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martedì 10 novembre 2015

Recensione Flash: John Wick


Anno e nazione di produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: M2 Pictures

Genere: Azione

Durata: 101 minuti

Cast: Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Willem Dafoe, Dean Winters, Adrianne Palicki, John Leguizamo, Daniel Bernhardt, Bridget Moynahan, Ian McShane, Bridget Regan, Lance Reddick, Keith Jardine, David Patrick Kelly, Clarke Peters, Kevin Nash

Registi: David Leitch e Chad Stahelski

Dopo anni di buio, che sia giunta finalmente la meritatissima rinascita artistica del mitico Keanu Reeves, antidivo di Hollywood e mio attore preferito in assoluto?
Bé, giudicatelo voi.
Dopo l'interessante 47 Ronin e l'adrenalinico Man Of Tai Chi, l'attore canadese ritorna in scena con John Wick, film d'azione del 2014 ed inaspettatissimo successo mondiale al botteghino.
La storia gravita attorno a John Wick appunto, ex killer professionista, un tempo il migliore nel suo mestiere, ormai ritiratosi dalla sua cruenta carriera criminosa di assassino su commissione, poiché improvvisamente e perdutamente innamoratosi di Helen (Bridget Moynahan), la donna che ha fatto uscire fuori il vero John, una persona umana e di buon cuore, nonostante tutto.
La loro vita procede tranquilla per 4-5 anni finché, purtroppo, la moglie si ammala di un male fulminante e muore dopo poco tempo, lasciando il marito del tutto distrutto e perduto.
La donna, conscia del fatto che John si sarebbe lasciato andare, appena prima di spirare, riesce a far spedire un dono al marito, un dono che giunge qualche giorno dopo il funerale: si tratta di una cucciola di cane beagle a cui John, per volere della moglie, deve badare con tutto il suo cuore, al fine di tenere ancora vive l'umanità ritrovata dopo tanta fatica e la speranza di una vita normale.
Sebbene depresso, l'uomo riesce comunque man mano a riprendersi grazie alla cucciola, ma il peggio è già in agguato: un gruppo di giovani russi entra in contatto con John ad una stazione di benzina e il loro capo, Iosef (Alfie Allen), si interessa molto all'auto d'epoca di Wick, essendo entrambi cultori delle quattro ruote. Quando il giovane chiede a quanto la vorrebbe vendere, John dice che non è in vendita e va via, lasciando Iosef furibondo.
La notte stessa, la banda di russi fa irruzione in casa di Wick, rubandogli l'auto, uccidendogli il cane e picchiandolo brutalmente.
Questo evento causerà il ritorno in scena del killer professionista più temuto di tutti i tempi, poiché l'ultimo barlume di luce per John, rappresentato dal cagnolino, è stato spento crudelmente da un gruppo di malviventi, quegli stessi malviventi per cui lui in passato ha più volte lavorato su lauto compenso.
John sarà quindi deciso a compiere la sua atroce vendetta contro gli uomini che lo hanno privato di tutto in una sola notte e le conseguenze saranno terribili per molti, non solo per i giovani russi e per Wick.
Onestamente, visto l'enorme successo della pellicola, mi sarei aspettato qualcosa di più: certo, è bellissima la ragione alla base della vendetta di John, ovvero la rabbia e la frustrazione derivate dall'aver perso la sola possibilità di redimersi, ma il resto del film, composto comunque da un cast stellare (Michael Nyqvist, Willem Dafoe, John Leguizamo ed Ian McShane, per citarne alcuni), non compensa la trama un po' troppo superficiale e spicciola che permea la narrazione, nonostante i vari aspetti interessanti, primo fra tutti l'Hotel Continental, un albergo con regole ferree in cui alloggiano esclusivamente i killer professionisti, una cosa al limite del grottesco.
Lo so, naturalmente, leggendo ciò che ho scritto, vi starete dicendo:"Bé, ma cosa pretendi da una pellicola di pura azione e violenza?", è vero, ma è anche vero che altri film d'azione simili, come, ad esempio, Il Fuggitivo, U.S. Marshals, o la trilogia di Taken, Taken 2 e Taken 3, sono anch'essi pellicole di sola azione, ma con una trama ben più composita.
Dunque sì, John Wick è un film da vedere, ma non è di certo, a mio parere, un capolavoro.
Per questo motivo, la mia speranza ora è tutta riposta nel già confermato John Wick 2, in arrivo tra un paio di anni, ovviamente sempre col grande Keanu come protagonista, poiché, come confermato dall'attore stesso qualche giorno fa, il sequel parlerà dei fantasmi del passato di John, che ritorneranno nella sua vita per pareggiare i conti: una breve descrizione che sembra già molto più interessante e complessa rispetto al primo capitolo.
Incrociamo dunque le dita e vi auguro buona visione!

