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venerdì 16 febbraio 2018

La mia guida agli Oscar 2018



Mai come quest’anno, i film candidati agli Academy Awards si basano su solide, ottime e sorprendenti interpretazioni. Mai come quest’anno, però, le storie narrate non hanno destato particolare curiosità in me, non so dirvi perché esattamente. Definirle storie mosce mi getterebbe nell'Inferno dei critici cinematografici? Poco male, perché non sono una critica di schiatta, e soprattutto credo incontrerei persone interessanti laggiù. Ovviamente mi riferisco solo ad alcuni film, soprattutto quelli più osannati, blasonati e che hanno ricevuto più nomination. Se non mosce, allora queste storie definiamole dimenticabili. Perciò sono state proprio le interpretazioni che mi hanno invogliato a vedere i film candidati agli Oscar di quest’anno, e che hanno reso i film che li contengono un po' meno dimenticabili. Non sono riuscita a vederli proprio tutti tutti, però fatemi compagnia in questo excursus e scoprite quali mi sono piaciuti e quali no. E soprattutto, non seguiteli i miei consigli: non ho soldi per rimborsarvi i biglietti del cinema!

CHIAMAMI COL TUO NOME


Per il film di Luca Guadagnino ho scritto una recensione (forse un po’ isterica, non me ne vogliate) post-visione a dicembre.
Visto, ovviamente in lingua originale: e sì, sono d’accordo con quell'antipaticone di Vincent Cassel quando dice che, a volte, in Italia esageriamo col doppiaggio. Questo è uno di quei film che si assapora meglio nella lingua girata. Come vi dicevo, ho sentito l’urgenza di scriverne immediatamente, e quindi potete leggere la recensione qui: CHIAMAMI COL TUO NOME. Aggiungo soltanto che, per me è diventato uno dei film della mia vita. Vi smuoverà dentro un caos di emozioni: sentitele, assaporatele, vivetele! Questa è la magia di una bella storia. La magia di un amore assoluto e puro. Sicuramente non si è capito che tiferò peggio di un hooligan il 4 marzo per questo film! Immagino già che il film di Guadagnino non riuscirà a portare a casa le statuette più importanti, ma se vincesse quelle per la Miglior Sceneggiatura Non Originale al grande James Ivory, e quella per Miglior Canzone Originale a Sufjan Steven sarei comunque contentissima. NELLE SALE DAL 25 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior Film (probabilità: 30%), Miglior attore protagonista (probabilità: 35%), Miglior Sceneggiatura non originale (probabilità: 80%), Miglior Canzone originale (probabilità: 70%).

Il trailer:



LADY BIRD




Il film di Greta Gerwig è tra i più quotati per la Notte degli Oscar 2018.
Avevo qualche aspettativa, anche perché la regista ha lavorato a lungo sulla sceneggiatura, prima di elaborarla davanti alla macchina da presa. Lady Bird credo sarà compreso meglio dagli spettatori statunitensi, intendo per come è raccontata la storia. La vicenda narrata, il percorso di crescita di Lady Bird (la bravissima Saoirse Ronan), è universale sicuramente: tutti abbiamo attraversato durante l’adolescenza quella fase di ribellione, di odio viscerale verso uno dei genitori, o entrambi anche, che ci fanno percepire un qualche collegamento con la protagonista. Però, la Gerwig non ha girato un film originale, o diverso a parer mio. Il plauso, da parte mia, le arriva comunque perché protagonista del suo film è una donna, una giovane donna con le sue idee, le sue aspirazioni, le sue voglie e desideri. Ma la regista non è uscita fuori dal seminato, ha lavorato su canovacci precedenti e ha ammantato tutto con quell'atmosfera fintamente punk, alternativa e ribelle, condita con quell'aggiunta di american way che sembra ti dica: ehi, solo qui da noi l’adolescenza è così da sballo! Non è un film, ma ho apprezzato maggiormente, e sentito più vicini, i ritratti adolescenziali della serie TV Tredici (13 reasons why) rispetto a quelli concepiti dalla Gerwig. Personaggi già visti, che a volte sfiorano la macchietta (come il ruolo di Timothée Chalamet: Elio che ti hanno fatto???). La regista deve ringraziare le sue attrici: le loro interpretazioni mi sono piaciute, la Ronan e Laurie Metcalf, infatti, trascinano il film al The End. Nomination per Miglior Regia e Miglior Film incomprensibili: credo la Gerwig sia stata inclusa nelle categorie del premio più importanti per mantenere le quote rosa. Sapete com'è, oltreoceano al politically correct ci tengono assai. NELLE SALE DAL 1 MARZO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 60%), Miglior Regia (probabilità: 40%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 55%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 60%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 60%).

