mercoledì 4 marzo 2015

Recensione Flash: Foxcatcher - Una storia americana



Anno e Nazione di Produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: BIM

Data di uscita: 12 marzo

Genere: Drammatico

Durata: 134 minuti

Cast: Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave, Sienna Miller

Regista: Bennett Miller

Medaglia olimpica nel 1984 per la lotta libera, il campione Mark Schultz arranca nella vita, dimenticato dallo sport e messo in ombra dal fratello David, anche lui medaglia olimpica ed allenatore molto apprezzato. Viene contattato da John du Pont, miliardario che ha intenzione di mettere su un team di atleti per portarli, da coach, all'olimpiade di Seoul. Mark vede, in questa opportunità, un modo per dare una svolta alla sua vita ed essere conosciuto non solo come "fratello di". Ben presto, però, impara a conoscere du Pont e le sue oscurità.
Tre nomination importanti, all'edizione appena trascorsa degli Academy Award, per il film di Bennett Miller, tratto da una storia vera, che racconta non solo del mito della nazione americana, ma va a fondo nella psicologia dei personaggi che sono fragili, frammentati, marci. Il film ha un ritmo lento, quasi claustrofobico, mentre du Pont tesse la tela, avvolge le sue spire intorno a Mark/Channing. Davvero ottime le interpretazioni di Carell, Tatum e Ruffalo. Molti sono rimasti spiazzati dalla scelta del comico Carell per un personaggio come quello del miliardario omicida. Il regista ha spiegato che, secondo lui, i comici hanno molti lati oscuri. Non possiamo fare altro che dargli ragione, perché Steve Carell è eccezionale. Non un film memorabile, però da vedere per il piacere di godere di tre buone interpretazioni.

Il trailer:



Consigliato: Nì


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domenica 1 marzo 2015

Worlds Will Collide: Marco Polo


E finalmente, anche Netflix, il canale televisivo online di streaming on demand, si è cimentato nella produzione di una serie TV in costume, al fine di battere HBO prima che HBO diventi come Netflix, come affermato da uno dei dirigenti del canale.
La scelta del tema è stata alquanto interessante: Marco Polo!
Sono stati girati molti film e miniserie TV sul grande esploratore che aprì le porte della Cina, fino a quel momento ritenuta un paese leggendario, parlando della sua cultura e delle sue ricchezze all'Europa intera verso la fine del 1200.
Molti avranno detto:"Uff, chissà che noia vedere Marco passare il tempo alla corte di Kublai Khan!"
Bé, devo ammettere che era un timore che anch'io provavo, ma, come mi capita spesso (per fortuna direi), sono stato smentito alla grande dai 10 episodi della prima stagione, pubblicati online tutti il 12 dicembre.
Ho scoperto, dopo attenta visione, che diamo sempre erroneamente per scontata e noiosa la storia di Marco Polo, narrata nel libro Il Milione, redatto da Rustichello da Pisa, poiché tolti gli aspetti fantasiosi dell'opera e della serie TV, la vita del giovane esploratore veneziana è stata in realtà costellata da avventure, pericoli ed intrighi alla corte dell'imperatore mongolo.
Infatti, Marco, sin dal suo arrivo a Cambulac, l'antica sede del Khanato, corrispondente all'odierna Pechino, ha dovuto lottare per mantenere forte il suo legame con Kublai e, soprattutto, riuscire a sopravvivere ai numerosissimi pericoli presenti in quel periodo in Asia.

