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martedì 3 novembre 2015

Recensione Flash: Loch Ness


Anno e nazione di produzione: UK 1996

Distribuzione: PolyGram Filmed Entertainment/Working Title Films

Genere: Fantasy/Drammatico

Durata: 101 minuti

Cast: Ted Danson, Joely Richardson, Ian Holm, James Frain, Harris Yulin, Keith Allen, Kirsty Graham

Regista: John Henderson

Il mostro di Loch Ness, meglio noto come Nessie, da sempre affascina chiunque si interessi ad esso, per via soprattutto dell'enorme alone di mistero che circola sul lago, esattamente come avviene con il Bigfoot, lo Yeti e tanti altri.
Anche in questo caso, il mondo del cinema e della TV non si è lasciato sfuggire l'occasione di realizzare svariate versioni dei fatti su questa celeberrima (e fantasiosa) creatura, ed una di queste versioni è il famoso film Loch Ness del 1996.
La pellicola narra le vicende dello zoologo americano Jonathan Dempsey (Ted Danson), professionalmente sul lastrico e quasi in bancarotta, a causa della sua fama del tutto rovinata, dopo l'inutile impresa di cercare l'abominevole uomo delle nevi, e della sua ex moglie, che lo mette costantemente in crisi con le sue pretese ed i suoi avvocati.
Costretto quindi ad accettare qualsiasi cosa gli capiti, pur di evitare guai con il fisco statunitense, Jonathan si imbarca alla volta di Loch Ness, in Scozia, al fine di provare anch'egli a dare una spiegazione definitiva al mistero di Nessie, cominciato, secondo la leggenda, 1500 anni prima con la cacciata della creatura da parte di San Columba.
Nonostante le ritrosie e la scontrosità degli autoctoni, guidati dal guardiano del lago (Ian Holm, il mitico zio Bilbo delle due saghe de Il Signore Degli Anelli e de Lo Hobbit), lo zoologo, giunto lì in sostituzione del dottor Abernathy, morto poco tempo prima in circostanze misteriose, scoprirà, con l'aiuto del giovane ricercatore ed assistente Adrian Foote (James Frain), che forse la mitica creatura del lago scozzese non è poi tanto mitica quanto sembra, ma alquanto reale, e tutto graviterà intorno ad una piccola ma saggia bambina, Isabel (Kirsty Graham), figlia della padrona dell'ostello in cui Jonathan risiede, la signora McFetridge (Joely Richardson).
Cosa si nasconde dunque nelle profonde ed immense acque di Loch Ness? Il professor Dempsey riuscirà a risolvere una volta per tutte il loro mistero?
Questa pellicola, ovviamente leggera ed adatta a tutti, dà una fantasiosa spiegazione su Nessie, il che la rende appunto perfetta per tutta la famiglia e si colloca nei famosi film della fascia pomeridiana del sabato che tutti noi ragazzi e ragazze nati negli anni '80 e '90 tanto amiamo.
Ciò che però bisogna dire è che Loch Ness, così come tutte le pellicole dedicate agli esseri mitici, non va preso sul serio, così come non bisogna denigrare la, purtroppo, tristemente nota figura del criptozoologo, la cui fama da anni è stata rovinata, proprio perché erroneamente accomunata al cacciatore di mostri. Di fatto, il criptozoologo è un ricercatore di criptidi, ovvero di specie animali ancora ignote all'uomo, poiché non classificate tra le specie viventi al momento conosciute.
Se vorrete dunque approfondire questa interessantissima branca della scienza, uno dei migliori criptozoologi italiani, Lorenzo Rossi, da anni ha aperto un sito, criptozoo.com, nonché un gruppo su Facebook, del quale faccio già parte da un bel po' di tempo, in cui svela, insieme ad altri esperti e studiosi del settore, tantissimi aneddoti sulle specie animali poco note, sfatando la stragrande maggioranza dei miti e leggende in maniera molto dettagliata e con prove alla mano.
Personalmente, grazie a lui e ai suoi colleghi, ho scoperto e capito tantissime cose che prima inizialmente non immaginavo minimamente, e mi congratulo con lui e con loro per il bel lavoro che da anni conducono, nonché per l'importante battaglia che portano avanti da anni, al fine di ripristinare la figura del criptozoologo al posto che le spetta di diritto.
Morale della favola: prendete questo bel film per quel che è, cioè un film appunto, e godetevelo nei momenti in cui preferite passare un po' di tempo a sognare e fantasticare sulle creature tanto amate nella nostra infanzia.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 10 settembre 2015