P.S. Piccola curiosità: in questo film, Neo e l'Agente Johnson (Daniel Bernhardt) della trilogia di Matrix sono tornati a fronteggiarsi nuovamente, dopo ben 12 anni! =P

Il trailer:


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venerdì 28 novembre 2014

Recensione Flash: Man Of Tai Chi


Anno e nazione di produzione: USA/CHINA 2013

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Azione

Durata: 105 minuti

Cast: Hu Chen, Keanu Reeves, Karen Mok, Simon Yam, Iko Uwais, Jeremy Marinas, Silvio Simac, Michael Chan

Regista: Keanu Reeves

Il ritorno di Keanu Reeves sotto i riflettori ha segnato anche il suo debutto da regista. Di fatto, l'attore canadese ha puntato su una delle sue passioni principali, ovvero l'Oriente, sfornando un buon prodotto (gravemente sottovalutato in Italia, con il suo arrivo direct-to-video, e non lo dico perché riguarda il mio attore preferito), Man Of Tai Chi, che nonostante la sensazione del copione già visto, lascia comunque soddisfatti gli spettatori.
La storia narra delle vicende di Tiger Chen, interpretato da Hu Chen, giovane promessa del Tai Chi, un'arte marziale fino a quel momento nota per non essere offensiva, che decide di cambiare le regole, andando contro tutti gli insegnamenti del suo anziano maestro che lo redarguisce avvisandolo dei rischi che questa sua decisione comporta, al fine di usare il Tai Chi per i match di arti marziali e rendere quest'arte famosa in tutto il mondo.
Tuttavia, non passerà molto tempo che i rischi si presentano: infatti, un losco individuo di nome Donaka Mark, interpretato da Keanu Reeves, gli offre un nuovo lavoro molto redditizio, ovvero usare il Tai Chi in combattimenti clandestini all'ultimo sangue, per la gioia di una ristretta èlite di benestanti spettatori provenienti da ogni parte del mondo.
Se inizialmente per Tiger tutto sembrerà filare per il verso giusto, la prospettiva di facili guadagni verrà sostituita dalla sensazione claustrofobica di essere finito in un circuito senza uscita, in cui o si vince o si muore.
Disperato e confuso, Tiger cercherà l'aiuto di una poliziotta che già da tempo indagava sulle attività ambigue di Donaka, ma quest'ultimo si rivelerà essere un crudele aguzzino senza scrupoli.
Riuscirà Tiger ad uscirne fuori da questo mondo degradante, tornando a combattere per i principi puri del Tai Chi, o perirà nel tentativo?
Non sono mai stato un grande amante di questi film dedicati ai combattimenti clandestini, per via della troppa violenza, ma questa pellicola, giudicandola in maniera del tutto obiettiva, nonostante appunto Keanu sia il mio attore preferito, si rivela essere un buon mix di azione ed arti marziali, senza mai finire nella violenza troppo gratuita.
I fan della trilogia di Matrix si renderanno conto, vedendo Man Of Tai Chi, che la loro sensazione di déjà vu (usando uno dei concetti più famosi della saga dei Wachowski) è ben giustificata, visto che il coreografo delle scene di combattimento è Yuen Woo Ping, lo stesso della trilogia e de La Tigre E Il Dragone, e che lo stesso Hu Chen ha conosciuto Keanu proprio sul set di Matrix Reloaded, dove l'attore cinese interpretava uno degli scagnozzi del Merovingio.
Un film, quindi, che consiglio agli appassionati dell'Oriente e agli amanti delle arti marziali, senza dimenticare l'interessante chicca presente nei titoli di coda del film, una vera rivelazione per chiunque non conosca in maniera approfondita i simboli cinesi, non perdetevela!
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 20 novembre 2014