Marco Polo, interpretato da Lorenzo Richelmy
Il giovane attore italiano Lorenzo Richelmy, famoso per aver recitato, tra le varie cose, in I Liceali e Sotto Una Buona Stella, interprete di Marco, è riuscito alla perfezione a mostrare sul piccolo schermo questa lotta continua, esteriore ma anche interiore, di un giovane spaesato e inesperto in un luogo che non gli appartiene minimamente.
Sin dal suo arrivo nella capitale, in seguito alla cattura sua, di suo padre Niccolò, interpretato dal bravissimo Pierfrancesco Favino, e di suo zio Maffeo, interpretato da Corrado Invernizzi, in viaggio sulla Via della Seta, il ragazzo è costretto a divenire l'ostaggio del Khan dei Khan, al fine di permettere al padre, da sempre vigliacco e irresponsabile, di continuare il suo commercio indisturbato, con la promessa di andare a riprenderlo quando il momento sarà propizio.
L'accoglienza a corte di Marco causerà pareri contrastanti.

La corte di Cambulac
Kublai Khan, interpretato da Benedict Wong, lo accoglierà inizialmente in maniera fredda ma, conoscendolo man mano, sarà lieto di averlo a corte, poiché Marco si dimostrerà essere uno dei pochi consiglieri onesti e sinceri fino in fondo dell'imperatore.
Lo stesso dicasi del ministro della guerra Yusuf, interpretato da Amr Waked, che vedrà nel giovane una grande opportunità per il Khanato di apprendere molte cose utili dalla cultura occidentale.
Invece, per il ministro delle finanze Ahmad, interpretato da Mahesh Jadu, e per l'imperatrice Chabi, interpretata da Joan Chen, il ragazzo non è nient'altro che un intruso, un "latino" giunto per chissà quali loschi scopi.
Ma il vero rivale, quasi ossessionato dal suo odio per Marco, è il primogenito e legittimo erede al trono, il principe Jingim, interpretato da Remy Hii.

Jingim
Il principe coverà un gran rancore verso l'esploratore, poiché l'affetto di Kublai per Marco lo metterà a lungo in ombra agli occhi del padre, già prevenuto nei confronti del figlio, visto che è stato cresciuto secondo la tradizione cinese al fine di conoscere meglio il nemico. Durante la serie, Jingim si rivelerà una vera e propria spina nel fianco per Polo, fino al finale del tutto imprevedibile.
Ma fortunatamente, Marco sarà circondato anche da nuovi amici e tutori, in primis il monaco taoista cieco Bayan "Centocchi", interpretato da Tom Wu.

Bayan "Centocchi"
"Centocchi" istruirà Marco, al fine di difendersi, nell'arte del kung fu, del tutto ignota in Occidente in quell'epoca, nonché in molte altre arti, tipiche del taoismo, importanti per sopravvivere in quel mondo del tutto ignoto per l'esploratore.
Stessa cosa dicasi per il figlio bastardo di Kublai, ovvero il generale dell'armata imperiale e dell'orda mongola Byamba, interpretato da Uli Latukefu.

Byamba e Marco
Infatti, forse per il fatto che entrambi vengano ignorati e bistrattati da molti a corte, uno perché figlio illegittimo, l'altro perché straniero, il buon Byamba sarà più volte un sostegno importante per Marco, specie nelle pericolosissime missioni che il giovane veneziano dovrà affrontare per conto dell'imperatore mongolo nel corso della stagione.
Ma quel che è certo è che l'unico grande pericolo per tutti, Marco incluso, sarà l'eminenza grigia alle spalle dell'impero cinese, da anni in guerra con i mongoli per la supremazia dell'Asia, ovvero il terribile primo ministro cinese Jia Sidao, interpretato da Chin Han.

Jia Sidao
Di fatto, il consigliere principale dell'imperatore cinese dimostrerà di essere, man mano, il gran manovratore di tutte gli eventi chiave della serie, nonostante gli sforzi continui dell'imperatrice Xie Daoqing di riprendere il potere nelle sue mani, dopo la morte del marito e in previsione della prossima incoronazione di suo figlio, ancora un infante facilmente manipolabile.
La fissazione di Sidao per le mantidi religiose vi lascerà di stucco quando capirete come mai sia così ossessionato da questi insetti.
Altri tre personaggi da non trascurare minimamente sono le protagoniste femminili, ovvero la prostituta Mei Lin, sorella di Jia Sidao, interpretata da Olivia Cheng, la giovane e misteriosa Kokachin, la "Principessa Blu" della sconfitta tribù mongola dei Bayaut, ostaggio di Kublai, interpretata da Zhu Zhu, e la già nominata imperatrice Chabi.

