domenica 22 dicembre 2013

Recensione Flash: Il Sospetto


Anno e Nazione di Produzione: Danimarca 2012

Titolo Originale: Jagten (inglese: The Hunt)

Distribuzione in Italia: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 115 minuti

Cast: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkopp, Alexandra Rapaport, Anne Louise Hassing

Regista: Thomas Vinterberg

Piccola città del nord Europa, tranquilla e dove si conoscono tutti: è qui che vive Lucas, insegnante all'asilo locale. Perfettamente integrato nella comunità, l'uomo è stimato e apprezzato da amici e colleghi. Un matrimonio fallito alle spalle e un figlio, Marcus, che l'ex moglie non gli fa vedere quanto vorrebbe. I suoi piccoli alunni lo adorano, soprattutto Klara, la figlia del suo migliore amico Theo. Un giorno la piccola lo bacia sulla bocca e gli fa un piccolo dono. Lucas, con dolcezza, la redarguisce dicendole che certe attenzioni sono riservate ai genitori e ai familiari. La bambina, imbarazzata e ferita, inizia a raccontare una storia di violenze sessuali che travolgeranno la vita di Lucas, spingendo la città in una caccia al mostro.
Il regista, e attore, Thomas Vinterberg tra i primi ad aderire a Dogma 95, il manifesto cinematografico danese degli anni Novanta cui presero parte anche Lars von Trier e la giovane Susanne Bier, ritorna al cinema con un film che, rispetto ai suoi precedenti, abbandona i toni comici e grotteschi per denunciare l'ipocrisia borghese. Lucas, dopo il racconto della piccola Klara, per i suoi amici e concittadini diventa un mostro nonostante la mancanza di prove, reali, che attestino la violenza. Non solo, gli alunni influenzandosi a vicenda, iniziano a raccontare tutti la stessa storia trasformando l'uomo in un pedofilo seriale.
Isolato, perseguitato e minacciato Lucas affermerà sempre la sua innocenza. Vinterberg ambienta la scena madre del film in chiesa, durante la notte di Natale, quasi a voler implicitamente individuare la "fonte" dell'odio dei benpensanti. Il regista chiude il film con un colpo di fucile che manca di poco Lucas, a un anno di distanza dagli eventi narrati: il sospetto rimarrà sempre e Lucas ne rimarrà per sempre segnato.
Candidato ai Golden Globe 2014, Il Sospetto è un film freddo, asciutto, razionale, che non lascia margini di redenzione alla società borghese. Mads Mikkelsen, protagonista assoluto del lungometraggio, vincitore con questo film della Palma d'Oro a Cannes nel 2012, conferma il suo caleidospico talento di attore di razza. Thomas Bo Larsen, attore feticcio di Vinterberg, si carica del conformismo provinciale e convince. Bravissima la piccola Annika Wedderkopp.
Non importa chi sei: se gli altri hanno bisogno di un capro espiatorio, lo diventi.

Il trailer:



Consigliato: Sì


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giovedì 19 dicembre 2013

Spie On The Rocks: The Americans


Cari seriemaniaci, se qualcuno di voi è giunto alla conclusione che io abbia gusti molto girly, ora credo proprio debba ricredersi.
Non rinnego assolutamente la mia "anima" adolescenziale ma se un film o una serie sono fatti particolarmente bene posso momentaneamente mettere a tacere la teenager che è in me e appassionarmi a un genere che non avrei mai pensato potesse piacermi. Eppure a quella sedicenne che si aggira ancora nella mia testa dovrei dire grazie. Capirete tra un po' il perché.
Oggi è di scena, su Incursioni Cinemaniache, la serie TV The Americans andata in onda su FX (qui in Italia è ancora on air su Fox) con la prima stagione fino a maggio 2013 e il cui ritorno è previsto per febbraio 2014.
Come avvenne l'incontro con le spie venute dal freddo? Qualche settimana fa un articolo su La Repubblica annunciava la messa in onda in Italia della serie che, ad oggi negli USA, è una delle più osannate tra i nuovi prodotti che i vari network americani hanno sfornato in questo 2013. Leggo l'articolo e scopro che una delle protagoniste è lei, Keri Russell, l'attrice che ha accompagnato la mia adolescenza in una delle serie TV che ho più amato (insieme a Roswell): Felicity. Dopo aver scoperto che c'era Keri e dopo aver letto la trama, mi sono detta: ma sì proviamo! In pochi giorni ho ingurgitato avidamente tutti gli episodi e decisamente confermo ciò che gli altri hanno scritto prima di me: è una serie da non perdere e una delle migliori prodotte negli ultimi tempi.



