con l'atroce dubbio sul chi scegliere tra i quattro dei suoi sette figli rimasti in vita (non sono stati capaci di uccidersi a vicenda fino all'ultimo, come fece prontamente il loro padre per diventare Re da giovane), decide di usare una pietra magica che attira sulla Terra proprio la stella caduta, trasformandola in una bellissima fanciulla di nome Yvaine, interpretata da Claire Danes. Quindi, chi dei quattro figli rimasti, tra i quali spicca il terribile ultimogenito, Septimus (interpretato da Mark Strong), riuscirà a trovare la stella, sarà incoronato Re.
Ancora peggio: la caduta della stella ha anche attirato l'attenzione delle terribili tre sorelle streghe regine Lamia, Mormo e Empusa che, catturando e sacrificando la stella, potrebbero finalmente ottenere l'eterna giovinezza. Infatti, Lamia (interpretata da Michelle Pfeiffer), la più intelligente e furba tra le tre, parte subito per scovare la giovane Yvaine per portarla nel loro fatiscente castello.
Il viaggio per Tristan sarà dunque ben più pericoloso e irto di ostacoli di quel che lui potesse pensare: i rischi saranno molteplici, per via dei numerosi contendenti alla ricerca della giovane e indifesa Yvaine, ancora spaesata per il suo arrivo sulla Terra, dopo essere stata letteralmente strappata dal cielo.
Chi riuscirà a trovarla e quale destino ci sarà in serbo per lei e per il giovane Tristan, ignaro di un grande segreto riguardo la sua nascita?
In questo film figura un cast stellare, è proprio il caso di dirlo: dai già citati Peter O'Toole, Michelle Pfeiffer, Sienna Miller, Claire Danes e Mark Strong, troviamo anche Robert De Niro, nel ruolo del comicissimo capitano pirata Shakespeare, Jason Flemyng nel ruolo di Primus, Rupert Everett nel ruolo di Secundus, Ricky Gervais nel ruolo del truffaldino Ferdy, per non parlare poi di Ian McKellen nel ruolo del Narratore nella versione in lingua originale.
A differenza di molti altri film in cui vi sono tantissime star raggruppate insieme che però poi, in fin dei conti, raramente soddisfano le conseguenti enormi attese e pretese del grande pubblico, Stardust regge il ritmo e non stanca mai, grazie alle continue scene d'azione ed ai numerosi colpi di scena presenti nella trama.
Un film fantasy molto bello e per tutta la famiglia, come ci si poteva d'altronde aspettare dal grande Neil Gaiman.
Buona visione!

P.S. Dopo il cinema, ora è la volta della TV: il canale televisivo americano a pagamento Starz (lo stesso di Black Sails e Da Vinci's Demons, per intenderci), dopo il declino del progetto da parte della HBO, ha acquistato i diritti per creare un adattamento in serie TV di un altro grande libro di Gaiman, ovvero American Gods. Tra un anno sapremo cosa ne uscirà fuori!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 11 novembre 2013

Recensione Flash: L'Uomo D'Acciaio


Titolo originale: Man Of Steel

Anno e nazione di distribuzione: USA/CAN/UK 2013

Distribuzione in Italia: Warner Bros.

Genere: Azione/Fantascienza

Durata: 143 minuti

Cast: Henry Cavill, Amy Adams, Russell Crowe, Kevin Costner, Diane Lane, Michael Shannon, Ayelet Zurer, Laurence Fishburne, Harry Lennix, Antje Traue, Christopher Meloni, Richard Schiff, Michael Kelly