Da sinistra a destra: Mei Lin, Kokachin e Chabi
La prima e la terza donna avranno qualcosa che le accomunerà a lungo, nonostante le immense differenze tra le due, mentre la seconda sarà importante per Marco, ma i risvolti della loro vicenda amorosa saranno alquanto imprevedibili.
Al termine del decimo episodio, ho tirato le somme nella maniera più imparziale ed obiettiva possibile e devo dire che, se l'inizio è un po' lento, per via della poca azione presente nei primi episodi, man mano la storia si fa sempre più interessante ed intrigante e la guerra tra Cina e Mongolia è sorprendente ed incredibile.
Per certi versi, la serie è inaccurata dal punto di vista storico, ma io credo sia una cosa più che normale ed ovvia, dato che i cambiamenti durante un adattamento sono necessari, al fine di rendere il prodotto il più appetibile e concorrenziale possibile.
Dal punto di vista tecnico, le mie congratulazioni vivissime vanno a Netflix, per gli enormi sforzi compiuti, per aver segnato la storia delle serie TV, essendo Marco Polo la prima ad essere girata completamente nel nuovo formato video in altissima definizione 4K, e per l'ingentissimo budget (90 milioni di dollari contro i 60 della season 1 di Game Of Thrones) usato da una TV nata da poco e alquanto avveniristica, vista la sua presenza solo sul web e sulle smart TV.
Ma il mio plauso va anche e soprattutto al cast, e nello specifico, a Lorenzo Richelmy e Pierfrancesco Favino.
Non sono né di parte perché sono entrambi italiani né tanto meno li ammiravo più di tanto in passato, ma la mia stima per "padre e figlio" è dovuta al fatto che, in primis, ho finalmente sentito recitare in inglese il "padre" Pierfrancesco, e devo dire che, per un italiano (siamo molto pigri ad imparare le lingue e, soprattutto, a pronunciarle bene, parola di un interprete e traduttore!), ha un accento molto pulito e chiaro, senza alcuna inflessione che faccia capire a chi lo ascolta che non è anglofono.
Per quanto riguarda invece il "figlio" Lorenzo, i miei complimenti vanno soprattutto per il fatto di aver imparato l'inglese, ad andare a cavallo, a tirare con l'arco e a combattere in sole 6 settimane, altrimenti non avrebbe avuto la parte!


Lo stesso Lorenzo ha ammesso che ha dovuto sottoporsi ad una full immersion da pazzi, ma che il risultato finale è stato più che soddisfacente, soprattutto per l'inglese che è stata la sfida più grande per lui. Davvero bravo e successo meritato per lui e per l'intera serie.
Il finale di questa season 1 lascia tutti a bocca aperta e, senza ulteriori indugi, i fan hanno avviato una petizione fulminea per garantire la produzione di una season 2. E la conferma dell'arrivo, probabilmente per fine 2015, della seconda stagione da parte di Netflix non si è fatta aspettare, visto l'immenso successo dello streaming on demand, già noto da tempo ai web-viewers di varie parti del mondo (tranne che in Italia, paese ancora all'età della pietra in quanto a progresso informatico e senza alcuna certezza né garanzia di quando Netflix approderà qui da noi).
Proprio per via dell'"enorme" progresso informatico del nostro paese, per vedere questa serie, di cui non si sa ancora chi ne acquisterà i diritti di trasmissione ne quando arriverà, è stra-consigliata la visione in English sottotitolato in italiano, dato che, come sempre, il mio suggerimento è quello di godersi le serie TV in lingua originale, viste le pessime scelte recenti dei doppiatori italiani in molte produzioni televisive giunte da poco in Italia.
Vi auguro quindi buona visione, con il trailer della prima stagione, e vi do appuntamento a fine anno con la season 2!