LA TRAMA

Anni Ottanta. Elizabeth e Philip Jennings vivono nella tranquilla periferia di Washington D.C., in una di quelle classiche e anonime villette a schiera americane. Hanno due figli, Paige e Henry, e lavorano come agenti di viaggio. Tutto molto normale, direte voi, forse troppo. Infatti è facciata, il loro matrimonio è una copertura e ovviamente non sono degli agenti di viaggio ma due spie del KGB, i servizi segreti sovietici. Da ormai dieci anni si fingono una coppia e hanno avuto dei figli per essere più credibili, tutto pur di servire la madrepatria. La sorte vuole che nella villetta di fronte si trasferisca la famiglia di Stan Beeman, agente dell'FBI. L'uomo, istintivamente, avverte qualcosa di "sbagliato" nella famiglia Jennings ma le due spie russe riescono a ingannare anche lui.
La Guerra Fredda non è mai stata così "calda", ed Elizabeth e Philip sanno che il pericolo è reale, per loro e per i figli.



LA MENTE DIETRO THE AMERICANS

Mischa e Nadezhda, i veri nomi di Elizabeth e Philip, nascono dalla fantasia di Joe Weisberg, ex agente della CIA. Proprio dalla sua precedente esperienza lavorativa e dai racconti di ex colleghi, che lavorarono per il governo americano durante gli anni di tensione tra USA ed ex URSS, Weisberg ha attinto per regalare al pubblico The Americans. Presenti nella narrazione eventi realmente avvenuti, ma soprattutto Weisberg ha voluto porre l'accento sulla famiglia e sulla coppia, che sia quella di Elizabeth e Philip o quella di Stan e la moglie. Quindi non aspettatevi solamente intrighi, sparatorie e travestimenti perché questa serie è molto di più. I sentimenti, strano ma vero, sono il motore di questo period drama, traggono in inganno o fanno più paura rispetto a scudi missilistici, armi nucleari e complotti. Descritta così, sembra una serie banale. No, vedere per credere!
Il confine tra finzione e realtà è molto sottile, e tutti i personaggi ci fanno i conti. Tutto, nel corso dei tredici episodi, viene messo in discussione e tutti dovranno adeguarsi.



COME UNA MATRIOSKA...

Ci sono varie tecniche narrative per raccontare una storia, e una di queste è sicuramente quella del flashback. Spesso nelle serie TV è molto abusato, usato male e fuori luogo; invece in The Americans è sapientemente utilizzato per svelare a poco a poco, come se gli spettatori stessero arrivando alla statuina più piccola e nascosta di una matrioska, la psicologia e i trascorsi delle due spie russe e degli altri personaggi.
La diversità tra Elizabeth e Philip la si nota già nel pilot: lui si è quasi affezionato agli USA e sente lontana, non solo geograficamente, la Russia. Lei, invece, è profondamente dedita alla "causa" e piuttosto che tradire preferirebbe morire. Poi le cose cambiano, il passato influenza il presente. Le fragilità di Elizabeth non lasciano più spazio alla finzione, così la donna abbandona l'algida sicurezza da spia per capire, arrendersi e lasciarsi andare. E...non voglio svelarvi troppo!





I PERSONAGGI

Di Elizabeth ho già parlato, non voglio anticiparvi altro perché il suo è un personaggio affascinante e vale la pena scoprirlo da soli. Bravissima Keri Russell, forse uno dei suoi ruoli migliori, e pensare che non era assolutamente convinta di recitare nella serie! Philip, invece, è interpretato dal gallese Matthew Rhys: anche lui lascia senza parole, seppur il suo personaggio abbia meno ombre rispetto a quello di Elizabeth. Forse, come character, lo posso definire più semplice. Philip non è freddo come la "collega", anzi: è un uomo che ama, profondamente. E che lotta per proteggere chi ama, siano i figli o Elizabeth. Insomma letale in battaglia, vulnerabile nei sentimenti. Questo tratto è sicuramente quello che lo accomuna alla moglie. Davvero bravo Mr. Rhys.