Recensione Flash: 47 Ronin


Anno e nazione di produzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Azione/Fantasy

Durata: 118 minuti

Cast: Keanu Reeves, Cary-Hiroyuki Tagawa, Hiroyuki Sanada, Kou Shibasaki, Tadanobu Asano, Rinko Kikuchi (Mizuki e Witch), Jin Akanishi, Togo Igawa, Rick Genest

Regista: Carl Rinsch

Dopo vari anni passati in sordina, si può ben dire che il 2013 sia stato l'anno che ha segnato il ritorno in scena di Keanu Reeves, sia come attore che come regista (restate con noi nei prossimi giorni per saperne di più).
Appassionato da sempre del mondo orientale, l'attore canadese (e fermiamoci qua, altrimenti ci vorrebbe un post intero per dire quali sono le varie discendenze multietniche, come ben sapete leggendo The First Time I Met... Keanu Reeves!) ha deciso di tornare tramite una pellicola che narra una storia realmente accaduta nel Giappone feudale del '700, impreziosita (o per moltissimi detrattori, rovinata) da vari aspetti in chiave fantasy.
Sto parlando di 47 Ronin, nel quale osserviamo come Kai, un giovane mezzosangue anglo-nipponico (interpretato da adulto da Reeves), venga accolto, nonostante le sue origini, nel villaggio di Ako, in casa del daimyo (antica carica nobiliare giapponese offerta ai capi samurai) Asano, la cui figlia Mizuki si sente sin da subito attratta, ricambiata, dal giovane.
Il loro amore (del tutto clandestino e comunque limitato da Kai stesso, poiché riconosce il fatto di essere un uomo di livello troppo basso per amare la figlia di un daimyo) verrà messo a dura prova quando lo shogun (la carica nobiliare giapponese più elevata dell'epoca, pari a quella di un dittatore militare) giungerà in visita ad Ako insieme al suo maestro cerimoniere, Lord Kira, da sempre rivale di Asano e del suo villaggio.
Di fatto, tramite vari inganni ed espedienti organizzati dalla strega al seguito di Kira, affinché quest'ultimo potesse finalmente eliminare per sempre il suo rivale ed estendere i suoi domini, il Lord Asano compierà un atto grave e sarà costretto dallo shogun a togliersi la vita tramite il seppuku, il suicidio rituale giapponese concesso agli uomini di alto rango meritevoli di preservare, nonostante il loro crimine, il proprio onore.
In seguito a questa tragedia, Lord Kira otterrà dallo shogun il diritto di annettere Ako ai suoi territori ed estendere il suo dominio di terrore, ottenendo inoltre la mano della giovane Mizuki, al termine dell'anno di lutto concessole per il padre, e facendo bandire i samurai di Asano, ora comandati dal suo vice, Oishi (interpretato da Hiroyuki Sanada, ai più noto come il duro Ujio, il samurai e vice del daimyo Katsumoto in L'Ultimo Samurai), rendendoli dei ronin, ovvero dei guerrieri reietti che hanno perso il loro onore a causa degli atti del loro vecchio padrone.
Kai invece sarà reso schiavo e costretto a combattere nelle arene della colonia olandese vicino Ako e solo quando Oishi, tenuto prigioniero per un anno da Kira e poi liberato, cercherà vendetta contro il maestro cerimoniere, nonostante il divieto assoluto da parte dello shogun, il giovane meticcio tornerà libero.
Dopo aver ritrovato tutti i vecchi fratelli d'armi, Oishi e Kai, ormai alla pari in quanto a status sociale, cominceranno a pianificare la loro missione suicida, al fine di riottenere l'onore per loro e per il loro padrone, seguendo fino all'ultimo i precetti del bushido, la via del guerriero, e liberare la giovane Mizuki dalle grinfie di Kira e della sua strega. Ci riusciranno?
Tornando al discorso dei detrattori di questo film, posso ben capire il loro disprezzo a causa delle aggiunte fantasy, come la strega e i demoni della foresta o proprio lo stesso personaggio di Kai, inesistente nella realtà, ma, a mio parere, il regista e gli sceneggiatori, probabilmente anche su richiesta della Universal, si sono parati le spalle inserendo quel pizzico di effetti speciali che avrebbero assicurato loro la visione del film da parte di un più vasto gruppo di spettatori e non solo da parte dei cultori dell'Oriente, come di fatto accadde con L'Ultimo Samurai, che nonostante la sua trama molto composita e per nulla adatta a tutti, ebbe (per ottime ragioni) comunque successo.
Inoltre, volendo cercare sempre il lato positivo in questa vicenda, il mio plauso personale va proprio al cast tecnico per i vari aspetti simbolici inseriti nella trama, primi fra tutti la scelta di mostrare per la prima volta la strega sotto forma di volpe (un chiaro rimando al nome del suo padrone, dato che Kira in italiano significa proprio volpe) e la decisione di usare la bella attrice giapponese Rinko Kikuchi per interpretare sia la dolce Mizuki che la terribile strega, in una rappresentazione molto interessante dell'eterna lotta dicotomica tra bene e male.
Oltre ciò e senza dare troppo peso agli "innesti" fantastici, il film è ben fatto e non snatura comunque la vera storia dei 47 samurai rinnegati che nel 1701 vendicarono il torto subito dal maestro cerimoniere dello shogun, con un buon risultato finale che ci fa comprendere quanto l'onore fosse vitale per gli antichi samurai. Assolutamente da vedere.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 23 giugno 2014