Il trailer:


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mercoledì 25 febbraio 2015

Recensione Flash: Due giorni, una notte


Anno e Nazione di Produzione: Belgio 2014

Titolo originale: Deux jours, une nuit

Distribuzione in Italia: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 95 minuti

Cast: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée

Registi: Luc e Jean-Pierre Dardenne  

Sandra è in procinto di tornare a lavoro. Dopo un periodo difficile, per lei e la sua famiglia, la donna guarita dalla depressione, è impaziente di ricominciare con la routine lavorativa. Non ha messo in conto la crisi. L'amica e collega Juliette le riferisce che, per problemi legati alla concorrenza asiatica più a buon mercato, la ditta di pannelli solari per la quale lavorano si è vista costretta a porre i dipendenti davanti una scelta: o un bonus da 1000 euro per ognuno di loro, o salvare il posto di Sandra. Quasi tutti scelgono il bonus. La donna è sull'orlo di un baratro. Solo la tenacia del marito Manu e la disperazione, che lascia spazio lentamente al coraggio, spingono Sandra a lottare.
I fratelli Luc e Jean-Pierre Dardenne tornano al cinema con una storia contemporanea, essenziale nella sua "messinscena" della realtà. Scelgono l'intensa Marion Cotillard come loro eroina, che combatte la crisi e parte in pellegrinaggio, di casa in casa, in cerca di umanità ed empatia. Le reazioni dei colleghi, alla richiesta d'aiuto della protagonista, sono varie: dalla vergogna, alla commozione fino all'animalesca rabbia per la lotta alla sopravvivenza. E' un'umanità, quella che vive la crisi economica, nella sua condizione primordiale, che a tratti i Dardenne mostrano allo spettatore. Lasciano, però, spazio alla speranza, alla forza di ricominciare, insieme o da soli.
Marion Cotillard è ipnotica, una delle sue migliori interpretazioni. La disperazione di Sandra diventa chiave di lettura per l'attrice, che costruisce l'universo della donna con sensibilità e immediatezza. Bravo anche l'attore feticcio dei registi belgi, Fabrizio Rongione: di origini italiane, il suo Manu è forte. Non smette mai di credere nella capacità di rialzarsi della moglie. I Dardenne con la loro regia asciutta, filmano la realtà senza troppi fronzoli. Escludono la musica, il sottofondo è costruito con le lacrime di Sandra, i no dei suoi colleghi e i passi sulla strada, che risuonano di dignità.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì 

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domenica 22 febbraio 2015

Recensione Flash: Boyhood


Anno e Nazione di Produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Drammatico

Durata: 165 minuti

Cast: Ethan Hawke, Patricia Arquette, Ellar Coltrane, Lorelei Linklater, Steven Chester Prince

Regista: Richard Linklater

Mason ha otto anni. Vive con la madre Olivia e la sorella maggiore Samantha. I genitori si sono lasciati da qualche anno. Entrambi troppo giovani e, forse, troppo irresponsabili per crescere dei bambini. Nonostante tutto, cercano di impegnarsi e fare del loro meglio per allevarli. Il padre che vedono un week end sì e uno no, la madre che passa da una relazione sbagliata ad un'altra: la vita di Mason scorre così, fino al college. I giochi dell'infanzia, le scoperte dell'adolescenza, i perché della vita adulta. Questo è Boyhood.  
Iper candidato agli Oscar di quest'anno, iper osannato come film sperimentale del secolo e iper incensato dai critici, l'ultimo film di Richard Linklater ha stregato tutti, compreso il presidente Obama. Tutti, tranne me. Sarò una voce fuori dal coro, però oltre alla foggia sperimentale, il film è stato girato nel corso di dodici anni, non ho scorto originalità o una trama particolarmente avvincente. Per me, è un'americanata sentimentale. Una fotografia lunga dodici anni, quindi immobile e noiosa. Lo spettatore guarda il film come se il regista fosse uno di quegli amici tediosi che ti invitano a casa con la scusa di un aperitivo, e invece ti propinano il filmino delle vacanze. Gli attori, da Edward Norton a Patricia Arquette fino all'inespressivo protagonista Ellar Coltrane, non mi hanno emozionato o immerso nella storia. Aggiungo che non comprendo la nomination all'Oscar della Arquette, c'è di meglio. 