L'altra coppia dello show è quella formata da Nina, l'impiegata dell'ambasciata russa a Washington, che viene "arruolata" da Stan Beeman come spia per l'FBI. Fin dalla loro prima scena insieme ho capito che sarebbero diventati amanti. Forse questa è stata la storyline più banale e prevedibile nell'intero show (negativo il parere anche sul ruolo di "soprammobili" affibbiato ai piccoli Jennings, ma Weisberg ha anticipato che saranno i protagonisti della seconda stagione) ma glielo perdono a Mr. Weisberg.
Stan è in crisi con la moglie e completamente assorbito dal lavoro, diventato quasi la sua unica ragione di vita. Sembrerebbe tutto d'un pezzo ma non è così: come Elizabeth, le sue fragilità e le questioni irrisolte saranno il suo tallone d'Achille, la debolezza di cui si servirà l'affascinante Nina. La relazione tra i due almeno all'inizio è sincera, poi come recita lo slogan della serie "in amore e in guerra, fredda, tutto è lecito". Straordinari Noah Emmerich e Annet Mahendru.
Come dimenticare Margo Martindale, supervisor dei Jennings e agente del KGB, Claudia? Certo, per me è stato un po' uno choc vedere l'attrice che in New Girl interpreta la comicissima madre di Nick Miller indossare i panni di una spia! Comunque il suo personaggio è un altro motivo del successo di The Americans. Gira voce che la Martindale, Keri Russell e Noah Emmerich siano candidati ai prossimi Emmy Awards. La serie sarà sicuramente tra i candidati nella categoria Miglior Serie TV ai vari premi, americani e internazionali.
Allora, cosa fate ancora qui a leggere? Correte a vedere The Americans! E se non vi fidate del mio giudizio, fidatevi almeno di Stephen King che l'ha definita come la migliore serie TV del 2013.

Il trailer della prima stagione:




E questi sono i link per i due teaser trailer della seconda: 1 e 2

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domenica 15 dicembre 2013

Una Bi-Recensione Fiammante: Lo Hobbit - La Desolazione Di Smaug



Anno e Nazione di Produzione: USA, Nuova Zelanda 2013

Titolo Originale: The Hobbit - The Desolation Of Smaug

Distribuzione in Italia: Warner Bros

Durata: 161 minuti

Genere: Fantastico

Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Orlando Bloom, Luke Evans, Evangeline Lilly, Lee Pace, Benedict Cumberbatch, Manu Bennett, Aidan Turner

Regista: Peter Jackson

La Montagna Solitaria è sempre più vicina.
I nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, accompagnati dall'hobbit Bilbo e dallo stregone Gandalf, sono vicini a riconquistare ciò che gli apparteneva, casa loro, le loro terre. Smaug li attende, implacabile e deciso a non cedere i tesori nanici ed Erebor.
Prima di scacciare il drago, molte sono le insidie e i nemici che la compagnia deve affrontare: orchi, ragni che li imprigionano nelle selve malsane del bosco Atro, e gli elfi di Thranduil che lì vivono.
Gandalf si separerà dal gruppo: avverte l'arrivo di un'oscura minaccia. La Terra di Mezzo non sarà più la stessa.




  "- Ho trovato una cosa nella galleria degli Orchi.
     - Cosa hai trovato? 
     - Il mio coraggio!"

La Recensione di una neo-fan

Proseguono le avventure di Bilbo, Thorin, Gandalf e dei nani di Erebor. Vi ricordo che non ho letto i romanzi e quindi mi sono appassionata alla storia vedendo i film. Anzi, vi dirò di più: di solito i fantasy non li prendo nemmeno in considerazione ma Lo Hobbit, più del Signore degli Anelli, mi ha attirato perché penso si parli più di sentimenti, di valori, di ideali che di guerre, alleanze e magia per quanto anche nei film sulla Compagnia dell'Anello i rapporti di amicizia e d'amore tra i protagonisti rappresentano un aspetto importante della storia. Ne Lo Hobbit, però, li sento più genuini, più puri. Vabbè lasciate perdere, sto straparlando oppure è Sauron che mi sta obnubilando il cervello!
Il secondo film di una trilogia è sempre quello più difficile da girare per un regista perché deve traghettare lo spettatore verso il capitolo finale e mantenere comunque alto l'interesse verso ciò che vi viene narrato. Da vecchia volpe qual è, Peter Jackson ha curato ogni aspetto ed è riuscito a fare un film che non è un semplice "gregario" ma tassello insostituibile della storia.



Ritroviamo i personaggi del primo film e new entries, alcune le conosciamo molto bene.
Per me i protagonisti di questo secondo film sono Bilbo e Thorin, e sono anche i personaggi che sono cambiati di più rispetto al film precedente.
Bilbo, lontano dalla Contea, è diventato più dark. Avventurandosi nel mondo, ha scoperto e visto cose che hanno sì intaccato un po' la sua ingenuità ma hanno anche tirato fuori il proverbiale coraggio degli hobbit. Poi c'è l'anello, sottratto a Gollum nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Come tutti, anche Bilbo subisce la sua fascinazione malefica ma, come il nipote Frodo dopo di lui, ingaggia una lotta con esso e cerca di resistervi, servendosene e non servendolo. Magnifico Martin Freeman che riesce a trasmettere luci e ombre di questo "nuovo" Bilbo. Non riuscirei a pensare all'hobbit interpretato da qualcun'altro. 



