Cast: Michael Keaton, Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Stanley Tucci, Liev Schreiber, John Slattery, Brian d'Arcy James, Billy Crudrup
Regista: Tom McCarthy
Boston, 2001. Al Boston Globe arriva un nuovo direttore editoriale. Alla ricerca di storie interessanti per rilanciare il giornale, che si è trasformato in un gazzettino provinciale, Marty Baron affida una scomoda inchiesta al gruppo Spotlight, una redazione a parte del quotidiano che si occupa di storie difficili. Da decenni ormai, si susseguono denunce, ed insabbiamenti da parte della Chiesa, riguardo casi di molestie sessuali perpetrati da preti verso vittime adolescenti. Boston, tra le città più cattoliche degli Stati Uniti, sicuramente non renderà facile la ricerca al gruppo Spotlight che, dopo due anni di investigazioni, scoprirà più di seicento casi di abusi e mille preti pedofili. Camminavano tra sopravvissuti ed aguzzini.
Tratto da vicende realmente accadute, Spotlight, al di là delle nomination individuali agli Academy Awards 2016, è un film corale. Come il gruppo di giornalisti ha lavorato insieme per arrivare alla verità (e che vinse il premio Pulitzer nel 2003 per la Miglior inchiesta investigativa), così il team di attori ha collaborato in sinergia con regista e sceneggiatore per restituire allo spettatore, intatti, il clima di quel periodo, la passione per il lavoro di giornalista, il totale sconcerto verso la vicenda. Con Spotlight riscopriamo una delle utilità del cinema, che oltre ad essere un passatempo piacevole è anche mezzo di informazione: il caso di Boston ebbe grande risonanza all'epoca, ma se chiedessimo oggi a qualcuno se ne ricorda gli accadimenti, la risposta sarebbe negativa. Ecco il plauso al film: non far dimenticare, non ignorare, informare, sapere. Perché ci sono state vite spezzate, perse in alcool, droga e che hanno visto la morte come unica via di fuga. Non si può dimenticare.
Tutto il cast davvero valido ed in parte, la nomination dovrebbe essere al gruppo. La regia di Tom McCarthy svela efficacemente, con azzeccate scelte registiche e ritmo serrato ed incalzante, allo spettatore quanto la Chiesa fu complice, quanto fu opprimente la sua presenza, un'entità costante e fissa. Il volto troppo umano di Dio. Sicuramente non un film facile, ma che doveva essere fatto. Da vedere assolutamente.
Se dico True Detective, cosa vi viene in mente? La serie TV da record del 2014, l'ossessione che questa serie vi ha lasciato su Carcosa, il Re Giallo e i bayou brulicanti di magia, oppure le irresistibili frasi ciancicate di Matthew McConaughey?
Chi ha amato True Detective, penso risponderà che tutti sono buoni motivi per ricordare che il nuovo fenomeno, targato HBO, sia uno dei prodotti televisivi più validi degli ultimi anni.
Season TWO
Lo scrittore Nic Pizzolatto, dopo il grande successo della sua creatura, decisamente non è rimasto con le mani in mano. La sceneggiatura della seconda stagione è già tra le mani dei nuovi cast and crew. Dalla soffocante Louisiana, la produzione si è spostata in California. Da qualche settimana, le riprese sono iniziate: "i nuovi poliziotti", Colin Farrell, Taylor Kitsch e Rachel McAdams, quindi, sono già al lavoro. La parte del cattivo, per la nuova stagione, è andata a Vince Vaughn. Riusciranno a bissare il successo della prima stagione? Staremo a vedere.
Cinque buoni motivi per vedere True Detective
1 - Nic Pizzolatto e l'addio alla sua fama letteraria
Sì, è lui: cameo, in uno degli episodi, di Pizzolatto in True Detective
Pizzolatto, creatore di True Detective, non si è sempre occupato di TV. Anzi, lui nasce come scrittore. Almeno, c'ha provato. A detta di molti, se la cavava anche abbastanza bene, ma non ha trovato terreno fertile nel mondo della narrativa statunitense. Così Nic si reinventa, e attirato dalla TV, si trasferisce in California. Scrive diversi pilot, e poi arriva l'idea per True Detective. Sottopone il lavoro alla HBO che approva il progetto, e dà il via ai casting. La serie, appena nata dall'immaginazione di Pizzolatto, era in realtà un romanzo. E di quella letterarietà, conserva parecchio. Infatti, lo scrittore si è ispirato al libro di Robert W. Chambers, Il re giallo. Per chi volesse leggerlo, in Italia è edito da Vallardi.
