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venerdì 20 novembre 2015

Recensione Flash: Crimson Peak


Anno e Nazione di Produzione: USA 2015

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Horror

Durata: 119 minuti

Cast: Mia Wasikowska, Tom Hiddleston, Jessica Chastain, Charlie Hunnam, Jim Beaver

Regista: Guillermo Del Toro


New York, primi anni del Novecento: Edith perde la madre molto piccola. Poco dopo la sua scomparsa, il fantasma visita la bambina, dicendole di stare attenta a Crimson Peak. La bambina, spaventata, non capirà perché la madre l'abbia avvisata di questo pericolo ma, non lo dimenticherà. Cresce col padre, che ama molto, e coltiva il sogno di diventare scrittrice: la fantasia non le manca. Un giorno, nell'ufficio del padre, conosce il baronetto Thomas Sharpe, giunto negli Stati Uniti dalla Gran Bretagna in cerca di fondi per una sua invenzione. Edith ne è affascinata, e nonostante l'intervento del padre che scopre cose orribili su Thomas e la sorella Lucille, la ragazza lo sposa e va a vivere con lui in Inghilterra. Non sa, Edith, che gli Sharpe sono i signori di Crimson Peak. E' l'inizio di un incubo, di cui la ragazza non riesce ad intravedere la fine.
Eccomi: sono una delle vittime della meravigliosa campagna pubblicitaria di Crimson Peak! Si parla del ritorno di Del Toro al cinema da mesi e, questo film era decisamente molto atteso. Però, dal regista messicano io mi aspettavo qualcosa in più. Innanzitutto, non è un horror: e ve lo dice una che gli horror non li vede mai, altrimenti non dorme per un mese. La trama, a mio avviso, è molto debole: uno spettatore attento riesce a capire quasi subito gli intrecci della storia e i misteri che aleggiano intorno ad Allerdale Hall, altrimenti detta Crimson Peak, e ai fratelli Sharpe. I protagonisti dovevano essere i fantasmi, che alla fine, sono le creature seppur spaventose, in pieno stile Del Toro, più buone nella storia. Banalmente, tutto si concentra sulla storia d'amore tra Thomas ed Edith. Molto bello l'uso delle luci, e la caratterizzazione dei personaggi tramite i costumi e il trucco. Bravi i protagonisti, ho apprezzato particolarmente Tom Hiddleston e Jessica Chastain, vera deus ex machina della storia. Seppur il film proceda lentamente, a tratti annoiando, è godibile. Comunque un Del Toro blockbusterizzato che non mi è piaciuto granché.

p.s.: Però Tom Hiddleston è Tom Hiddleston!

Il trailer:


Consigliato: Nì

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venerdì 19 dicembre 2014

Recensione Flash: Il Labirinto Del Fauno


Titolo originale: El Laberinto Del Fauno

Anno e paese di produzione: MEX/SPA 2006

Genere: Horror/Fantasy/Drammatico

Durata: 112 minuti

Cast: Ivana Baquero, Sergi Lopez, Maribel Verdu, Doug Jones, Ariadna Gil

Regista: Guillermo del Toro

I cinefili più accaniti sanno bene quanto la parola "fantasy" sia alquanto relativa con il visionario ed eccentrico regista messicano Guillermo del Toro.
Di fatto, i suoi film fantastici presentano sempre elementi tipici dei generi horror, comico, fantascientifico e drammatico, in un "sincretismo cinematografico" che li rende unici nel loro genere.
E' tra queste pellicole che si annovera Il Labirinto Del Fauno, ambientato durante il regime franchista in Spagna nel 1944.
La protagonista, la piccola Ofelia (interpretata da Ivana Baquero), si ritrova catapultata tra le foreste spagnole per via della scelta di sua madre, ormai vedova e molto fragile emotivamente, di risposarsi con lo psicotico e sadico capitano Vidal.
La bambina, esasperata da questa situazione e non accettando minimamente un patrigno così crudele come il capitano, si avventura nei boschi intorno al casale dal quale gli uomini di Vidal si muovono per combattere i briganti in rivolta contro Francisco Franco.
Un giorno, Ofelia scopre, tramite lo strano labirinto lì nelle vicinanze, l'esistenza di un mondo a parte, composto da creature fantastiche, come fate ed elfi, e sorvegliato da un fauno (interpretato da Doug Jones, il mitico Abe Sapiens della saga di Hellboy). Parlando con lei, il guardiano le rivela la sua vera identità: Ofelia in realtà è la principessa Moana, figlia del Re del Mondo Sotterraneo, fuggita tanti secoli prima per vedere il mondo esterno e impossibilitata a tornare a casa, poiché tale scelta ha avuto come conseguenza la perdita della sua immortalità.
Ofelia, molto colpita e contenta di questa meravigliosa sorpresa, non si scompone minimamente quando il Fauno, per permetterle di tornare nel suo mondo, le propone tre prove da superare, per scoprire se è ancora degna della sua immortalità o se è ormai irrecuperabile, in quanto umana e piena dei difetti della razza dei mortali.
Le tre prove si riveleranno alquanto perigliose ed Ofelia si ritroverà a dover fare una scelta: andare avanti per vivere nel suo mondo fatato, oppure restare sulla Terra, un mondo malefico e desolante.
Il finale sarà molto imprevedibile.
Ed è proprio a causa di questo finale imprevedibile che il mio giudizio su questo film non è né positivo, né tanto meno negativo. La difficoltà nel decidere se sia un film stupendo o orrendo sta nel capire la conclusione del film. Non posso dirvi più, altrimenti vi rovinerei la storia, ma è un finale alquanto ambiguo che credo abbia lasciato perplesse molte persone, oltre me, come infatti ho constatato sul web. Certo, molti indizi lasciano supporre che tutto vada bene, ma molti indizi invece mostrano tutto il contrario.
Ovviamente, se siete dei fan di del Toro, questo film fa comunque al caso vostro. Non posso definirmi uno dei suoi fan più appassionati (amo molto la saga di Hellboy ed ho apprezzato Pacific Rim, nonostante quest'ultimo non rientri affatto nei generi canonici di Guillermo, sebbene sia alquanto nota la sua passione per i mostri del cinema giapponese), ma posso ben affermare che lo stile di questa pellicola denota i tratti tipici delle storie del regista messicano e non vi lascerà affatto delusi, se siete abituati ad aspettarvi di tutto da lui.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Nì

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sabato 7 dicembre 2013

Recensione Flash: Pacific Rim


Anno e nazione di produzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Warner Bros. Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 131 minuti

Cast: Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman, Ellen McLain, Robert Maillet, Robert Kazinsky, Clifton Collins Jr., Burn Gorman, Diego Klattenhoff

Regista: Guillermo Del Toro

"Per combattere i mostri, abbiamo creato dei mostri a nostra volta!"

Fan di tutti i manga ed anime giapponesi, da Jeeg Robot a Gundam, da Mazinga ad Evangelion, riunitevi!
Stavolta il grande Guillermo, forse frustrato per via della quasi impossibilità di riuscire a trovare un produttore pazzo quanto lui per girare il pretenzioso Alle Montagne Della Follia e, soprattutto, di ottenere il non molto economico budget per chiudere la trilogia di Hellboy, ha sfornato un incazzatissimo film all'americana, un "polpettone" stratosferico che racchiude in sé tutti i mostri nipponici e gli eroici robot giganti della nostra infanzia.
Pacific Rim narra infatti le vicende della nostra razza che, di punto in bianco, si trova a dover fronteggiare la malefica ed iper-tecnologica razza aliena dei Precursori, i quali sfruttano dei mostri titanici geneticamente modificati, i Kaijū, per annientare gli umani e conquistare il pianeta per i loro scopi.
Messe da parte tutte le rivalità, gli uomini si riuniscono insieme per fronteggiare l'impellente minaccia dando il via al Programma Jaeger, creando imponenti robot controllabili tramite la mente di due piloti altamente in sintonia tra loro.
La guerra va avanti per anni ed anni, finché Raleigh Becket, ex pilota traumatizzato dalla morte violenta di suo fratello Yancy durante una battaglia con un Kaijū, tornerà in servizio per aiutare il suo ex superiore, il Marshal Stacker Pentecost, a scoprire quale sarà la mossa finale dei Precursori per ottenere il dominio totale sulla Terra.
Chi vincerà?
Come tutte le americanate, questo film va visto senza pensieri né, tanto meno, badando alla trama molto spicciola e veloce, attorniata quasi sempre da varie battaglie, sebbene vi siano varie scene in cui l'umanità dei personaggi viene messa in risalto, specialmente quella del Marshal Pentecost, duro solo all'apparenza.
Non mancano naturalmente i tipici tocchi di classe in pieno stile Del Toro, e l'onnipresente Ron Perlman, ormai divenuto il suo attore feticcio, che in questo film ha una breve ma comica parte.
Vi auguro buona visione ed attendiamo insieme con ansia il già confermato sequel, programmato probabilmente per il 2015, per il quale Del Toro, nuovamente nei panni di regista, vorrebbe inscenare un'epica lotta con i due Kaijū più famosi di tutti: Godzilla e Mechagodzilla!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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sabato 6 aprile 2013