Thorin era un po' defilato nel primo capitolo della trilogia, non ha mostrato molto di sé, se non nella seconda parte del film. Ne La Desolazione di Smaug anche lui va incontro a quella oscurità che ha avvolto Bilbo, come se decidesse di spegnere le emozioni, i sentimenti, sacrificare tutto e tutti pur di riconquistare Erebor. E' più spietato, sfacciato nel desiderare ciò che vuole e non nasconde che è disposto a scendere a compromessi, soprattutto con se stesso e la sua integrità. Il pretendente al trono dei nani però ha comunque un cuore scaldato dall'onore e non dalla sete di potere.
Carismatico Richard Armitage, anzi regale: adoro la sua interpretazione di Thorin mai affettata e sempre vibrante.



Prima ho accennato alle new entries: presenti o non presenti nel romanzo poco importa perché sono tutte interessanti. Ritroviamo Legolas, e di sicuro non è l'elfo del Signore degli Anelli ma è ancora un figlio influenzato dal padre Thranduil. La vicinanza di Tauriel, l'elfa dei boschi, personaggio inventato da Jackson, però lo porterà a riflettere sui cambiamenti che stanno per investire il loro mondo e decide di prendervi parte.

A proposito di Tauriel, è una "pedina" che il regista ha usato per spingere Legolas all'azione e per regalare al pubblico una storia d'amore. Ebbene sì, perché nel romanzo de Lo Hobbit l'amoroso sentimento è il grande assente. L'elfa e il nano Kili entrano in una particolare sintonia e per lui, Tauriel rischierà la vita nel tentativo di salvare quella del nano. Se fate un giretto in rete scoprirete che i fan made su di loro abbondano! Sicuramente non sono Aragorn e Arwen, però Peter ha aggiunto l'ingrediente che mancava.
Infine Bard l'arciere interpretato da Luke Evans: sicuramente lo vedremo più attivo nell'ultimo capitolo della trilogia ma ha già fatto capire che è un tipo tosto. E affascinante.
Come dimenticare il drago Smaug? Lascio al mio "collega" le riflessioni "tecniche", io mi soffermo su un aspetto che mi stava particolarmente a cuore: la voce del drago in inglese è di Benedict Cumberbatch. Pensavo che nessuno avrebbe mai potuto prendere il suo posto ma non avevo fatto i conti con il bravissimo Luca Ward.
Per me La Desolazione di Smaug e Peter Jackson sono promossi a pieni voti: avvincente, oscuro (la presenza di Guillermo del Toro si fa sentire), emozionante. Non vedo l'ora di ritornare nella Terra di Mezzo.

La Recensione dell'esperto

Dopo la prima parte, devo dare ragione a molti critici e fan: tra i due, questo è sicuramente il capitolo meno fedele al libro de Lo Hobbit, per vari fattori.
La colpa ovviamente non è di Peter Jackson, ma della Warner che ha voluto tirare e forzare la mano su un libro di 500-600 pagine, cercando di ottenere un guadagno simile a quello de Il Signore Degli Anelli, trilogia basata su tre libri e non su uno solo.
Ovviamente il tocco di classe di Jackson si riconosce e devo dire che è riuscito a trovare delle buone "toppe" per rimpolpare una trama che sarebbe bastata solo per due film.



La questione di Gandalf in esplorazione e poi incarcerato a Dol Guldur da Sauron, presa dalle Appendici de Il Signore Degli Anelli, è apprezzabile sebbene sia appunto un evento collocato cronologicamente dopo la riconquista di Erebor.
Ho apprezzato anche la presenza di Legolas, che logicamente doveva per forza trovarsi a Bosco Atro con suo padre, il re Thranduil nonostante nel libro non sia mai stato nominato, probabilmente perché Tolkien non aveva ancora in mente l'idea di un principe elfico presente nella futura Compagnia dell'Anello.
Ciò che invece non ho digerito granché è stata la creazione del personaggio di Tauriel, e soprattutto, la questione dell'infatuazione amorosa, reciproca, per il nano Kili, cosa davvero impensabile per Tolkien, visto l'odio che scorre tra le due razze.
Non sono poco sentimentale, sono semplicemente obiettivo e infatti questa "strana coppia" mi è sembrata solo una brutta copia dell'amore, presente nei libri, tra Aragorn ed Arwen, un'ipotesi avvalorata dal fatto che Kili viene curato dall'avvelenamento della freccia Morghul in stile "Frodo-Arwen aiutata da Aragorn", con tanto di luce dei Valar intorno all'elfa, come avvenne appunto con Arwen ne La Compagnia Dell'Anello.