La Dinastia Che Cambiò Per Sempre Una Nazione: I Tudors


Molte dinastie di reali sono divenute famose nella storia dell'umanità per vari aspetti, ma nessuna di esse ha mai eguagliato la più grande casata che ha dominato sull'Inghilterra per oltre un secolo, ovvero i Tudors, a cui il canale televisivo Showtime ha dedicato una serie TV, ideata dal grande Michael Hirst (lo stesso di Vikings) e composta da quattro stagioni, andando in onda dal 2007 al 2010.
I Tudors è incentrato principalmente sulla vita del grande, dispotico ed intelligentissimo re Enrico VIII, interpretato da Jonathan Rhys-Meyers.

Da sinistra verso destra: la crescita di Enrico VIII dalla prima alla quarta stagione
Nell'arco della sua lunga vita e delle quattro seasons, osserviamo come il giovane re ha cambiato per sempre le sorti del Regno Unito, decidendo di sfidare il Vaticano con la scelta di ripudiare la sua prima moglie, Caterina d'Aragona, interpretata da Maria Doyle Kennedy, per potersi risposare con Anna Bolena, interpretata da Natalie Dormer, causando quindi una scissione dalla chiesa romana.
Già a partire da questa grande mossa epocale, non devono quindi colpire gli atteggiamenti spocchiosi ed imperiosi di Enrico nel decidere con fin troppa superficialità delle sorti di una o più persone nel corso della sua vita, e devo dire che, sorvolando l'aspetto fisico, del tutto differente dall'originale, Jonathan Rhys-Meyers ha dato dimostrazione, con questo ruolo molto difficile e complesso, di una bravura innata nella recitazione, che l'ha consacrato nell'ottenimento di ruoli maggiori. Davvero complimenti e peccato per la sua vita personale travagliata, a causa della sua dipendenza dall'alcol e droghe, perché potrebbe davvero offrire di più al mondo del piccolo e del grande schermo.
Ma parlando proprio di Caterina ed Anna, non possiamo affatto sorvolare sulle famose sei mogli del re.

