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lunedì 3 agosto 2015

Recensione Flash...Doppia! Che: L'Argentino & Che: Guerriglia


Titolo originale: The Argentine/Guerrilla

Anno e nazione di produzione: FRA/SPA/USA 2008

Distribuzione in Italia: BiM Distribuzione

Genere: Storico/Biografico

Durata: 130 minuti/132 minuti

Cast: Benicio Del Toro, Julia Ormond (Parte 1), Franka Potente, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Demian Bichir, Rodrigo Santoro, Santiago Cabrera (Parte 1), Edgar Ramirez, Victor Rasuk (Parte 1), Lou Diamond Phillips (Parte 2), Joaquim de Almeida (Parte 2), Jordi Mollà (Parte 2)

Regista: Steven Soderbergh

Ernesto Guevara de la Serna, meglio noto come Che Guevara (Che dall'intercalare, tipicamente argentino, che il comandante usava spesso quando parlava, corrispondente al nostro "Ehi!", e grazie al quale i suoi uomini crearono il nomignolo bonario con cui divenne famoso in tutto il mondo). Si sono dette di cotte e di crude sulla mitica figura di colui che volle, prima di tutti, cambiare per sempre la storia del Sud America, basando la sua lotta sui principi veri e puri del comunismo marxista.
Ho deciso di approfondire la storia del grande amico di Fidel Castro (riguardo il quale, probabilmente, se il Che fosse vissuto più a lungo, ne sarebbe diventato un acerrimo nemico, viste le politiche del capo di Cuba), dopo aver visto il consigliatissimo I Diari Della Motocicletta, che narra del famoso viaggio nel continente latino-americano compiuto dal giovane Ernesto nel 1952 col suo fidato amico, il biochimico Alberto Granado, un viaggio che lo cambiò per sempre in maniera profonda, dopo aver visto coi suoi occhi in che condizioni miserevoli e tragiche viveva la gran parte dei popoli del Sud America.
Spinto dalla curiosità, condivisa con un mio amico, ho dunque deciso di vedere l'epopea del Che, realizzata in due film dal regista statunitense Steven Soderbergh: Che: L'Argentino e Che: Guerriglia, usciti entrambi nel 2008, con protagonista il grande Benicio Del Toro.
Molti, leggendo questa recensione doppia, potrebbero tacciarmi di essere filo-comunista, filo-cubano o chicchessia, e ciò sarebbe potuto accadere anche se si fosse trattato di altre pellicole del genere, dato che il tema politico è una faccenda alquanto delicata perfino nel mondo della cinematografia, quindi quello che leggerete è semplicemente una mia analisi personale, realizzata nella maniera più obiettiva possibile, della figura di Guevara, di ciò che ha fatto e dei suoi ideali, portando all'attenzione dei lettori sia i suoi pregi che i suoi difetti.
Iniziamo dunque.

CHE: L'ARGENTINO

Nella prima parte, osserviamo tutte le tappe della rivoluzione cubana, organizzata da Fidel Castro, spinto dal desiderio di liberare la sua nazione dal dittatore Fulgencio Batista, appoggiato da sempre dagli Stati Uniti. Si inizia con l'incontro in Messico, durante una cena organizzata da amici comuni, tra Ernesto Guevara e il futuro Lider Maximo, che dà inizio alla loro amicizia, nata dall'amore comune per il comunismo e il marxismo. Vediamo quindi tutti gli avvenimenti storici della rivoluzione, dallo sbarco dallo yacht Granma con pochi uomini, fino agli assalti e alle guerriglie continue ed implacabili, che più volte costrinsero gli uomini a dividersi, per poi ritrovarsi nella battaglia finale, avvenuta a Santa Clara, dove il Che e i suoi uomini riuscirono a sconfiggere del tutto gli ultimi avamposti di Batista, spingendo il dittatore filo-statunitense a fuggire nella Repubblica Dominicana e permettendo a Fidel di entrare, da trionfatore e nuovo capo di Cuba, a L'Havana.
Il bello di questo primo film è l'alternanza tra i flashback e i flashforward, visto che la storia viene narrata dallo stesso Guevara ad una giornalista statunitense, durante la permanenza del comandante e ministro cubano a New York nel 1964 per lo storico incontro all'Assemblea Generale dell'ONU, dove pronunciò il suo famoso discorso contro il capitalismo e le eccessive ingerenze degli Stati Uniti nelle questioni cubane e sudamericane.
Bisogna inoltre osservare come è stata ben strutturata la psicologia dei personaggi, molto fedele agli originali, che è ciò che rende Che: L'Argentino a tratti lento ma, nonostante tutto, molto interessante.