Come ho già detto, Peter va solo difeso perché ha dovuto rattoppare una trama non adatta per ben tre film e ha il mio plauso per la grande fantasia, appoggiata in produzione dal visionario Guillermo Del Toro che doveva essere il regista originario di questa nuova trilogia.
Un personaggio che poteva essere realizzato meglio era Beorn: non dico che dovevano renderlo identico a come lo immaginavo io, ovvero un vichingo berserkr, ma non doveva nemmeno diventare il fratello gigante di Lupo Lucio della Melevisione!
Infine, da cinefilo nerd fissato con i mostri della fantasia, devo dire che Smaug è stato stupendo, ancor di più perché doppiato dal mitico Luca "Massimo X Meridio" Ward in italiano e dal grande Benedict "Sherlock" Cumberbatch in inglese, anche se grazie a degli attentissimi fan anglofoni, ho scoperto che è avvenuto un guazzabuglio incredibile: nella versione ridotta de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, Smaug è il tipico drago con quattro zampe e due ali, mentre in quella integrale, sempre nell'unica scena in cui è visibile, ovvero l'attacco ad Erebor, ha solo le zampe posteriori e le due ali, divenendo quindi una viverna. I fan sono rimasti molto delusi, io in primis, poiché Smaug era stato visto da Tolkien come il tipico "serpente del nord", ultimo dei servi del malefico dio Melkor/Morgoth, maestro di Sauron, e il dubbio ci ha assalito fino all'uscita di questa seconda parte, nella quale il guazzabuglio fisionomico è stato completato: se nella locandina del film si può notare come Smaug (il fumo che esce dalla pipa di Gandalf) abbia quattro zampe e due ali, quindi un drago vero e proprio, nel film invece è una viverna!




Ciononostante, il caro draghetto furbetto fa comunque un'ottima figura, ma era meglio se Jackson & Co. chiarivano le loro idee prima di realizzare la versione integrale de Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, di cui consiglio solo la visione in streaming o al massimo scaricata poiché non vale proprio la pena di spendere soldi per soli 15 minuti di scene inedite in più, cosa per cui vale davvero la pena fare con i tre film de Il Signore Degli Anelli, le cui versioni integrali aggiungono all'incirca tre quarti d'ora in più di scene inedite ciascuna.
Ora, sebbene il mio giudizio possa sembrare in parte negativo, non lo è affatto poiché non sono un tolkeniano integralista, come lo è invece il figlio del Maestro, Christopher Tolkien, che si è impuntato nel fatto di non voler cedere i diritti per realizzare un adattamento cinematografico del vastissimo Silmarillion, con il solo risultato di apparire come un vero e proprio ingrato nei confronti di Jackson che gli ha fatto guadagnare fior fior di quattrini con i copyright in questi ultimi anni.
Ormai ho capito cosa significa adattare un libro in un film di massimo 2-3 ore cercando di rimanere il più fedeli possibile, e Peter se l'è sempre cavata egregiamente, nonostante i numerosi ostacoli lungo il tragitto, primo fra tutti la decisione dell'avida Warner di smembrare ulteriormente la trama, e gli do quindi atto di essere sempre un grandissimo regista tenace e capace.
Ora peniamo per un altro anno aspettando di vedere l'ultimo capitolo, Lo Hobbit: Racconto Di Un Ritorno, in uscita il 17 dicembre 2014. Aiuto, non ce la farò!

Il trailer:



Consigliato: Assolutamente sì 

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lunedì 9 dicembre 2013

Recensione Flash: Wolverine: L'Immortale


Anno e Nazione di Produzione: USA, Giappone, Australia 2013

Titolo originale: The Wolverine

Distribuzione in Italia: 20th Century Fox

Genere: Fantascienza/Azione/Avventura

Durata: 126 minuti (Cinema) / 138 minuti (Extended Cut)

Cast: Hugh Jackman, Will Yun Lee, Svetlana Khodchenkova, Hiroyuki Sanada, Hal Yamanouchi, Tao Okamoto, Rila Fukushima, Brian Tee, Famke Janssen, Patrick Stewart, Ian McKellen