Il trailer: 



L'ORA PIÙ BUIA



Stiamo assistendo ad un revival della figura di Winston Churchill, ultimamente, tra serie TV e film.
Nostalgia per la vecchia Inghilterra? Le cose credo non sono cambiate granché: chiusi e snob erano, e chiusi e snob sono oggi. I’m jokinggggg!!! Ovviamente, scherzo. Ci sta che una nazione rivolga gli occhi al passato, e ci sta che un regista come Joe Wright frughi nelle pieghe del tempo per girare uno dei suoi film, come sempre impeccabile. Lo apprezzo tantissimo, il suo stile giovane e senza pretenziosità credo renda qualsiasi argomento narrato, interessante a tutti. Il regista britannico riesce a far appassionare a qualsiasi storia, anche se narra di uno statista burbero e difficile: Churchill, plasmato da Wright, diventa addirittura simpatico (che poi lo fosse davvero sir Winston Churchill, non ho dubbi in merito. Per diventare primo ministro in quel preciso momento storico, bisognava avere grande humor!). L’ora più buia racconta proprio la cronaca dell’arrivo in Downing Street di Winston Churchill, per il suo primo mandato, mentre l’Europa e il mondo intero sono alle soglie della seconda guerra mondiale. Un susseguirsi di accordi, leciti o illeciti, discussioni politiche e familiari, avventure nella Tube e corse in macchina, un Churchill quindi diviso tra pubblico e privato. Una narrazione, quella di Wright, al cardiopalma, mentre lo spettatore avverte, sempre più minacciosa, l’ombra di Adolf Hitler aleggiare sulla storia. Il ritmo del film è ottimo, e avrei dato a Wright almeno la nomination come Miglior Regia. Cosa dire di Gary Oldman? Irriconoscibile e strepitoso, come sempre. Da Sid Vicious (o Dracula) a Winston Churchill non è proprio un attimo, e ciò fa comprendere la bravura eclettica dell’attore inglese. Il caro Gary vincerà l’Oscar? Credo di sì. E come suo unico avversario vedo solo Daniel Day Lewis. Tra un po’, comprenderete perché. NELLE SALE DAL 18 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 40%), Miglior attore protagonista (probabilità: 90%). 

Il trailer:



LA FORMA DELL'ACQUA



Tiriamoci ‘sto dente: non mi è piaciuto.
Lo dico subito, così chi l’ha apprezzato può saltare a piè pari questa mia mini insulsa recensione e passare alla prossima, sempre che godrò ancora della sua stima. Scherzi a parte, da Guillermo Del Toro non mi sarei aspettata nulla di diverso: originalità, innovazione, sentimenti, tematiche importanti affrontate col suo stile allegorico. Apprezzo molto la sua carica innovativa, ma La forma dell’acqua non mi ha entusiasmato o coinvolto. Come dicevo, la storia è al servizio di tematiche importanti, come accettare e amare la diversità, non chiudersi nel proprio orticello e rifiutarsi di comprendere che quel che ci rende diversi, beh quella è la ricchezza del genere umano. Nonostante questo, l’ho trovato un film lento, originale sì ma nemmeno esageratamente, e un pochetto ruffiano. Mi fa venire in mente un ragazzino sbruffone che, ad una gara scolastica, è già sicuro di vincere il trofeo. Film del genere ce ne sono sempre, ogni anno, agli Oscar. Sta allo spettatore scovarli, perché quelli dell’Academy, se non l’avete ancora capito, hanno da sempre preferenze e pupilli da accudire o premiare. Non l’ho trovato un film genuino, sincero per quanto, ovviamente, di qualità. Manco a dirlo, non comprendo le nomination: salvo solo quelle a Sally Hawkins e Octavia Spencer, brave e affiatate. Guillermo, comunque mucha mierda. NELLE SALE DAL 14 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 85%), Miglior regia (probabilità: 75%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 85%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 30%), Miglior attore non protagonista (probabilità: 55%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 70%).