CHE: GUERRIGLIA

Sebbene però anche Che: L'Argentino fosse lento ma, fortunatamente, compensato da aneddoti interessanti, la seconda ed ultima parte, ovvero Che: Guerriglia, che parla degli ultimi tre anni di vita di Ernesto, risulta essere, a mio parere, un po' troppo pesante. Forse, la pesantezza è il risultato del dispiacere causato dai fallimenti e dal declino finale del Che: infatti, dopo aver tentato di portare la rivoluzione in Congo, a Panama e nella Repubblica Dominicana, Ernesto tentò di rivoluzionare anche il resto del Sud America, cominciando dalla Bolivia, secondo alcuni perché, liberando i boliviani, avrebbe potuto raggiungere la sua patria, l'Argentina, e cambiare anch'essa per sempre. Ma, a differenza di Cuba, dove lui e Fidel, che più volte gli aveva sconsigliato di partire, avevano trovato situazioni favorevolissime alla rivoluzione armata, in Bolivia le cose non stanno affatto così: le intenzioni del Che, che da sempre voleva liberare il Sud America dal pensiero fallace ed artificioso dei confini nazionali, creando un continente con una sola identità comune, vengono totalmente bistrattate dai boliviani, che da una parte sono tenuti a bada dal governo dittatoriale del presidente René Barrientos, che fece spargere menzogne spaventose e terribili riguardo i guerriglieri di Guevara tra la popolazione, mentre dall'altra vennero del tutto scoraggiati dal partito comunista boliviano, da sempre filosovietico e mai a favore di Cuba. Il comandante dunque si ritrovò con un pugno di uomini e costretto sempre e solo ad azioni di semplice guerriglia nella giungla, senza mai ottenere vittorie schiaccianti, visto che, a differenza di Batista, il presidente Barrientos si avvalorò segretamente dell'appoggio della CIA che, facendo gli interessi statunitensi, non avrebbe mai permesso l'arrivo del comunismo in un'altra delle loro roccaforti sudamericane.
Quest'ultima parte crea quindi grande nostalgia ed infelicità negli spettatori che, secondo me, proprio per questa ragione, avvertono con maggiore impatto la lentezza della pellicola, proprio per via dei continui errori e delle scelte sbagliate di Guevara durante le sue ultime gesta.

Ma, nonostante ciò, ho apprezzato molto i due film, dato che così finalmente so chi era Ernesto Guevara (anche se è comunque consigliata la bibliografia dedicata a tal proposito, essendo più completa).
I miei complimenti vanno sia a Benicio Del Toro, identico sia nell'aspetto fisico che in quello psicologico al Che, che a Demian Bichir, l'interprete di Fidel Castro, bravissimo e perfetto in ogni minimo gesto (ciò naturalmente lo si può capire solamente avendo visto qualche discorso del vero Fidel, facilmente rintracciabile su YouTube).
Indipendentemente dalle mie idee politiche, che non sto qui a rimarcare, le imprese e le azioni di Che Guevara furono incredibili e lodevoli, dato che tentò, più di tutti, di mettere realmente in pratica le teorie marxiste, a differenza di ciò che fecero l'U.R.S.S. e la Cina, ree di aver storpiato totalmente a vantaggio di pochi la dottrina comunista. Allo stesso tempo, questi suoi tentativi furono la dimostrazione pratica del fatto che il comunismo è purtroppo solo un'utopia, poiché l'impatto con l'ormai irrefrenabile e radicato sistema capitalista, rappresentato dagli Stati Uniti, era più che inevitabile e pressoché impossibile da sconfiggere.
La questione più importante che ha comunque cambiato la maniera d'agire e di pensare di milioni di persone al mondo fu proprio quella che, come più volte confermato dallo stesso Che, se le cose devono cambiare in una nazione, l'unica maniera è la rivoluzione armata. Di certo, né Guevara né ancor di più Fidel erano e sono dei santi, visto che anche loro hanno ucciso molte persone, ma il cambiamento purtroppo, sia nel bene che nel male, porta con sé sempre un gran numero di vittime.
In conclusione, i miei ringraziamenti vanno sia a Walter Salles, regista de I Diari Della Motocicletta, tramite il quale ho appunto visto quanto diverso fosse il giovane Ernesto rispetto all'Ernesto rivoluzionario, e a Steven Soderbergh per queste due pellicole, poiché grazie ad essi ho imparato ad apprezzare di più quest'uomo, spinto da desideri di aiuto verso il prossimo e di amore per la propria patria, indipendentemente dai suoi ideali politici.
Buona visione!