Da sinistra a destra: Caterina d'Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Clèves, Catherine Howard e Catherine Parr
Per Caterina d'Aragona, come già detto interpretata da Maria Doyle Kennedy, se conoscete un po' la sua storia e avete visto o vedrete la serie TV, saprete di sicuro che la sua vita fu molto travagliata, proprio a causa delle scelte di Enrico. Di fatto, la sua interprete è riuscita a mostrare davvero bene la sua infelicità, la sua grande delusione, nonché la disperazione nell'aver perso ogni certezza nella vita e, soprattutto, di non poter più riabbracciare Maria, la figlia avuta da Enrico, poiché ormai allontanata dalla corte.
Su Anna Bolena invece se ne sono sempre dette di cotte e di crude, ed infatti la scelta di una, all'epoca, giovanissima Natalie Dormer è stata alquanto azzeccata (non a caso, è stata scelta per interpretare anche la regina Margaery in Game Of Thrones. Evidentemente è adattissima nell'interpretare le sovrane dissolute!). La bravura dell'attrice nel mostrare tutta la spigliatezza e l'ambizione sfrenata della seconda moglie di Enrico VIII si vedono sin da subito, così come è chiaro già a molti che, come dice il famoso detto, chi troppo vuole nulla stringe, specie con un marito del genere, cosa che appunto imparerà lei a carissimo prezzo. Almeno, uno dei suoi pochi meriti è stato quello di generare la mitica Elisabetta.
La terza moglie, futura madre dello sfortunato Edoardo VI d'Inghilterra, ovvero Jane Seymour, interpretata da Anita Briem nella seconda stagione e da Annabelle Wallis nella terza, è stata l'unica a capire realmente Enrico e a far nascere in lui un sentimento d'amore genuino, cosa che non è avvenuta prima del loro incontro e non avverrà mai più dopo la sua scomparsa. E proprio a tal proposito, si può ben dire che lei è e sarà l'unica, oltre ad Anna di Clèves e a Catherine Parr, a morire per cause naturali; un record, avendo a che fare con un despota come Enrico!
Già, Anna di Clèves, ovvero l'unica delle mogli di Enrico imposta per ragioni politiche e prontamente ripudiata alla prima occasione valida. La regina teutonica, interpretata da Joss Stone, all'epoca attiva anche come attrice (ricordiamo infatti il suo piccolo ruolo nell'orripilante Eragon), nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a fare breccia nel cuore dell'amareggiato e depresso re d'Inghilterra, ancora memore delle gioie avute con Jane. La cosa più buffa è che il re proverà un minimo di attrazione nei suoi confronti solo svariati anni dopo averla ripudiata, ovvero quando ormai l'ex sovrana si dedica alle proprie passioni e all'indottrinamento di Elisabetta verso il credo protestante, un aspetto questo che si rivelerà cruciale per il regno della Regina Vergine.
Ma, tra tutte le mogli, la più irruenta, sfrenata e maggiormente simile ad Anna Bolena è la giovanissima Catherine Howard, interpretata da Tazmin Merchant, nella quale Enrico vede solo un riflesso delle sue ormai scomparse giovinezza, giovialità e vigore, e per mezzo della quale tornerà nuovamente a soffrire amaramente.
Sarà solo con la sesta ed ultima moglie, ovvero Catherine Parr, interpretata da Joely Richardson, che il re troverà la pace, essendo ella una donna equilibrata e pura, sebbene molto scomoda dal punto di vista religioso, dato che crede fermamente nel protestantesimo, a differenza del sovrano, che creò la chiesa anglicana solo per puro opportunismo, rivelandosi infatti essere un cattolico a tutti gli effetti.
E si può ben dire che questo suo amore per il cattolicesimo sia stato da sempre fomentato anche da colui che fu l'unico, vero amico di Enrico VIII, ovvero Charles Brandon, il I Duca di Suffolk.

Da sinistra verso destra: la crescita di Charles Brandon dalla prima alla quarta stagione
Infatti, se da giovane, il Duca, interpretato da Henry "Superman" Cavill, era sfrenato, passionale e pieno di amanti, come d'altronde lo era anche il suo amico Enrico, col passare degli anni Charles inizierà a mutare e a credere nei veri valori di un tempo, gli stessi valori che lo forgeranno e lo renderanno forse l'unica persona in grado di capire, accettare e sopportare il temperamento fin troppo difficile e lunatico del re. Di fatto, non avendolo mai visto all'opera in una serie TV, ho imparato ad apprezzare tantissimo Henry Cavill, per la sua enorme bravura nel mostrare la profonda e lunga metamorfosi del suo personaggio col passare degli anni, ed è per questo che vanno anche a lui i miei complimenti.
Ma, alla fin fine, che cos'è un re se non una marionetta nelle mani dei suoi burocrati?
Ed ecco quindi i quattro grandi burattinai di Enrico, che hanno tentato di plasmare il sovrano per i loro scopi personali e, sempre per via del carattere del re, hanno fallito.