Il trailer:



Consigliato: No!


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venerdì 20 febbraio 2015

Recensione Flash: Whiplash


Anno e Nazione di produzione: USA 2014

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Genere: Drammatico

Durata: 107 minuti

Cast: Miles Teller, J. K. Simmons, Melissa Benoist, Paul Reiser, Austin Stowell

Regista: Damien Chezelle

Andrew Neyman suona la batteria da quando era un bambino, ed è appassionato di jazz. Ha diciannove anni e frequenta il primo anno nel conservatorio più prestigioso degli Stati Uniti. Un giorno, mentre si sta esercitando, per caso lo ascolta Terence Fletcher, uno dei docenti più inflessibili dello Shaffer. L'uomo nota qualcosa in lui e gli chiede di presentarsi il mattino dopo nell'aula dove "allena" la sua pluripremiata band. Il provino va bene, Andrew sale a bordo. Nonostante il suo interesse per Nicole sia ricambiato, il ragazzo è così assorbito dal suo sogno, diventare il miglior batterista jazz della sua generazione, che decide di non frequentare più la ragazza per dedicarsi interamente alla competizione che Fletcher scatena tra lui e gli altri due batteristi della band. Dapprima intimorito dall'insegnante e dai suoi metodi poco ortodossi, il ragazzo decide di tenergli testa. Un assolo che chiuderà il film, e svelerà anche l'animo del docente.
Questo è il primo film, tra quelli agli Oscar di quest'anno, in cui non solo confermo le nomination ricevute, ma, anzi dico che ne doveva ricevere di più. Prima fra tutte, quella allo straordinario protagonista Miles Teller. Il film del trentenne Damien Chezelle, nato come un cortometraggio, è bellissimo. Non per qualche strano e oscuro motivo estetico: onore al regista e alle interpretazioni che lo rendono straordinario. E' un film vero, crudo, emozionante.

   
Le angherie a cui Fletcher sottopone i suoi allievi sono mirate a far uscire fuori il meglio di loro, e a far avverare un sogno. La maggior parte di loro non è riuscito a reggere i ritmi di Fletcher. Non riesce  a reggerli neanche Andrew. Fino a che comprende di dover lottare per il suo sogno, di abbandonare quella falsa sicurezza, spingersi oltre per raggiungere la perfezione. Che richiede fatica: per suonare lo strumento e compiacere Fletcher. Perché il rapporto fra docente e allievo è fatto di rancore e adorazione. Andrew venera il suo carnefice, perché sa che è l'unico che lo aiuterà a realizzare il suo obiettivo. Il film è interessante, per chi è appassionato di jazz ma nella pratica non sa quali sono i meccanismi alla base del genere musicale, da sempre considerato una musica da improvvisazione. Ci vuole tecnica, e il ritmo è tutto. E il ritmo lo dà la batteria. Ecco perché per Fletcher è fondamentale avere un bravo batterista. Spero che J.K. Simmons vinca anche l'Oscar, che andrà a fare compagnia agli altri premi ricevuti fino ad ora. E perché no, anche il premio come miglior film non guasterebbe

Il trailer:



Consigliato: Assolutamente sì

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mercoledì 18 febbraio 2015

Recensione Flash: Cinquanta sfumature di grigio


Anno e Nazione di Produzione: USA 2015

Titolo Originale: Fifty shades of grey

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Erotico

Durata: 125 minuti

Cast: Jamie Dornan, Dakota Johnson, Jennifer Ehle, Luke Grimes, Rita Ora, Marcia Gay Harden

