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martedì 19 aprile 2016

Recensione Flash: Il Quinto Potere


Titolo originale: The Fifth Estate

Anno e nazione di produzione: USA/INDIA 2013

Distribuzione in Italia: 01 Distribution

Genere: Drammatico/Biografico

Durata: 128 minuti

Cast: Benedict Cumberbatch, Daniel Bruhl, Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie, Alicia Vikander, Carice Van Houten, Dan Stevens, David Thewlis, Peter Capaldi, Moritz Bleibtreu

Regista: Bill Condon

"Il coraggio è contagioso": questa è la frase che sentirete spesso pronunciare nella pellicola Il Quinto Potere, uscita nei cinema di tutto il mondo nel 2013 e diretta da Bill Condon.
Di fatto, in questo film vengono narrate tutte le vicende che hanno reso famosissimo il sito web WikiLeaks, creato dall'hacker Julian Assange (qui interpretato dal mitico Benedict Cumberbatch) dieci anni fa.
Non solo: la pubblicazione dei documenti scomodi che hanno messo in crisi, dal 2008 al 2010, soprattutto il governo statunitense, per via dei dossier riguardanti i crimini di guerra perpetrati dai soldati americani in Afghanistan, fa da sfondo all'amicizia tra Assange ed il suo braccio destro, Daniel Domscheit-Berg (Daniel Bruhl).
Osserviamo quindi come le scelte di entrambi i protagonisti abbiano poi influenzato la direzione che WikiLeaks ha infine preso per giungere alla meritatissima gloria e di come poi il loro rapporto sia sfociato nell'odio più totale, portando addirittura Daniel, del tutto sospeso con effetto immediato da Julian, ad attaccare il sito e distruggerlo come ripicca e vendetta nei confronti del suo ex socio.
Nonostante questo, WikiLeaks risorgerà tranquillamente dalle ceneri e continuerà la sua opera di informazione come ha sempre fatto, senza revisioni né edulcorazioni.
Ora, solo gli spettatori più attenti e ben informati riusciranno a capire quali sono le due ragioni per cui Il Quinto Potere sia stato un vero e proprio flop al botteghino: la prima riguarda le fonti su cui la pellicola si basa, ovvero i due libri Inside WikiLeaks. La Mia Esperienza Al Fianco Di Julian Assange Nel Sito Più Pericoloso Del Mondo, scritto proprio da Daniel Domscheit-Berg, e WikiLeaks. La Battaglia Di Julian Assange Contro Il Segreto Di Stato dei due giornalisti del The Guardian Luke Harding e David Leigh.
Non notate niente di strano? E le fonti di Julian per realizzare questo film in un'ottica del tutto imparziale che fine hanno fatto?
Sono stati praticamente interpellati due estranei alla vicenda (Harding e Leigh) ed il nemico n. 1 di Assange, dunque è più che ovvio che ne Il Quinto Potere il protagonista sia solo un uomo perfido, egocentrico, meschino ed egoista (un aspetto della sceneggiatura che il grande Benedict, dopo un lungo scambio di e-mail con il contrariatissimo Assange, ha cercato di cambiare, invano, chissà perché, ottenendo comunque un plauso da Julian per il tentativo).
Un caso, questo, molto simile a quello riguardante lo sviluppo della pellicola Takedown, di cui vi parlai quasi due anni fa nel mio articolo Hacker o Cracker? Te Lo Dice Incursioni!.
La seconda ragione è il boicottaggio del film promosso proprio dal grande Assange, che più volte aveva affermato che gli Stati Uniti, tramite Hollywood e questa pellicola, volevano demolire la sua immagine (qui troverete l'intervista a tal proposito).
Dunque sì, il film è molto interessante e ve lo consiglio, ma va visto dopo essersi prima adeguatamente informati online sulla vicenda, proprio come ho fatto io.
Vi sentite troppo pigri per fare una cosa del genere?
Allora vedete pure direttamente Il Quinto Potere, ma resterete molto colpiti e scioccati dalla scena finale, io vi ho avvisato! =P
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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martedì 5 gennaio 2016

Sherlock - The Abominable Bride...secondo noi


Anno e nazione di produzione: UK 2016

Distribuzione in Italia: Nexo Digital

Genere: Giallo/Drammatico

Durata: 90 minuti

Cast: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Rupert Graves, Una Stubbs, Mark Gatiss, Louise Brealey, Andrew Scott, Amanda Abbington, Jonathan Aris, Yasmine Akram, Catherine McCormack, Tim McInnerny, Natasha O'Keeffe