Regista: James Mangold

Eccoci dunque con il secondo capitolo della saga di X-Men dedicato interamente al grande Logan, alias Wolverine.
Wolverine: L'Immortale, collocato tra X-Men 3 e X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato, narra le vicende del mutante lasciatosi del tutto andare in seguito all'obbligata uccisione della sua amatissima Jean Grey, dopo che la Fenice, la sua personalità malefica, aveva perso del tutto il controllo sull'isola di Alcatraz col rischio di distruggere l'intera città.
Di fatto, Logan è continuamente ossessionato da sogni e visioni di Jean e non riesce a darsi pace per la sua morte, iniziando a desiderare ardentemente quello che non potrà mai ottenere, per via dei suoi poteri auto-rigeneranti: la morte.
Inaspettatamente, Shingen Yashida, un magnate giapponese malato e in fase terminale che Logan salvò durante lo scoppio della bomba atomica a Nagasaki nel 1945, offre a Wolverine, grazie alle sue tecnologie di ultima generazione, la possibilità di divenire finalmente mortale e concedere la sua invulnerabilità all'amico, sia per ricambiare l'aiuto che il mutante gli offrì quel fatidico giorno di tanti anni fa e sia per dare la possibilità al ricco giapponese di poter portare avanti i suoi affari.
Presosi una notte per pensarci, Logan si ritroverà improvvisamente senza poteri rigenerativi, rubatigli da un individuo misterioso, e dovrà proteggere Mariko, la nipote di Yashida che nel frattempo è morto, poiché ella è divenuta l'erede ufficiale di tutti gli averi del nonno, averi che la Yakuza brama ardentemente.
Wolverine si troverà ad un bivio: cosa farà? Riotterrà i suoi poteri per salvare la ragazza oppure proseguirà comunque sul suo cammino di autodistruzione?
Il film ha un ritmo altalenante: a tratti la trama è un po' lenta ed appesantita, invece altri ricchi di tensione ed adrenalina, in un crescendo che porterà ad un finale movimentato ma leggermente spompato. Il mio giudizio per questo film, in una scala da 1 a 10, era fermo a 7 ed è salito ad un 9 pieno solo ed esclusivamente per la grandissima sorpresa offerta dalla scena nei titoli di coda, che fornisce l'allacciamento necessario al prossimo, attesissimo capitolo della saga, X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato, in arrivo a maggio del 2014.
Quel che è certo è che sebbene questo sia il sequel di X-Men Le Origini: Wolverine, è completamente diverso da quest'ultimo, sia in senso positivo che negativo, e vi intratterrà per due ore con una buona dose di botte da orbi in stile orientale.
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì, se avete intenzione di vedere X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato

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sabato 7 dicembre 2013

Recensione Flash: Pacific Rim


Anno e nazione di produzione: USA 2013

Distribuzione in Italia: Warner Bros. Pictures

Genere: Fantascienza

Durata: 131 minuti

Cast: Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman, Ellen McLain, Robert Maillet, Robert Kazinsky, Clifton Collins Jr., Burn Gorman, Diego Klattenhoff

Regista: Guillermo Del Toro

"Per combattere i mostri, abbiamo creato dei mostri a nostra volta!"

Fan di tutti i manga ed anime giapponesi, da Jeeg Robot a Gundam, da Mazinga ad Evangelion, riunitevi!
Stavolta il grande Guillermo, forse frustrato per via della quasi impossibilità di riuscire a trovare un produttore pazzo quanto lui per girare il pretenzioso Alle Montagne Della Follia e, soprattutto, di ottenere il non molto economico budget per chiudere la trilogia di Hellboy, ha sfornato un incazzatissimo film all'americana, un "polpettone" stratosferico che racchiude in sé tutti i mostri nipponici e gli eroici robot giganti della nostra infanzia.
Pacific Rim narra infatti le vicende della nostra razza che, di punto in bianco, si trova a dover fronteggiare la malefica ed iper-tecnologica razza aliena dei Precursori, i quali sfruttano dei mostri titanici geneticamente modificati, i Kaijū, per annientare gli umani e conquistare il pianeta per i loro scopi.
Messe da parte tutte le rivalità, gli uomini si riuniscono insieme per fronteggiare l'impellente minaccia dando il via al Programma Jaeger, creando imponenti robot controllabili tramite la mente di due piloti altamente in sintonia tra loro.
La guerra va avanti per anni ed anni, finché Raleigh Becket, ex pilota traumatizzato dalla morte violenta di suo fratello Yancy durante una battaglia con un Kaijū, tornerà in servizio per aiutare il suo ex superiore, il Marshal Stacker Pentecost, a scoprire quale sarà la mossa finale dei Precursori per ottenere il dominio totale sulla Terra.
Chi vincerà?
Come tutte le americanate, questo film va visto senza pensieri né, tanto meno, badando alla trama molto spicciola e veloce, attorniata quasi sempre da varie battaglie, sebbene vi siano varie scene in cui l'umanità dei personaggi viene messa in risalto, specialmente quella del Marshal Pentecost, duro solo all'apparenza.
Non mancano naturalmente i tipici tocchi di classe in pieno stile Del Toro, e l'onnipresente Ron Perlman, ormai divenuto il suo attore feticcio, che in questo film ha una breve ma comica parte.
Vi auguro buona visione ed attendiamo insieme con ansia il già confermato sequel, programmato probabilmente per il 2015, per il quale Del Toro, nuovamente nei panni di regista, vorrebbe inscenare un'epica lotta con i due Kaijū più famosi di tutti: Godzilla e Mechagodzilla!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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giovedì 5 dicembre 2013

Buio In Sala! #12


I film in uscita nelle sale a Dicembre!