Il trailer:


TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI


Questo film può essere descritto con molti aggettivi, toccante, ironico, coraggioso, importante, perché nel suo viaggio tocca lo spettatore in modi diversi, e sempre efficacemente.
Prima di vederlo, non c'avrei scommesso granché, sembrava la solita storia americana di denuncia. Ed in effetti è così, ma come dicevo inizialmente, sono le interpretazioni a fare la differenza, in questo caso, quelle di Frances McDormand e Sam Rockwell. Tutto parte dallo stupro ed omicidio della figlia di Mildred (McDormand), avvenuto ad Ebbing, Missouri, nel sud degli Stati Uniti. Mildred, esausta dalla mancanza di notizie ed iniziative da parte del comando di polizia locale riguardo alle indagini, decide di affittare tre cartelloni pubblicitari fuori città. Quel che Mildred decide di denunciare pubblicamente, darà il via ad una serie di cambiamenti in città, che come tessere di un domino metteranno in moto nuove dinamiche, prese di coscienza e nuove alleanze. La McDormand, già premio Oscar per Fargo (1997) ci sguazza in questo tipo di storie, e il risultato è impeccabile, potente. Oltre a rimanerti dentro. Sam Rockwell fa un ottimo lavoro col suo Dixon, stupidotto redento sulla via di Ebbing. Credo sia uno dei film più forti in gara quest'anno. Vedere per credere. E per emozionarvi. NELLE SALE DALL'11 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 85%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 70%), Miglior attore non protagonista: duplice candidatura per Woody Harrelson (probabilità: 40%) e Sam Rockwell (probabilità: 80%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 70%). 



Il trailer:




IL FILO NASCOSTO




Il cinema di Paul Thomas Anderson è per palati fini.
Per i gourmet del cinema. Non saprei come definirlo altrimenti. Ne Il filo nascosto, il regista lavora artigianalmente sulla storia, mantenendo l’elemento perturbante, comune alla maggior parte della sua cinematografia. Come il suo protagonista, lo stilista Reynolds Woodcock, Anderson trasferisce dal cartamodello alla realtà i vari pezzi di questa storia, apparentemente normale e prevedibile, facendoli sfilare davanti agli occhi dello spettatore a poco a poco. I protagonisti di Anderson sanno sempre come sorprenderti. Ovviamente in peggio. Sanno sempre come sconvolgerti o scioccarti. E così succede che questo affermato e insaziabile stilista, col procedere della storia, passa in secondo piano quando la sua musa scopre di poter agire e piegarlo. Affascinante, ipnotico, di gran classe (a contribuire a ciò, sicuramente l’atmosfera anni Cinquanta magnificamente riprodotta nel film), Il filo nascosto è, tra i film agli Oscar, quello che io vi consiglio assolutamente di vedere (insieme a Chiamami col tuo nome, ovviamente. Se ve lo state chiedendo in questo preciso momento: no, non smetterò mai di ossessionarvi con questo film!). Daniel Day Lewis ha affermato che questo sarà il suo ultimo ruolo: l’attore britannico ci ha abituati già in passato a questo tipo di annunci, ma se davvero decidesse di non tornare più a recitare, sono sicura che abbandona il palco mentre gli applausi scrosciano numerosi. Vedere per credere: la sua interpretazione non riesco a descriverla degnamente, anche perché la bravura di Day-Lewis sta pure nel non detto, nelle sensazioni che quegli occhi screziati e quella mimica inconfondibile infondono nello spettatore. Credo che il film e Day-Lewis siano dei papabili per l’Oscar: per l'attore sarebbe la quarta statuetta che, così, entrerebbe nella storia del premio. Godetevelo come se, per una volta nella vita, vi concedeste una cena nel ristorante più lussuoso della città. NELLE SALE DAL 22 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 70%), Miglior regia (probabilità: 70%), Miglior attore protagonista (probabilità: 75%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 65%).