The first time I met... Keanu Reeves


Per molti di voi che ci seguite da tempo non è affatto un mistero che il mio attore preferito in assoluto sia il grandissimo Keanu Reeves.
Classe 1964, figlio di una costumista inglese e di un geologo statunitense di origini inglesi, hawaiane, cinesi, irlandesi e portoghesi (e chi più ne ha più ne metta!). Il giovane Keanu (diminutivo del nome hawaiano Keaweaheulu, che significa "brezza leggera che sale dal mare verso i monti", altra grande insalata mista!) decide di intraprendere la carriera cinematografica a Toronto quando la madre si trasferisce lì, dopo che lei e il padre, in seguito ad una vita molto burrascosa e fatta di eccessi, decidono di divorziare. E' così che, man mano e dopo aver abbreviato il suo nome in Keanu, nasce una delle stelle più lucenti e carismatiche del firmamento hollywoodiano.
Data la mia forte passione/ossessione per l'epica trilogia di Matrix, sicuramente starete pensando che il primo film in cui io l'abbia visto recitare sia stato proprio Matrix del 1999, eh?
Sbagliato!
Infatti, i primi due film che ho visto in cui lui è presente, sia come ruolo secondario che come uno dei protagonisti, sono stati il comicissimo Ti Amerò Fino Ad Ammazzarti e il suggestivo Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci.
Nel primo, Keanu, insieme a William Hurt, interpretano la strana coppia di cugini cocainomani Marlon e Harlan James, ingaggiati da Rosalia, interpretata da Tracey Ullman, per uccidere il marito fedrifrago Joey, interpretato da Kevin Kline, con risultati tragicomici!