Regista: Zack Snyder

Dopo la fortunata saga interpretata dal compianto Christopher Reeve ed il pessimissimo Superman Returns di sette anni fa, Christopher Nolan, libero da ogni impegno di ampia portata, dopo l'epica trilogia di Batman, terminata l'anno scorso, si è voluto dedicare, con il suo tipico stile molto realistico, all'altro grande supereroe della DC Comics, eterna rivale della Marvel, ovvero l'indistruttibile Superman, con il film, chiamato per l'appunto L'Uomo D'Acciaio.
In questo remake dove Nolan figura come produttore, mentre lo "spartano" Zack Snyder si trova dietro la cinepresa, vediamo dunque la storia del piccolo Kal-El, salvato in extremis da suo padre Jor-El, interpretato da un sempre eccellente e poliedrico Russell Crowe, mentre Krypton, il suo mondo natale, sta per autodistruggersi a causa della follia del Consiglio che ha sfruttato fino allo sfinimento le risorse naturali del pianeta.
Giunto sulla Terra, il neonato verrà allevato ed accudito con grande amore dai coniugi Johnatan e Martha Kent, che lo chiameranno Clark e gli insegneranno a convivere con i suoi poteri e ad adattarsi a vivere come un terrestre qualsiasi, cercando di evitare di rivelarsi troppo agli occhi degli umani.
Dopo una trentina d'anni ricompare il generale Zod, ex capo militare di Krypton esiliato insieme ai suoi uomini più fidati poco prima dell'implosione del pianeta poiché reo di aver tentato un golpe per salvare il suo mondo, uccidendo il suo amico Jor-El che riuscì ad inviare sulla Terra, insieme a Clark, il codice utile per ricreare Krypton su altri pianeti facendo rinascere la loro razza.
Il giovane Clark, quindi, aiutato dalla famosa giornalista Lois Lane, unica a conoscere la sua identità ed il suo segreto, dovrà evitare ad ogni costo di permettere a Zod di trovare il codice, annientare ogni essere vivente del pianeta e ricostruire Krypton sulle ceneri della civiltà umana.
Saranno forse gli effetti speciali ultra-moderni, oppure lo stile cinematografico tipicamente "nolaniano", fatto sta che questo è sicuramente il film che apprezzo più di tutti tra quelli dedicati a Superman, nonostante egli non sia uno dei miei supereroi preferiti.
L'evento più raro visibile in questa pellicola è il successo ottenuto da Snyder e Nolan nell'ingaggiare parecchi volti famosi del cinema internazionale senza danneggiare la trama, evitando di finire col tipico "tutto fumo e niente arrosto", un fenomeno che ultimamente si verifica spesso quando si cerca di realizzare qualcosa di straordinario finendo solo per strafare.
La cosa che temo di più infatti è un'altra: il sequel di questo splendido film farà incontrare e scontrare, per la prima volta sul grande schermo, Superman e Batman, quest'ultimo interpretato (sigh!) da Ben Affleck.
Ora, lo so che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, ma dopo l'eccezionale bravura di Christian Bale nell'impersonare il Cavaliere Oscuro, uno come Ben Affleck, che fino ad ora ha all'attivo il ruolo supereroico di Daredevil, davvero mal riuscito, non lascia ben sperare che si riesca a bissare il successo ottenuto dalla trilogia di Christopher Nolan, riuscita a far impallidire più volte gli incassi della Marvel.
Staremo a vedere cosa ne uscirà fuori. Appuntamento dunque al 2015 col sequel, mentre per il momento vi auguro buona visione con L'Uomo D'Acciaio.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 12 novembre 2012

Oh, per Giove! Ritorna la mitologia al cinema!

Da alcuni anni sono tornati in auge, oltre ai film su vampiri e lupi mannari, anche quelli di matrice mitologica. Infatti, dopo i vari film su Maciste, Ercole e chi più ne ha più ne metta degli anni '50 e '60, ecco che ritornano sul grande schermo gli dei greci con i loro protetti ed i loro figli, semidei quasi invincibili.
Quella che farò sarà quindi una lista di film usciti in questi ultimi anni con una piccola recensione per ciascuno di essi.