Il trailer:


TONYA


Questo film mi ha sorpresa. Parecchio.
E mi è piaciuto davvero tanto! Sarà che ho un debole per i cosiddetti perdenti, per i reietti, quelli che poi, nonostante la società perbenista e moralmente ineccepibile si diverte ad etichettare, vanno avanti e continuano a costruire, a fare qualcosa delle loro vite. Questo è il caso di Tonya Harding, la pattinatrice statunitense che, tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha raggiunto faticosamente le vette del pattinaggio agonistico internazionale per poi esserne scaraventata giù. Ma a quella discesa, ha contribuito anche lei. La Harding, oltre a non essere una perdente, oltre a non essere perfetta, è anche una donna con gli attributi, una che nonostante tutto e tutti ha difeso la sua dignità, ed è sempre stata fiera di quel che è riuscita a conquistarsi, seppur per breve tempo. Le è stato vietato di praticare la cosa che più amava nella vita, il pattinaggio, eppure è andata avanti. Si è costruita un’altra Tonya. Insomma mi è piaciuto tutto di questo film: storia, ritmo, regia, e le interpretazioni. Ecco, parliamo di Margot Robbie (alla sua prima candidatura agli Academy) e di Allison Janney, già vincitrice del Golden Globe quest’anno: io a loro la statuetta la darei ad occhi chiusi. Se la coppia mamma-figlia, in Lady Bird, formata da Saoirse Ronan e Laurie Metcalf mi è piaciuta ma non rimarrà particolarmente impressa nei miei ricordi, quella formata dalla Robbie e dalla Janney credo proprio che me la ricorderò finché campo: graffianti, irruenti, irresistibili nel loro essere contorte e problematiche, le due attrici non fanno dimenticare tanto facilmente i loro ruoli. Un film aggressivamente pop. Da vedere! NELLE SALE DAL 22 MARZO.

NOMINATION: Miglior attrice protagonista (probabilità: 55%), Miglior attrice non protagonista (90%).

Il trailer: 



THE POST



Ops, I did it again! Sì, lo so Britney Spears non c'azzecca molto con Steven Spielberg.
Però è quel che voglio dire riguardo a The Post, l'ultimo film del regista premio Oscar, veterano che si fa accompagnare da altri veterani. Gioca facile (o sporco) Spielberg, perché con Tom Hanks e Meryl Streep come protagonisti, più altri comprimari di lusso come Michael Stuhlbarg (grande attore, in tre film agli Oscar quest'anno) e Bob Odenkirk, sa perfettamente di aver confezionato un film valido. Tratto da una storia vera, il film elenca tutti i baluardi della democrazia statunitense, e centrale, in questo caso, è la libertà di stampa. Ops, I did it again perché il regista conosce alla perfezione come emozionare il (suo) pubblico, e sicuramente ci crede anche in quei valori. Però, nonostante le interpretazioni di pregio e un film che scorre senza intoppi, la storia sa di già visto, di sfruttato, insomma è un po' un carillon inceppato Spielberg, in quest'ultimo periodo. Di film a tematica giornalistica, quello più interessante, ultimamente, è stato Il caso Spotlight: quello sì che è stato coraggioso, non autoreferenziale o propagandistico. Senza macchia e senza paura, gli Usa proprio non sono. Comunque, non mi voglio addentrare in questioni politiche, parliamo della Streep, nuovamente candidata e che sa gestire alla perfezione il suo personaggio: importante il suo ruolo di protagonista perché illustra quanto, per una donna, in ogni epoca, sia difficile farsi strada o anche semplicemente farsi rispettare, sul lavoro. E poi c'è quella faccia da schiaffi di Tom Hanks che non delude mai. Vedetelo, magari, ma senza aspettarvi troppo. NELLE SALE DAL 1 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 55%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 40%).

Il trailer:



COCO


Ultimamente, non ho visto molti film d’animazione.
Credo che l’ultimo sia stato Inside Out. Però Coco, il nuovo nato in casa Disney-Pixar, mi è stato subito simpatico, a pelle ho deciso di vederlo assolutamente. Così, ho vinto la mia idiosincrasia verso l’infanzia e mi sono catapultata nella storia, nel Messico che amo. Tornare bambini, ogni tanto, fa davvero bene. Vi avviso: procuratevi una copiosa scorta di fazzoletti perché la storia di Coco, del suo papà e della sua famiglia vi conquisterà senza che voi nemmeno ve ne accorgiate. Non c’è molto altro da dire, la magia di questo film bisogna sperimentarla col proprio cuore. Credo sia uno dei migliori creati, negli ultimi anni, dalla Disney-Pixar. Quindi, non potete perdervelo. La Disney-Pixar è tra le vincitrici storiche della Notte degli Oscar ma, quest'anno, tifo per il lungometraggio d'animazione successivo. NELLE SALE DAL 28 DICEMBRE.