I trailer:



Consigliati: Sì, se siete interessati a conoscere la storia del Che

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domenica 21 settembre 2014

Noi dei semplici poliziotti?! Ti sbagli, amico: noi siamo i Bad Boys!


Dopo Starsky & Hutch, Miami Vice e tanti altri polizieschi con protagonisti dei piedipiatti americani tutti d'un pezzo, la gran parte dei fan di questo genere adrenalinico non possono e non devono esimersi dal vedere in azione la coppia di poliziotti più comici e duri di tutti i tempi: i Bad Boys!
La serie di film, diretta dall'apprezzato/odiato Michael Bay, prodotta dall'"amante dei pirati" Jerry Bruckheimer e finora ferma a due capitoli, il primo uscito nel 1995, mentre il secondo nel 2003, narra le avventure di Mike Lowry, poliziotto sciupafemmine proveniente da una famiglia benestante di Miami (infatti vi rifarete gli occhi in entrambi i film con le auto possenti che può permettersi!), interpretato dal mitico Will Smith, e Marcus Burnett, poliziotto tutto casa e famiglia, quando ha tempo, interpretato dal simpaticissimo Martin Lawrence.
I due, completamente agli antipodi in quanto a carattere, dimostrano il più delle volte quanto la loro unione possa essere esplosiva ed impossibile da fermare, con i loro metodi per nulla ortodossi, a tal punto di essersi appunto guadagnati il nomignolo di Bad Boys, dal titolo dell'omonima canzone degli Inner Circle, che i due canticchiano molte volte, ma facciamo un passo alla volta cominciando a parlare del primo capitolo.


Nel primo film, osserviamo questa sgangherata coppia di poliziotti afro-americani della sezione narcotici di Miami che deve fronteggiare una banda di narcotrafficanti, capeggiata dal crudele Fouchet, interpretato da Tchéky Karyo. Questo gruppo di criminali ha rubato una partita di eroina, sotto custodia della polizia, del valore di ben 100 milioni di dollari, ed è pronto a rivenderla per ottenere cospicui guadagni. L'unica persona che può aiutare Mike e Marcus è la giovane e avvenente Julie, interpretata da Téa Leoni. La ragazza ha infatti assistito all'assassinio della sua migliore amica, sotto copertura per aiutare il suo ex spasimante Mike, da parte di Fouchet e dei suoi uomini, ed è quindi in pericolo costante, poiché solo lei può testimoniare contro il capo della banda. Tuttavia, la giovane, terrorizzata, accetta di parlare solo con Mike, come le aveva suggerito di fare la sua amica in caso di pericolo. E' proprio in questa occasione che succede il finimondo, poiché Marcus, dato che Mike, intento a piangere la sua ex spasimante, non è dunque reperibile al momento della chiamata da parte di Julie, è costretto dal suo capo, il nevrotico capitano Howard, interpretato da Joe Pantoliano, ad impersonare il suo collega, scambiandosi di ruolo con il vero Mike.
Dopo numerose sparatorie ed ostacoli vari, finalmente, grazie all'aiuto di Julie, i due poliziotti riescono a trovare Fouchet, con un finale incredibile.