Da sinistra verso destra: Thomas Wolsey, Tommaso Moro, Thomas Cromwell ed Edward Seymour
Il primo manovratore, durante la giovinezza di Enrico, è stato il cardinale Thomas Wolsey, interpretato dal mitico Sam Neill. Il prelato, noto per essere da sempre l'eminenza grigia della corte inglese, avrà per molto tempo il suo momento di gloria, finché colui che lo succederà non troverà buone motivazioni per farlo cadere. In questa interpretazione, Sam ha solamente confermato la sua immensa bravura recitativa e, di fatto, davvero struggente, sebbene meritata, è la caduta in disgrazia di Wolsey.
Stesso dicasi per Tommaso Moro, grande amico del re e fervente cattolico, interpretato da Jeremy Northam, che crollerà quando il sovrano si inimicherà il Vaticano. Ciononostante, la caduta di Moro causerà uno dei dispiaceri più grandi per lo scostante Enrico.
Il terzo, ma non meno importante, è il celebre Thomas Cromwell, interpretato dall'ormai onnipresente (almeno nelle serie TV britanniche ed americane) James Frain, che succederà appunto il suo vecchio mentore Wolsey, facendo da leva principale per il re, poiché è proprio grazie a lui che si deve la nascita dell'anglicanesimo e sempre l'anglicanesimo sarà la ragione della sua fine, sebbene sarà uno dei consiglieri più longevi del monarca e l'ennesima persona di cui Enrico sentirà la mancanza, proprio perché manovrato e costretto a fare determinate scelte imposte da altri.
Solo l'ultimo cancelliere del re dalle molte mogli sarà colui che avrà la meglio (ma solo perché sopravvivrà al re): sto parlando di Edward Seymour, il fratello di Jane, interpretato da Max Brown. Grazie alla sua grande astuzia in politica, il più delle volte accompagnata dai saggi consigli di Charles Brandon, Edward arriverà ai livelli più alti della corte inglese e diverrà il reggente del giovane Edoardo alla morte di Enrico, godendo di numerosissimi privilegi, nonostante, tra tutti i consiglieri del re, lui si rivelerà essere il meno degno di nota ed il meno amato.
Parlando appunto della prole del re, tolto il piccolo Edoardo che siederà sul trono solo per sei anni, a causa della sua salute molto cagionevole, le uniche due degne di nota, poiché fautrici del glorioso futuro della dinastia Tudor e, al tempo stesso, della sua fine, sono solo Maria ed Elisabetta.

Da sinistra verso destra: Maria ed Elisabetta
La primogenita di Enrico, avuta da Caterina di Aragona ed interpretata da piccola da Blathnaid McKeown e da adolescente e adulta da Sarah Bolger, si rivelerà essere la copia sputata della madre: fervente cattolica, acerrima nemica dei protestanti e grande sognatrice. E saranno proprio questi sogni a causare la sua rovina, poiché le scelte che il padre imporrà a lei le faranno perdere svariate occasioni di ottimi matrimoni, rendendo la giovane, dalla fanciulla dolce, gentile e fragile di un tempo, una donna frustrata e bigotta che diverrà poi famosa come la terribile Maria la Sanguinaria, poiché dopo la morte del fratellastro Edoardo, salirà al trono e farà giustiziare centinaia di protestanti.
Sarà solo con la morte di Maria, la fine del cattolicesimo in Inghilterra e l'ascesa al trono della dolce ma risoluta Elisabetta, tutto l'opposto della madre Anna e convinta anglicana, che il Regno Unito conoscerà un lunghissimo periodo di prosperità, noto come l'Epoca d'Oro. La giovane, grazie agli insegnamenti sulla religione da parte di Anna di Clèves e alla sua grande scelta di non sposarsi mai, visto ciò che è avvenuto alle sei mogli del padre, si rivelerà essere la più grande sovrana della storia britannica.
Ora, con I Tudors ho compiuto l'ennesimo salto nel passato della TV, dopo Streghe, Buffy, Xena, Hercules e Roma, e posso dire di non aver mai visto una serie del genere
Le quattro stagioni peccano in alcuni aspetti, per via della poca fedeltà alla storia reale, ma questa ovviamente è una cosa più che naturale, viste le grandi difficoltà nel trasporre determinati avvenimenti in una pellicola o in una serie con dei tempi limitati. Il tocco di classe di Michael Hirst c'è e si sente, ma naturalmente non dovete aspettarvi assolutamente un ritmo simile a quello movimentato, avventuroso ed imprevedibile di Vikings, poiché la serie è molto lenta, per via della sua grande attenzione agli intrighi di corte, un aspetto che è contemporaneamente il punto di forza e il punto debole de I Tudors.
Infatti ho apprezzato tantissimo questa serie, poiché ho finalmente conosciuto la storia di Enrico VIII e delle sue tante consorti, ma suggerisco di vederla in fasce orarie pomeridiane o in prima serata, proprio perché la lentezza degli eventi narrati può essere letale nelle ore più tarde, come ho sperimentato io stesso.
In conclusione, consiglio I Tudors a tutti gli amanti di storia e, nello specifico, della storia inglese, e stavolta vi lascio non con un video tributo, bensì con la famosissima scena finale dell'ultimissima puntata, una scena struggente, malinconica ed incredibile che, in pochi attimi, mostra tutti gli eventi salienti della vita di Enrico, ormai prossimo alla morte.
Buona visione!