Regista: Douglas Mackinnon

Come molti sanno, la serie TV Sherlock della BBC, con le prime due stagioni nel 2010 e nel 2012 e la terza nel 2014, è diventata un vero e proprio fenomeno globale, ottenendo un successo del tutto imprevedibile ed inatteso ma, al tempo stesso, di certo meritatissimo, per via della sua immensa originalità: rilettura del canone e messa in scena nei nostri giorni
Purtroppo però è anche nota per la lentezza nella realizzazione delle varie seasons, per via degli impegni continui dei due protagonisti, Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes) e Martin Freeman (John Watson), che proprio grazie a questa serie, sono imepegnatissimi e richiesti sia in televisione che al cinema.
I creatori, Mark Gatiss (che tra l'altro interpreta anche Mycroft, il fratello maggiore di Sherly) e Steven Moffat, hanno pensato bene di regalare ai fan uno Special natalizio, mandato in onda il 1° gennaio 2016 nel Regno Unito ed ambientato proprio nella vera epoca in cui sono vissuti i personaggi nati dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, ovvero l'epoca vittoriana: sto parlando di Sherlock: The Abominable Bride (tradotto in italiano come L'Abominevole Sposa)!





Secondo Mariux...

In questo episodio molto particolare, assistiamo ad una realtà alternativa, ambientata per l'appunto nel 1895, in cui Sherlock e Watson si trovano a dover investigare su una misteriosa donna, Emelia Ricoletti (Natasha O'Keeffe). Col susseguirsi delle vicende si scoprirà che tutto in realtà si sta svolgendo nel "palazzo mentale" dello Sherlock reale, ovvero quello dei giorni nostri, il quale, come ben sa chi ha visto le prime tre seasons, sta per riatterrare a Londra, dopo il brevissimo esilio durato qualche minuto, per via dell'improvvisa riapparizione del redivivo Jim Moriarty (Andrew Scott), apparentemente morto alla fine della season due proprio nella stessa maniera di Emelia Ricoletti centoventi anni prima. Sherlock deciderà dunque di ritornare nel "palazzo mentale" con l'uso delle droghe, nonostante il parere contrario di Mycroft, John e Mary (Amanda Abbington), proprio per risolvere l'antico caso rimasto irrisolto e capire come abbia fatto Moriarty a sopravvivere.
Ci riuscirà? Ma, soprattutto, sarà in grado di sopravvivere al più tremendo dei fantasmi del suo passato, nascosto proprio nel suo inconscio? The Abominable Bride, a differenza dei soliti episodi di Sherlock, è particolare ed interessante sia perché è in grado di mescolare alla perfezione antichità (il delitto dell'epoca vittoriana) e modernità (la psicologia di Sherlock messa in luce in maniera più chiara rispetto al passato), ma anche perché fa da importantissimo ed essenziale collante tra la season tre e la season quattro, fornendoci un indizio fondamentale riguardante l'incredibile ritorno di Moriarty. Consiglio quindi assolutamente a tutti i fan di vedere questo Special che, tra l'altro, verrà trasmesso in alcune sale cinematografiche italiane scelte da Nexo Digital (qui la lista: Sherlock: L'Abominevole Sposa al cinema) il 12 e il 13 gennaio (anche se io consiglio vivamente di vederlo sempre in English sub Ita!), e vi do appuntamento al (speriamo!) 2017, con la season four, le cui riprese dovrebbero cominciare dopo l'aprile di quest'anno, ovvero quando gli impegni di Benedict Cumberbatch con la pellicola Marvel Doctor Strange saranno terminati.




Secondo Michela...