PERCY JACKSON E GLI DEI DELL'OLIMPO: IL LADRO DI FULMINI


Questo simpatico film, uscito nel 2010 e basato sui romanzi dello scrittore Rick Riordan, narra la storia di Percy, un adolescente americano un po' complessato interpretato da Logan Lerman che scopre di essere l'unico figlio, e per di più semidio, di Poseidone, interpretato da Kevin McKidd, uno della triade dei potenti fratelli dell'Olimpo.
Percy verrà incolpato di aver rubato la folgore, ovvero le saette di suo zio, il re dell'Olimpo Zeus, interpretato da Sean Bean. Insieme agli amici conosciuti al campus dove il centauro Chirone, interpretato dall'ex 007 Pierce Brosnan, addestra tutti i semidei, Percy partirà per ritrovare la folgore, evitando una guerra tra suo padre e suo zio, e liberando sua madre, rapita e presa come ostaggio mentre compirà quest'impresa.
Il tutto si svolge ai giorni nostri: l'originalità, oltre che al momento storico, è dovuta anche alle location. Infatti, per fare qualche esempio, l'Olimpo si trova sulla sommità dell'Empire State Building di New York, la dimora dei Lotofagi invece si trova a Las Vegas, mascherata in un casinò da cui non si esce più e si continua a giocare di continuo grazie al fiore afrodisiaco, mentre la malvagia Medusa, interpretata da Uma Thurman, vive in una serra piena di statue, che si riveleranno essere persone pietrificate dal suo sguardo, e così via.
Certo, viene sempre da chiedersi perché ogni volta succede tutto negli USA, però ovviamente la risposta è una sola: nonostante la comicità e l'azione straripante di questo film, ricordatevi che si tratta sempre di un'americanata!
Attendiamo dunque con ansia il sequel, in uscita ad agosto 2013 ed intitolato Percy Jackson E Gli Dei Dell'Olimpo: Il Mare Dei Mostri.

SCONTRO TRA TITANI e LA FURIA DEI TITANI


Sempre nel 2010 è uscito anche questo mitico film, mitico in tutti i sensi ed il primo di una trilogia. Nonostante i critici l'abbiano giudicato in maniera sfavorevole, devo dire invece che è davvero un prodotto ben fatto, e i dati dei botteghini a livello internazionale mi danno ragione.
Questo peplum, remake dell'omonimo film del 1981 (solo che in quel caso lo scontro era DI titani e non TRA titani, precisiamo. Vai a capire che c'era di trasgressivo per i produttori italiani nel cambiare preposizione, mah!) narra la storia di Perseo, un giovane greco interpretato dall'Avatar Sam Worthington, adottato da bambino da una famiglia di pescatori, che si ritrova improvvisamente orfano a causa del malefico dio Ade, interpretato dal caro Voldemort Ralph Fiennes, durante la guerra scatenata dagli umani nei confronti degli dei olimpici, malvagi e spietati. Giunto ad Argo, il giovane scoprirà sempre a causa di Ade di essere il figlio semidio di Zeus, interpretato da Liam Neeson, e sarà quindi costretto a partire insieme ad un gruppo di valorosi per cercare il modo di salvare la principessa Andromeda, insieme alla città, minacciate entrambe dal Kraken, l'orrida bestia marina creata molti secoli prima da Ade per sconfiggere i Titani. Man mano, anche grazie alla ninfa Io, interpretata dalla bella Gemma Arterton, Perseo scoprirà tutti i suoi poteri sovrumani riuscendo ad accettarli, nonostante all'inizio fosse restio ad usarli per via del suo odio nei confronti degli dei, colpevoli di avergli distrutto la famiglia.