La scena finale:


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martedì 28 gennaio 2014

British Do It Better!


Tra i vari Il peccato e la vergogna, Il segreto e Don Matteo, una per rimanere sana di mente deve "emigrare" televisivamente se non vuol soccombere al trash italico. Così in questo mio peregrinare nell'etere mi sono imbattuta in una serie pluripremiata e in un'altra che ha per protagonista l'eroina di uno dei miei libri preferiti. Potevo mai ignorare queste serie TV? Never!

THE WHITE QUEEN


The White Queen, andata in onda in Inghilterra l’estate scorsa su BBC One (qui è ancora on air su Sky), è tratta dai romanzi bestseller di Philippa Gregory ed è ambientata durante la guerra delle Due Rose che vide contrapposti i Lancaster e gli York: casate che potevano vantare il diritto al trono d'Inghilterra poiché entrambe discendenti dal re Edoardo III detto il Plantageneto.
La serie, coprodotta da Starz e BBC, in dieci puntate ripercorre le turbolenti vicende che interessarono l’Inghilterra dal 1455 al 1485; nei primi episodi è interessante scoprire tutte le macchinazioni di corte e i precari equilibri su cui si regge un regno. Nelle puntate successive spazio all'azione ma soprattutto alla vendetta.
Ne avevo sentito parlare molto e dopo le nomination ai Golden Globe e la messa in onda in Italia mi sono decisa. Ovviamente la storia è romanzata, la narrazione non è contraddistinta dall'aderenza alla realtà dei fatti ma ovviamente, come ha affermato Aneurin Barnard (Richard nella serie): “La realtà può essere alquanto noiosa così devi aumentare l’interesse cambiando qualcosa o stravolgerla per rendere la storia un po’ più eccitante!” Come dargli torto? E’ la TV, baby!

Da sinistra: Margaret Beaufort, Elizabeth Woodville e Anne Neville
Molti l’hanno definita come un Game of Thrones al femminile, io invece ho scoperto che il motto “Girl Power!” non l’hanno coniato le Spice Girls ma i creatori della serie, e perché no, anche la storia, quella con la S maiuscola.
Le protagoniste principali sono Elizabeth Woodville, regina consorte di Edoardo IV, Margaret Beaufort, della casata Lancaster e madre del futuro re Enrico VII, e Anne Neville, figlia del Kingmaker, il conte di Warwick, e futura moglie del re Riccardo III. Le tre donne sono molto diverse ma penso che la protagonista incontrastata sia Elizabeth, il motore di tutta la storia. A tenere banco non solo la sua personalità forte e carismatica ma anche la travolgente storia d’amore che la legherà per sempre ad Edoardo IV. Bravissima Rebecca Ferguson, e a "guerreggiare" in bravura con lei sicuramente Amanda Hale: Margaret è ossessionata dalla guerra e dalla riconquista del trono per i Lancaster. Cattolica in modo estremista, forte come la regina Elizabeth di cui diventerà dama di compagnia (nonostante la malcelata diffidenza tra le due all'inizio, in seguito sapranno apprezzarsi), e tenace con il piglio autoritario di un uomo, conquista gli spettatori al pari della regina. Mi ha colpita meno Faye Marsay che ha interpretato Anne Neville, dapprima ingenua poi combattiva e calcolatrice. Menzione d'onore per Janet McTeer che nella serie è Jacquetta, la madre di Elizabeth e mistica consigliera della figlia: il suo personaggio è affascinante e lei l'ha interpretato rivaleggiando e a tratti mettendo in secondo piano la vera protagonista della storia.