Forse tra gli eventi più attesi di questo periodo, televisivamente, lo speciale natalizio della serie britannica Sherlock, che ha trasferito l'investigatore vittoriano Sherlock Holmes nella Londra contemporanea. Andato in onda il giorno di Capodanno, i creatori Moffatt e Gatiss sanno sempre come non annoiare i fan e anche per questo special, supportati anche dalla bravura dei protagonisti, Freeman e Cumberbatch, hanno pensato bene di dare un taglio diverso alla narrazione e svelare IL mistero della terza stagione. Infatti, per gli spettatori è quasi un ritorno alle origini, visto che l'ambientazione è la Londra vittoriana dei romanzi di sir Arthur Conan Doyle. Ma nulla è come sembra, of course. Il caso di Emelia Ricoletti che Sherlock e Watson cercano di risolvere altro non è che un tramite per lo svelamento di un evento inaspettato avvenuto nel presente. E sì, perché la victorian era altro non è che una proiezione del palazzo mentale del geniale investigatore londinese. 
Grazie alla Ricoletti, Sherlock svela a Watson, Mary, Mycroft e a noi fan che Moriarty non è ritornato, ma qualcuno sta usando la sua "fama" per chissà quali scopi. Lo scopriremo nella quarta stagione, che dovremo attendere con molta molta pazienza. Cosa ne penso di Abominable Bride? Godibile, un divertissement intelligente che si inserisce nella tradizione Sherlock. Nulla di sensazionale, per me senza infamia e senza lode. Da vedere come il principio di nuove avventure, un'arrivederci alle prossime investigazioni.

P.S. Qualche giorno fa, sempre il mitico Benedict ha affermato che, forse, gli Special natalizi come The Abominable Bride potrebbero diventare un appuntamento fisso annuale! Incrociamo le dita!

Il trailer:


Consigliato? 

Mario: Assolutamente sì
Michela: Sì

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lunedì 26 gennaio 2015

Recensione Flash: The Imitation Game


Anno e Nazione di Produzione: Gran Bretagna, USA 2014

Distribuzione in Italia: Videa - CDE

Genere: Biografico

Durata: 113 minuti

Cast: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Allen Leech, Mark Strong, Charles Dance, Rory Kinnear

Regista: Morten Tyldum

Negli anni Cinquanta, il professor Alan Turing insegna a Cambridge. Dopo un tentativo di furto nella sua casa, il detective Robert Nock, durante le indagini, scopre l'omosessualità di Turing, allora considerata un reato, ma, soprattutto, il lavoro top secret che il professore svolse per il governo inglese durante la seconda guerra mondiale. Così, Turing inizia a raccontare al detective la sua storia, e di come "sconfisse" Enigma, la macchina che i tedeschi adoperavano per inviare messaggi decriptati alle loro truppe, sparse per l'Europa, pronte a seminare morte.
Il norvegese Morten Tyldum, dopo il grande successo di Headhunters, per il suo primo film in inglese sceglie Alan Turing come protagonista. Era un film che doveva essere fatto, per vari ed importanti motivi. Il bullismo e lo straniamento del diverso, l'omosessualità condannata come un crimine, la sottomissione della donna all'uomo, fino alla vittoria su Enigma, che grazie alla mente geniale di Turing e alla macchina da lui ideata, il precursore dei nostri computer, fu decodificata e permise di salvare ben quattordici milioni di vite umane. Però, a mio parere, è un film dal ritmo non omogeneo, molto lento per la prima ora, che poi continua tra alti e bassi. Le interpretazioni sono buone, in primis quella emozionante di Benedict Cumberbatch, ma non da nomination agli Oscar. Sarebbe stato un ottimo film per la TV. 

Il trailer:



  
Consigliato: Nì


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giovedì 27 marzo 2014

Recensione Flash: I Segreti di Osage County


Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Titolo Originale: August: Osage County

Distribuzione in Italia: BIM

Durata: 119 minuti

Genere: Drammatico

Cast: Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Abigail Breslin, Benedict Cumberbatch, Margo Martindale, Chris Cooper, Juliette Lewis, Dermot Mulroney, Julianne Nicholson, Sam Sheperd

