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sabato 16 aprile 2016

Recensione Flash: Mr. Holmes: Il Mistero Del Caso Irrisolto


Titolo originale: Mr. Holmes

Anno e nazione di produzione: UK/USA 2015

Distribuzione in Italia: Videa

Genere: Drammatico/Poliziesco/Giallo/Noir

Durata: 104 minuti

Cast: Ian McKellen, Laura Linney, Milo Parker, Hiroyuki Sanada, Roger Allam, Frances De La Tour, Nicholas Rowe

Regista: Bill Condon

Sherlock Holmes è uno dei personaggi più rappresentati della storia del cinema e delle TV mondiali: l'abbiamo visto in tutti gli stili più svariati, dal classico investigatore della Londra dell'800 al più recente ed originalissimo Sherlock della BBC interpretato dal grande Benedict Cumberbatch, di cui in precedenza abbiamo parlato abbondantemente in due articoli, quello sulle prime due stagioni e quello sulla terza, nonché sullo Special natalizio del 2015, e le cui riprese della season 4 sono finalmente cominciate ad aprile 2016.
Ebbene, proprio in virtù di queste numerosissime trasposizioni sul grande e piccolo schermo, il mio interesse per le opere dedicate al consulente detective, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, è divenuto alquanto selettivo, soffermandosi solo su adattamenti originali, come appunto Sherlock.
Va da sé dunque che non potevo assolutamente farmi scappare l'occasione di vedere Mr. Holmes: Il Mistero Del Caso Irrisolto, realizzato sempre dalla BBC, questa volta BBC Films, e basato sul libro del 2005 A Slight Trick Of The Mind dell'autore Mitch Cullin.
Il perché è molto semplice: si tratta del primissimo lavoro dedicato alla vecchiaia del grande Sherly, tra l'altro impeccabilmente interpretato dal mitico Sir Ian "Gandalf-Magneto" McKellen!
Di fatto, osserviamo come il detective, ormai giunto alla veneranda età di 93 anni, si sia ritirato in solitudine nella sua casa di campagna nel Sussex, dedicandosi giornalmente alle sue amati api e venendo accudito dalla sua governante, Mrs. Munro (Laura Linney), e da suo figlio, il piccolo Roger (Milo Parker).
Oramai solo, per via della perdita dei suoi vecchi amici e parenti più cari, ovvero John Watson, suo fratello Mycroft e Mrs. Hudson, Holmes comincia la sua frenetica ricerca della memoria, oramai gravemente deteriorata dalla vecchiaia, poiché non riesce più a ricordare la ragione esatta della sua scelta di abbandonare la sua amatissima professione, come conseguenza di un grave evento funesto collegato al suo ultimo caso, anch'esso finito nell'oblio.
Man mano, dopo i tentativi falliti di provare a migliorare le sue facoltà intellettive prima con la pappa reale delle sue api e poi con il pepe del Sichuan, dopo un lungo e faticoso viaggio in Giappone, Sherlock riuscirà a ricordare tutto solo grazie all'aiuto del piccolo Roger, a cui si è affezionato e che lo sprona sempre più a scrivere tutto e a svelare la verità sull'indagine finita male, la cui ultima traccia rimasta al momento è solo la solita versione edulcorata del fidato Watson che, in questo caso particolare, per l'amore fraterno che lo univa al collega, preferì distorcere la vicenda ed inventarsi un altro finale.
Le domande saranno molte, ma le più importanti in assoluto saranno solo due: cos'è successo esattamente di tanto grave nell'ultimo caso accettato da Holmes? E perché l'investigatore ha preferito addirittura ritirarsi a vita privata?
Nonostante l'interessantissima trama non sia delle più attive (non gliene faccio una colpa, dato che non poteva essere diversamente, come capirete vedendo la pellicola), il ritmo del film è molto incalzante e la storia è appunto molto bella, proprio perché finalmente abbiamo un ritratto inedito del sociopatico funzionale per eccellenza, oramai anziano e preda dei rimorsi, rimorsi che lo porteranno verso il suo cammino di redenzione, alla riscoperta di quei sentimenti che aveva sopito da troppo tempo.
Del cast nulla da eccepire, tutti azzeccati, dal primo all'ultimo, soprattutto Mr. McKellen ovviamente, bravissimo nell'impersonare non tanto lo Sherlock più giovane dei flashback, bensì quello ultranovantenne e pieno di acciacchi, con la toccante interpretazione della disperata e forsennata frustrazione del protagonista quando tenta, il più delle volte invano, di ricordare il passato.
Veramente un'ottima pellicola che consiglio a tutti, soprattutto agli amanti dei gialli e, naturalmente, del grande Sherly, qualsiasi sia la sua età o l'epoca in cui vive.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 20 novembre 2014

Recensione Flash: 47 Ronin


Anno e nazione di produzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Azione/Fantasy

Durata: 118 minuti

Cast: Keanu Reeves, Cary-Hiroyuki Tagawa, Hiroyuki Sanada, Kou Shibasaki, Tadanobu Asano, Rinko Kikuchi (Mizuki e Witch), Jin Akanishi, Togo Igawa, Rick Genest