Mike bracca Fouchet
Nel secondo film, uscito 8 anni dopo il primo, osserviamo come tra Mike e Marcus, un po' più attempati ma sempre energici, inizino a mostrarsi dei dissapori, dovuti, a detta di Marcus, al loro rapporto completamente disfunzionale. Infatti, Mike è sempre pronto all'azione adrenalinica, ha il grilletto facile e perde la testa per le belle donne, mentre Marcus non vuole fare altro che avere un po' di tempo per godersi la sua famiglia.
Purtroppo, anche stavolta, dovrà rimandare i suoi piani, nonostante l'arrivo di sua sorella, la bella Sydney, interpretata da Gabrielle Union, spasimante segreta di Mike, che sembra finalmente aver messo la testa a posto, ma che teme la feroce reazione del suo collega, nel caso in cui la loro relazione dovesse venire a galla.


Di fatto, Sydney, o Syd, che vive a New York e lavora per la DEA, non è giunta a Miami solo per andare a fare visita a suo fratello e alla sua famiglia: la ragazza si è infatti infiltrata nella banda del potente narcotrafficante cubano Hector Juan Tapia, interpretato da Jordi Mollà, più volte arrestato per i suoi terribili crimini, ma poi subito scagionato e liberato, grazie alle sue amicizie potenti.
La DEA ha quindi intenzione di cogliere sul fatto Tapia e i suoi uomini con l'ausilio di Syd, ma la ragazza non ha fatto i conti con suo fratello e Mike, pronti ad aiutarla, nonostante i grandi rischi e gli interessi in ballo (ogni volta che veniva arrestato, Tapia infatti riusciva ad ottenere sempre il licenziamento degli agenti di polizia che lo avevano catturato).

Hector Juan Tapia
Tra mirabolanti inseguimenti in auto e combattimenti tra le strade di Cuba, i due poliziotti riusciranno, come al solito, a farsi riconoscere e affronteranno la questione relativa al loro rapporto complicato, dato che Marcus rivela a Mike di aver chiesto il trasferimento in un'altra città, lasciando di stucco il suo collega.
Cosa accadrà dunque? Assisteremo alla fine della tostissima accoppiata? Ma soprattutto, come riusciranno i due a porre un freno alle azioni sfrenate del terribile Tapia, in quella che sembra essere la loro ultima missione insieme?


Sapendo che il duo Smith-Lawrence ha sempre fatto e fa ancora faville, non ho avuto alcun dubbio sul fatto che queste due pellicole fossero belle, divertenti ed interessanti. Tra i due film, preferisco più il secondo, forse per via dell'azione continua, rispetto al primo che ha un ritmo molto altalenante, ma in fin dei conti, entrambi se la cavano bene e meritano di essere visti.
Bello soprattutto vedere il rapporto di amicizia tra Mike e Marcus che, nonostante le numerose avversità e i continui battibecchi, finisce sempre per dimostrarsi forte e duraturo.
Intanto, sin dal 2003, anno in cui uscì il secondo capitolo, si parlò incessantemente di un terzo film. Le voci si sono rincorse di continuo in questi ultimi anni e, a metà agosto del 2014, Martin Lawrence ha confermato che finalmente il film è quasi del tutto pronto e si farà per certo. Una bellissima notizia per i fan della serie, tra i quali rientro anch'io ormai, che non possono fare altro che attendere con trepidazione l'arrivo del prossimo capitolo.
Vi lascio con un video-tributo alle pellicole e vi auguro buona visione!

Il video-tributo:


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giovedì 24 aprile 2014

Have you ever watched that? Alamo: Gli Ultimi Eroi


Nel 1836, il Nord America era guidato da uomini giusti e retti, persone che diedero la loro vita per fondare una nazione (ma pur sempre con una gravissima colpa sulla coscienza: che fine hanno fatto i Nativi Americani?): sto parlando della storia della terribile battaglia avvenuta nel forte texano di Alamo, quando le truppe del generale messicano Antonio Lopez de Santa Anna, famoso all'epoca come il "Napoleone del West", attaccarono la missione per decidere una volta per tutte chi doveva essere il padrone del Texas.
Tutto questo è narrato nel film Alamo: Gli Ultimi Eroi, diretto da John Lee Hancock, uscito nel 2004 e divenuto famoso come uno dei flop più grandi della storia del cinema. Vorrei capire il perché.