Regista: John Wells

Beverly e la moglie Violet sicuramente non sono mai stati una coppia normale: alcolista lui e dipendente da farmaci lei. Le figlie hanno da sempre dovuto far i conti con genitori così impegnativi e ripiegati su se stessi e i loro problemi. Quando Violet si ammala di cancro alla bocca, la situazione precipita e Beverly, già provato nell'animo e fragile, scompare abbandonando la moglie e la vita. Dopo la morte dell'uomo, tutti si riuniscono a casa Weston, nel caldissimo Oklahoma, per commemorare la perdita. Ma ben presto la riunione di famiglia si trasforma in un'accesa resa dei conti.
Il film di John Wells è tratto dall'opera teatrale di Tracy Letts, e del teatro conserva le pause, le atmosfere e i monologhi solitari e taglienti delle due protagoniste principali, Meryl Streep e Julia Roberts. Entrambe le attrici hanno ricevuto le nomination agli Oscar di quest'anno, e io dico meritatissime: la Streep incanta con lo sguardo perso e la cattiveria "tossica" della sua Violet, invece la Roberts si tuffa in un ruolo impegnativo e riesce benissimo a tenere testa alla Streep.
Segreti, bugie, tradimenti vengono a galla nel caldissimo salotto dei Weston, soffocando quel po' di affetto rimasto in famiglia. Imperdibile per un'altra magistrale prova d'attrice della Streep e per quella della Roberts, ma il film lascia con l'amaro in bocca per le aspettative deluse di commedia nera che, invece, verte a dramma prevedibile.

Il trailer:


  

Consigliato: Nì

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sabato 15 febbraio 2014

Recensione Flash: 12 anni schiavo



Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Titolo Originale: 12 Years A Slave

Distribuzione in Italia: BIM

Uscita nelle sale: 20 febbraio

Genere: Biografico

Durata: 134 minuti

Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Lupita Nyong'o, Paul Giamatti, Sarah Paulson, Brad Pitt, Alfre Woodard

Regista: Steve McQueen

Stati Uniti, 1841. Solomon Northup è un uomo libero, e per la gente di colore nel sud in quegli anni è un'utopia. Lui però è lontano dal sud, vive la sua vita con la moglie e i figli in placida tranquillità, non chiedendo nulla di più, rispettato da tutti nel civile stato di New York. Un giorno, moglie e bambini partono lasciando Solomon a casa, ad aspettarli per due settimane. Quando l'uomo conosce due impresari circensi che gli propongono un ingaggio come musicista nel loro circo, Solomon decide di accettare e impegnare così quei giorni in attesa del ritorno della sua famiglia. Giunto a Washington, dopo una serata in ristorante con i due impresari, si ritrova la mattina seguente spogliato della sua identità, legato a delle catene e venduto schiavo ai ricchi proprietari terrieri del sud. Il senso di straniamento e il terrore cieco ben presto lasceranno il posto all'istinto di sopravvivenza e ad un insopprimibile desiderio di libertà: senza Solomon è solo un'ombra di nome Platt che lavora e si strugge per gli affetti cui è stato strappato.
Chi ha visto i film precedenti del regista Steve McQueen sa che per giorni rimangono nella mente dello spettatore le emozioni, crude ed essenziali, dei personaggi. Non fa eccezione 12 anni schiavo, tratto dalla storia vera di Solomon Northup, prodotto dallo stesso regista e da Brad Pitt. Se Tarantino & co., negli anni precedenti, avevano aperto uno spiraglio sulla schiavitù e sulla condizione della gente di colore negli USA, McQueen non risparmia nulla allo spettatore: il film non è romanzato, è crudelmente spietato con chi pensa di conoscere quale fosse la condizione degli schiavi. In realtà, le brutture cui furono sottoposti gli americani di colore superano ogni immaginazione. Violenza fisica e psicologica si intrecciano in una spirale di sofferenza che soffoca come la fune a cui, in una scena, è legato Solomon a metà tra la vita e la morte, arrancando in punta di piedi nel fango, continuando a lottare per la libertà. Quattro lunghi minuti che lasciano impietriti. 
Cast spettacolare: strameritate le nomination agli Oscar per Chiwetel Ejiofor, Lupita Nyong'o e Michael Fassbender, alla sua terza collaborazione con McQueen. Trasuda paura questo nuovo film di McQueen, ma bisogna vederlo perché infonde conoscenza affinché quella barbarie non si perpetui mai più.
Solomon vive dodici anni come schiavo, oggetto di proprietà di padroni dal dolce accento del sud che leggono versetti della Bibbia e impugnano i loro diritti di schiavisti. Dodici anni di nulla, di vuoto, di mancanza, di non vita.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 23 dicembre 2013

I Am SherlSHOCKED!