NOMINATION: Miglior film d'animazione (probabilità: 70%).

Il trailer:



LOVING VINCENT


Un film d’animazione sui generis, perché non dedicato ai piccoli ma ai 'grandi'.
Un film ambizioso nel voler attirare al cinema un pubblico adulto per vedere un 'cartone animato', nel voler raccontare di Vincent Van Gogh, il grande pittore olandese. Perché un film su Van Gogh? Perché Vincent se lo merita. Nel cast ci sono Saoirse Ronan, Aidan Turner, Helen McCrory, Douglas Booth, Jerome Flynn, Eleanor Tomlinson e Robert Gulaczyk nel ruolo dell'artista, che sono trasformati sullo schermo in dipinti animati, disegnati a mano con lo stile di Van Gogh dal team di pittori, gli altri grandi protagonisti di questo film. Nel lungometraggio d’animazione si ripercorre la vita di Vincent Van Gogh, si cercano di comprendere i perché dietro il suo suicidio, si parla con chi l’ha conosciuto nei suoi ultimi mesi, si parla di arte, della sua arte, e della sua anima, fragile, sensibile e bellissima. Un film prezioso: lo consiglio a tutti, non soltanto a chi è un appassionato d’arte o che ama Van Gogh, perché abbeverarsi alla fonte di una grande anima disseta a lungo. Vincent rincuora lo spettatore, lo incoraggia ad essere fragile, a sentire, profondamente e amare la vita. Il film è passato nelle sale per pochi giorni, ma è acquistabile in DVD e Blu-Ray. 

NOMINATION: Miglior film d'animazione (probabilità: 75%).

Il trailer:




Ultima considerazione davvero: non so a voi, ma a me fa piacere che i film di quest'anno, nonostante non brillino per originalità, hanno come protagoniste per la maggior parte donne forti, a modo loro.
Spero di non avervi annoiato, e come avrete potuto notare ho anche aggiunto le percentuali di probabilità per le nomination. Un giochetto che mi sono divertita a fare, e invito anche voi ad unirvi a me. Cos'altro scrivere se non buona visione e buona notte degli Oscar 2018!

venerdì 26 febbraio 2016

Recensione Flash... Oscar 2016: Il Ponte Delle Spie


Titolo originale: Bridge Of Spies

Anno e nazione di produzione: USA 2015

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Thriller/Spionaggio/Storico/Drammatico

Durata: 141 minuti

Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Jesse Plemons, Sebastian Koch, Eve Hewson, Will Rogers, Dakin Matthews, Michael Gaston, Billy Magnussen

Regista: Steven Spielberg

La Guerra Fredda è stato uno dei periodi più terribili della storia umana, forse ancor di più delle due Guerre Mondiali, poiché il rischio più grande che si corse fu proprio quello di passare da una serrata caccia di informazioni tra USA ed URSS sui propri armamenti bellici tramite le rispettive spie ad un vero e proprio conflitto termo-nucleare che, quasi sicuramente, avrebbe provocato l'estinzione della nostra specie su questo pianeta, una cosa per ora fortunatamente visibile solo nei film.
E' proprio durante questo periodo che ebbe luogo un'incredibile vicenda riguardante lo scambio di due spie, catturate dai loro rispettivi nemici, tra le due nazioni rivali per mezzo di un avvocato statunitense specializzato, fino a quel momento, solo nel campo delle assicurazioni. Una vicenda, questa, trasposta da Steven Spielberg nella pellicola Il Ponte Delle Spie, candidato agli Oscar 2016 in ben sei categorie.
In questo film, ambientato nel 1957, assistiamo dunque agli eventi che hanno portato il talentuoso avvocato James B. Donovan (Tom Hanks) a divenire il legale d'ufficio di Rudolf Abel (Mark Rylance), un cittadino britannico di origini russe arrestato per sospetto spionaggio sul suolo statunitense per conto dell'URSS.
Osteggiato dall'opinione pubblica, dal proprio capo e dalla sua stessa famiglia, Donovan si sente in dovere di difendere per bene l'uomo, semplicemente rifiutandosi di recitare una farsa in tribunale, per dimostrare che gli USA sono democratici e rispettano, solo all'apparenza, i diritti di tutti, perfino dei loro nemici.
Nonostante le ripetute angherie, l'avvocato, grazie alla sua esperienza nel campo delle assicurazioni, scatenerà il caos quando riuscirà ad ottenere l'imprigionamento, e non la condanna a morte tanto agognata dal popolo americano, per Abel, ma grazie proprio a questo verdetto, USA ed URSS si ritroveranno a giocare ad armi pari, visto che, non molto tempo dopo, il giovane pilota statunitense Francis Gary Powers (Austin Stowell), in missione segreta per conto della CIA, verrà catturato dai russi.