Da sinistra a destra: George, Edoardo IV e Richard
La componente maschile della storia non ha un grandissimo ruolo nelle decisioni e negli eventi che sono narrati nella serie. Infatti i tre fratelli York, (anche se George è quello con più carattere), si lasciano guidare dalle loro consorti, le vere menti nella lotta per il trono inglese. Bravi tutti, Max Irons (ho scoperto da poco che è il figlio degli attori Jeremy Irons e Sinéad Cusack!), David Oakes (visto ne I Pilastri della Terra, già tenebrosamente bello e pericoloso) e Aneurin Barnard. Per quanto i loro personaggi abbiano ruoli "passivi" hanno saputo far affezionare lo spettatore e appassionarlo.


Il vero antagonista di Elizabeth è Richard Neville, conte di Warwick, chiamato the Kingmaker. Edoardo deve tutto a lui: consigli, vittorie, ma soprattutto il trono. Lord Warwick pensava di avere in pugno il giovane re ma all'arrivo di Elizabeth a corte, il consigliere e cugino di Edoardo deve prendere atto che la sua autorità non è poi così forte. Nel corso della serie cambierà schieramento molte volte, passando dai Lancaster agli York, fino all'epilogo sul campo di battaglia. Il veterano James Frain non poteva interpretarlo meglio: audace, spregiudicato, coraggioso, insomma un vero "animale" della politica di corte.
La BBC ha già fatto sapere che non commissionerà una seconda stagione della serie. Invece, la rete via cavo Starz sta prendendo in seria considerazione il seguito che dovrebbe seguire le vicende di Isabel, primogenita di Edoardo IV ed Elizabeth, e di Enrico VII Tudor.
Intanto, per chi non l'avesse ancora fatto, non lasciatevi scappare questo adrenalinico turbinio di complotti, passioni e vendette.

DEATH COMES TO PEMBERLEY



Con Death comes to Pemberley andiamo sul british che più british non si può!
La serie, andata in onda il giorno di Natale in UK, conta tre puntate ed è tratta dal romanzo di P.D. James. Gli eventi narrati sono collocati sei anni dopo gli avvenimenti austeniani di Orgoglio e Pregiudizio: ritroviamo Lizzie e Darcy, e il piccolo Fitzwilliam, vivere serenamente a Pemberley. Già l'idea di ritovare i Darcy, per me che sono una loro fan sfegatata, mi intrigava parecchio e quindi ho DOVUTO vederla!
Alla vigilia di un ballo a Pemberley, il solito Wickham e la solita Lydia si autoinvitano dai Darcy; sulla strada Wickham e l'amico, il capitano Danny, hanno un diverbio. L'uomo scende dalla carrozza e si avventura nei boschi. George lo segue, poco dopo due spari: il capitano è morto e Wickham è il principale sospettato. Passato e presente si intrecceranno irrimediabilmente, portando a galla vecchi dissapori, orgogli e pregiudizi mai sopiti. In un crescendo di sospetti e sentimenti si arriverà alla verità sulla morte del capitano Danny.



I protagonisti sono Matthew Rhys e Anna Maxwell Martin: per qualsiasi attore è difficile interpretare la coppia più amata dai lettori di tutto il mondo ma loro ci sono riusciti e non sono stati da meno agli illustri precedenti. Proprio mr. Rhys, già visto in The Americans (CLIC! per la recensione) ha detto: "Ho raccontato a mio padre di questo mio nuovo ruolo. E lui, incredulo, mi ha detto: reciterai nella parte di Colin Firth?". E già, Colin è un indimenticabile Mr. Darcy ma l'attore gallese mi è piaciuto molto nei panni del caro Fitzwilliam.