Dopo due anni di snervanti ed irritanti attese, è arrivato il momento di dirlo: finalmente!
Il 1 gennaio 2014 segnerà il ritorno sulle scene britanniche, seguito a ruota il 19 gennaio da quelle americane, della mitica, unica ed inimitabile serie TV Sherlock, prodotta dalla BBC e dai due geniali e "terribili" Steven Moffat e Mark Gatiss (quest'ultimo, come gran parte dei fan sa già, riveste tra l'altro i panni di Mycroft, il fratello maggiore di Sherlock).
Dal 2011, anno in cui è stata trasmessa la seconda stagione della fortunata serie, è passato tanto tempo per realizzare la terza per via dei vari impegni lavorativi dei due grandi interpreti principali, ovvero Benedict Cumberbatch nei panni di Sherly e Martin Freeman in quelli del pazientissimo Watson, visti recentemente ne Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug, Martin nelle vesti di Bilbo e Benedict nella "pelle" del terribile Smaug nel doppiaggio originale della pellicola.
Finalmente tutti i nodi verranno al pettine e il mistero più grande di tutti verrà svelato: come diavolo ha fatto Sherlock a sopravvivere alla caduta dal palazzo, dopo la drammatica discussione con il diabolico Jim Moriarty, suicidatosi (si spera morto per sempre!) con una pistola, e il triste addio con Watson?


Bé, di sicuro i fan hanno avuto tutto il tempo per formulare ipotesi su come il nostro beniamino sia riuscito ad inscenare alla perfezione il proprio suicidio, al fine di salvare le persone a lui care, come John, Mrs. Hudson e l'ispettore Lestrade, dai cecchini di Moriarty.
I due produttori hanno tenuto sulle spine i fan lanciando vari indizi, come quello di Gatiss riguardante il fatto che per capire come Sherlock si sia salvato bisogna osservare molto attentamente la scena della caduta.


Evidentemente serve una mente brillante come quella di Sherlock per capire bene l'indizio, ma quel che è certo è che una fan americana sembra esserci andata molto vicina alla verità, anche se non confermata, proprio perché la sua teoria calza alla perfezione l'ottica del sociopatico funzionale per eccellenza quale è Sherly.
Non vi rivelo ciò che ha ipotizzato per mantenere l'effetto sorpresa, nel caso sia proprio quella la tattica usata dal protagonista.
Ciò che per me è sicuro è che Molly, la gentile e sensibile dottoressa dell'obitorio in cui Sherlock passa il suo tempo libero, innamorata del protagonista, c'entri qualcosa.
Ricordiamoci il misterioso favore che Sherly le chiede poco prima dell'incontro finale con la sua nemesi sul tetto.
Ma quindi, cosa ci dobbiamo aspettare da questi 3 nuovi episodi?


Ciò che per ora si sa è che la serie è ambientata due anni dopo gli eventi di Reichenbach: Sherlock si è nascosto e spostato continuamente per evitare che l'incolumità di John, Mrs. Hudson e tutte le altre persone che hanno sempre avuto a che fare con lui sia messa a repentaglio.
Ritornerà dopo così tanto tempo e si ritroverà completamente spaesato: come gli rivelerà suo fratello Mycroft, John ha voltato pagina ed è andato avanti, facendosi crescere anche un bel paio di baffoni, nel tipico stile del Watson originale ideato da sir Arthur Conan Doyle.


Non riuscendo a capire come il suo amico dottore sia riuscito ad andare avanti "senza di lui", Sherlock dovrà "ritornare dall'aldilà" con tutta la teatralità tipica del suo complicato carattere, spaventando a morte la povera Mrs. Hudson!


Di sicuro però, l'incontro più emozionante sarà proprio quello tra Sherly e John, tanto atteso da tutti. Naturalmente già sappiamo che il nostro amato investigatore nasconderà come sempre i suoi sentimenti, ma a giudicare dalla sua espressione, forse, e sottolineo forse, trasparirà qualcosina per il suo unico, vero amico.


Ciò che lo spingerà tuttavia a tornare sarà un evento senza precedenti: il serio rischio di un attacco terroristico programmato a Londra che il brillante consulente detective dovrà sventare riformando la 'strana coppia' col dottor Watson.
Assisteremo quindi ai tipici casi intricati, intrisi stavolta da un ingrediente inedito: Sherlock dovrà fare i conti per la prima volta con eventi da lui del tutto imprevisti come John, ormai diverso da com'era un tempo, e una Londra molto differente da come lui l'aveva lasciata.