In virtù della sua astuta mossa in tribunale, Donovan verrà contattato dall'agenzia di spionaggio americana per divenire il negoziatore segreto con l'URSS, al fine di effettuare uno scambio, di cui nessuno sarà a conoscenza, neanche le persone più vicine al legale, su un suolo neutro, ovvero a Berlino Est nella neonata Repubblica Democratica Tedesca.
Se inizialmente l'incarico sembrerà semplice, tolte le precarie condizioni in cui versa la zona di Berlino in mano ai filosovietici, le cose tuttavia si complicheranno non appena la CIA verrà informata del fatto che un giovane studente statunitense, Frederic Pryor (Will Rogers), verrà arrestato dalla polizia della DDR durante il termine della costruzione del muro che ha da poco sancito la suddivisione della città e dell'intera Germania in due aree distinte e separate.
Indifferente alle priorità della CIA, interessata solo nel salvataggio di Powers, Donovan deciderà di ottenere anche la liberazione del ragazzo, sempre in cambio di Abel, ma le difficoltà lungo il suo cammino saranno moltissime e più volte incapperà in tranelli e pericoli mortali.
Devo dire che questa pellicola mi ha appassionato davvero molto, visto che finora il periodo della Guerra Fredda è stata mostrato pochissime volte sul piccolo e sul grande schermo e dato che si tratta di una storia realmente accaduta, e sono quindi contento di aver appreso qualcosa di così interessante su un conflitto implicito che ha riguardato le sorti dell'intero pianeta per tanti anni.
L'accoppiata Spielberg-Hanks si dimostra nuovamente vincente e Mark Rylance si è rivelato essere un attore veramente eccezionale nel ruolo del sempre pacato Rudolf Abel.
L'unica pecca che ho notato però sin da subito è stata quella di voler dimostrare, in maniera alquanto ipocrita e finto-buonista, come gli USA siano stati i "buoni" durante questa guerra e quelli dell'URSS e della DDR i "cattivi", come se solo i sovietici torturassero le spie catturate e gli statunitensi offrissero loro ogni cura, per non parlare poi dell'epilogo della vicenda, in cui (perdonatemi il piccolo spoiler, ma è d'obbligo) si fa trasparire che Abel pagherà un grave scotto per essere stato catturato dagli americani, quando invece in realtà venne addirittura premiato dai suoi compatrioti per il suo valore e divenne istruttore del KGB.
Non dico ciò per difendere i sovietici, sia ben chiaro, ma avrei apprezzato una visione il più imparziale possibile su questi eventi.
Ma, d'altronde, da un film di produzione statunitense, non potevano aspettarci niente di diverso purtroppo.
Ciononostante, consiglio dunque Il Ponte Delle Spie a tutti gli appassionati di thriller e film di spionaggio e vi auguro buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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domenica 31 agosto 2014

Recensione Flash: Captain Phillips - Attacco in mare aperto


Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Titolo Originale: Captain Phillips

Distribuzione in Italia: Warner Bros Italia

Genere: Azione

Durata: 134 minuti

Cast: Tom Hanks, Barkhad Abdi, Faysal Ahmed, Mahat M. Ali, Michael Chernus, Corey Johnson