Nel secondo film invece, Keanu interpreta il leggendario principe Siddharta Gautama, le cui gesta sono visibili solo durante la cronistoria della sua vita, narrata dai monaci buddhisti che vedono nel giovane Jesse la reincarnazione del loro defunto maestro Lama Dorje.


Ma naturalmente, come poi è noto a tutti, la sua consacrazione giunge proprio grazie alla parte ottenuta in Matrix e al mitico ruolo dell'Eletto, Neo.


Temet nosce...

Questa è una delle frasi più famose di Matrix, utile a Neo per aprirgli ulteriormente la mente lungo il suo cammino per diventare l'Eletto. Ciononostante, le parole per descrivere quest'immensa trilogia si sprecano e non basterebbero tre, quattro post per parlarne, sebbene io l'abbia già trattata ampiamente in questo blog, come potrete constatare facendo una ricerca.
L'incredibile bravura di Keanu nell'aver recitato un ruolo così particolare è evidenziata proprio in queste tre pellicole, dove ha dato il massimo e ha dato prova della sua grandissima umiltà (basti pensare al fatto che l'ingaggio per i tre film l'ha in parte devoluto in beneficenza, mentre l'altra parte l'ha donata al cast tecnico, sia perché, a suo parere, non hanno guadagnato abbastanza per l'immenso sforzo inventivo per la trilogia e sia perché, come ha affermato lui stesso, "è ricco abbastanza da poterne fare tranquillamente a meno, i soldi che ha gli bastano": un grande! ) e del suo essere anti-divo e poco amante dei riflettori.
Tre film assolutamente da vedere!


Gli altri film da citare, oltre a quelli già nominati, per capire quanto forte sia la poliedricità di questo sfortunato attore (ha subito due gravi tragedie familiari: una figlia nata morta nel 1999 e, due anni dopo, la morte della sua stessa compagna, Jennifer Syme, in un incidente d'auto causato da un mix letale di antidepressivi ed anestetici), sarebbero ancora tanti: i film d'azione come Point Break: Punto Di Rottura e Speed (in quest'ultimo c'è anche la sua grande amica Sandra Bullock, con cui ha lavorato ancora in La Casa Sul Lago Del Tempo), i tetri e cupi L'Avvocato Del Diavolo e Dracula Di Bram Stoker, lo stupendo e sottovalutatissimo Johnny Mnemonic, dello stesso filone di Matrix, ovvero il cyberpunk, il noir Constantine, il fantascientifico Ultimatum Alla Terra e, infine, gli ultimi arrivati, ovvero il suo primo film da regista Man Of Tai Chi, ancora inedito in Italia, e il leggendario 47 Ronin, in cui Keanu interpreta un samurai rinnegato che dovrà recuperare il suo onore perduto insieme agli altri 46 compagni.
Penso che si sia capito il perché io stimi tantissimo questo attore: sono proprio la sua umiltà, la sua poliedricità e la sua quasi totale estraneità ai vizi e ai difetti dei tipici attori hollywoodiani che lo rendono unico e speciale.
Negli ultimi anni, non si sa per quale ragione, è stato un po' bistrattato da vari registi, ma dopo gli ultimi due film usciti di recente, si spera che riesca a tornare nuovamente al suo apogeo. Questo è il mio augurio, specie ora, in vista di un altro film in cui è stato appena ingaggiato al posto di Daniel Craig, chiamato The Whole Truth.
In bocca al lupo Keaweaheulu e, ricorda sempre, il cucchiaio non esiste!