Il secondo film invece si svolge dieci anni dopo gli accadimenti del primo.
Vediamo Perseo, ritornato a fare il pescatore che, dopo la morte di sua moglie, deve accudire il figlio Elio. Tutto sembra andare per il verso giusto finché il malefico Ade, liberato dal Tartaro, si alleerà con suo nipote Ares per liberare i loro progenitori, i Titani comandati da Crono, al fine di distruggere Zeus e gli Olimpi e dominare il mondo. Perseo dovrà quindi rispondere alla richiesta di aiuto di suo padre Zeus e partire, con l'aiuto di Andromeda, divenuta regina e dello stralunato e comico Agenore, il figlio semidio di Poseidone e quindi suo cugino, alla ricerca dell'arma suprema utile a sconfiggere una volta per tutte i Titani e riportare la pace. L'unico che potrà aiutarli in tal senso sarà il dio caduto Efesto, il forgiatore di armi divine, interpretato da Bill Nighy, che li guiderà nell'impresa.
Entrambi i film sono davvero mozzafiato, con scene ricche di effetti speciali a gogò e combattimenti incredibili (anche in questo caso devo ammettere che si tratta sempre di un'americanata però), sebbene il tutto riporti alla mente di chi, come me e quelli della mia generazione, sono patiti della Play Station, gli scenari della saga video-ludica di God Of War, con protagonista l'ex generale spartano Kratos, anch'egli figlio di Zeus, che prima appoggia e poi si ribella al giogo degli dei, ma questo era più o meno un passo forzato da parte del regista, poiché è stata proprio la saga del Fantasma di Sparta a far avvicinare molti giovani al genere del peplum e a spingere quindi Hollywood a pensare di realizzare nuovamente, dopo tantissimi anni, film del genere.
In attesa quindi del terzo film della trilogia (DOMANDA RETORICA SPOILER, QUINDI NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO IL SECONDO FILM: Ma ora che gli dei dell'Olimpo, escluso Ade che è diventato un mortale, sono tutti morti, che cavolo ci sarà nel terzo film?!) e del momento in cui riusciranno finalmente a realizzare il film su God Of War, in eterna fase di pre-produzione, vi consiglio quindi assolutamente di vederli entrambi.

IMMORTALS


Devo essere sincero: non sono proprio riuscito a finire di vedere questo film. Il motivo? Violenza troppo gratuita e scopiazzate qua e là dal film 300. Posso capire che è stato realizzato proprio dai produttori di 300, ma l'utilizzo delle stesse identiche tecniche del film su Leonida ed i suoi valorosi Spartani lascia in bocca il sapore del film già visto e stravisto. Per non parlare appunto delle troppe scene di violenza presenti nel film (esempio pratico: il malvagio re Iperione, interpretato da Mickey Rourke, frantuma letteralmente a martellate i testicoli di Lisandro, interpretato da Joseph Morgan, che molti conoscono nelle vesti di Klaus, l'ibrido malefico di The Vampire Diaries, perché il giovane ha tradito il suo popolo schierandosi con lui!). Non che 300 sia un film casto e puro senza scene simili, ma di certo se sono riuscito a rivalutare la mia opinione sul film basato sui fumetti di Zack Snyder, lo stesso non potrò dire di questo film.
Nonostante la trama sia di stampo mitologico, col giovane Teseo, interpretato da Henry Cavill, che deve aiutare gli dei dell'Olimpo a contrastare il malvagio Iperione, che vuole liberare i Titani dal Tartaro e diventare il re del mondo, le ambientazioni, forse fin troppo cupe, rendono Immortals un film molto anacronistico e distaccato da quello che è il vero genere peplum, sebbene le intenzioni del regista Tarsem Singh fossero ben altre. Per questo consiglio il film ai più impavidi ed amanti dello splatter ma anche a chi non dà fastidio quella insopportabile sensazione del film prevedibilissimo, cosa che può accadere di certo con molti altri film ma che in questo è ben più accentuata.

Con questo chiudo dunque le recensioni sui film peplum/mitologici.
Da amante delle varie mitologie, come avete appreso leggendo i miei articoli, posso solo ricordarvi sempre di distinguere bene i buoni film dai cattivi, per questo spero che questa possa essere una buona guida per voi. Buona visione!

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