Regista: Paul Greengrass


Il capitano Richard Phillips parte dal Vermont per guidare la nave porta container Maersk. Direzione Mombasa, per consegnare aiuti alimentari alle popolazioni di quella zona. La rotta non è delle più tranquille o facili. Le acque internazionali, ormai, sono diventate dominio dei pirati somali. Gli stessi, assoggettati ad un signore della guerra, sono costretti a mirare a "prede" sempre più grandi. La Maersk è sicuramente una di quelle.
Paul Greengrass, maestro di tensione, non delude di certo i suoi fan con l'ultimo lungometraggio. Tratto da una storia vera, il film ha fatto il pieno di candidature agli Oscar 2014. Non solo tensione, ma sottigliezze psicologiche e atmosfere claustrofobiche coinvolgono lo spettatore. La "grande America" è il motivo che echeggia quasi in ogni fotogramma, comunque il regista inglese ha saputo focalizzare sul rapporto tra Phillips e Muse, il capo dei pirati somali. I due protagonisti sono sicuramente i punti di forza del film: senza le loro ottime interpretazioni, Captain Phillips sarebbe stato un semplice blockbuster. Tom Hanks una conferma, Barhad Abdi la sorpresa: tre nomination per Miglior Attore non Protagonista agli Oscar, Golden Globes e Bafta, poi vinto. Straordinario anche il resto del cast.
Fate il pieno di adrenalina.

Il trailer:



Consigliato: Sì


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giovedì 30 gennaio 2014

Recensione Flash: Saving Mr. Banks


Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Data di Uscita nelle sale italiane: 20 Febbraio 2014

Distribuzione in Italia: Walt Disney

Genere: Commedia

Durata: 120 minuti

Cast: Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Bradley Whitford, Paul Giamatti, Ruth Wilson, Jason Schwartzman

Regista: John Lee Hancock

Pamela Lyndon Travers è un osso duro e lo sa bene Walt Disney. Il papà di Mickey Mouse è da anni che corteggia mrs. Travers affinché gli conceda i diritti del suo romanzo, Mary Poppins. La scrittrice però teme che l’adattamento disneyano snaturi la sua storia e diventi un semplice filmettino per bambini. Mary Poppins significa molto per Pamela. Walt Disney lo comprende e riesce a convincere la scrittrice nel raggiungerlo a Los Angeles per supervisionare insieme e con il suo assoluto consenso la sceneggiatura del film. Sarà difficile per tutti, però allo stesso tempo appassionante perché nascerà un grande classico del cinema, uno dei più grandi successi targati Disney e, soprattutto, una storia indimenticabile per tante generazioni di bambini.
Quando ad Hollywood decidono di girare questi biopic, lo fanno con criterio, scegliendo attori adatti e documentandosi, cercando di ricreare quell’esatta atmosfera e quelle stesse emozioni che i protagonisti della storia devono aver vissuto. Non fa eccezione Saving Mr. Banks di John Lee Hancock, prodotto dalla Disney e dalla BBC Films. Tom Hanks ed Emma Thompson si sono preparati ai ruoli cercando il più possibile di comprendere i loro personaggi e assumendo somiglianze fisiche che li avvicinassero a Walt Disney e a Pamela Travers: Emma Thompson per i capelli che ha voluto acconciati come la scrittrice, e Tom Hanks con i baffetti che si è fatto crescere prima di iniziare le riprese. Entrambi, poi, hanno studiato le voci degli “originali” per assumere intonazioni e accenti. Che dire delle loro interpretazioni? Eccezionali, emozionano e divertono. Il resto del cast davvero bravo. La regia asciutta ed essenziale narra allo spettatore questa favola del cinema.
Interessante scoprire la storia dietro Mary Poppins, il modo di lavorare di Walt Disney, la sua tenacia, la sua ricerca dell’artigianalità per le storie narrate e, soprattutto, la voglia di veder felici i bambini. Che siano grandi o piccoli. E Mrs. Travers lo ha scoperto, fidandosi di Disney e dell’intuito di una bambina che amava il mondo fatato che il padre aveva immaginato per lei.