Recensione Flash: Le 5 Leggende


Anno e nazione di produzione: USA 2012

Titolo originale: Rise of the Guardians

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Animazione/Avventura/Fantasy

Durata: 97 minuti

Cast: Chris Pine (Jack Frost), Isla Fisher (Dentolina, la Fata del Dentino), Hugh Jackman (Calmoniglio, il Coniglietto di Pasqua), Alec Baldwin (Nord, Babbo Natale), Jude Law (Pitch, l'Uomo Nero), Dakota Goyo (Jamie)

Regista: Peter Ramsey

Avete smesso di credere in Babbo Natale, la Fatina dei Denti (per gli europei c'è il Topino in realtà, come viene mostrato nel film infatti), al Coniglio Pasquale e all'Omino del Sonno? E Jack Frost, conoscete Jack Frost?
Con questo fantastico e innovativo cartone animato della DreamWorks, prodotto da Guillermo Del Toro, dovrete ricredervi!
Jack Frost, lo Spirito della Neve creato dal misterioso Uomo della Luna tanto tempo fa, ha molti dubbi ed incertezze: non sa da dove viene, perché ha avuto i suoi poteri e qual è il suo scopo.
L'unico modo che avrà per scoprirlo sarà diventare il quinto dei Guardiani, insieme a Nord, ovvero Babbo Natale, Calmoniglio, il Coniglietto di Pasqua, Dentolina, la Fata del Dentino e Sandman, l'Omino del Sonno, il più antico dei cinque e al tempo stesso il più silenzioso perché è muto.
Di fatto, l'Uomo della Luna sceglie Jack perché a quanto pare è l'unico che può sconfiggere in maniera duratura, ma non definitiva poiché la paura è un'emozione che fa parte degli umani, il malefico Pitch Black, l'Uomo Nero che cerca di conquistare il mondo facendo dimenticare ai bambini, gli unici in grado di credere e dare potere ai Guardiani che li difendono, tutti i loro sogni ed i loro idoli delle feste, a vantaggio della paura.
Riuscirà Jack a sconfiggere il malvagio Pitch, salvando gli altri quattro Guardiani, troppo deboli per combattere? E ancora, riuscirà a ricordare il suo passato e scoprire il suo scopo?
Le risposte a queste domande le troverete tutte in questa pellicola, acclamata in tutto il mondo,  compreso l'ultimo Festival del Cinema di Roma, per la sua grande originalità nel tipico stile DreamWorks, che come sempre apprezzo molto. Chissà, forse ne verrà fuori anche un sequel? Staremo a vedere.
Fino ad allora, vi auguro buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì


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sabato 9 marzo 2013

Cinema dal Mondo...CineMéxico


Il Messico e, in generale, tutti i paesi dell'America Latina si associano quasi sempre alle telenovelas. Mai sottovalutare però la vivacità, di idee e inventiva, dei sudamericani.
Le nuove leve del cinema messicano, registi e attori, stanno attirando pubblico e crescente curiosità. I premi conquistati in ogni festival cinematografico internazionale non si contano più.
La settima arte arriva in Messico nel 1895, con la benedizione del dittatore Dìaz. All'inizio fu un cinema caratterizzato dai documentari di Barrágan e da qualche lungometraggio del regista Haro.
Gli sconvolgimenti politici dei primi del Novecento bloccarono attori e cineasti fino agli anni Trenta. Poi la rinascita, caratterizzata da influenze hollywoodiane ed europee. I primi anni del sonoro però non furono facili per mancanza di finanziamenti e per l'egemonia dei film americani. Ma con la presidenza di Cárdenas che nazionalizzò il petrolio, il paese si risvegliò completamente dal torpore, attirando anche grandi registi europei come Ejzenŝtein e Zinnemann. La loro presenza in Messico attirò curiosità e diede inizio al filone dei film indigeni, promossi anche da sovvenzioni statali.
L'epoca d'oro del cinema messicano va dal 1939 al 1950; in questo periodo furono fondati il sindacato attori, quello produttori e il Banco Cinematográfico, un istituto di credito per sostenere lo sviluppo del cinema. Ad incentivare la produzione cinematografica messicana anche lo scoppio della seconda guerra mondiale poiché il Messico fu l'unico paese di lingua spagnola schierato con gli Alleati; i rapporti tra i due paesi si consolidarono, favorendo il rilancio di tutta l'economia, compreso il cinema.
I generi più diffusi erano la commedia ranchera (genere farsesco con influenze spagnole; i protagonisti sono i charro, i cowboy messicani), drammi di ambientazione urbana e commedie popolari. Questo periodo sancisce anche la nascita dello star system messicano.
Ad influenzare enormemente e a conferire pregio al cinema messicano però fu Luis Buñuel.