I tre episodi di questa stagione si intitoleranno The Empty Hearse, The Sign Of Three e His Last Vow.
La messa in onda italiana per ora è ignota, quindi consiglio caldamente la visione della serie in inglese sottotitolato in italiano, poiché il fascino britannico è preservato del tutto solo in questa maniera, visti i doppiatori italiani, a mio parere, non molto adatti ai personaggi.


Sembra sia finita qui per ora, ma non stiamo dimenticando una domanda importante?
E il cattivo chi sarà?!
Dopo parecchie supposizioni su chi dovesse prendere il posto del malefico ed insostituibile Moriarty, nemesi per eccellenza di Holmes, Gatiss e Moffat hanno annunciato, ad agosto 2013, l'ingresso nel cast dell'attore danese Lars Mikkelsen, fratello del più famoso Mads Mikkelsen, nel ruolo del nuovo arci-nemico Charles Augustus Magnussen.


Pochissimo si sa su questo nuovo, fantomatico antagonista, presentato appunto come la futura nemesi del protagonista, ma quel che si spera è che riesca a reggere il confronto con Moriarty, interpretato nelle prime due serie dal bravissimo Andrew Scott, che ha stra-meritato il premio BAFTA 2012 proprio come Best Supporting Actor in Sherlock.
Continuiamo quindi con il conto alla rovescia che ci separa dall'attesissima terza serie, lasciandovi con il teaser trailer ufficiale, e speriamo che la season 3 ci riservi numerosissime sorprese, come solo la brillante accoppiata Moffat-Gatiss sa fare!


Il trailer:


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domenica 15 dicembre 2013

Una Bi-Recensione Fiammante: Lo Hobbit - La Desolazione Di Smaug



Anno e Nazione di Produzione: USA, Nuova Zelanda 2013

Titolo Originale: The Hobbit - The Desolation Of Smaug

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Durata: 161 minuti

Genere: Fantastico

Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Orlando Bloom, Luke Evans, Evangeline Lilly, Lee Pace, Benedict Cumberbatch, Manu Bennett, Aidan Turner

Regista: Peter Jackson

La Montagna Solitaria è sempre più vicina.
I nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, accompagnati dall'hobbit Bilbo e dallo stregone Gandalf, sono vicini a riconquistare ciò che gli apparteneva, casa loro, le loro terre. Smaug li attende, implacabile e deciso a non cedere i tesori nanici ed Erebor.
Prima di scacciare il drago, molte sono le insidie e i nemici che la compagnia deve affrontare: orchi, ragni che li imprigionano nelle selve malsane del bosco Atro, e gli elfi di Thranduil che lì vivono.
Gandalf si separerà dal gruppo: avverte l'arrivo di un'oscura minaccia. La Terra di Mezzo non sarà più la stessa.




  "- Ho trovato una cosa nella galleria degli Orchi.
     - Cosa hai trovato? 
     - Il mio coraggio!"

La Recensione di una neo-fan

Proseguono le avventure di Bilbo, Thorin, Gandalf e dei nani di Erebor. Vi ricordo che non ho letto i romanzi e quindi mi sono appassionata alla storia vedendo i film. Anzi, vi dirò di più: di solito i fantasy non li prendo nemmeno in considerazione ma Lo Hobbit, più del Signore degli Anelli, mi ha attirato perché penso si parli più di sentimenti, di valori, di ideali che di guerre, alleanze e magia per quanto anche nei film sulla Compagnia dell'Anello i rapporti di amicizia e d'amore tra i protagonisti rappresentano un aspetto importante della storia. Ne Lo Hobbit, però, li sento più genuini, più puri. Vabbè lasciate perdere, sto straparlando oppure è Sauron che mi sta obnubilando il cervello!
Il secondo film di una trilogia è sempre quello più difficile da girare per un regista perché deve traghettare lo spettatore verso il capitolo finale e mantenere comunque alto l'interesse verso ciò che vi viene narrato. Da vecchia volpe qual è, Peter Jackson ha curato ogni aspetto ed è riuscito a fare un film che non è un semplice "gregario" ma tassello insostituibile della storia.