Da sinistra a destra: Marlon James, Siddharta, Johnny Mnemonic, Neo e Constantine

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domenica 8 giugno 2014

Recensione Flash... Retrò: Point Break: Punto Di Rottura


Titolo originale: Point Break

Anno e nazione di distribuzione: USA 1991

Distribuzione: Largo Entertainment, JVC Entertainment

Genere: Azione

Durata: 118 minuti

Cast: Patrick Swayze, Keanu Reeves, Gary Busey, Lori Petty, John C. McGinley, James LeGros, Tom Sizemore, Anthony Kiedis, Lee Tergesen

Regista: Kathryn Bigelow

La "banda degli ex Presidenti" degli Stati Uniti, un gruppo di rapinatori scaltri e professionisti che scorrazzano nella contea di Los Angeles da ben 3 anni, senza essere mai catturati e racimolando bottini sempre molto cospicui, sarebbero dei surfisti?! Che teoria stramba è mai questa?!
Eppure, in Point Break: Punto Di Rottura, film del 1991, divenuto un cult, sembra che le cose stiano proprio così. O meglio, questo è ciò che pensano i due agenti dell'FBI Angelo Pappas e Johnny Utah, interpretati rispettivamente da Gary Busey e Keanu Reeves.
Il primo è un veterano della guerra del Vietnam, mentre il secondo è un giovane scapestrato e molto sicuro di sé, appena giunto a Los Angeles per diventare un bravo agente.
Ebbene, Angelo, dopo aver fatto analizzare i campioni di terra lasciati dalle scarpe dei famigerati rapinatori, convince Johnny, ex promessa del football americano ritiratosi dopo un grave infortunio, ad infiltrarsi nell'ambiente dei surfisti, dei quali inizierà a conoscere la cultura ed il codice morale che essi seguono, e dovrà cercare di capire quale "tribù" (nel gergo surfistico questo è l'appellativo usato per indicare i gruppi di surfisti uniti da forti legami di amicizia) si cela dietro le maschere di Reagan, Nixon & Co. Il giovane agente, inoltre, conoscerà l'affascinante ed impavido Bodhi, diminutivo del nome buddhista Bodhisattva, interpretato dal grande e compianto Patrick Swayze, che mostrerà a Johnny cosa significa essere liberi mentre si cavalcano le onde.
Intanto, le possibili tribù indiziate sono due, quella di Bodhi ed una composta da aggressivi cocainomani (tra i quali vi è un comicissimo Anthony Kiedis, il leader dei Red Hot Chili Peppers, alle prese con uno dei tre film in cui ha recitato durante la sua breve carriera cinematografica) e, man mano, esse iniziano a dimostrare che la teoria di Angelo è più reale di quanto i suoi scettici superiori riescano a credere.
Johnny quindi cosa farà: riuscirà a scoprire chi delle due tribù imperversa nella contea di Los Angeles da più di tre anni, oppure inizierà a dimenticare il passato e ad abbracciare la cultura libera dei surfisti, dopo essersi, tra l'altro, innamorato della surfista Tyler?
Normalmente non sono un grande fan di film d'azione, men che meno di quelli violenti, ma, visto che in questo film c'è il mio attore preferito, ovvero Keanu Reeves, ero molto curioso di vederlo e di fatto non sono rimasto deluso. Questa pellicola, diretta da Kathryn Bigelow, premio Oscar 2010 per The Hurt Locker, e prodotta dal grande James Cameron, mostra come, molte volte, la nostra società omologata abbia bisogno di dare sfogo ai propri istinti primari, come l'adrenalina e il gusto del rischio, pur di rompere quei clichés in cui ormai siamo affondati da tantissimo tempo, come lo stesso Patrick Swayze sottolinea più volte nel film. Il senso di libertà che il personaggio interpretato da Keanu Reeves prova nel film è molto tangibile e la sua terribile indecisione su quale strada imboccare, al bivio tra "incastrare i criminali" e "abbandonare tutto per seguire la propria passione e l'amore", saranno il fulcro dell'incredibile climax finale. Un film da non perdere.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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venerdì 31 maggio 2013