Regista: Sam Taylor-Johnson

Anastasia Steele studia letteratura inglese, condivide casa con l'amica Kate e vive una vita tranquilla. Kate deve intervistare per il giornale studentesco il giovane miliardario Christian Grey, a capo della multinazionale Grey Enterprises. Essendosi ammalata, chiede ad Anastasia di sostituirla. All'incontro, la ragazza è colpita dalla sicurezza di Christian, tanto da imbarazzarla. L'imprenditore, invece, trova in lei quell'innocenza che lui ha perduto da tempo. Iniziano a frequentarsi, incapaci di stare lontano l'uno dall'altra. Quel rapporto, che per Anastasia è amore, per Christian è sottomissione, comando, controllo. Grey svela ad Anastasia un mondo sconosciuto: nella stanza rossa, lei perde l'innocenza e lui capisce di aver iniziato un gioco troppo pericoloso.
Sarebbe banale scrivere della qualità di regia, interpretazione degli attori, dialoghi o ritmo del film. Però devo farlo. Banale perché ne hanno già scritto in molti, ma soprattutto perché ci sono altre cose da dire su questo film, ben più importanti. Comunque, prima il dovere, poi il piacere di parlarne male. La regia è abbastanza pulita e fedele al romanzo (almeno, così dicono chi l'ha letto), Sam Taylor-Johnson ha portato al cinema la storia, ha fatto il suo "dovere" e finisce lì. Non aspettatevi virtuosismi artistici. Anche perché è il film che non permette. Ritmo del film? C'è da fare una distinzione: noioso per chi non l'ha apprezzato, per altri da applausi (veri, che ci sono stati in sala a fine proiezione). Jamie Dornan non tradisce la sua fama di modello: non per il fisico che comunque merita, ma per l'espressione. Sempre fissa, sempre la stessa. Per lui il film, evidentemente, è stato un lungo photoshoot. Le battute da recitare altro non sono che un incidente di percorso. 


Non guardare, stiamo girando una porcata
Dakota Johnson è costretta nel personaggio di Anastasia: quel continuo mordersi le labbra, quegli sguardi a metà tra "ma che ci faccio qui?" e "però mi piace". A tratti, emerge un po' di personalità, di forza espressiva che però si perdono tra una frustata e l'altra. Vogliamo parlare dei dialoghi? Meglio di no, anche perché immaginerete già la loro profondità, e poi la gente di certo non è andata al cinema per i loro discorsi. Perché la gente ha così atteso questo film per le scene di sesso? Ormai, ce le sbattono in faccia 24 ore su 24. Non fa più notizia, nemmeno se è il sadomaso soft somministrato da mr. Grey ad Anastasia. Venti minuti di film in tutto: quindi se pagate il biglietto solo per quei venti minuti, pensateci.
Ciò che mi spaventa, direi anche terrorizza, è la marea di gente che è andata, sta andando e andrà al cinema per vedere questo film, in tutto il mondo. Cosa c'è di appassionante nel vedere un uomo, con seri problemi psicologici, che si rapporta con una ragazza solo tramite la violenza e la coercizione? Dov'è la storia d'amore? Mi chiedo a che livelli di voyeurismo siamo arrivati. Inoltre, mi chiedo: questa è la visione, distorta, che la maggior parte della gente nel mondo ha dell'amore? Quando una donna mette nero su bianco le sue fantasie, malate, sul sesso e un editore prima, una major cinematografica, poi, capiscono che è quello che la gente vuole, allora è giunto il momento di rimpiangere lo strappalacrime Love Story e, addirittura, i b-movies. Almeno si piangeva per amore vero, si rideva non aspettandosi nulla dal film, e non per disperazione o per sconcerto. 