Regista: Carl Rinsch

Dopo vari anni passati in sordina, si può ben dire che il 2013 sia stato l'anno che ha segnato il ritorno in scena di Keanu Reeves, sia come attore che come regista (restate con noi nei prossimi giorni per saperne di più).
Appassionato da sempre del mondo orientale, l'attore canadese (e fermiamoci qua, altrimenti ci vorrebbe un post intero per dire quali sono le varie discendenze multietniche, come ben sapete leggendo The First Time I Met... Keanu Reeves!) ha deciso di tornare tramite una pellicola che narra una storia realmente accaduta nel Giappone feudale del '700, impreziosita (o per moltissimi detrattori, rovinata) da vari aspetti in chiave fantasy.
Sto parlando di 47 Ronin, nel quale osserviamo come Kai, un giovane mezzosangue anglo-nipponico (interpretato da adulto da Reeves), venga accolto, nonostante le sue origini, nel villaggio di Ako, in casa del daimyo (antica carica nobiliare giapponese offerta ai capi samurai) Asano, la cui figlia Mizuki si sente sin da subito attratta, ricambiata, dal giovane.
Il loro amore (del tutto clandestino e comunque limitato da Kai stesso, poiché riconosce il fatto di essere un uomo di livello troppo basso per amare la figlia di un daimyo) verrà messo a dura prova quando lo shogun (la carica nobiliare giapponese più elevata dell'epoca, pari a quella di un dittatore militare) giungerà in visita ad Ako insieme al suo maestro cerimoniere, Lord Kira, da sempre rivale di Asano e del suo villaggio.
Di fatto, tramite vari inganni ed espedienti organizzati dalla strega al seguito di Kira, affinché quest'ultimo potesse finalmente eliminare per sempre il suo rivale ed estendere i suoi domini, il Lord Asano compierà un atto grave e sarà costretto dallo shogun a togliersi la vita tramite il seppuku, il suicidio rituale giapponese concesso agli uomini di alto rango meritevoli di preservare, nonostante il loro crimine, il proprio onore.
In seguito a questa tragedia, Lord Kira otterrà dallo shogun il diritto di annettere Ako ai suoi territori ed estendere il suo dominio di terrore, ottenendo inoltre la mano della giovane Mizuki, al termine dell'anno di lutto concessole per il padre, e facendo bandire i samurai di Asano, ora comandati dal suo vice, Oishi (interpretato da Hiroyuki Sanada, ai più noto come il duro Ujio, il samurai e vice del daimyo Katsumoto in L'Ultimo Samurai), rendendoli dei ronin, ovvero dei guerrieri reietti che hanno perso il loro onore a causa degli atti del loro vecchio padrone.
Kai invece sarà reso schiavo e costretto a combattere nelle arene della colonia olandese vicino Ako e solo quando Oishi, tenuto prigioniero per un anno da Kira e poi liberato, cercherà vendetta contro il maestro cerimoniere, nonostante il divieto assoluto da parte dello shogun, il giovane meticcio tornerà libero.
Dopo aver ritrovato tutti i vecchi fratelli d'armi, Oishi e Kai, ormai alla pari in quanto a status sociale, cominceranno a pianificare la loro missione suicida, al fine di riottenere l'onore per loro e per il loro padrone, seguendo fino all'ultimo i precetti del bushido, la via del guerriero, e liberare la giovane Mizuki dalle grinfie di Kira e della sua strega. Ci riusciranno?
Tornando al discorso dei detrattori di questo film, posso ben capire il loro disprezzo a causa delle aggiunte fantasy, come la strega e i demoni della foresta o proprio lo stesso personaggio di Kai, inesistente nella realtà, ma, a mio parere, il regista e gli sceneggiatori, probabilmente anche su richiesta della Universal, si sono parati le spalle inserendo quel pizzico di effetti speciali che avrebbero assicurato loro la visione del film da parte di un più vasto gruppo di spettatori e non solo da parte dei cultori dell'Oriente, come di fatto accadde con L'Ultimo Samurai, che nonostante la sua trama molto composita e per nulla adatta a tutti, ebbe (per ottime ragioni) comunque successo.
Inoltre, volendo cercare sempre il lato positivo in questa vicenda, il mio plauso personale va proprio al cast tecnico per i vari aspetti simbolici inseriti nella trama, primi fra tutti la scelta di mostrare per la prima volta la strega sotto forma di volpe (un chiaro rimando al nome del suo padrone, dato che Kira in italiano significa proprio volpe) e la decisione di usare la bella attrice giapponese Rinko Kikuchi per interpretare sia la dolce Mizuki che la terribile strega, in una rappresentazione molto interessante dell'eterna lotta dicotomica tra bene e male.
Oltre ciò e senza dare troppo peso agli "innesti" fantastici, il film è ben fatto e non snatura comunque la vera storia dei 47 samurai rinnegati che nel 1701 vendicarono il torto subito dal maestro cerimoniere dello shogun, con un buon risultato finale che ci fa comprendere quanto l'onore fosse vitale per gli antichi samurai. Assolutamente da vedere.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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