2 - Record, premi e nomination
Il regista Cary Fukunaga con l'Emmy vinto per True Detective
Premi come se non ci fosse un domani. Agli Emmy 2014, la serie ha collezionato ben dodici nomination, vincendo in cinque categorie. Critici televisivi e pubblico in delirio, volete dei dati? Eccoli:
- La prima stagione ha avuto una media spettatori intorno agli 11,2 milioni. Un record per l'HBO, imbattuto dal 2001.
- Nonostante sia una serie non proprio per famiglie, gli ascolti non sono mai scesi al di sotto dei dieci milioni di spettatori.
- Su Rotten Tomatoes, ben l'88% degli internauti ha affermato di apprezzare molto il nuovo show della HBO.
E i premi non sono finiti qui: è di qualche giorno fa la notizia di altre nomination ai Writers Guild Awards, ai Sag Awards (doppia candidatura per McConaughey e Harrelson)e Golden Globe. Inutile dire che la serie è una delle favorite per la vittoria.
3 - Light vs. Darkness
La storia corre su due binari cronologici, il 1995 e il 2012. L'azione parte nei giorni nostri: l'ex detective Rustin Cohle, è interrogato da due investigatori. Anche il suo ex partner e collega, Martin Hart, viene contattato. Tramite lui, i due poliziotti vogliono cercare di sapere più cose possibili su Rust, che è sempre stato una mina vagante, per superiori e colleghi. Il perché di questi colloqui, è presto detto: l'"ossessione" di Cohle per un caso risalente a diciassette anni prima. E al suo oscuro allestimento.
Nel 1995, l'omicidio di Dora Lange, si è concluso con l'arresto del colpevole. Rust, però, è convinto che l'omicida sia ancora a piede libero. Soprattutto è sicuro che, dietro le morti e sparizioni di donne e bambini, che sono continuate anche dopo il 1995, non c'è solo una mente malata, ma l'intera società della Louisiana, marcia e torbida. Rust è costretto a ripercorrere, con i detective, tutte le fasi della sua investigazione, raccontando anche la sua vita. Quando comprende che gli sbirri che lo stanno interrogando, se si fossero avvicinati troppo alla verità, circa il suo ritorno in Louisiana, avrebbero mandato in fumo tutte le prove accumulate in diciassette anni, l'ex detective chiede aiuto a Marty, ed insieme si rimettono al lavoro sul caso. Quello che scoperchieranno, sarà un vaso di Pandora colmo di male, perversioni e segreti rancidi, taciuti troppo a lungo. Alla fine, però, il bene vince sempre.
4 -Woody e Matthew, il duo delle meraviglie
Ciò che appassiona gli spettatori, addirittura più del caso di omicidio, sono i due protagonisti. I misteri che due uomini, all'apparenza comuni, possono nascondere e tacere. A se stessi, e a chi vogliono bene. Le dinamiche tra Marty, pragmatico e razionale, e Rust, visionario, nichilista e tormentato, è il caso che Pizzolatto ha sottoposto al pubblico. Dipanare la psicologia di Marty, uomo troppo umano, che racconta balle e se le racconta, forse è più semplice. Detective di provincia, padre di famiglia, tutte etichette che lo soffocano. Così annega in alcool e relazioni extraconiugali, votandosi alla solitudine. Che tanto disprezza in Rust. Proprio Rust, è uno che le balle non se le racconta, e non le propina nemmeno agli altri. Brutale, crudo, forse troppo avanti per quella città, coacervo di magia e perversione umana. Le sue riflessioni sul mondo e sulle persone fanno male, ma sono vere. E, ormai, i suoi momenti epifanici, sono irrimediabilmente oggetto di parodie in rete. Un assaggio del pensiero filosofico di mr. Cohle:
Eppure, queste sue spigolosità attirano. La bravura di McConaughey sta proprio nel far solidarizzare lo spettatore con un personaggio scomodo e difficile come Rust. L'attore texano ti porta sulla stessa lunghezza d'onda non solo del suo personaggio, ma anche dell'assassino. Perché è la follia lucida di Rust a risolvere il caso. Quelle sicurezze che ha perso, e che ha, poi, ritrovato. Sporche e ammaccate, ma sicuramente più vere. Un altro mistero della serie, effettivamente, è proprio McConaughey: non che non avesse bazzicato il genere, ma nel 2014 abbiamo scoperto che Matthew è parecchio portato per il drammatico.