Il generale Santa Anna, interpretato da Emilio Echevarria
La tragica storia dei 200 texani che resistettero all'inarrestabile armada messicana, in attesa dell'arrivo del famoso generale Samuel Houston, interpretato da Dennis Quaid, viene narrata dal punto di vista di tre personaggi principali: i due ufficiali William Barret Travis e James "Jim" Bowie, interpretati rispettivamente da Patrick Wilson e Jason Patric, e dal leggendario Davy Crockett, interpretato da Billy Bob Thornton, divenuto uno dei simboli principali del patriottismo americano.

Da sinistra a destra: il tenente colonnello Travis, il colonnello Crockett e il colonnello Bowie
I due ufficiali, sempre in eterna opposizione l'un l'altro, dovranno mettere da parte le loro divergenze, anche grazie alla continua mediazione di Crockett, proprio nel momento in cui giungerà l'improvviso ed inaspettato attacco dei messicani che, nonostante il terribile inverno, hanno raggiunto il Texas con marce forzate imposte dal dittatore Santa Anna.
I tre riusciranno appena in tempo ad inviare il capitano Seguin, interpretato da Jordi Mollà, dal generale Houston per dare l'allarme ed ottenere i rinforzi sperati, ma la battaglia già infuria.


Nel frattempo, lo stesso Houston, pressato dai membri del congresso e da molti soldati del suo esercito, si trova in bilico tra l'essere deposto dalla sua carica e il riottenerla per andare in soccorso dei suoi amici.
Riuscirà a partire con l'esercito solo quando otterrà un accordo: una volta sconfitto Santa Anna, Sam potrà fondare ufficialmente lo stato del Texas.

Sam Houston
Purtroppo, questo ritardo causerà l'inevitabile sconfitta degli uomini nel fortilizio, nota come una delle più grandi stragi della storia americana, anche e soprattutto dal lato messicano, poiché l'impaziente Santa Anna, anziché attendere il mattino per distruggere il forte con i cannoni ravvicinati, preferì mandare all'assalto tutti i soldati a sua disposizione contro i famosi e potenti cannoni di Alamo.
Grazie all'infinita rabbia e alla voglia di vendetta, Sam, spinto da una visione, rimanda continuamente l'ora della battaglia finale, continuando ad inimicarsi i suoi uomini, finché non troverà quello che cercava: San Jacinto.
Di fatto, il noto scontro in questa vasta prateria durò solamente 18 minuti, al grido di "Ricordatevi di Alamo!", poiché la foga dei texani fu del tutto spiazzante per gli indeboliti e sfiduciati soldati messicani, strappati alle loro case per combattere una guerra che non sentivano loro.
Sarà infine questa battaglia a siglare la nascita dello stato del Texas, un miraggio che divenne finalmente realtà per il grande Samuel, il cui cognome diede poi appunto nome alla capitale.


Come già detto prima, sin da quando ho visto questo film per la prima volta, quasi dieci anni fa, non ho mai capito perché questa pellicola fu stroncata da critica e pubblico.
Alamo: Gli Ultimi Eroi è, a mio parere, uno dei film drammatici più belli ed emozionanti che io abbia mai visto (ve lo dice uno che non ama molto il genere drammatico): la sua epicità e le sensazioni che trasmette si fondono in un mix appassionante che, nonostante la terribile sorte dei soldati texani del forte, spinge lo spettatore a riconoscere quanta fierezza e coraggio abbiano trovato questi eroi, gli ultimi eroi infatti, nell'ora della morte.
Forse l'insuccesso sarà dovuto anche all'uscita in sordina di questo film, ma sta di fatto che questa pellicola è un capolavoro e come tale va valutato.
Il mio consiglio, quindi, è di vederlo assolutamente, senza alcun indugio.
Vi lascio con uno spezzone del film, probabilmente la scena più bella ed emozionante di tutte: il grande Davy Crockett, bravissimo violinista, comprende "cosa manca" nel Deguello, l'antica marcia spagnola che viene eseguita ogni mattina dall'esercito messicano, a mo' di rituale alquanto macabro, prima del bombardamento giornaliero contro il forte.
Vedrete come il cacciatore del Tennessee farà ottenere un ultimo giorno di pace ai texani, prima della battaglia finale che li porterà alla morte.
Buona visione!


La "magia musicale" del leggendario Davy Crockett:


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