BLUE JASMINE: Abbandonata momentaneamente l'Europa, Woody Allen torna al cinema dopo un anno con Blue Jasmine, storia di una donna che viene tradita e ingannata dall'uomo che ama. Lascia New York e si trasferisce dalla sorella a San Francisco per ricominciare. Ci aspetta un'altro grande personaggio alleniano. Di Woody Allen con Cate Blachett, Alec Baldwin, Sally Hawkin. IN USCITA 5 dicembre 

DIETRO I CANDELABRI: Anni Settanta, fare coming out era impensabile per le persone "normali", figurarsi per una persona famosa come il pianista e showman Liberace. Di Steven Soderbergh con Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Rob Lowe. IN USCITA 5 dicembre

OLDBOY: Joe Doucet, pubblicitario in rovina, viene rapito e tenuto segregato vent'anni. Verrà accusato dell'omicidio della moglie e con la figlia riuscirà ad intrattenere solo un rapporto epistolare. Un giorno il suo rapitore lo libera e gli offrirà la soluzione all'enigma della sua vita. Di Spike Lee con Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Samuel L. Jackson. IN USCITA 5 dicembre

LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG: Il viaggio di Bilbo, Gandalf e della combriccola di nani guidati dall'eroico Thorin Scudodiquercia prosegue: il drago Smaug li aspetta a Erebor, la Montagna Solitaria. Di Peter Jackson con Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Orlando Bloom, Cate Blanchett, Andy Serkis, Evangeline Lily, Benedict Cumberbatch. IN USCITA 12 dicembre 

STILL LIFE: Acclamato all'ultimo Festival di Venezia, il film di Uberto Pasolini parte dalla morte per tornare alla vita, all'amore per una donna e una cioccolata calda. Di Uberto Pasolini con Eddie Marsan, Joanne Froggatt. IN USCITA 12 dicembre

UN FANTASTICO VIA VAI: La famiglia, il lavoro, le responsabilità. Arnaldo manda all'aria tutto e va a vivere in una casa di studenti per riassaporare quel periodo spensierato. Ritorno al passato per Leonardo Pieraccioni con Serena Autieri, Maurizio Battista, Marco Mazzocca, Massimo Ceccherini, Giorgio Panariello, Marianna di Martino, Chiara Mastalli, Giuseppe Maggio, David Sef. IN USCITA 12 dicembre

PHILOMENA: Un figlio avuto da adolescente, lo scandalo, l'Irlanda degli anni Cinquanta, l'adozione. Philomena, dopo cinquant'anni, vuole ritrovare suo figlio. Di Stephen Frears con Judi Dench, Steve Coogan. IN USCITA  19 dicembre

COLPI DI FORTUNA: Cinepanettone 1. Da quando la coppia De Sica - Boldi ha "divorziato" tocca sopportare al cinema ben due di "commedie" natalizie. Film ad episodi incentrato sui soldi: vinti, persi e in arrivo. Di Neri Parenti con Christian De Sica, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Lillo e Greg, Francesco Mandelli. IN USCITA 19 dicembre 

INDOVINA CHI VIENE A NATALE?: Cinepanettone 2. Una famiglia allargata, sorprese, novità, la neve e il pranzo di Natale. Di Fausto Brizzi con Diego Abatantuono, Raoul Bova, Claudio Bisio, Carlo Buccirosso, Cristiana Capotondi. IN USCITA 19 dicembre

Buona Visione!