Il trailer: 


Consigliato: Assolutamente no


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lunedì 16 febbraio 2015

Recensione Flash... Retrò: Wargames: Giochi Di Guerra


Titolo originale: WarGames

Anno e nazione di produzione: USA 1983

Distribuzione: Metro-Goldwyn-Meyer/Chapel Distribution/United International Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 114 minuti

Cast: Matthew Broderick, Dabney Coleman, John Wood, Ally Sheedy, Barry Corbin, Michael Madsen, Susan Davis, James Tolkan

Regista: John Badham

Avete mai giocato online col vostro computer? Riuscireste mai ad immaginare cosa accadrebbe se, facendo ad esempio un gioco di guerra, scatenereste davvero un conflitto mondiale?
Bé, questo è ciò che accade in Wargames: Giochi Di Guerra, pellicola che segnò il debutto dell'allora giovanissimo Matthew Broderick in film di un certo calibro.
In questa commedia fantascientifica dai toni leggeri, osserviamo appunto come lo svogliato e brillante hacker David J. Lightman scopra, per caso, durante una ricerca dal suo pc, come accedere ad un supercomputer della difesa statunitense, situato al Norad.
Questa I.A. (Intelligenza Artificiale), chiamata "Joshua", dal nome del bambino, figlio del creatore del supercomputer, morto molti anni prima insieme alla madre in un incidente, è programmata in modo da avvisare il Norad di qualsiasi possibile minaccia da parte dell'URSS e lo fa allenandosi a fare svariati giochi di logica e strategia, dagli scacchi alla guerra termonucleare globale.
Il giovane David, scoprendo il nome dell'inventore di "Joshua", ovvero il defunto dottor Stephen Falken (interpretato da John Wood; curiosamente, lui e Matthew Broderick si ritroveranno due anni dopo insieme in Ladyhawke, rispettivamente nei ruoli del crudele vescovo di Aguillon e di Philippe "il Topo" Gaston), e, impersonandolo, inizierà a giocare, assistito dalla sua spasimante e compagna di classe Jennifer (interpretata da Ally Sheedy), ad una partita di guerra termonucleare globale.
Questa bravata causerà un incidente diplomatico di gravissime proporzioni, dato che "Joshua" inizierà a prepararsi a combattere contro la Russia, mostrando al Norad, in pieno subbuglio, tutte le mosse dei sovietici in tempo reale, nonostante questi ultimi più volte neghino qualsiasi chiamata alle armi.
Una volta rintracciato e catturato dagli uomini del Norad, che scoprono la sua illecita intrusione informatica, sarà compito di David fare quello che nessun altro è in grado di compiere, ovvero bloccare "Joshua" ed evitare la distruzione del pianeta con il lancio di tutte le testate nucleari statunitensi e sovietiche.
Riuscirà a fare ciò che solo il dottor Falken potrebbe compiere?
Si può dire che questo film, nonostante i toni comici, sia stato il precursore di tutto il filone cinematografico dedicato, come già ampiamente detto in un precedente articolo, ad hackers e crackers e al genere fantascientifico cyberpunk, dato che si parla di temi importanti e realistici, come i possibili rischi dell'I.A., ripreso in maniera molto simile da Eagle Eye nel 2008, e del ruolo che gli hacker e i cracker hanno nella società attuale a partire dagli anni '80 in poi.
Di fatto, come afferma la filosofia hacker, un giorno arriverà il momento in cui la società avrà bisogno dell'aiuto dei "cowboy della console", poiché solo loro potranno aiutarci a smorzare i rischi del sempre più galoppante sviluppo tecnologico, come il giovane David fa appunto in questo film.
A tal proposito, bravissimo Matthew Broderick in questa pellicola e complimenti al cast tecnico per l'implementazione nel film di tecnologie alquanto innovative e futuristiche per l'epoca.
Una pellicola consigliata a tutti, grandi e piccini, poiché la verve comica e i temi seri si intrecciano in un mix che crea un prodotto leggero con dei temi ben più profondi di quanto possa sembrare.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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