Ritroviamo i personaggi del primo film e new entries, alcune le conosciamo molto bene.
Per me i protagonisti di questo secondo film sono Bilbo e Thorin, e sono anche i personaggi che sono cambiati di più rispetto al film precedente.
Bilbo, lontano dalla Contea, è diventato più dark. Avventurandosi nel mondo, ha scoperto e visto cose che hanno sì intaccato un po' la sua ingenuità ma hanno anche tirato fuori il proverbiale coraggio degli hobbit. Poi c'è l'anello, sottratto a Gollum nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Come tutti, anche Bilbo subisce la sua fascinazione malefica ma, come il nipote Frodo dopo di lui, ingaggia una lotta con esso e cerca di resistervi, servendosene e non servendolo. Magnifico Martin Freeman che riesce a trasmettere luci e ombre di questo "nuovo" Bilbo. Non riuscirei a pensare all'hobbit interpretato da qualcun'altro. 



Thorin era un po' defilato nel primo capitolo della trilogia, non ha mostrato molto di sé, se non nella seconda parte del film. Ne La Desolazione di Smaug anche lui va incontro a quella oscurità che ha avvolto Bilbo, come se decidesse di spegnere le emozioni, i sentimenti, sacrificare tutto e tutti pur di riconquistare Erebor. E' più spietato, sfacciato nel desiderare ciò che vuole e non nasconde che è disposto a scendere a compromessi, soprattutto con se stesso e la sua integrità. Il pretendente al trono dei nani però ha comunque un cuore scaldato dall'onore e non dalla sete di potere.
Carismatico Richard Armitage, anzi regale: adoro la sua interpretazione di Thorin mai affettata e sempre vibrante.



Prima ho accennato alle new entries: presenti o non presenti nel romanzo poco importa perché sono tutte interessanti. Ritroviamo Legolas, e di sicuro non è l'elfo del Signore degli Anelli ma è ancora un figlio influenzato dal padre Thranduil. La vicinanza di Tauriel, l'elfa dei boschi, personaggio inventato da Jackson, però lo porterà a riflettere sui cambiamenti che stanno per investire il loro mondo e decide di prendervi parte.

A proposito di Tauriel, è una "pedina" che il regista ha usato per spingere Legolas all'azione e per regalare al pubblico una storia d'amore. Ebbene sì, perché nel romanzo de Lo Hobbit l'amoroso sentimento è il grande assente. L'elfa e il nano Kili entrano in una particolare sintonia e per lui, Tauriel rischierà la vita nel tentativo di salvare quella del nano. Se fate un giretto in rete scoprirete che i fan made su di loro abbondano! Sicuramente non sono Aragorn e Arwen, però Peter ha aggiunto l'ingrediente che mancava.
Infine Bard l'arciere interpretato da Luke Evans: sicuramente lo vedremo più attivo nell'ultimo capitolo della trilogia ma ha già fatto capire che è un tipo tosto. E affascinante.
Come dimenticare il drago Smaug? Lascio al mio "collega" le riflessioni "tecniche", io mi soffermo su un aspetto che mi stava particolarmente a cuore: la voce del drago in inglese è di Benedict Cumberbatch. Pensavo che nessuno avrebbe mai potuto prendere il suo posto ma non avevo fatto i conti con il bravissimo Luca Ward.
Per me La Desolazione di Smaug e Peter Jackson sono promossi a pieni voti: avvincente, oscuro (la presenza di Guillermo del Toro si fa sentire), emozionante. Non vedo l'ora di ritornare nella Terra di Mezzo.

La Recensione dell'esperto

Dopo la prima parte, devo dare ragione a molti critici e fan: tra i due, questo è sicuramente il capitolo meno fedele al libro de Lo Hobbit, per vari fattori.
La colpa ovviamente non è di Peter Jackson, ma della Warner che ha voluto tirare e forzare la mano su un libro di 500-600 pagine, cercando di ottenere un guadagno simile a quello de Il Signore Degli Anelli, trilogia basata su tre libri e non su uno solo.
Ovviamente il tocco di classe di Jackson si riconosce e devo dire che è riuscito a trovare delle buone "toppe" per rimpolpare una trama che sarebbe bastata solo per due film.