Nessun stereotipo, solo tanta fragilità per i characters di Harrelson&McConaughey.
5 - La Louisiana, Fukunaga e la musica country
Originariamente, la serie doveva essere ambientata in Arkansas. Poi Pizzolatto cambia idea, e decide di trasferirla a casa sua, in Louisiana. Così, entra in gioco il terzo protagonista. Perché anche la location partecipa all'azione, alla storia, nascondendo, modificando e svelando le tracce dell'assassino. A dare un'anima alla Louisiana, ha contribuito anche la regia, magistrale, di Cary Fukunaga. Quando ho scoperto chi c'era dietro la macchina da presa di True Detective, non ho avuto dubbi. Dovevo vederlo.
Mi ha letteralmente stregata con la sua Jane Eyre. Sapevo che con True Detective sarebbe tornata quella magia, che è in grado di creare con la cinepresa: conferire personalità ad un luogo, farlo partecipare con colori e atmosfere rarefatte agli stati d'animo dei personaggi. Il ragazzo è giovane, ma ci sa fare. Emmy più che meritato. Vogliamo parlare della musica? Country, a tratti cupa. Dietro la scelta dei brani c'è il premio Oscar T Bone Burnett. La HBO ha curato ogni dettaglio. Io, sono innamorata degli opening credits:
Allora, vi ho convinto a vedere True Detective? Intanto, aspetto l'arrivo della seconda stagione. Loro sono già pronti, sul divano, per gustarsi il primo episodio
Cast: Domnhall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy, Tom Hollander, Margot Robbie, Lindsay Duncan, Lydia Wilson, Vanessa Kirby
Regista: Richard Curtis
Come reagireste se vostro padre vi dicesse che avete un'abilità, quella di viaggiare nel tempo? E' quello che succede a Tim Lake: a ventun'anni suo padre gli svela che gli uomini della sua famiglia possono viaggiare nel tempo. Per il goffo ragazzo all'inizio è un'ancora di salvezza, infatti Tim ha la possibilità di cancellare brutte figure o situazioni imbarazzanti, per migliorarle. Dalla Cornovaglia si trasferisce a Londra per lavoro. Conosce Mary, e il suo dono con lei diventerà vitale. Non vuole perderla, è lei la donna con cui vuole trascorrere la sua vita. Crescendo però Tim comprende che quella sua abilità può avere anche lati negativi, comunque è pur sempre un dono che gli regalerà occasioni, gioie e lezioni di vita.
Chi non conosce Richard Curtis? Regista, sceneggiatore e creatore delle più belle commedie romantiche inglesi degli ultimi anni. E quindi anche principale fautore dei sogni infranti di milioni di donne al mondo che pensano di avere il lieto fine nelle loro storie d'amore e invece...tranquillo Richard, non ce l'abbiamo con te. Comunque mr. Curtis ha affermato che questa dovrebbe essere la sua ultima regia, insomma ha smesso di fare danni! Scherzi a parte, nonostante sia una sua grande fan, ero scettica su questo film. Infatti, non mi ha colpito granché. Bravo e in parte Domnhall Gleeson, tenete d'occhio il ragazzo gente! Rachel McAdams è tagliata per queste parti tutte sorrisi e romanticismo, ed è un match perfetto con Domnhall. Bill Nighy è mitico, ma avevate dubbi? Io no. Il film cerca di lasciare qualcosa dentro lo spettatore tipo: aprite gli occhi e ringraziate per quanto avete e per quanto siete fortunati, è l'amore, romantico o familiare, che fa girare il mondo, dolori e gioie hanno la stessa importanza nella vita, e così via. Caro Richard, essendo il tuo ultimo lungometraggio potevi spremere un po' più le meningi e non usare le frasi dei Baci Perugina come sceneggiatura per il film?
Carino, spensierato e...ok, passiamo ad un altro film.