Dopo il periodo surrealista vissuto a Parigi accanto a Salvador Dalì, l'artista spagnolo, con l'instaurarsi della dittatura franchista in patria, è costretto a vivere tra il Messico e gli Stati Uniti. Ed è proprio in Messico che girerà i suoi capolavori. Il cinema di Buñuel ha delle tematiche ricorrenti quali l'inconscio, la sessualità e la critica borghese e anti-clericale. Uno dei suoi film più importanti è sicuramente Viridiana, premiato con la Palma d'Oro nel 1961 a Cannés. Sensualità, visioni oniriche e il consueto cinismo del regista verso gli apparati di stato e chiesa contraddistinguono la vita della protagonista, Viridiana, giovane novizia che diventa l'ossessione di suo zio Don Jaime. Un film di grande fascino.
Dopo che Buñuel girò i suoi ultimi film messicani, L'angelo sterminatore e Simon del deserto, in Messico grazie a lui e al produttore indipendente Manuel Barbachano Ponce prese piede un rinnovamento ideologico che avrebbe cambiato il cinema messicano.
Venne istituita la prima scuola universitaria di cinema e nuovi registi ebbero la loro occasione. Tra questi Arturo Ripstein.
Dopo un periodo di declino, contraddistinto da storie per le masse e non da opere d'arte, a partire dagli anni Ottanta ad oggi el nuevo cine messicano ha riconquistato il suo posto nel mondo. 

"Il Messico è la nostra cultura e la nostra culla. Rimanendo nel nostro paese possiamo aiutare cineasti di talento, giovani o meno giovani, a realizzare le loro visioni. Se non ci fossero persone intraprendenti, con una rete internazionale di conoscenze tra produttori e finanziatori, staremmo freschi!"

                                                   Diego Luna

Le nuove leve a cui ho accennato prima sono i registi Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro, e gli attori Gael Garcia Bernal e Diego Luna. Da non dimenticare i numerosi "tecnici" del cinema, quelli che si occupano di sceneggiatura, musica, fotografia, scenografia, montaggio, etc etc...Gustavo Santaolalla, Rodrigo Prieto o lo sceneggiatore Guillermo Arriaga sono solo alcuni di quelli che hanno ricevuto candidature ai vari premi internazionali o che li hanno vinti.
Il cinema messicano contemporaneo è in continuo fermento, e il genio oscuro di Guillermo del Toro ne è la prova. Il suo Il labirinto del fauno è, a livello internazionale, uno dei film più interessanti girati ultimamente.
I due film simbolo della nuova rinascita del cinema messicano sono Y tu mamá tambien (2001) di Cuarón e Amores Perros (2000) di Iñárritu.



Y tu mamá tambien (Anche tua madre) è il viaggio on the road dei due amici Tenoch e  Julio con Louisa, una ragazza spagnola che per dimenticare la sua vita, si unisce ai due amici diretti alla spiaggia Boca del Cielo. Il mondo dei due adolescenti è inconsistente e slegato dalla realtà. Il viaggio li ancorerà alla vita e ai suoi obblighi. Comprenderanno che il sesso oltre che piacere può essere liberazione, trasgressione, vendetta. Che le amicizie hanno una fine così come la vita umana. Un percorso di crescita ruvido, così come la vita vera sa essere.



Amores Perros (Amori cani) è il primo film di Iñárritu.
Gli amori cani del regista messicano sono amori indifesi che trovano il loro significato nella perdita. Le storie di Octavio, Valeria ed El Chivo scorrono parallele, incatenate da un incidente stradale che cambierà radicalmente le loro esistenze. Come i cani, che si affidano completamente a chi amano, così i tre protagonisti amano e sanguinano. La trama ad incastro tessuta da Iñárritu è un ricamo di conseguenze e speranze. Morale del film è: siamo anche ciò che perdiamo.


"Le idee, il genio e la creatività non mancano, semmai a mancare sono i fondi."

                                                 Gael Garcia Bernal

Entrambe i film sono ambientati a Città del Messico, metropoli vecchia e nuova insieme, città dalle mille contraddizioni e ricca di nuove voci.
I due giovani attori, Bernal e Luna, sono i più attivi nel cinema del loro paese non solo in campo recitativo (Bernal soprattutto è molto apprezzato a livello internazionale) ma anche come produttori: amici fin dall'infanzia, insieme a Pablo Cruz, altro nome importante del nuovo cinema messicano, fondano la casa di produzione Canana Films che insieme alla Cha Cha Cha Films di Cuarón, Iñárritu e del Toro, sono diventati i nuovi centri propulsivi di una delle cinematografie più interessanti al mondo.

Per chi vuole saperne di più sul cinema messicano:

Cinema del Messico


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