La questione di Gandalf in esplorazione e poi incarcerato a Dol Guldur da Sauron, presa dalle Appendici de Il Signore Degli Anelli, è apprezzabile sebbene sia appunto un evento collocato cronologicamente dopo la riconquista di Erebor.
Ho apprezzato anche la presenza di Legolas, che logicamente doveva per forza trovarsi a Bosco Atro con suo padre, il re Thranduil nonostante nel libro non sia mai stato nominato, probabilmente perché Tolkien non aveva ancora in mente l'idea di un principe elfico presente nella futura Compagnia dell'Anello.
Ciò che invece non ho digerito granché è stata la creazione del personaggio di Tauriel, e soprattutto, la questione dell'infatuazione amorosa, reciproca, per il nano Kili, cosa davvero impensabile per Tolkien, visto l'odio che scorre tra le due razze.
Non sono poco sentimentale, sono semplicemente obiettivo e infatti questa "strana coppia" mi è sembrata solo una brutta copia dell'amore, presente nei libri, tra Aragorn ed Arwen, un'ipotesi avvalorata dal fatto che Kili viene curato dall'avvelenamento della freccia Morghul in stile "Frodo-Arwen aiutata da Aragorn", con tanto di luce dei Valar intorno all'elfa, come avvenne appunto con Arwen ne La Compagnia Dell'Anello.



Come ho già detto, Peter va solo difeso perché ha dovuto rattoppare una trama non adatta per ben tre film e ha il mio plauso per la grande fantasia, appoggiata in produzione dal visionario Guillermo Del Toro che doveva essere il regista originario di questa nuova trilogia.
Un personaggio che poteva essere realizzato meglio era Beorn: non dico che dovevano renderlo identico a come lo immaginavo io, ovvero un vichingo berserkr, ma non doveva nemmeno diventare il fratello gigante di Lupo Lucio della Melevisione!
Infine, da cinefilo nerd fissato con i mostri della fantasia, devo dire che Smaug è stato stupendo, ancor di più perché doppiato dal mitico Luca "Massimo X Meridio" Ward in italiano e dal grande Benedict "Sherlock" Cumberbatch in inglese, anche se grazie a degli attentissimi fan anglofoni, ho scoperto che è avvenuto un guazzabuglio incredibile: nella versione ridotta de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, Smaug è il tipico drago con quattro zampe e due ali, mentre in quella integrale, sempre nell'unica scena in cui è visibile, ovvero l'attacco ad Erebor, ha solo le zampe posteriori e le due ali, divenendo quindi una viverna. I fan sono rimasti molto delusi, io in primis, poiché Smaug era stato visto da Tolkien come il tipico "serpente del nord", ultimo dei servi del malefico dio Melkor/Morgoth, maestro di Sauron, e il dubbio ci ha assalito fino all'uscita di questa seconda parte, nella quale il guazzabuglio fisionomico è stato completato: se nella locandina del film si può notare come Smaug (il fumo che esce dalla pipa di Gandalf) abbia quattro zampe e due ali, quindi un drago vero e proprio, nel film invece è una viverna!




Ciononostante, il caro draghetto furbetto fa comunque un'ottima figura, ma era meglio se Jackson & Co. chiarivano le loro idee prima di realizzare la versione integrale de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, di cui consiglio solo la visione in streaming o al massimo scaricata poiché non vale proprio la pena di spendere soldi per soli 15 minuti di scene inedite in più, cosa per cui vale davvero la pena fare con i tre film de Il Signore Degli Anelli, le cui versioni integrali aggiungono all'incirca tre quarti d'ora in più di scene inedite ciascuna.
Ora, sebbene il mio giudizio possa sembrare in parte negativo, non lo è affatto poiché non sono un tolkeniano integralista, come lo è invece il figlio del Maestro, Christopher Tolkien, che si è impuntato nel fatto di non voler cedere i diritti per realizzare un adattamento cinematografico del vastissimo Silmarillion, con il solo risultato di apparire come un vero e proprio ingrato nei confronti di Jackson che gli ha fatto guadagnare fior fior di quattrini con i copyright in questi ultimi anni.
Ormai ho capito cosa significa adattare un libro in un film di massimo 2-3 ore cercando di rimanere il più fedeli possibile, e Peter se l'è sempre cavata egregiamente, nonostante i numerosi ostacoli lungo il tragitto, primo fra tutti la decisione dell'avida Warner di smembrare ulteriormente la trama, e gli do quindi atto di essere sempre un grandissimo regista tenace e capace.
Ora peniamo per un altro anno aspettando di vedere l'ultimo capitolo, Lo Hobbit: Racconto Di Un Ritorno, in uscita il 17 dicembre 2014. Aiuto, non ce la farò!

Il trailer:



Consigliato: Assolutamente sì 

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