Esilaranti i coniugi Bennett, ma ci potevamo aspettare qualcosa di diverso da loro? Soprattutto dalla signora Bennett e dai suoi poveri nervi! Adorabile la Georgiana di Eleanor Tomlinson, che tra l'altro è anche in The White Queen!
Amanti dell'epoca Regency, di Jane Austen e dei gialli in costume non potete ignorare questo gioiellino della BBC!

Ecco i trailer delle due serie TV:

THE WHITE QUEEN



DEATH COMES TO PEMBERLEY




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venerdì 8 novembre 2013

Recensione Flash: The Lone Ranger


Anno e nazione di distribuzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Walt Disney Studios Motion Pictures

Genere: Western/Avventura/Azione

Durata: 149 minuti

Cast: Johnny Depp, Armie Hammer, Helena Bonham Carter, Tom Wilkinson, William Fichtner, Barry Pepper, Ruth Wilson, James Badge Dale, James Frain, Harry Treadaway

Regista: Gore Verbinski

Da fumetto a programma radiofonico, da show televisivo degli anni '40-'50 a film per il grande schermo: The Lone Ranger, film basato sul leggendario cowboy tornato dal mondo dei morti, molto amato dagli americani, e accompagnato dal mitico Tonto, un nativo americano un po' matto, è approdato sulle scene internazionali grazie a Gore Verbinski, regista dei primi tre capitoli di Pirati Dei Caraibi, e alla Walt Disney che ha voluto puntare sull'immensa bravura di Johnny Depp nel ruolo di Tonto e su Armie Hammer per interpretare il Lone Ranger.
La storia narra le vicende di John Reid, un maldestro avvocato che ritorna a casa, nel selvaggio West, per diventare il nuovo magistrato locale ed aiutare suo fratello maggiore Dan, un Texas Ranger sposato, tra l'altro, con la vecchia fiamma di John, Rebecca.
A bordo del treno conoscerà Tonto, un nativo catturato perché è un pellerossa, e Butch Cavendish, un terribile criminale cannibale catturato da Dan che tuttavia riuscirà ad evadere, lungo il tragitto, grazie alla sua banda.
John, nonostante la grande inesperienza, decide di aiutare Dan e i suoi uomini nel ricatturare il maniaco, e per questo lo nominano Texas Ranger, ma vengono tutti traditi da uno degli assistenti del Texas Ranger, facendoli uccidere tutti in un'imboscata nei canyon.
Nel frattempo Tonto, riuscito a scappare dalla prigione di Dan, va a sotterrare gli otto caduti ma scopre, tramite un cavallo bianco ritenuto uno spirito della sua tribù, che John è ancora vivo.
Il nativo lo aiuta e lo convince ad aiutarlo a uccidere Cavendish poiché solo John, che è morto e poi ritornato in vita, può sconfiggere un essere malefico del genere.
Indossando una maschera nera, l'avvocato si trasformerà nel giustiziere noto come il Lone Ranger, pronto a combattere il male senza farsi riconoscere, al fine di evitare rischi per Rebecca e suo figlio.
Ma le cose si riveleranno più difficili e complicate del previsto...
Stroncato dalla critica, il film è stato un grande flop a livello internazionale, ma soprattutto in America. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che, secondo il mio parere, le scene comiche, in cui è sempre presente Johnny Depp, richiamano troppo l'ironia ed il cinismo di Capitan Jack Sparrow. O forse ancora, la durata del film è un po' troppo esagerata e in alcuni punti la trama sembra molto tirata, "come del burro spalmato su troppo pane", come direbbe il buon vecchio Bilbo Baggins.
Ciononostante, questo film è adatto ad un pubblico adolescente e adulto e chiunque cercherà qualcosa di comico, ma anche serio, troverà pane per i suoi denti.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Nì

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