Recensione Flash: Johnny Mnemonic


Anno e nazione di produzione: USA 1995

Distribuzione in Italia: TriStar Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 96 minuti

Cast: Keanu Reeves, Dina Meyer, Ice-T, Takeshi Kitano, Dolph Lundgren, Henry Rollins, Barbara Sukowa, Udo Kier, Don Francks

Regista: Robert Longo

Sicuramente lo avrete già capito: oltre all'Antica Roma, la mia fissazione più grande è il cyberpunk, sotto-filone del genere fantascientifico, che tratta temi riguardanti possibili futuri distopici in cui l'umanità è vessata da drammi e tragedie a livello globale.
Esempi cinematografici di prestigio sono Blade Runner, la trilogia di Matrix, Tron Terminator che trattano proprio situazioni tipiche di questo genere di nicchia, nato negli anni '80 grazie a vari artisti e letterati che hanno cominciato a parlarne.
Uno di questi è William Gibson, uno degli autori del manifesto del cyberpunk Mirrorshades, ma anche autore della raccolta di racconti nota col titolo La Notte Che Bruciammo Chrome, in cui è inclusa la novella breve Johnny Mnemonico, sulla quale si basa l'omonimo film del 1995, con protagonista Keanu Reeves.
Fu proprio in seguito all'interpretazione di questo film che, guarda caso, i fratelli Wachowski, dopo lunghe indecisioni, scelsero Reeves come protagonista della trilogia di Matrix, utilizzando tra l'altro questo film come una delle tantissime fonti per la realizzazione dei loro tre film.
Johnny Mnemonic narra appunto la storia di Johnny, un corriere-dati mnemonico del 2021 che possiede, all'interno del suo cervello, un hard-disk in cui riesce a trasportare innumerevoli gigabytes di dati per varie aziende e multinazionali, divenute le padrone del mondo ed appoggiate dalla Yakuza, la mafia giapponese divenuta il loro braccio armato per i lavori sporchi.
In seguito alla consegna di 320 gigabytes di dati nel cervello di Johnny da parte di alcuni impiegati della Pharmakom, una potentissima ditta farmaceutica, il ragazzo verrà continuamente braccato dalla Yakuza che vuole riottenere quei dati, rubati dagli archivi informatici dell'azienda, prima che vengano divulgati a livello globale.
Inoltre, Johnny dovrà compiere una corsa contro il tempo, poiché il suo cervello non riesce a sopportare un così grande quantitativo di dati al suo interno ed entro 24 ore cesserà di funzionare, condannando il corriere alla morte.
Aiutato dalla bella Jane, Johnny riuscirà a consegnare i dati in tempo, svelando il terribile segreto celato per tanto tempo dalla Pharmakom, o perirà nel tentativo?
A differenza del racconto originale, nel film sono state attuate alcune modifiche, richieste dalla casa di distribuzione del film, per renderlo più adatto al pubblico, come ad esempio la presenza della malattia nota come Sindrome da Attenuazione Nervosa, causata dalla lunga esposizione agli apparecchi tecnologici. Lo stesso William Gibson si è occupato della sceneggiatura, ma il film non ha riscosso grande successo, in parte a causa dei cambiamenti non apprezzati dai fan dello scrittore ed in parte per il fatto che il cyberpunk, come noto, non è un genere adatto e comprensibile a tutti.
Non è una critica né tanto meno un moto di superiorità che mi spinge a parlare in questo modo, ma è risaputo che la nostra società ormai ama vedere sempre e solo cose semplici e facilmente comprensibili a tutti. Non vale la pena sforzarsi di comprendere trame complicate, sono solo dei film.
Come già detto, è una questione di gusti, e spero che gli amanti del genere possano apprezzare questo film come ho fatto io.

Consigliato: Se amate scervellarvi per comprendere i linguaggi informatici ed i concetti astrusi, come per la trilogia di Matrix, allora sì, questo è il film che fa per voi!

Il trailer: 


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