Il trailer:


Consigliato: Sì

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sabato 29 giugno 2013

Recensione Flash: Cloud Atlas


Anno e nazione di produzione: USA/Germania/Hong Kong/Singapore 2012

Genere: Drammatico/Fantascienza/Noir/Commedia/Epico/Romantico

Durata: 173 minuti

Cast: Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, James D'Arcy, Ben Whishaw, Bae Doona, Susan Sarandon, Keith David, David Gyasi, Zhou Xun

Regista: Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer

"Sì lo so, lo so", come ripete sempre l'anziano signor Meeks in uno dei sei episodi di questo film straordinario ed imperdibile: lo so che sono scocciante, ma affermare che le produzioni dei fratelli Wachowski sono degli obbrobri cinematografici è pura pazzia.
E' ovvio che non tutti possono amare un genere come il cyberpunk, in cui rientrano, come già detto, la trilogia di Matrix, Blade Runner, le due Fughe del grande Kurt Russell/Jena Plissken e così via, ma questo film, basato sull'omonimo romanzo dello scrittore inglese David Mitchell pubblicato nel 2004, è un'opera a dir poco stupefacente.
Benedetta sia Natalie Portman! Grazie alla giovane e talentuosa attrice, durante le riprese di V Per Vendetta, Lana Wachowski si interessò a questo libro che la ragazza leggeva sempre durante le pause, e dopo averlo letto si innamorò così tanto della trama da far letteralmente ossessionare suo fratello Andy e il loro amico, il regista tedesco Tom Tykwer, famoso per il film Lola Corre.
Da lì in poi, appoggiati dallo stesso Mitchell, i tre hanno dovuto penare per trovare una casa produttrice che finanziasse il loro progetto alquanto impegnativo e particolare, finché non sono riusciti a convincere la Warner Bros. a produrre nuovamente uno dei loro film, sebbene stavolta la Warner si sia limitata a distribuire il film col proprio marchio solo sul suolo americano (in Italia infatti è stato distribuito dalla Eagle Pictures). Lo scetticismo è stato scatenato dalla semi-incapacità da parte dei produttori di comprendere bene il film. Da qui mi sorge il dubbio profondo che essi non abbiano affatto capito neanche la trilogia di Matrix, scommettendo su di essa solo per le lotte e azioni mirabolanti dei tre film, aspetto che in Cloud Atlas è quasi del tutto assente.
Critiche a parte, il film, con una buona dose di concentrazione, è comprensibile. Bisogna stare attenti solo ai vari ed improvvisi balzi temporali, poiché la trama è composta da sei episodi concatenati tra loro da eventi o persone in particolare: passiamo quindi dalle isole del Pacifico di fine '800 alla Scozia degli anni '30, per poi arrivare agli anni '70 ed ai giorni nostri, fino a giungere al XXII secolo e ad un lontano futuro post-apocalittico, noto come la Caduta, in un periodo non specificato a cavallo tra il XXV ed il XXVI secolo.
L'originalità dei tre registi sta nel fatto che gli attori di alto prestigio all'interno del cast hanno interpretato un ruolo in ciascuna delle sei fasce temporali, al fine di proporre al pubblico il tema delle anime trasmigranti che, a seconda del loro comportamento in vita, possono cambiare o rimanere statiche una volta compiuta la reincarnazione, aspetto che nel libro è assente.
Si può quindi osservare una Halle Berry con la pelle bianca negli anni '30 o addirittura uomo nel XXII secolo, oppure il malefico Hugo Weaving (unica anima rimasta sempre malvagia nel corso degli eventi, insieme a quella di Hugh Grant) divenire una sadica infermiera dei giorni nostri o un diavolo tentatore, noto come Vecchio Georgie, nel periodo dopo la Caduta, e così via.
Quindi, oltre ai temi principali che ciascuna epoca vuole trasmettere agli spettatori, come ad esempio l'orrore della schiavitù nell'Ottocento, i pregiudizi contro l'omosessualità negli anni '30 o il grande potere occulto delle compagnie energetiche negli anni '70, vi è anche l'aspetto spirituale, molto caro ai Wachowski, con il beneplacito di Mitchell che, per siglare questo stupendo "innesto" alla sua trama originale, ha invitato il trio di registi a bersi una bella pinta di birra in un pub nel sud dell'Irlanda.
E' inutile che vi dica la mia: è ovvio che la trilogia di Matrix per me sarà sempre il loro lavoro più riuscito, ma Cloud Atlas occupa di sicuro il secondo posto nella classifica dei film più incredibili e visionari che io abbia mai visto.
In attesa di Jupiter Ascending, il nuovo film dei Wachowski in arrivo nelle sale americane il 25 luglio 2014, vi auguro buona visione, con un unico consiglio se deciderete di guardare questa pellicola, lo stesso consiglio che vi darebbe il saggio Morpheus: sgombrate la vostra mente.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì

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