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lunedì 2 dicembre 2013

Recensione (mica tanto) Flash: Hunger Games - La Ragazza di Fuoco


Anno e Nazione di Produzione: USA 2013

Titolo Originale: Hunger Games - Catching Fire

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Avventura

Durata: 146 minuti

Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Jena Malone, Sam Claflin

Regista: Francis Lawrence

Tornati al loro distretto, Katniss e Peeta hanno poco tempo per dimenticare gli Hunger Games, Capitol City e il presidente Snow. I due ragazzi, a casa, oltre ad affrontare la nuova stretta tirannica di Panem, devono fronteggiare i demoni e i brutti ricordi che dopo i giochi non li hanno abbandonati, e prepararsi al Tour della Vittoria. La situazione nei distretti è diventata difficile da controllare per il presidente Snow: tutti hanno visto in Katniss una speranza di ribellione e di libertà. Così, Panem (è il caso di scriverlo con la maiuscola!) et circenses: Snow vuole ammansire le folle con i due innamorati del distretto 12. L'arrivo del nuovo comandante dei pacificatori al loro distretto, che istituisce il coprifuoco ed esecuzioni sommarie, fa comprendere ai ragazzi che il loro mondo, quello prima della partecipazione ai giochi, è definitivamente scomparso. Così Katniss deve nuovamente dire addio alla sua famiglia e a Gale. Durante il Tour, la Ragazza di Fuoco non riesce a tollerare le sofferenze a cui sono costretti i distretti ma non può fare nulla per loro: il presidente ha scoperto il legame con Gale e costringe Katniss a recitare il ruolo da lei tanto odiato, pena: la morte delle persone che ama.
Aiutata da Peeta, porterà a termine il Tour proprio a Capitol City ma Snow ha in mente qualcosa, d'accordo con il nuovo stratega, Plutarch Heavensbee. Un'edizione della memoria per i 75esimi Hunger Games: i vincitori ancora in vita delle passate edizioni vengono sorteggiati e ributtati nell'arena. Per Katniss e Peeta è una nuova grande sfida da affrontare insieme. Per la Ragazza di Fuoco e per i distretti è l'inizio della rivolta.


Per la regia del secondo film della saga, il testimone è passato da Gary Ross a Francis Lawrence (per chi se lo stesse chiedendo, nessuna parentela lo lega a Jennifer). Il secondo Hunger Games è sicuramente diverso dal primo per trama e caratterizzazione dei personaggi: i protagonisti hanno vissuto un'esperienza traumatica come quella dei giochi. Katniss, Gale e Peeta sono cresciuti, sono diventati più consapevoli di ciò che succede nel loro mondo, consapevoli del loro nuovo sé e del potere che soprattutto Katniss esercita sulla gente come ispiratrice della rivolta dei distretti, assoggettati a Capitol City.
C'è molta più tensione, adrenalina e più cervello in questo secondo lungometraggio: non sono più dei giochi con ragazzi senza scrupoli che contano solo e soltanto sulla loro forza. All'Edizione della Memoria partecipano adulti, persone che affronteranno i giochi con il cervello e l'astuzia. Inoltre molte cose sono tenute nascoste allo spettatore che le scopre solo alla fine del film. Se invece avete letto il romanzo, alleanze e colpi di scena non vi sorprenderanno molto. Ho letto i romanzi e penso che i registi, finora, abbiano fatto un buon lavoro. Ovviamente alcuni momenti sono stati tagliati o modificati, ma la storia è tutta lì: nel coraggio di Katniss, nella forza di Gale e nella tenace dolcezza di Peeta.

  
Parlando proprio dei tre ragazzi: Katniss ha molta paura. Il coraggio la accompagna sempre ma dopo aver conosciuto il mondo malato di Capitol City e la crudeltà del presidente Snow è costantemente preoccupata, attanagliata dal timore di perdere le persone cui vuole bene. Peeta, tra i tre, forse è quello che è cambiato meno ma è diventato più maturo, sicuro di sé e del sentimento che prova per Katniss. Per lui non è finzione ma realtà. Gale, invece, non è più il ragazzotto che lavora nelle miniere del distretto 12 ma un combattente, un guerriero che diventerà protagonista nei prossimi film della saga, previsti per il 2014 e il 2015.
Katniss è molto confusa: è attratta da Gale perché è come lei. Peeta però ha un potere, quello di tranquillizzarla, di tenere a bada il fuoco che le arde dentro costantemente. La ragazza lo capirà perché nell'ultima parte del film il bacio tra lei e Peeta non è per le telecamere ma riguarda solo loro.
Attori al loro massimo, su tutti Jennifer Lawrence che non ha dato vita ad una banale eroina per adolescenti ma ad una ragazza dalle mille sfaccettature, mai uguale a se stessa. Mi sono piaciute molto anche le new entries: Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Jena Malone e Sam Caflin che ritroveremo nei prossimi film insieme ad altri due nuovi arrivi eccellenti: Julianne Moore e John Cusack.
Il finale de La Ragazza di Fuoco è molto aperto, tutto deve ancora avvenire e questo film è solo l'inizio della rivolta, la scintilla che infiammerà i distretti e che cambierà per sempre i protagonisti.

Il trailer:

Consigliato: Sì

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